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Amniocentesi

Noto anche come: Amniocentesi; Coltura delle cellule del liquido amniotico; Test di maturità polmonare fetale
Ultima Revisione: 23.07.2025
Ultima Modifica: 30.09.2025


Ultima Revisione: 23.07.2025

Revisore: Dr.ssa Michela Cuccorese – GdS intersocietario La Medicina di Laboratorio nella Medicina e Biologia della Riproduzione


Perché Fare il Test?

Diversi test genetici, infettivologici e biochimici servono a rilevare la presenza di alcuni difetti congeniti, malattie infettive genetiche e aberrazioni cromosomiche nel feto, in seguito al riscontro di valori anomali allo screening prenatale o in caso di anamnesi familiare positiva per malattie ereditarie; talvolta, per determinare la presenza di infezioni o per la diagnosi della malattia emolitica fetale. Raramente, viene utilizzato per la valutazione della maturità polmonare fetale in donne a rischio di parto pretermine.

Quando Fare il Test?

Tra la quindicesima e la ventesima settimana di gestazione per rilevare eventuali difetti genetici, anomalie cromosomiche e difetti del tubo neurale; in seguito al riscontro di valori anomali ai test di screening prenatali; quando si sospetta che il feto abbia un’infezione o altre patologie. Dopo la trentaduesima settimana può essere richiesto per valutare la maturità polmonare.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di liquido amniotico ottenuto tramite una procedura chiamata amniocentesi, che prevede l’inserimento di un sottile ago attraverso l’addome della donna fino all’utero e il sacco amniotico con l’ausilio della guida ecografica.

Il Test Richiede una Preparazione?

È probabile che venga richiesto di effettuare l’esame con la vescica piena o vuota, a seconda del momento gestazionale. Se la paziente è all’inizio della gravidanza, effettuare l’esame con la vescica piena contribuisce a posizionare correttamente l’utero. Al contrario, effettuare l’esame con la vescica vuota è preferibile negli stadi avanzati della gravidanza.

Il liquido amniotico protegge e nutre il feto durante la gravidanza, perciò da esso è possibile valutare, mediante vari tipi di analisi, lo stato di salute/malattia del feto stesso.

Il liquido amniotico mantiene una temperatura stabile, permette al feto di muoversi abbastanza liberamente nell’utero ed evita la compressione del cordone ombelicale. Esso è contenuto nel sacco vitellino e presenta un aspetto dall’acquoso al giallo opalescente; è ricco di proteine, nutrienti, ormoni e anticorpi.

Il liquido amniotico inizia a formarsi una o due settimane dopo il concepimento ed aumenta di volume fino alla trentaseiesima settimana circa; esso viene continuamente assorbito e rinnovato.

Il feto inghiotte e inala il liquido amniotico e lo rilascia nelle urine. Pertanto, nel liquido amniotico è possibile trovare cellule e sostanze di vario genere di origine fetale, che possono essere analizzate e quindi utilizzate per valutare lo stato di salute del feto. Sul campione di liquido amniotico possono dunque essere eseguite numerose analisi.

L’amniocentesi consiste nel prelievo, tramite l’utilizzo di una siringa, di una piccola parte di liquido amniotico contenuto nel sacco vitellino. L’esecuzione dell’amniocentesi deve essere sempre preceduta da un colloquio con il clinico circa i vantaggi e gli svantaggi derivanti dall’esecuzione dell’esame e le informazioni fornite dai test proposti, in quanto la procedura di prelievo del liquido amniotico presenta infatti alcuni rischi, tra cui l’aborto spontaneo (anche se il rischio è basso).

I test genetici  

I test Genetici sono orientati a verificare la presenza di mutazioni geniche nel DNA fetale e sono utilizzati soprattutto nei casi in cui vi sia familiarità (parenti portatori) per la presenza della mutazione ricercata.

