Noto anche come
Test CMV DNA PCR
Anticorpi anti CMV IgG e IgM
Anticorpi test di avidità delle IgG anti CMV
Nome ufficiale
Anticorpi anti Cytomegalovirus (IgG e IgM)
PCR CMV DNA
Coltura CMV
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 05.10.2020.
In Sintesi
Perché Effettuare il Test?

Per la diagnosi di un'infezione da Cytomegalovirus (CMV) in corso, pregressa o riattivata, oppure nel caso in cui risulti importante conoscere lo stato immunitario del paziente nei confronti di CMV, ad esempio in gravidanza prima di un trapianto d'organo (nel donatore e nel ricevente) o in pazienti a rischio di gravi infezioni (HIV positivi, trapiantati, pazienti immunodepressi, ecc).

Quando Fare il Test?
  • Nelle donne in gravidanza
  • In persone immuno-compromesse
  • In persone con sintomi che suggeriscano la presenza di un'infezione da CMV (febbre, mal di gola, astenia, linfonodi ingrossati); oppure sindrome mononucleosica oppure innalzamento delle transaminasi
  • Nei neonati che presentino alla nascita manifestazioni cutanee, ittero o anemia, epatosplenomegalia, microcefalia, convulsioni, ecc.
  • In bambini con convulsioni o problemi di sviluppo riconducibili ad un’infezione da CMV (sordità, disturbi visivi, ritardo mentale, ecc)
  • Nel donatore di organi e al ricevente
  • Nei donatori di sangue
Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Il campione richiesto dipende dal tipo di esame: per la misura degli anticorpi anti-CMV viene prelevato un campione di sangue venoso; per rilevare la presenza del virus, in pazienti sintomatici e nei neonati, può essere utilizzato un campione di sangue, urina, saliva, liquido amniotico, liquido cefalorachidiano, altri liquidi e tessuti corporei. Alcuni campioni, come il liquido amniotico, il liquido cefalorachidiano o il materiale bioptico tissutale (biopsia), potrebbero richiedere una procedura particolare per la raccolta.

Il Test Richiede una Preparazione?

Nessuna, per gli esami eseguiti su un campione di sangue. Nel caso in cui sia richiesto un altro tipo di campione, l’operatore sanitario fornirà le appropriate istruzioni per la preparazione all’esame.

L'Esame

Il Cytomegalovirus (CMV) è un virus comune, che causa infezioni generalmente asintomatiche o malattia lieve. In gravidanza, l’infezione può essere trasmessa al feto. E’ importante segnalare che il CMV è la più importante causa di sordità neurosensoriale non genetica nell’infanzia ed è secondo alla sindrome di Down come causa di ritardo mentale. Nei soggetti immunocompromessi si possono avere patologie gravi.

Il test CMV ricerca gli anticorpi specifici presenti nel sangue e prodotti dall’organismo in risposta all'infezione, oppure direttamente il CMV DNA in vari campioni e liquidi biologici.

Il Cytomegalovirus (CMV) è un virus che appartiene alla famiglia Herpesviridae e, come tutti gli altri membri, è in grado di stabilire latenza all’interno dell’organismo per tutta la vita, e quindi riattivarsi in caso di indebolimento del sistema immunitario (chemioterapia per un tumore, infezione da HIV, riceventi trapianto d’organo o di midollo, ecc). Il virus stabilisce latenza a livello di alcune cellule del sangue (linfociti T, linfociti B), delle cellule tubulari renali, delle ghiandole salivari e delle cellule epatiche. L’infezione da CMV può essere il risultato di un’infezione primaria o non primaria (riattivazione endogena con lo stesso ceppo della prima infezione o reinfezione con un ceppo diverso).

