Test di Sensibilità
Noto anche come: Test di sensibilità agli antibiotici, Antibiogramma, Test di sensibilità agli antimicotici, Test di sensibilità agli antifungini
Nome ufficiale: Test di sensibilità per funghi e batteri
Ultima Revisione: 18.09.2018
Ultima Modifica: 19.09.2018
Articolo approvato dal Comitato editoriale di labtestsonline.org ed in corso di revisione da parte del Comitato editoriale italiano
In sintesi
Perché?
Per determinare la possibilità che un particolare farmaco antibiotico o antimicotico sia efficace nell’arrestare la crescita dei microrganismi patogeni (batteri o funghi) responsabili di un’infezione.
Quando?
In seguito ad un risultato positivo all’esame colturale batterico o micotico; in presenza di un’infezione batterica o micotica confermata per valutare la migliore strategia terapeutica; in presenza di infezioni persistenti.
Il campione
In seguito ad un risultato positivo all’esame colturale batterico o micotico; in presenza di un’infezione batterica o micotica confermata per valutare la migliore strategia terapeutica; in presenza di infezioni persistenti.
La preparazione
No, nessuna.
L’Esame
Il termine “sensibilità” si riferisce all’incapacità di funghi e/o batteri di crescere in presenza di un particolare farmaco o una serie di farmaci antimicrobici. I test di sensibilità vengono eseguiti sui batteri (antibiogramma) o funghi isolati in coltura. Questi test vengono utilizzati per conoscere la potenziale efficacia terapeutica nell’utilizzo di particolari farmaci antimicrobici o per determinare se il ceppo batterico isolato in coltura ha sviluppato una particolare resistenza. Il risultato del test quindi può essere un valido ausilio nella scelta della terapia più efficace.
Sebbene anche i virus siano microrganismi, i test relativi alla resistenza ai farmaci antivirali vengono effettuati in maniera differente; pertanto questo articolo riguarda solo i test di sensibilità per funghi e batteri.
I batteri e i funghi sono potenzialmente in grado di sviluppare una resistenza ai farmaci antibatterici o antimicotici in qualsiasi momento. Questo significa che i farmaci antimicrobici utilizzati per inibire la loro crescita, potrebbero perdere la loro efficacia. (Per maggiori dettagli si rimanda alle pagine: emocoltura, urinocoltura, Bacilli alcol-acidi resistenti (BAAR), Infezioni della pelle e delle ferite, Esame micologico ).
Durante l’esame colturale i patogeni, se presenti, vengono isolati (ossia separati dagli altri microrganismi presenti) ed identificati tramite test biochimici, enzimatici o molecolari. Una volta identificato, il patogeno può essere sottoposto al test di sensibilità. Questo test non viene eseguito per tutti i patogeni, ma solo per quelli che risultano essere non responsivi ai trattamenti standard. Un esempio è la faringotonsillite causata da Streptococcus pyogenes, trattata usualmente con penicillina.
Il test di sensibilità può essere effettuato su qualunque tipo di batteri o funghi, clinicamente rilevanti, per i quali non sia nota la sensibilità ai farmaci. Ciascun agente patogeno deve essere testato in maniera indipendente dagli altri al fine di definirne l’eventuale resistenza ai farmaci. A questo scopo, l’agente patogeno in esame può essere posto in coltura (in un terreno di crescita liquido o su piastra) insieme al farmaco antimicrobico da testare, così di valutare la capacità di quest’ultimo di inibire la crescita microbica. La resistenza può anche essere rilevata ricercando nel genoma del microrganismo, i geni responsabili.
Come e Perchè
Quali informazioni è possibile ottenere?
I test di sensibilità vengono utilizzati per verificare la resistenza o la sensibilità ad un particolare farmaco antimicrobico (antibiotico o antimicotico) di batteri o funghi patogeni isolati da un sito d’infezione. I risultati di questi test sono utili nell’indirizzare le scelte terapeutiche del clinico al fine di trattare con successo un’infezione.
Alcuni tipi di infezione, come quelle stafilococciche o causate da Pseudomonas aeruginosa, richiedono l’esecuzione del test per l’elevata probabilità che i funghi o i batteri responsabili siano resistenti ad i farmaci antimicrobici.Talvolta possono inoltre essere presenti più agenti patogeni nella stessa sede d’infezione, come nel caso delle infezioni della pelle e delle ferite. In questi casi, il test di sensibilità consente di stabilire quale farmaco o combinazione di farmaci siano più efficaci nel trattare l’infezione.
Quando viene prescritto?
I test di sensibilità sono spesso richiesti contemporaneamente all’esame colturale di campioni provenienti da probabili sedi infette, come una ferita, le urine o il sangue. Tuttavia, in genere il test viene eseguito solo in seguito ad un esito positivo all’esame colturale per la presenza di uno o più agenti patogeni.
Questo esame può essere richiesto anche nel caso di infezioni ricorrenti o non responsive al trattamento, al fine di valutare la presenza di eventuali resistenze ai farmaci e di determinare quale sia l’approccio terapeutico maggiormente efficace.
Cosa significa il risultato del test?
I risultati di questi test in genere definiscono il patogeno come:
- Sensibile – è molto probabile che il farmaco testato sia in grado di inibire la crescita del microrganismo patogeno; pertanto sembra essere una buona opzione terapeutica.
- Intermedio – il farmaco è efficace ad alte dosi o con uso frequente o solo in alcune aree dell’organismo nelle quali il farmaco è in grado di penetrare e raggiungere la sede dell’infezione alla giusta concentrazione.