Il test citogenetico che può essere effettuato su prelievo di liquido amniotico è il cariotipo. L’analisi cromosomica permette di rilevare le anomalie cromosomiche associate ad alcune patologie tramite l’analisi delle 22 coppie di autosomi (cromosomi non sessuali) e la coppia di cromosomi sessuali (XX o XY) presenti nel nucleo delle cellule in coltura, sviluppatesi dalla semina delle cellule prelevate nel liquido amniotico. Le patologie diagnosticabili includono:

  • Sindrome di Down (Trisomia 21)
  • Sindrome di Edwards (Trisomia 18)
  • Sindrome di Patau (Trisomia 13)

l’esame fornisce indicazioni anche riguardo il sesso del feto

I test infettivologici

L’infezione del liquido amniotico, nota anche come infezione intra-amniotica, può essere sospettata in presenza di diversi sintomi e segni clinici (febbre, tachicardia, dolorabilità uterina, secrezione cervicale purulenta) e deve essere diagnosticata affinchè l’infezione non venga trasmessa al feto. Si esegue inizialmente un esame su siero alla paziente per la ricerca di anticorpi specifici per:

  1. Toxoplasmosi,
  2. Citomegalovirus,
  3. Rosolia,
  4. Virus dell’Epatite B
  5. Virus dell’Epatite C
  6. Virus dell’Immunodeficienza Umana (HIV)
  7. Sifilide

ma non sempre una positività sierologica implica la necessità di un’indagine sul liquido amniotico, questa infatti viene consigliata solo in certi casi specifici e basati su ulteriori fattori di rischio, ovvero in presenza di:

  • risultati sierologici positivi con sintomi e/o segni clinici quali febbre, tachicardia, dolorabilità uterina, o secrezioni purulente
  • anomalie nello sviluppo del feto che potrebbero essere associate a un’infezione rilevate ecograficamente
  • se esiste un alto rischio di trasmissione dell’infezione dalla madre al feto e se l’infezione può avere conseguenze gravi sullo sviluppo fetale.
  • se i risultati dell’analisi del liquido amniotico possono influenzare le decisioni terapeutiche, come la somministrazione di antibiotici o altri interventi.

TOXOPLASMOSI

La toxoplasmosi è un’infezione causata dal protozoo, parassita intracellulare, Toxoplasma gondii. Nella maggior parte dei casi è un’infezione asintomatica o sintomi lievi simili a quelli di un’influenza, con febbre, mal di testa, dolori muscolari, ingrossamento dei linfonodi. Nelle donne in gravidanza può essere trasmessa al feto attraverso la placenta (toxoplasmosi congenita). Il rischio di trasmissione aumenta con l’avanzare della gravidanza, ma i danni al feto sono più gravi se l’infezione viene contratta nelle prime fasi della gestazione. I possibili danni includono aborto spontaneo, ritardo di crescita intrauterina, nascita prematura e gravi complicazioni neurologiche e visive.

La toxoplasmosi può essere contratta in diversi modi:

  1. Ingestione di carne cruda o poco cotta
  2. Contatto con feci di gatto
  3. Acqua contaminata
  4. Frutta e verdura non lavate.

CITOMEGALOVIRUS (CMV)

Il citomegalovirus una volta contratto rimane latente per diverso tempo e si attiva quando le difese immunitarie del soggetto si abbassano. È un virus che può causare infezioni asintomatiche o lievi nelle persone sane, ma può essere pericoloso per i neonati a cui può essere trasmesso dalla madre attraverso la placenta (infezione congenita da CMV). Il rischio di trasmissione aumenta con l’avanzare della gravidanza, ma i danni al feto sono più gravi se l’infezione viene contratta nelle prime fasi della gestazione. I possibili danni includono perdita uditiva, ritardi nello sviluppo, compromissione della vista e convulsioni.