L’uomo è l’unico serbatoio di infezione, la trasmissione avviene da persona a persona tramite i fluidi corporei, quali sangue, saliva, urina, liquido seminale, secrezione vaginale e latte materno oppure attraverso il contatto con oggetti contaminati. L’infezione quindi si trasmette facilmente nell’ambiente domestico e nelle comunità scolastiche. Il contagio può avvenire per contatto da persona a persona, prevalentemente tramite l’inalazione o l’ingestione di goccioline di saliva o di muco, più raramente mediante il contatto con l’urina. Infine, il CMV può essere trasmesso attraverso trasfusioni di sangue o emoderivati, con trapianti di midollo o di organi e dalla madre al figlio durante la gravidanza (infezione prenatale) o durante il parto (infezione perinatale) o con l’allattamento (infezione postnatale).

Il CMV è diffuso in tutto il mondo e in tutti gli strati sociali della popolazione, particolarmente nei paesi in via di sviluppo e nelle aree caratterizzate da scarse risorse socioeconomiche. Si parla di prevalenza dell'infezione per indicare la percentuale di individui che possiedono anticorpi e che quindi sono stati infettati. Tale valore è del 90-100% in Africa, Sud America e Asia, del 40-60% in America del Nord, del 50% circa in Gran Bretagna, del 70-80% circa in Italia e negli altri Paesi europei. Le persone che per lavoro (operatori in scuole materne e nidi) o legami familiari sono a stretto contatto con i bambini, soprattutto se di età inferiore ai tre anni, sono a maggior rischio di infezione e mostrano un tasso di sieroconversione annuale del 10-20%. Si stima, infatti, che nel 10-40% dei casi i bambini piccoli eliminano il virus con le urine e con la saliva.

La maggioranza delle persone contrae l’infezione durante l’infanzia o in giovane età. Gli individui con sintomatologia lieve possono presentare segni e sintomi aspecifici, come mal di gola, febbre, stanchezza e linfonodi ingrossati. Negli adulti, l'infezione da CMV può talvolta causare sintomi simili alla mononucleosi (mono), come estrema stanchezza, febbre, brividi, dolori muscolari e/o mal di testa e innalzamento delle transaminasi, che di solito si risolvono in poche settimane.

Il CMV può causare considerevoli problemi di salute in diverse situazioni:

  • Una donna infettata per la prima volta (infezione primaria) durante la gravidanza può trasmettere l'infezione al feto attraverso la placenta. La prevalenza dei neonati infetti in USA è 0,5-2,2% dei nati vivi, in Italia è molto più bassa (0,15-0,5%) in quanto la prevalenza degli anticorpi è elevata e quindi le infezioni primarie in età adulta sono più rare. L’infezione può causare gravi problemi fisici e di sviluppo nel bambino. Il rischio di trasmissione al feto per infezione primaria materna è del 32% in totale: 30%-40% nel primo e secondo trimestre e 40%-70% nel terzo trimestre. Il rischio di trasmissione a seguito di un'infezione secondaria è invece molto più basso (1-2%). Nelle infezioni primarie del primo trimestre l’infezione può anche causare aborto spontaneo e morte fetale. L’85-90% dei neonati infettati è asintomatico, il 10-15% presenta alla nascita sintomi da malattia citomegalica, che possono essere transitori (epatosplenomegalia, polmonite, ittero, convulsioni) o permanenti (microcefalia, ventricolomegalia, corioretinite, sordità neurosensoriale, deficit visivi, ritardo mentale, ritardo psicomotorio, ecc). Un ulteriore 8-15% dei neonati infetti ma apparentemente sani presenterà sequele tardive, nella maggior parte dei casi un difetto uditivo neurosensoriale più o meno grave. La comparsa di disabilità permanenti è più probabile nei bambini che mostrano i sintomi già alla nascita. Il CMV può essere trasmesso dalla madre al neonato anche durante il parto (infezione perinatale) oppure attraverso l’allattamento (infezione postnatale). In genere, la trasmissione perinatale e postnatale del CMV non è associata alla comparsa di un’infezione di tipo sintomatico o di sequele neurologiche, se non in rare eccezioni, come ad esempio nei bambini prematuri o con basso peso alla nascita.
  • Il CMV può causare gravi malattie nelle persone immunodepresse, come coloro che sono affetti da HIV/AIDS, coloro che hanno ricevuto un trapianto di organi solidi o di midollo, nei pazienti con tumore sottoposti a chemioterapia. Questi individui possono manifestare sintomi più gravi, l’infezione da CMV può essere più duratura e il CMV può riattivarsi con maggiore frequenza, causando infezione in varie sedi:
    • Occhi, causando infiammazione della retina (retinite), che può portare a cecità
    • Apparato digerente, causando diarrea ematica e dolore addominale
    • Polmoni, causando polmonite con tosse non produttiva e difficoltà respiratorie
    • Encefalo, causando encefalite
    • Fegato e milza (epatosplenomegalia, epatite)
    • Pancreas (causando pancreatiti)
    • Cuore (causando miocarditi)
    • Inoltre, un’infezione da CMV può causare il rigetto di un trapianto e deprimere ulteriormente il sistema immunitario, favorendo il verificarsi d'infezioni secondarie come le infezioni fungine