- Resistente – il farmaco non è efficace nell’inibire la crescita dell’organismo; non può essere una scelta terapeutica appropriata.
Talvolta il risultato viene riportato come “Concentrazione Inibitoria Minima” o “Minima Concentrazione Inibente” (MIC), espressa in milligrammi per microlitro (mg/µl). Questa esprime la diluizione più alta (o concentrazione minima) dell’antimicrobico in grado di inibire la crescita dell’agente patogeno. Anche in questo caso però il laboratorio riporta l’interpretazione del risultato come sensibile, intermedio o resistente.
Nel caso in cui nella coltura vengano identificati più agenti patogeni, il laboratorio riporta i risultati per ciascun agente patogeno.
Il clinico potrà quindi scegliere il corretto approccio terapeutico scegliendo tra i farmaci refertati nella categoria “sensibile”. Nel caso in cui non vi siano farmaci in questa categoria o nel caso in cui il paziente da trattare sia allergico al farmaco candidato, il clinico sceglierà tra quelli presenti nella categoria “intermedi”. Questo tipo di terapia però richiede una posologia più aggressiva caratterizzata da alti dosaggi e periodi prolungati e quindi anche da maggior rischio di sviluppare effetti collaterali.
Un agente patogeno può infine risultare “resistente” a tutti i farmaci usualmente utilizzati per il trattamento. In questo caso il clinico prescrive una combinazione di farmaci tali da agire contemporaneamente nell’inibizione della crescita. Questo tipo di terapie sono costose e necessitano di una somministrazione per via endovenosa, talvolta per lunghi periodi di tempo. Alcune infezioni operate da microrganismi resistenti sono molto difficili da trattare.
C’è altro da sapere?
Il campione utilizzato per l’esame colturale e per il test di sensibilità dovrebbe essere prelevato prima dell’inizio di qualsiasi terapia, sebbene questo tipo di test venga utilizzato anche nel monitoraggio della terapia.
Domande Frequenti
Quanto tempo è necessario per la formulazione del referto?
Il risultato dell’esame colturale richiede almeno 24-48 ore, periodo necessario per la crescita e isolamento dell’agente patogeno. Le colture di alcuni funghi o per l’agente patogeno responsabile della tubercolosi possono richiedere ancora più tempo – fino a 6-8 settimane – a causa della loro crescita lenta. Il test di sensibilità, eseguito dopo l’isolamento in coltura dell’agente patogeno, richiede ulteriori 18-24 ore. Esistono dei test commerciali in grado di fornire risultati rapidi in meno di 24 ore. I test molecolari per la ricerca dei geni responsabili della resistenza possono richiedere alcuni giorni.
Come si sviluppa la resistenza dei microrganismi ai farmaci?
La resistenza può essere innata o acquisita. La resistenza innata è dovuta ad alcune caratteristiche fisiche dei microrganismi. Poiché i microrganismi si moltiplicano molto velocemente, possono sviluppare molte generazioni in breve tempo.
Le mutazioni genetiche possono generare resistenza ai farmaci antimicrobici. Se le mutazioni genetiche conferiscono un vantaggio nella sopravvivenza dei microrganismi nei quali si sono sviluppate, allora passeranno alle generazioni successive (resistenza acquisita).
Una resistenza acquisita si sviluppa pertanto tramite un processo di selezione. Quando un paziente viene trattato con un farmaco antimicrobico, il microrganismo più sensibile è anche quello che viene eliminato per primo. Se il trattamento viene interrotto prima che tutti gli agenti patogeni siano eliminati, i rimanenti possono sviluppare una resistenza a quel particolare agente antimicrobico. In caso di riesposizione allo stesso farmaco, i microrganismi resistenti e la loro progenie saranno in grado di crescere e sopravvivere pur in presenza del farmaco.
La resistenza può anche essere trasferita tramite la condivisione del materiale genetico in grado di conferire la resistenza ai farmaci tra un microrganismo resistente e uno sensibile. Questo accade spesso all’interno degli ospedali, dove molti pazienti vengono trattati con questi farmaci. Ad esempio, i ceppi batterici resistenti chiamati MRSA (Staphylococcus aureus meticillino resistente) rappresentano un grave problema all’interno degli ospedali.
Quando, per qualsiasi motivo, il trattamento di un particolare batterio determina lo sviluppo di una resistenza, questa può essere facilmente trasmessa all’interno di una comunità.
L’unico trattamento per un agente patogeno resistente ad uno o più farmaci consiste nel cercare di limitare la sua diffusione e di trovare altri agenti terapeutici in grado di inibirne la crescita. In genere i farmaci di seconda o terza scelta sono più costosi e soprattutto associati ad effetti collaterali peggiori. Attualmente i microrganismi resistenti si stanno sviluppando molto più rapidamente di quanto lo stia facendo la scoperta di nuovi agenti terapeutici; ciò sta destando grande preoccupazione al personale sanitario.
Esistono altri metodi per la verifica della resistenza ai farmaci?
Il test di sensibilità ai farmaci antimicrobici può essere effettuato anche tramite un’analisi molecolare per la verifica della presenza di specifiche mutazioni in grado di conferire la resistenza. Ad esempio, il ceppo MRSA contiene il gene mecA in grado di conferire la resistenza alla meticillina, oxacillina, nafcillina e dicloxacillina. La rilevazione del gene mecA tramite metodica molecolare permette di avere una risposta rapida senza la necessità dell’esecuzione dell’esame colturale.
I pazienti nei quali venga isolato un ceppo MRSA possono essere posti in isolamento rispetto agli altri pazienti al fine di prevenire il contagio.
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