Il CMV si trasmette attraverso i fluidi corporei come saliva, sangue, urina, sperma e latte materno. La trasmissione può avvenire tramite:

  • Contatto diretto (baci, rapporti sessuali, allattamento)
  • Contatto indiretto (superfici contaminate, giocattoli, oggetti comuni)
  • Trasfusioni di sangue e trapianti di organi.

 

ROSOLIA

La rosolia è una malattia esantematica causata dal Rubella virus; generalmente lieve nei bambini, può essere pericolosa se contratta durante la gravidanza.

La rosolia si trasmette principalmente attraverso le goccioline respiratorie emesse con starnuti, tosse o parlando, ma può essere contratta anche tramite contatto diretto con le secrezioni nasofaringee di una persona infetta.

La rosolia può essere trasmessa dalla madre al feto attraverso la placenta (sindrome da rosolia congenita). Se contratta durante la gravidanza, soprattutto nel primo trimestre, può causare gravi malformazioni congenite, aborto spontaneo o morte intrauterina.

PARVOVIRUS B19

Il Parvovirus B19 è l’agente eziologico della quinta malattia o eritema infettivo, una malattia esantematica che colpisce principalmente i bambini, questo perché le cellule bersaglio di questo virus sono i precursori degli eritrociti.

Il Parvovirus B19 si trasmette principalmente per contatto diretto con secrezioni respiratorie, come saliva e muco di una persona infetta, o anche per contatto con superfici e oggetti contaminati, ma anche tramite trasfusione di sangue infetto.

Il Parvovirus B19 può essere trasmesso dalla madre al feto attraverso la placenta e può causare gravi complicazioni come, anemia fetale, idrope fetale (accumulo di liquidi nei tessuti) e aborto spontaneo soprattutto se infezione avviene nel primo trimestre o secondo trimestre.

HERPES SIMPLEX

L’herpes simplex (HSV) una volta contratta rimane latente nel corpo umano per tutta la vita. Dopo l’infezione iniziale, il virus si nasconde nei gangli nervosi e può riattivarsi periodicamente, causando nuove manifestazioni cliniche.

Si differenziano due tipi di HSV:

  • HSV-1: solitamente associato a lesioni orali, come l’herpes labiale.
  • HSV-2: principalmente responsabile delle infezioni genitali.

Il virus dell’herpes simplex si trasmette attraverso il contatto diretto con le lesioni infette o con le secrezioni corporee di una persona infetta (contatto orale, genitale o per lesioni cutanee). La madre con infezione genitale può trasmettere il virus al feto durante la gravidanza o durante il parto, si consiglia un parto cesareo per evitare la trasmissione del virus al neonato durante il parto.

SIFILIDE

La sifilide è causata dal batterio gram negativo Treponema pallidum. Esso penetra nell’organismo attraverso la mucosa e la cute, raggiungendo rapidamente i linfonodi e nel torrente circolatorio per diffondersi in tutto l’organismo.

La sifilide si trasmette principalmente attraverso il contatto diretto (rapporto sessuale non protetto, lesioni cutanee di una persona infetta) e può anche essere trasmessa da madre a feto durante la gravidanza o al momento del parto (Sifilide congenita). L’infezione può causare malformazioni che interessano la cute, le mucose, l’apparato scheletrico, l’occhio, il fegato, il rene e il sistema nervoso centrale del feto e può causare parto prematuro o morte fetale.

I test biochimici

I test biochimici su liquido amniotico si eseguono per la valutazione di alcuni difetti neonatali, della maturità e del benessere fetale, essi sono:

  • Dosaggio dell’Alfa-fetoproteina
  • Dosaggio di enzimi acetil-colinesterasi ed altri (cellobiasi, lattasi, maltasi, palatinasi, saccarasi, trealasi)
  • Dosaggio di fosfolipidi
  • Rapporto Lecitina/Sfingomielina
  • Test alla schiuma di Clements

Va rilevato tuttavia che la diagnostica per immagini di ultima generazione possiede sensibilità e specificità talmente elevate nel rilevare difetti del tubo neurale ed altre anomalie morfologiche che la necessità di eseguire un’amniocentesi per misurare la concentrazione di tali biomarcatori viene nella maggior parte dei casi superata.