Gli intervalli di riferimento dipendono da molteplici fattori, quali l’età e il sesso del paziente, la popolazione di riferimento e il metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. Il risultato numerico di un test può pertanto avere significati diversi in laboratori differenti.

Per queste ragioni, nel presente sito web non vengono riportati gli intervalli di riferimento. Per la valutazione dei risultati dei test, Lab Tests Online raccomanda di riferirsi ai valori di riferimento forniti dal laboratorio nel quale questi sono stati eseguiti. Gli intervalli di riferimento di ciascun test sono riportati sul referto di laboratorio, accanto al nome ed al risultato dello stesso. Per alcuni esempi clicca qui.

Per maggiori informazioni si rimanda agli articoli: Gli Intervalli di Riferimento ed il loro Significato e Comprendere il Referto di Laboratorio.

Se il sottoporsi alle analisi mediche provoca stati d'ansia o di disagio, si consiglia di leggere uno o più di questi articoli:

Come fare fronte alla paura, al disagio ed all'ansia da test, Suggerimenti sui test ematici, Suggerimenti per aiutare i bambini ad affrontare un test medico, Suggerimenti per aiutare l'anziano ad affrontare un test medico.

Un altro articolo, Il prelievo ematico: Breve viaggio nel laboratorio, chiarisce le modalità di prelievo del campione ematico.

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Come e Perché
  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test di routine per la ricerca degli anticorpi anti-CMV in gravidanza non viene raccomandato dalla maggior parte delle autorità sanitarie pubbliche. L’esame del Cytomegalovirus (CMV) non viene effettuato a scopo di screening sulla popolazione generale. Può essere utilizzato per la diagnosi di un'infezione da CMV attiva, riattivata o pregressa in alcuni casi selezionati, come:

    • Donne in gravidanza
    • Persone immuno-compromesse con segni e sintomi caratteristici
    • Donatori di organi e persone candidate ad un trapianto d’organo o di midollo osseo
    • Neonati con determinate anomalie dalla nascita (congenite)

    In base allo scopo del test, devono essere utilizzati metodi diversi d’analisi:

    Test anticorpali (sierologia)

    Questo tipo di esame rileva nel sangue gli anticorpi che vengono prodotti in risposta all'infezione da CMV e può essere utilizzato per diagnosticare un'infezione. Possono essere ricercate e misurate due classi di anticorpi anti-CMV:

    • Anticorpi IgM: sono prodotti per primi dall'organismo in risposta all'infezione da CMV. Possono essere rilevati nel sangue entro una settimana o due dall’esposizione. I livelli di IgM (titolo) aumentano per un breve periodo di tempo, quindi diminuiscono e si negativizzano dopo alcuni mesi. I livelli degli anticorpi IgM possono talvolta diventare nuovamente positivi quando il CMV latente si riattiva (infezione riattivata)
    • Anticorpi IgG: vengono prodotti entro due settimane dall'infezione. I livelli di IgG aumentano durante l'infezione attiva, si stabilizzano alla risoluzione dell’infezione, poi si riducono ma permangono nel sangue del soggetto per tutto il resto della vita, e sono coinvolti nella protezione dell’organismo da un'ulteriore infezione primaria (immunità)
    • Test di avidità delle IgG anti CMV: si tratta di un test disponibile da alcuni anni, che si basa sull’osservazione che durante i primi mesi dal contagio l’organismo produce IgG specifiche a bassa avidità per l’antigene (debole legame fra anticorpo e antigene), mentre gradualmente (entro 2-4 mesi) il processo di maturazione della risposta anticorpale porta alla produzione di IgG con avidità sempre maggiore

    Per l’interpretazione dei risultati dell’esame, viene verificata l'assenza o la presenza di anticorpi IgG e IgM nello stesso campione, associata al valore percentuale del test di avidità delle IgG.

