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Coprocoltura

Noto anche come: Esame colturale delle feci
Nome ufficiale: Coprocoltura
Ultima Revisione: 11.09.2025


Revisore:
Dr.ssa Ilaria Baccani – Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università degli studi di Firenze;  SOD Microbiologia e Virologia, AOU-Careggi, Firenze


Perché?

Per identificare la presenza di batteri patogeni nel tratto gastrointestinale.

Quando?

In caso di diarrea, crampi addominali, nausea e/o vomito gravi o che persistono per più di qualche giorno.

Il campione

Un campione di feci fresco, consegnato al laboratorio entro due ore dalla raccolta o conservato in un contenitore sterile contenente uno specifico tampone preservante.

La preparazione

No, nessuna.

La coprocoltura è finalizzata all’identificazione di batteri patogeni eventualmente presenti nel campione di feci. Questo test è in grado di distinguere tra i batteri normalmente presenti nel tratto gastrointestinale (flora batterica normale) e quelli in grado di causare una malattia (patogeni). Pertanto, il test viene eseguito per identificare i batteri patogeni presenti nel tratto gastrointestinale di un paziente con sintomi di gastroenterite.
I batteri che vengono identificati nel campione di feci sono rappresentativi di tutti i batteri presenti nel tratto gastrointestinale. Alcuni batteri sono presenti normalmente nel tratto gastrointestinale di qualunque persona. Essi giocano un ruolo importante nel processo digestivo e nel prevenire la crescita di batteri patogeni nell’intestino.

Talvolta l’assunzione di terapia antibiotica ad ampio spettro può comportare uno sbilanciamento della flora batterica intestinale; i farmaci inibiscono la crescita dei batteri non patogeni e favoriscono la sopravvivenza e la crescita di batteri patogeni opportunisti che sono in grado di prendere il sopravvento e causare diarrea e dolori addominali.

I batteri patogeni possono entrare nel tratto gastrointestinale e infettarlo tramite l’assunzione di cibi o acqua contaminata. Le possibili fonti di batteri patogeni includono uova crude o poco cotte, pollame o manzo, latte non pastorizzato, acque di fiumi o laghi e, talvolta, forniture d’acqua pubbliche.
La diarrea dei viaggiatori è la malattia più comune legata ai viaggi e colpisce milioni di persone che si recano ogni anno nei paesi in via di sviluppo. La diarrea del viaggiatore è generalmente definita da 3 o più episodi di emissione di feci non formate nelle 24 ore accompagnate da nausea, vomito, crampi addominali, febbre, sangue/muco nelle feci. Tali manifestazioni si sviluppano all’estero o entro 10 giorni dal ritorno. Le cause sono perlopiù legate all’assunzione di cibi e/o bevande contaminate da patogeni; come ad esempio acqua di rubinetto, ghiaccio, frutta e verdura consumate crude.

I sintomi clinici più comuni in caso di infezioni batteriche gastrointestinali sono diarrea prolungata, sangue e/o muco nelle feci, dolori e crampi addominali e nausea. La diarrea prolungata per più di qualche giorno può portare a disidratazione e sbilanciamento degli elettroliti, condizioni particolarmente preoccupanti in particolare per bambini e anziani. La disidratazione si manifesta con pelle secca, senso di fatica e vertigini.
Nei casi particolarmente gravi può essere necessaria l’ospedalizzazione per la somministrazione di terapia di supporto per la reidratazione. La sindrome emolitico-uremica è una grave complicanza caratterizzata dalla distruzione dei globuli rossi e da scompenso renale che può talvolta originare da un’infezione di un ceppo di Escherichia coli producente tossine.
Questa patologia si sviluppa più frequentemente nei bambini, negli anziani e nelle persone con il sistema immunitario compromesso.

L’esecuzione del test può non essere necessaria nel caso in cui i sintomi non siano gravi e non persistano a lungo. Tuttavia, in presenza di gravi sintomi clinici come diarrea mista a sangue e muco persistente, l’esecuzione del test può essere indicata. L’esecuzione dell’esame deve
essere in contemporanea alla presenza della sintomatologia ed unicamente in caso di feci
diarroiche (ad eccezione di pazienti precedentemente positivi per patogeni enterici, per escludere
una condizione di “portatore asintomatico”).