Ricerca di difetti neonatali

I difetti di sviluppo del tubo neurale del feto, la spina bifida e l’anencefalia possono essere valutati attraverso il dosaggio di alcune proteine presenti nel liquido amniotico:

  • AFP (Alfa-fetoproteina)
  • Acetilcolinesterasi ed altri enzimi

ALFA-FETOPROTEINA NEL LIQUIDO AMIOTICO (AFP)

L’alfa-fetoproteina è una proteina prodotta principalmente nel fegato fetale e presente nel liquido amniotico e nel sangue materno. Da molti anni AFP è associata al dosaggio di altri due ormoni presenti nel sangue materno (Estriolo e Gonadotropina Corionica) per eseguire un esame di screening prenatale su siero chiamato tri-test.

La misurazione dell’AFP nel liquido amniotico è dunque raramente eseguita da sola e trova la sua indicazione solo nel sospetto di difetti di chiusura del tubo neurale fetale e di altre gravi anomalie fetali, soprattutto gastrointestinali.

Il test si esegue tra la 14° e la 21° settimana di gravidanza ed in caso di livelli superiori ai limiti della norma viene seguita da una ecografia di secondo livello per escludere patologie malformative fetali e da eventuale consulenza genetica.

ACETILCOLINESTERASI NEL LIQUIDO AMNIOTICO (ACh-E AF)

La misurazione dell’Acetil-colinesterasi nel liquido amniotico è indicata solo nel sospetto di difetti morfologici del tubo neurale fetale

Il test si esegue generalmente tra la 15° e alla 20° settimana di gestazione quando:

  1. il livello di AFP nel siero materno è molto alto
  2. l’indagine ecografica è incerta
  3. la gestante è a rischio particolarmente elevato, come nel caso di storia pregressa di feto con un difetto del tubo neurale o laddove sia indicata un’analisi genetica.

La presenza di elevate concentrazioni di Alfafetoproteina e Acetil-colinesterasi nel liquido amniotico è diagnostica per un difetto del tubo neurale.

ALTRI ENZIMI NEL LIQUIDO AMNIOTICO

Sebbene il SSN offra la possibilità di misurare le concentrazioni di alcuni enzimi presenti nel liquido amniotico, va sottolineato che solo l’Acetil-colinesterasi è l’enzima con più documentata utilità clinica. Gli enzimi cellobiasi, lattasi, maltasi, palatinasi, saccarasi, trealasi e acetilcolinesterasi, sono coinvolti in vari processi metabolici e digestivi e sebbene la loro presenza nel liquido amniotico possa fornire alcune informazioni sullo stato di salute del feto e sul suo sviluppo, la loro interpretazione richiede un contesto approfondito e una valutazione da parte di professionisti del settore. Questi enzimi sono:

  • Cellobiasi: enzima coinvolto nella digestione della cellulosa, solitamente non presente in quantità significative nel liquido amniotico.
  • Lattasi: enzima che scompone il lattosio in glucosio e galattosio. La sua presenza nel liquido amniotico potrebbe indicare l’assunzione di latte materno o un’influenza della dieta materna.
  • Maltasi: enzima responsabile della digestione del maltosio, potrebbe avere un ruolo nella valutazione del metabolismo del glucosio nel feto.
  • Palatinasi: enzima che scinde il palatosio, un disaccaride, ma la sua rilevanza nel liquido amniotico non è ben documentata.
  • Saccarasi: enzima che scinde il saccarosio. La sua presenza potrebbe suggerire aspetti legati alla nutrizione materna.
  • Trealasi: enzima responsabile della digestione del trealosio, non è molto comune nel liquido amniotico.
Test per la valutazione della maturità polmonare