    Le Linee Guida italiane sulla gravidanza fisiologica 2011 prevedono l’offerta del test in gravidanza solo in caso di manifestazioni cliniche, in lavoratrici sieronegative che hanno bambini in custodia, in gestanti con un bambino che frequenta il nido, in gestanti con segni ecografici indicativi di infezione congenita. Ciò in quanto: non esiste un marcatore di avvenuta infezione con danno fetale, non è disponibile una terapia antivirale praticabile in gravidanza, non ci sono indicazioni univoche sull'interruzione di gravidanza ed i dati degli studi osservazionali sulla profilassi o terapia con gammaglobuline anti-CMV specifiche non sono stati confermati da studi clinici controllati randomizzati. La raccomandazione della Linea Guida attribuisce valore all’alta sieroprevalenza dell’infezione nella popolazione italiana, alla ridotta gravità delle sequele neonatali conseguenti ad un’infezione materna secondaria, all’assenza di trattamenti prenatali di provata efficacia e sicurezza per la prevenzione della trasmissione verticale o per la riduzione delle conseguenze di una infezione congenita. Esiste però di fatto un approccio disomogeneo nelle diverse realtà regionali. Il test comunque non rientra fra quelli in esenzione in gravidanza (Dlgs 10/9/98). La letteratura internazionale è concorde nel ritenere che la gravida deve essere comunque ampiamente informata scegliere consapevolmente se effettuare o no il test, allo scopo di evitare problemi medico-legali per mancanza di consenso informato.

    La presenza di anticorpi IgG (con IgM negative) indica che la gravida ha avuto un’infezione primaria in passato e quindi il test non va ripetuto, in quanto è possibile solo una riattivazione o una reinfezione che comportano un rischio non superiore a quello insito nello stato gravidico di per sé (circa 3%).

    L’assenza di anticorpi (sia IgG che IgM) indica che la gravida è a rischio di acquisire una infezione primaria. Il primo test va effettuato entro la 10° settimana (meglio se in epoca pre-concezionale) e la donna dovrà essere informata di tutti i comportamenti da evitare (si veda la sezione Prevenzione). La gravida sieronegativa dovrà comunque essere seguita mensilmente per tutta la gravidanza, fino alla 20° settimana con ultimo controllo a 35-37 settimane. Se compaiono sintomi sospetti di infezione dovrà essere immediatamente eseguito il test.

    La presenza di IgM, associate o meno a IgG, indica infezione primaria recente o in atto. Tuttavia, poiché le IgM possono persistere per mesi e sono presenti anche nelle infezioni riattivate, per valutare il rischio di infezione fetale è necessario capire se l’infezione è stata acquisita prima o dopo il momento del concepimento. Deve essere quindi effettuato un secondo test di conferma della positività IgM (con lo stesso metodo e con metodo diverso) ed il test di avidità delle IgG. Il test di avidità delle IgG è al momento il test più affidabile per identificare un'infezione primaria da CMV in gravidanza. Il test eseguito prima della 16-18° settimana di gravidanza identifica le donne che hanno un'infezione primaria nel 100% dei casi, perché persiste per 18-20 settimane. Dopo la 20° settimana la sensibilità si riduce al 62.5%. Un valore elevato di avidità fra la 12° e 16° settimana è un buon indicatore di infezione avvenuta prima della gravidanza. Nel caso in cui si possa stabilire che l’infezione è avvenuta in epoca preconcezionale, il rischio è considerato trascurabile o assente, nel caso di in cui si possa stabilire che l’infezione è avvenuta in epoca periconcezionale (cioè entro le 4 settimane dall’ultima mestruazione), la donna viene indirizzata alla diagnosi prenatale, così come nel caso di sieroconversione in gravidanza. La diagnosi prenatale consiste nell’ecografia di II livello ed eventuale amniocentesi dopo la 16° settimana per la ricerca di CMV DNA.