In modo particolare è raccomandata l’esecuzione del test in pazienti che abbiano sviluppato tale malessere in seguito a viaggi in paesi in via di sviluppo o che abbiano mangiato o bevuto qualcosa che abbia determinato lo sviluppo dei sintomi anche in altre persone.
Per una diagnosi più accurata, insieme alla coprocoltura possono essere richiesti anche altri esami volti alla ricerca di eventuali virus o parassiti responsabili degli stessi sintomi.

Come viene raccolto il campione per il test?

Le feci diarroiche vanno raccolte prima dell’assunzione della terapia antibiotica empirica e devono essere raccolte in un contenitore sterile. Il campione non deve essere contaminato con urine o acqua dei sanitari o carta igienica e deve essere consegnato al laboratorio nel più breve tempo possibile, preferibilmente entro due ore dalla raccolta. In alternativa il campione può essere conservato per un tempo maggiore in tamponi di trasporto intinti nelle feci. L’utilizzo del tampone rettale riduce la sensibilità dell’esame, ma può essere accettabile per alcune categorie di pazienti quali neonati, bambini piccoli ed anziani allettati.

Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

No, non è necessaria alcuna preparazione.

Quali informazioni è possibile ottenere?

La coprocoltura è finalizzata all’identificazione di batteri patogeni (in grado di causare una malattia) eventualmente presenti nel campione di feci di un paziente con sintomi di gastroenterite. Poiché le cause di gastroenterite possono essere molteplici, questo esame può essere richiesto in associazione ad altri esami, come l’esame copro-parassitologico, utili alla formulazione della diagnosi.

Recentemente sono stati sviluppati metodi molecolari volti all’individuazione di patogeni enterici batterici, virali e parassitari; questi test permettono la determinazione delle cause più frequenti di infezioni gastrointestinali. Questo tipo di test è relativamente nuovo attualmente non è disponibile in tutti i laboratori di microbiologia. Talvolta i test molecolari possono essere utilizzati in affiancamento ai metodi colturali tradizionali al fine di incrementarne la sensibilità e ridurre i tempi di risposta.

La maggior parte delle infezioni gastrointestinali si risolvono spontaneamente, con il solo utilizzo di terapie di supporto e senza la necessità dell’esecuzione di questo tipo di esami. Pertanto, i test molecolari sono solitamente richiesti a livello ospedaliero per pazienti con gastroenteriti severe che non rispondono alle terapie somministrate.

Generalmente tramite la coprocoltura vengono cercate e rilevate le specie batteriche che più frequentemente causano malattie gastrointestinali:

  • Campylobacter
  • Salmonella
  • Shigella
  • Escherichia coli (produttori di Shiga-toxin)

Alcuni batteri sono in grado di produrre delle tossine, le quali sono le vere responsabili dello stato di malessere. Molti di questi batteri possono essere cresciuti in coltura ma nella maggior parte dei casi le analisi sono volte alla ricerca delle tossine tramite metodiche molecolari (PCR) o tramite la ricerca degli antigeni. Alcuni esempi includono:

  • Escherichia coli O157:H7
  • Clostridium difficile
  • Clostridium perfringens
  • Staphylococcus aureus
  • Bacillus cereus

Sulla base della storia clinica del paziente o dei viaggi effettuati, possono essere ricercati anche altri patogeni, come ad esempio:

  • Vibrio spp
  • Aeromonas
  • Plesiomonas
  • Yersinia enterocolitica
Quando viene prescritto?

La coprocoltura può essere richiesta nel caso in cui un paziente presenti segni e sintomi di un’infezione del canale digerente. I sintomi possono variare a seconda del microrganismo coinvolto. Sintomi comuni sono:

  • Diarrea
  • Nausea
  • Vomito
  • Dolori e/o crampi addominali
  • Gonfiore addominale
  • Flatulenza
  • Febbre

Non tutti coloro che presentano questi sintomi devono però necessariamente sottoporsi a questo test. Nelle persone immunocompetenti, questo tipo di infezioni si risolve di solito spontaneamente con il solo utilizzo di terapie di supporto ma non con la somministrazione di terapie antibiotiche. L’analisi colturale delle feci è necessaria nei seguenti casi:

  • Il paziente può andare incontro a gravi complicanze, quali disidratazione o sbilanciamento elettrolitico
  • In bambini, anziani o persone con il sistema immunitario compromesso (secondo il “Centers for Disease Control and Prevention” (CDC) la diarrea è un killer globale che uccide ogni anno 443 832 bambini al di sotto dei 5 anni nel mondo)
  • Se il paziente mostra segni e sintomi della malattia prolungata che non si risolvono spontaneamente
  • Se il paziente ha sviluppato lo stato di malessere in seguito ad un viaggio in paesi in via di sviluppo nei quali questo tipo di malattie è endemico.
  • Se il paziente riferisce di aver assunto cibi o bevande potenzialmente a rischio di contaminazione con batteri patogeni, come carne poco cotta, uova crude o altri cibi e bevande che hanno causato gli stessi sintomi in altre persone.
  • Nel caso in cui vi sia il sospetto di un’epidemia dovuta alla contaminazione di cibo o acqua rischiosa per la comunità, come ad esempio la contaminazione di un certo tipo di cibi prodotti o preparati da uno specifico ristorante o un’eventuale epidemia in una nave da crociera.
  • Nel caso in cui un paziente sia in trattamento per una specifica infezione gastrointestinale o abbia risolto spontaneamente l’infezione, il clinico può richiedere l’esecuzione del test su più campioni di feci in modo da verificare l’effettiva scomparsa del patogeno. I pazienti asintomatici potrebbero infatti essere comunque portatori dell’infezione, condizione non rischiosa per i pazienti stessi ma a rischio per la possibile diffusione della malattia.
Cosa significa il risultato del test?

Nel caso in cui la coltura sia positiva per la presenza di batteri patogeni, allora è verosimile che la diarrea e gli altri sintomi siano dovuti a questi. Generalmente sul referto viene riportato il nome del batterio rilevato.

Alcuni dei batteri patogeni che più frequentemente vengono rilevati in Europa includono:

  • Salmonella – presente nelle uova crude (anche nelle uova intere disinfettate), pollame crudo, verdure e rettili. Gli animali domestici come lucertole e tartarughe possono essere portatori di Salmonella, così come alcune persone asintomatiche. La trasmissione può anche avvenire da persona a persona per via oro-fecale. I sintomi compaiono a 8-48 ore dall’ingestione e sono caratterizzati da diarrea, nausea, crampi addominali per 4-7 giorni e talvolta febbre per 24-48 ore
  • Campylobacter – presente nel pollame crudo o poco cotto o in alimenti contaminati come nel latte non pastorizzato, vegetali crudi e nelle acque. La maggior parte dei focolai sono causati dal consumo di carne di pollame e prodotti a base di pollame. Le infezioni sono più frequenti nei bambini e negli anziani o in pazienti con patologie infiammatorie intestinali.
    Nel caso in cui il batterio di diffonda nel circolo ematico può portare a conseguenze piuttosto serie, talvolta a lungo termine, come l’artrite o la sindrome di Guillain-Barré.
  • Shigella – presente nel cibo e nell’acqua contaminata con feci o trasmessa da persona a persona per via oro-fecale nel caso in cui non venga rispettata una corretta igiene personale oppure attraverso acqua e cibi contaminati; Le enteriti da Shigella si manifestano in tutte le età, ma sono più frequenti nei bambini di età inferiore ai 10 anni.

Una vasta gamma di altri batteri possono talvolta causare infezioni gastrointestinali e possono quindi essere identificati con una coprocoltura. Alcuni esempi importanti:

  • Escherichia coli O157:H7 e altri ceppi di E. coli in grado di produrre tossine (molti ceppi di E. coli fanno normalmente parte della flora batterica intestinale e non causano malattie) – presente in carne di manzo o di maiale cruda o poco cotta, spinaci o sidro non pastorizzato. Può portare a diarrea mista a sangue e anche allo sviluppo della sindrome uremico emolitica.
  • Clostridioides difficile –  è parte della normale flora batterica ma l’assunzione di antibiotici ad ampio spettro può comportarne una crescita eccessiva. I ceppi producenti tossine possono determinare la comparsa di diarrea e di altre gravi complicanze. Nel caso in cui si sospetti la presenza di questi batteri, viene eseguito un test per la ricerca di questi specifici ceppi di C. difficile.

Altri patogeni meno frequenti sono:

  • Aeromonas
  • Plesiomonas
  • Yersinia enterocolitica
  • Vibrio cholerae altre specie Vibrio

Un campione di feci viene refertato come negativo qualora la coprocoltura sia risultata negativa per i patogeni più comuni.

