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28.09.2017.

Cos'è la sindrome metabolica?

Il termine "sindrome metabolica" indica un insieme di fattori di rischio di origine metabolica, quali l'obesità, l'ipertensione e la dislipidemia che aumentano la possibilità di sviluppare malattie cardiovascolari, ictus e diabete. La sindrome metabolica (detta in precedenza anche sindrome “X” o sindrome plurimetabolica) è una condizione largamente diffusa nella popolazione e il rischio di sviluppare la sindrome cresce con l'aumentare dell'età.
Nel 2001, il National Cholesterol Educational Program (NCEP) Adult Treatment Panel III (ATP III) ha proposto una semplice serie di criteri diagnostici basati su comuni misure cliniche comprendenti: circonferenza del giro vita, trigliceridi, colesterolo HDL, pressione arteriosa e glicemia a digiuno.
La presenza di alterazioni di 3 di queste 5 misure costituisce una diagnosi di sindrome metabolica. I criteri diagnostici NCEP-ATP III per la sindrome metabolica sono i seguenti:

  • Obesità addominale: circonferenza del giro vita maggiore o uguale a 102 cm negli uomini e 88 m nelle donne
  • Ipertrigliceridemia: maggiore o uguale a 150 mg/dl (1,70mmol/L)
  • Ridotti livelli di colesterolo HDL: minore di 40 mg/dl (1,04 mmol/L) negli uomini e di 50 mg/dl (1,29 mmol/L) nelle donne;
  • Ipertensione arteriosa: maggiore o uguale a 130 mmHg per la pressione sistolica ed 85 mmHg per la pressione diastolica;
  • Iperglicemia a digiuno: maggiore o uguale a 100 mg/dl


Altre condizioni associate alla sindrome metabolica ma non incluse nei criteri APT III sono la tendenza a stati pro-trombotici e pro-infiammatori. Le condizioni sopraelencate che determinano la diagnosi della sindrome metabolica difficilmente si manifestano con una sintomatologia tale da allarmare il paziente: infatti la maggior parte dei soggetti colpiti si sente bene e non presenta sintomi, tuttavia queste persone hanno un rischio maggiore di sviluppare malattie gravi come diabete e patologie cardiovascolari soprattutto in presenza di familiarità positiva; in questi casi è necessario modificare le proprie abitudini alimentari, eliminare il fumo di sigarette, praticare una corretta attività fisica.
La sindrome metabolica è molto diffusa nelle società industrializzate; per esempio, negli Stati Uniti è stato stimato che il 20% degli adulti (circa 47 milioni) ha la sindrome metabolica, con una prevalenza di circa il 50% nei soggetti anziani. Questo può essere attribuito per larga misura al sovrappeso, in particolare all'obesità addominale e all'inattività fisica.
La causa precisa della sindrome metabolica non è nota anche se esistono evidenze di alcuni fattori ambientali, quali l'inattività fisica, una dieta ad alto contenuto di carboidrati, e fattori genetici, per definizione non modificabili. Sebbene il meccanismo patogenetico non sia pienamente conosciuto, causa scatenante sembra essere l'insulino-resistenza.
Tutti i fattori associati alla sindrome metabolica sono tra loro correlati. L'obesità e la mancanza di esercizio fisico favoriscono l'insorgere dell'insulino-resistenza. Quest' ultima ha effetti negativi sul metabolismo lipidico, determinando aumento del colesterolo LDL (Low Density Lipoprotein) e dei trigliceridi, diminuendo invece i livelli di colesterolo HDL (High Density Lipoprotein). L'insulino-resistenza, inoltre, modifica l'equilibrio tra fattori protrombotici e fibrinolitici a favore dei primi, contribuendo anche attraverso questo meccanismo all'aterosclerosi precoce e all'instabilità delle placche ateromasiche. All'insulino-resistenza è associata anche una aumentata incidenza di trombosi cardiovascolare e strokes. La sodio-ritenzione causata dall'iperinsulinismo porta ad un aumento pressorio che può evolvere in ipertensione arteriosa. In ultima analisi quindi l'iperglicemia cronica può determinare danno vascolare e d'organo, specie a livello renale nonché insorgenza di diabete.

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Approfondimenti
  • Esami

    Nel caso di sospetto clinico di sindrome metabolica è utile effettuare alcuni esami al fine di effettuare una corretta e precoce diagnosi.