    Rilevamento diretto del CMV

    Per la diagnosi di infezione fetale durante la gravidanza e di infezioni congenite nei neonati e per rilevare e/o confermare la presenza di infezioni attive in pazienti immunodepressi, vengono utilizzati i metodi molecolari, come la reazione a catena della polimerasi (PCR) per la rilevazione di materiale genetico (DNA) del CMV, sia in modo qualititativo (test qualitativo) che in modo quantitativo (test quantitativo, noto anche come carica virale). I metodi molecolari sono più sensibili rispetto a quelli colturali ed i risultati, sia positivi che negativi, sono disponibili in ​​un breve periodo di tempo.

    Il monitoraggio della quantità di virus presente (carica virale) consente di valutare la risposta del paziente alla terapia antivirale.

    Le colture virali non sono utilizzate abitualmente ma talvolta possono essere richieste per rilevare il CMV.

    Il momento in cui viene effettuata l’amniocentesi per la rilevazione di CMV DNA è importante: dovrebbe essere effettuata dopo la 20-21 settimana di gestazione e almeno 6-8 settimane dopo che è stata documentata l’infezione primaria materna. Tali tempi sono dovuti al fatto che occorrono al virus 6-8 settimane per infettare la placenta, arrivare al sangue fetale e agli organi bersaglio (rene), e al fatto che l’escrezione urinaria diventa rilevabile dopo la 20 settimana di gestazione. In epoche troppo precoci si possono avere falsi negativi dovuti alla scarsa diuresi. Nelle infezioni fetali sintomatiche si osserva generalmente una carica virale alta rispetto a quelle asintomatiche, ma esiste una sovrapposizione fra i valori. Se la ricerca del CMV DNA è negativa l’infezione fetale è improbabile. L’infezione congenita può essere diagnosticata identificando il CMV DNA mediante PCR (Polymerase chain reaction) nelle urine, nella saliva o in altri liquidi corporei prelevati entro le prime 2-3 settimane di vita. Una positività rilevata dopo 3 settimane di vita può indicare infezione perinatale. La valutazione della carica virale su sangue o urina del neonato può essere utile per la prognosi ed il monitoraggio in caso di eventuale terapia. Non ci sono controindicazioni all’allattamento al seno.

  • Quando viene prescritto?

    I test per la ricerca diretta del CMV possono essere prescritti, eventualmente insieme agli esami per l’EBV (virus di Epstein-Barr), in donne in gravidanza o in persone immuno-compromesse con segni e sintomi simili all’influenza o alla mononucleosi.

    Nelle persone sottoposte a trapianto (soprattutto di rene) o in trattamento con terapia immunosoppressiva, possono essere prescritti test per CMV DNA ad intervalli regolari.

    I test molecolari possono essere richiesti per neonati sintomatici o asintomatici da madri con documentata infezione da CMV in gravidanza o in bambini al di sotto dei 2 anni con:

    • Ingiallimento della pelle e degli occhi (ittero)
    • Conta piastrinica bassa
    • Milza e / o fegato ingrossati
    • Microcefalia (testa piccola)
    • Problemi di udito e vista
    • Polmonite
    • Convulsioni
    • Segni di ritardo nello sviluppo mentale

    La ricerca degli anticorpi anti-CMV può essere richiesta per rilevare un’infezione pregressa nei donatori d’organo e nei pazienti candidati a trapianto d’organo o di midollo.

  • Cosa significa il risultato del test?

    I dettagli relativi al significato dei diversi test sono riportati nella sezione “Come e Perché”.