Nel caso in cui la coprocoltura fornisca un risultato negativo ma il paziente presenti segni e sintomi che facciano sospettare un’infezione batterica gastrointestinale, allora è verosimile che tale infezione sia dovuta a patogeni rari o possa avere origine virale o parassitaria. Altrimenti i batteri potrebbero essere presenti in numero troppo basso per essere rilevabili. Nel caso in cui il clinico lo ritenga necessario quindi è possibile ripetere l’esame su più campioni di feci o eseguire ulteriori esami.

Anche se la presenza di più di un agente patogeno è possibile, la maggior parte delle infezioni gastrointestinali sono dovute ad un solo patogeno.

C’è altro da sapere?

Alcune forme di gastroenteriti infettive possono essere trattate con antibiotici, ma nella maggior parte dei casi queste infezioni sono autolimitanti e non richiedono terapia antibiotica. In genere, in un soggetto immunocompetente la gastroenterite si risolve spontaneamente nel giro di una settimana o poco più. Vengono però fornite al paziente indicazioni volte a limitare la diffusione dell’infezione e a prevenire la disidratazione.

Le infezioni dovute a batteri patogeni vengono continuamente monitorate al livello locale e talvolta nazionale. Tranne i casi legati ai viaggi in paesi esteri, gli enti sanitari cercano di determinare l’origine dell’infezione in modo da affrontare eventuali problemi di salute pubblica. I batteri patogeni eventualmente trovati vengono caratterizzati da un punto di vista molecolare, così da monitorare la presenza di eventuali epidemie e fonti di contaminazione.

È possibile prevenire un’infezione gastrointestinale?

La cosa migliore da fare è evitare l’ingestione di acqua o alimenti contaminati e attenersi alle buone regole di igiene, come la detersione frequente e accurata delle mani. I cibi a rischio di contaminazione, come le uova e la carne cruda, dovrebbero essere consumati in seguito a cottura. I cibi cotti e quelli che vengono serviti crudi non dovrebbero entrare in contatto con superfici potenzialmente contaminate. Nel caso in cui vengano effettuati viaggi in paesi in via di sviluppo, è consigliabile bere solo acqua imbottigliata o bevande gassate e mangiare cibi cotti bene. Sono da evitare frutta e verdura fresche mangiando preferenzialmente frutti che possano essere sbucciati in maniera autonoma. Sono a rischio anche i prodotti caseari non pastorizzati e i cibi dei venditori ambulanti. È buona norma che tutti i familiari di un soggetto affetto utilizzino semplici norme igieniche come la detersione accurata delle mani; il soggetto affetto dovrebbe astenersi dalla preparazione di alimenti per gli altri componenti del nucleo familiare, in modo da limitare la diffusione del patogeno.

Perché il campione di feci deve essere fresco?

Se le feci non sono fresche e non vengono conservate in maniera appropriata, la proporzione dei differenti tipi di batteri può non essere mantenuta. La crescita dei batteri appartenenti alla normale flora batterica può talvolta determinare il mascheramento dei batteri patogeni così come l’esposizione a temperature eccessivamente alte. Le feci fresche possono essere utilizzate anche per il riscontro di polimorfonucleati, o l’ immunodosaggio per la determinazione di lattoferrina, utili per la conferma di una diagnosi di diarrea infiammatoria o invasiva

Perché non dovrebbero essere presi farmaci antidiarroici in presenza di questo tipo di infezioni?

I farmaci anti-diarroici possono prolungare la malattia perché l’inibizione della peristalsi intestinale diminuisce la velocità di eliminazione del batterio dal tratto gastrointestinale.

Una volta avuta un’infezione gastrointestinale, è possibile averla nuovamente?

Si. In seguito ad un’infezione viene sviluppata una risposta immunitaria a breve termine contro il patogeno responsabile dell’infezione ma l’esposizione ad altri tipi o ceppi batterici può comportare una nuova infezione.

Cos’altro può provocare diarrea?

La diarrea può essere dovuta ad infezioni virali come quella da Norovirus o da virus dell’epatite A, o ad infezioni parassitarie. Anche le intolleranze alimentari, l’uso prolungato di alcuni farmaci (che possono causare direttamente la diarrea o indirettamente attaccando la normale flora batterica intestinale), le malattie o disfunzioni intestinali come la celiachia, il malassorbimento o le malattie infiammatorie intestinali, possono essere responsabili della diarrea. Inoltre la diarrea può essere indotta da particolari condizioni di stress.

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