Le recenti linee guida internazionali non raccomandano più l’uso routinario di questo test. L’utilizzo è previsto per la valutazione dello stadio di maturazione dei polmoni del feto in donne a rischio di parto prematuro o nelle quali sia necessario anticipare il parto per motivi di salute della madre o del bambino

  1. FOSFOLIPIDI (Cromatografia)
  2. RAPPORTO LECITINA/SFINGOMIELINA
  3. TEST ALLA SCHIUMA DI CLEMENTS

FOSFOLIPIDI NEL LIQUIDO AMNIOTICO

Il surfattante polmonare è una miscela di fosfolipidi e lipoproteine secrete dalle cellule epiteliali polmonari; serve a ridurre la tensione superficiale all’interno degli alveoli, diminuendo quindi la tendenza degli alveoli al collasso e il lavoro necessario per dilatarli.

In caso di carenza di surfattante (indice d’immaturità polmonare) il sangue non viene adeguatamente ossigenato causando diverse complicanze al neonato anche molto gravi; la valutazione della maturità polmonare fetale può potenzialmente aiutare a ridurre la necessità di corticosteroidi usati nella sindrome da distress respiratorio e anche a perfezionare il momento del parto nelle gravidanze ad alto rischio.

I principali fosfolipidi presenti nel liquido amniotico includono:

  • Fosfatidilcolina (lecitina): la più abbondante nel liquido amniotico, svolge un ruolo cruciale nella riduzione della tensione superficiale negli alveoli polmonari, contribuendo così alla maturazione polmonare del feto. La sua proporzione rispetto ad altri fosfolipidi è spesso utilizzata come indicatore della maturità polmonare fetale.
  • Fosfatidilglicerolo: fosfolipide presente nel liquido amniotico con ruolo complementare alla fosfatidilcolina nella stabilizzazione delle membrane cellulari.
  • Fosfatidiletanolamina: fosfolipide coinvolto in vari processi cellulari e contribuisce alla struttura delle membrane.
  • Sfigomielina: presente in quantità minori, è importante per lo sviluppo neurologico del feto

RAPPORTO LECITINA/SFINGOMIELINA NEL LIQUIDO AMNIOTICO

La Lecitina e la Sfingomielina sono fosfolipidi presenti nel liquido amniotico. La lecitina aumenta con l’avanzare della gravidanza, in particolare dopo la 32a settimana, mentre la sfingomielina tende a rimanere costante.

Il principale obiettivo del rapporto L/S è valutare il grado di maturazione dei polmoni del feto. Un rapporto L/S elevato è indicativo di una sufficiente produzione di surfattante, il che suggerisce che i polmoni del feto sono pronti per la respirazione extrauterina.

Un rapporto L/S di almeno 2:1 è generalmente considerato indicativo di una maturità polmonare adeguata, mentre valori inferiori possono suggerire un rischio maggiore di distress respiratorio neonatale.

Conoscere il rapporto L/S può guidare le decisioni mediche riguardanti la gestione di gravidanze a rischio. Ad esempio, nelle gravidanze complicate da preeclampsia, diabete gestazionale o altre condizioni che potrebbe portare a un parto prematuro, il rapporto L/S può essere valutato per determinare il momento più sicuro per il parto.

TEST ALLA SCHIUMA DI CLEMENTS

Il Test alla Schiuma di Clements, consiste nel mescolare il liquido amniotico con una soluzione di etanolo e successivamente agitare la miscela. La formazione di una schiuma stabile dopo l’agitazione indica la presenza di surfattante nel liquido amniotico, suggerendo che i polmoni del feto sono abbastanza maturi da poter affrontare la respirazione autonoma, mentre la mancata formazione di schiuma indica che i livelli di surfattante sono insufficienti, il che può suggerire che i polmoni non sono ancora completamente maturi.