    In generale i risultati dei test CMV devono essere interpretati con attenzione, in accordo con le evidenze cliniche, i segni e i sintomi presenti. Talvolta può essere difficile distinguere tra un'infezione da CMV primaria o riattivata. Ciò può essere dovuto a vari motivi, ad esempio:

    • Una persona immuno-compromessa infettata da CMV potrebbe non avere una risposta anticorpale adeguata: i livelli di IgM e IgG potrebbero essere minori del previsto nonostante la presenza di una infezione attiva da CMV: in questi casi è opportuno utilizzare i test molecolari per la ricerca di CMV DNA nel sangue ed altri liquidi biologici
    • Il virus potrebbe non essere presente in quantità sufficiente da poter essere rilevato nel fluido o tessuto testato
    • L’esecuzione dei test sierologici nelle primissime fasi di un'infezione acuta potrebbe comportare la presenza di risultati falsamente negativi dovuti a livelli non rilevabili di anticorpi anti-CMV
    Test sierologici

    La positività dei test per la misura di IgG e IgM anti-CMV in presenza dei sintomi specifici indica la probabile infezione in un soggetto esposto al CMV. L’aumento delle IgG dopo uno-tre mesi dalla presunta infezione conferma l’avvenuto contagio o la riattivazione.

    In un soggetto precedentemente negativo per IgG, un risultato positivo per le IgM indica la presenza di un'infezione recente.

    Livelli non rilevabili di IgG e/o IgM escludono la presenza di un'infezione dovuta a CMV o indicano la non corretta risposta del sistema immunitario (mancata produzione di quantità adeguate di anticorpi in immunodepressi nonostante la presenza del CMV).

    La seguente tabella riassume i possibili risultati dei test anticorpali:

    CMV, IgM

    CMV, IgG

    Possibile Interpretazione

    Negativo

    Negativo

    Assenza di infezione; la persona è suscettibile al virus

    I sintomi sono dovuti ad altra causa

    Il sistema immunitario non produce un'adeguata quantità di anticorpi (immunocompromesso)

    Positivo

    Negativo

    Infezione primaria recente

    *Il risultato non è diagnostico per un’infezione primaria: devono essere effettuati ulteriori test (ripetizione del test IgM, test di avidità delle IgG e ricerca diretta del virus)

    Positivo

    Positivo, con un incremento del valore numerico tra il primo campione ed il secondo campione raccolto in seguito

    Probabile presenza di infezione attiva primaria o riattivazione di un’infezione latente

    Negativo

    Positivo

    Infezione pregressa (il soggetto è immune); infezione latente

    Ricerca diretta del CMV

    Un risultato positivo per la presenza del DNA di CMV può indicare la presenza del virus e quindi un’infezione attiva. Alti livelli di DNA virale possono indicare la presenza di un'infezione molto grave; al contrario livelli bassi possono indicare o un'infezione da CMV meno grave, di solito asintomatica o con sintomi lievi, o l’assenza di un’infezione attiva.

    Risultati negativi al test del DNA possono indicare l’assenza dell'infezione da CMV, ma non possono escluderla con certezza: il virus potrebbe essere presente in quantità molto ridotta o potrebbe non essere presente nel campione testato.

    La misura dei livelli di CMV (carica virale) può essere richiesta nel monitoraggio dell'efficacia della terapia antivirale; in questo caso, la riduzione della carica virale indica un’adeguata risposta al trattamento. La mancata diminuzione dei livelli di CMV DNA potrebbe indicare la presenza di un ceppo virale resistente alla terapia.

    Un risultato positivo all’esame colturale può indicare la presenza di un'infezione attiva. Per l’esecuzione di questo tipo di esame sono necessari parecchi giorni. La formulazione di un risultato negativo richiede il mantenimento in coltura per 3 settimane: il CMV potrebbe infatti essere presente in quantità molto limitate nel campione originale e/o il ceppo di CMV potrebbe essere caratterizzato da una crescita lenta. Il test colturale viene oggi effettuato non routinariamente oppure a scopo di ricerca.

  • C'è altro da sapere?