    Esami di laboratorio
    • Glicemia: i valori normali a digiuno sono compresi tra 70-110 mg/dl. Nel caso di alterata glicemia a digiuno potrà essere utile eseguire un test da carico orale di glucosio (oGTT); questo esame consiste nel dosaggio della glicemia ad intervalli di tempo ben definiti dopo assunzione di un carico orale di glucosio.
    • Profilo lipidico: dosaggio dei trigliceridi e delle lipoproteine plasmatiche: HDL, LDL, VLDL.

     

    Ulteriori informazioni possono essere ricavate eseguendo altre indagini non di routine:

    • Insulina: questo esame presenta un'estrema variabilità e pertanto non viene utilizzato clinicamente per la diagnosi di sindrome metabolica; nonostante ciò, l'iperinsulinemia è un reperto frequente nei soggetti con sindrome metabolica.
    • Microalbuminuria: indicatore precoce di un coinvolgimento renale.
    • hs-CRP (proteina C reattiva ad alta sensibilità): livelli aumentati documentano uno stato pro-infiammatorio. Non è inserita nei criteri diagnostici per la sindrome metabolica ma ha un possibile ruolo prognostico.
    • sd-LDL: le lipoproteine LDL piccole e dense sono, insieme ad elevati livelli di trigliceridi, un fattore di rischio aterogeno.
    • PAI-1 e fibrinogeno: utili per la valutazione dello stato pro-trombotico strettamente correlato allo stato pro-infiammatorio.

    Altri esami

    Durante l'esame anamnestico, il medico generalmente misura:

    • pressione arteriosa
    • peso corporeo e circonferenza addominale
    • BMI (body mass index): viene calcolato dividendo il peso per il quadrato dell'altezza (kg/m2). Secondo i criteri WHO, un BMI > 25 kg/m2 è considerato sovrappeso, BMI > 30 kg/m2 è definito obesità.
  • Trattamento

    L'obiettivo primario del management clinico della sindrome metabolica è ridurre il rischio di malattia aterosclerotica clinica. Quindi gli interventi di prima linea sono finalizzati a ridurre i principali fattori di rischio:

    • riduzione della pressione arteriosa
    • aumento della sensibilità insulinica
    • riduzione dei livelli di trigliceridi e colesterolo LDL


    Per raggiungere tali obiettivi l'intervento di prima linea è certamente il cambiamento dello stile di vita, inteso principalmente come perdita di peso nei soggetti obesi o in sovrappeso, aumento dell'attività fisica e controllo della dieta aterogenica.

    La terapia farmacologica è riservata ai casi in cui il cambiamento dello stile di vita non risulta sufficiente ed è rivolta a controllare le condizioni associate alla sindrome metabolica quali ipertensione, dislipidemie, iperglicemia.

  • Ulteriori Informazioni

    In condizioni normali l'insulina, rilasciata dal pancreas, entra nel circolo sanguigno dove facilita il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule, all'interno delle quali, a seconda delle richieste metaboliche, verrà utilizzato o immagazzinato sottoforma di glicogeno. L'insulina è l'ormone anabolico per eccellenza.
    L'insulino-resistenza è una condizione clinica caratterizzata da iperinsulinemia; si instaura quando i tessuti periferici non rispondono sufficientemente all'azione dell'insulina, pertanto, al fine di mantenere la glicemia entro livelli normali, il pancreas inizia progressivamente a produrre maggiori quantità di insulina.

    Le alterazioni del profilo lipidico che caratterizzano la sindrome metabolica sono verosimilmente secondarie all'insulino-resistenza, che modifica la fisiologica soppressione del rilascio di acidi grassi da parte del tessuto adiposo nella fase post-prandiale. La maggiore disponibilità di precursori condiziona un aumento della sintesi di colesterolo LDL da parte del fegato e una maggiore disponibilità di trigliceridi nella circolazione.

    Inoltre, in queste circostanze le LDL sono più ricche di trigliceridi e assumono l'aspetto di particelle più piccole e dense di quelle presenti nei soggetti con normale sensibilità all''insulina, manifestando una maggiore aterogenicità. L'aumento delle concentrazioni di insulina circolante favorisce il riassorbimento renale di sodio e di acqua, una maggiore risposta vasocostrittrice all'aldosterone e all'angiotensina II, con inevitabili ripercussioni sulla pressione arteriosa sistemica.

Fonti

NOTA: Questa sezione è basata sulla ricerca che utilizza le fonti qui citate insieme all’esperienza collettiva della Revisione Editoriale di Lab Tests Online. Questa sezione è periodicamente rivista dalla Revisione Editoriale e può essere aggiornata come risultato della revisione. Ogni nuova fonte citata sarà aggiunta alla lista e distinta dalle fonti originali.


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