Il test, sebbene semplice e veloce, rappresenta un metodo utile per valutare la maturazione polmonare fetale in situazioni di emergenza o dove altre risorse tecniche non sono disponibili. Tuttavia, è essenziale considerare i suoi limiti e utilizzarlo in combinazione con altri metodi diagnostici per ottenere una valutazione completa della salute e del benessere del feto. Il test può essere utile nelle gravidanze a rischio dove c’è una possibilità di parto prematuro, in tal caso la valutazione della maturità polmonare fetale può aiutare i medici a decidere se è necessario posticipare il parto o se occorre intervenire farmacologicamente per accelerare la maturità dei polmoni del feto. Anche in caso di complicazioni ostetriche come rottura prematura delle membrane amniotiche o gravidanza prolungata, questo test può fornire informazioni cruciali per la gestione appropriata della gravidanza.

Quanto tempo è necessario per ottenere i risultati del test?

Il risultato del test viene reso disponibile in tempi che dipendono dal laboratorio che esegue il test. Solitamente, i risultati vengono forniti entro pochi giorni o alcune settimane, fatta eccezione per gli esami riguardanti la maturazione polmonare, che devono essere pronti entro poche ore.

Le patologie fetali scoperte con l’amniocentesi possono essere prevenute?

Le mutazioni e le aberrazioni cromosomiche no. Queste possono essere solo diagnosticate. Il rischio della presenza di difetti al tubo neurale può essere diminuito assumendo acido folico prima e durante la gravidanza. Il numero di donne sensibilizzate al gruppo Rh è considerevolmente diminuito grazie all’iniezione di immunoglobuline Rh, utili per prevenire la formazione anticorpale.

Tutte le donne dovrebbero fare l’amniocentesi?

Se esposta a rischio (sulla base dei risultati dei test di screening del primo trimestre o dell’anamnesi familiare e clinica), ogni donna può scegliere, aiutata dal clinico e dal genetista, se effettuare l’amniocentesi.

Si può effettuare l’amniocentesi ambulatorialmente?

No, è necessaria una struttura ospedaliera adeguata.

Quali rischi sono associati alla procedura?

A questa procedura sono associati vari rischi: la puntura del bambino tramite l’ago inserito per il prelievo, la perdita successiva di una parte di liquido amniotico, la presenza d’infezioni uterine o, in rari casi, aborto. Il rischio di aborto associato a questa procedura è di circa 1/300 – 1/500, ossia un rischio più basso rispetto al rischio di avere un feto affetto da anomalie cromosomiche.

La quantità di liquido amniotico presente è importante?

Sì, la presenza di quantità eccessive o ridotte di liquido amniotico può essere indicativa di problemi alla placenta, al feto o entrambi. Per la valutazione della quantità del liquido amniotico possono essere eseguiti test di tipo ecografico.

La presenza di una quantità eccessiva di liquido amniotico (polidramnios) riguarda circa l’1% delle gravidanze e di solito non è particolarmente grave. Se di una certa entità, il volume eccessivo può comportare problemi respiratori della madre e aumentare il rischio di nascita prematura o emorragie postparto. In alcuni casi, può essere necessario un drenaggio del liquido amniotico in eccesso. In circa il 20% delle gravidanze con polidramnios vengono identificate anomalie fetali come l’incompleta formazione dell’esofago, che impedisce al feto di inghiottire il liquido amniotico. Tuttavia, nella maggior parte dei casi il motivo non è chiaro.

Una quantità di liquido troppo bassa (oligoidramnios) durante le prime fasi della gestazione può causare problemi alla nascita o aborto. Riguarda circa l’11% delle gravidanze ed è spesso dovuta alla prematura rottura del sacco amniotico. Può tuttavia anche essere dovuta ad anomalie fetali dei reni o del tratto urinario. L’alterazione della funzionalità renale o il blocco delle vie urinarie possono infatti impedire la produzione o la fuoriuscita delle urine fetali, e quindi il mantenimento costante del volume del liquido amniotico. Le gravidanze con oligodramnios devono essere monitorate costantemente

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