    Il test CMV è uno degli esami inclusi nel pannello TORCH. Questo pannello di esami esamina un gruppo di malattie infettive che possono causare infezioni (anche asintomatiche) nelle donne in gravidanza, che possono essere trasmesse al feto attraverso la placenta e causare difetti alla nascita. TORCH è l'acronimo di: Toxoplasmosi, Rosolia, Cytomegalovirus e virus dell'Herpes simplex, anche se è in grado di rilevare al bisogno altre infezioni (Parvovirus B19, HIV, varicella, epatite B e C, ecc). I pazienti affetti da HIV/AIDS CMV-negativi, i candidati ad un trapianto di cuore o di polmone CMV-negativi e i neonati (in particolare i prematuri) che necessitano di una trasfusione di sangue dovrebbero ricevere solo emocomponenti risultati negativi agli anticorpi anti-CMV (i cosiddetti emocomponenti sieronegativi per CMV).

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Domande Frequenti
  • E’ possibile sapere se il Cytomegalovirus (CMV) si è riattivato?

    Nelle persone sane la riattivazione può essere del tutto asintomatica o essere associata a sintomi lievi, e quindi è spesso misconosciuta. Nelle persone immuno-compromesse, che tuttavia vengono periodicamente controllate, potrebbero manifestarsi sintomi più gravi a carico di polmoni, apparato digerente o occhi. In questi casi sarà lo specialista ad indicare i campioni da sottoporre alla ricerca diretta del CMV DNA. Nelle riattivazioni sono presenti IgG a valore elevato, le IgM possono talvolta sono presenti e l’avidità delle IgG è alta.

  • Come viene trasmessa un’infezione da CMV?

    L’infezione può essere trasmessa da persone con un’infezione primaria, anche in assenza di segni o sintomi particolari, che eliminano il virus con la saliva e le urine. Ciò accade spesso per i bambini, soprattutto se affetti da infezione congenita. I sintomi, se presenti, si manifestano dopo un periodo che va da 9 a 60 giorni dopo l'infezione primaria. La trasmissione del virus può realizzarsi anche attraverso altri fluidi corporei, tra cui latte materno, fluidi vaginali, sperma, sangue e tramite oggetti contaminati (asilo, ambiente domestico). In genere la trasmissione è eccezionale nel caso di infezione riattivata, in cui l’eliminazione virale è scarsa, tranne che nei soggetti immunocompromessi.

  • Esiste qualche modo per prevenire l’infezione da CMV?

    Attualmente, non esiste un vaccino per il CMV. Un'attenta igiene personale, soprattutto per le categorie di persone più vulnerabili (donne in gravidanza, individui immunodepressi, bambini piccoli) può aiutare a prevenire la trasmissione del virus ma, dal momento che si tratta di un virus molto comune, che è presente nella maggior parte dei fluidi corporei e che viene trasmesso a seguito di contatti ravvicinati, la maggior parte delle persone vengono infettate nelle prime fasi della loro vita. È stato stimato che fino al 70% dei bambini presenti negli asili nido è stato esposto al CMV e che tra l'8% e il 20% di coloro che forniscono servizi di assistenza all'infanzia contrae l’infezione da CMV. 

    Per quanto riguarda le trasfusioni di sangue a neonati prematuri, soggetti immunodepressi e trapiantati, la possibilità di trasmettere il CMV viene minimizzata ricorrendo a donatori sieronegativi (quelli che non hanno anticorpi anti-CMV e che quindi non si sono mai infettati).

Fonti
Fonti utilizzate nella revisione corrente

 (June 6, 2018) Cytomegalovirus (CMV) and Congenital CMV Infection—Interpretation of Laboratory Tests. Centers for Disease Control and Prevention.Available online at https://www.cdc.gov/cmv/clinical/lab-tests.html.Accessed on 10/30/18.

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TORCH Screen. MedlinePlus.Available online at https://medlineplus.gov/ency/article/003350.htm.Accessed on 11/4/18.

CMV Symptoms, Signs, and Presentation. National CMV Foundation.Available online at https://www.nationalcmv.org/overview/cmv-symptoms.Accessed on 11/4/18.

Fonti utilizzate nelle precedenti revisioni

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Revisore: Dr.ssa Paola Pauri - medico, specialista in Igiene e Medicina Preventiva e in Microbiologia