Noto anche come
vWF
Misura del cofattore ristocetinico (vWF:RCo)
Misura dell’attività del vWF (vWF:Act)
Misura del legame al collagene (vWF:CB)
Misura dell’antigene vWF (vWF:Ag)
Nome ufficiale
Fattore di von Willebrand, antigene e attività
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 30.10.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per determinare la causa di emorragie ripetute ed inspiegabili, per la diagnosi della malattia di von Willebrand (vWD) e per distinguere tipi diversi di vWD.

Quando Fare il Test?

In presenza di una storia familiare positiva per emorragie importanti, prolungate e/o spontanee; nel caso in cui il clinico sospetti la presenza di disordini della coagulazione.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L'Esame

Il fattore di von Willebrand (vWF) è una delle tante proteine facenti parte del complesso sistema della coagulazione che opera, secondo un modello a cascata, per il contenimento del processo di sanguinamento. I test del vWF misurano la quantità di proteina presente nel circolo ematico ma ne determinano anche l'attività.

Normalmente, il danneggiamento dei vasi determina la fuoriuscita di sangue. Questo attiva l’adesione, alla parete dei vasi danneggiata, del vWF e quindi delle piastrine. Le piastrine, attivate dal vWF, formano quello che viene chiamato “tappo piastrinico”; segue l’attivazione della cascata coagulativa che culmina nella formazione del coagulo.

Il fattore di vWF agisce nella cascata coagulativa influenzando la disponibilità del Fattore VIII della coagulazione. Il vWF infatti è responsabile del trasporto del Fattore VIII nel circolo ematico, aumentandone l’emivita e rilasciandolo in caso di necessità. La scarsità di vWF funzionale, determina la diminuzione dell’aderenza e dell’aggregazione piastrinica nonché la diminuzione dei livelli di Fattore VIII, aumentando di conseguenza il tempo necessario alla formazione del coagulo e quindi all’interruzione del sanguinamento. La carenza del vWF determina una patologia nota con il nome di Malattia di von Willebrand (vWD).

La vWD è uno dei più diffusi disordini ereditari dell’emostasi.  Comprende una serie di patologie associate con un eccessivo sanguinamento dovuto alla carenza o all’alterazione funzionale del vWF. La vWD è classificata in:

  • vWD di tipo 1 – caratterizzata dalla diminuita produzione di vWF ma con funzionalità mantenuta. In questa patologia i livelli di fattore VIII potrebbero essere diminuiti o normali. È il tipo di vWD più comune, comprendente circa il 75% dei casi. Si manifesta in genere con ecchimosi e sanguinamento da lieve a moderato, come sangue dal naso persistente, ciclo mestruale abbondante, prolungato sanguinamento dopo un parto, un trauma, un intervento odontoiatrico o un intervento chirurgico. I sintomi e la gravità degli eventi emorragici possono variare da persona a persona e da episodio a episodio.
  • vWD di tipo 2 – caratterizzata dalla presenza di quantità normali di vWF ma con anomalie funzionali. Gli eventi emorragici possono essere più gravi. La vWD di tipo 2 si divide in tipo 2A, 2B, 2M e 2N.
  • vWD di tipo 3 – forma molto rara caratterizzata dalla scarsissima produzione di vWD e quindi da bassi livelli di fattore VIII. I sintomi possono essere da moderati a gravi; spesso viene diagnosticata in età pediatrica per la presenza di frequenti episodi emorragici.
     

Raramente la carenza di vWF può non essere ereditaria ma acquisita, con la conseguente comparsa improvvisa dei sintomi, senza anamnesi familiare positiva o in assenza di sanguinamenti eccessivi precedenti.

I test del vWF includono:

  • misura dell’antigene vWF (vWF:Ag) – misura tramite test immunologico la quantità di vWF
  • misura dell’attività vWF (vWF:Act) – valuta la funzionalità del vWF e di solito viene effettuata tramite la misura dell’attività del cofattore ristocetinico (vWF:RCo)
     

Alcuni laboratori permettono la richiesta di un pannello di esami al cui interno sono compresi entrambi questi test oltre che la valutazione dell’attività del fattore VIII.

Gli intervalli di riferimento dipendono da molteplici fattori, quali l’età e il sesso del paziente, la popolazione di riferimento e il metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. Il risultato numerico di un test può pertanto avere significati diversi in laboratori differenti.

Per queste ragioni, nel presente sito web non vengono riportati gli intervalli di riferimento. Per la valutazione dei risultati dei test, Lab Tests Online raccomanda di riferirsi ai valori di riferimento forniti dal laboratorio nel quale questi sono stati eseguiti. Gli intervalli di riferimento di ciascun test sono riportati sul referto di laboratorio, accanto al nome ed al risultato dello stesso. Per alcuni esempi clicca qui.

Per maggiori informazioni si rimanda agli articoli: Gli Intervalli di Riferimento ed il loro Significato e Comprendere il Referto di Laboratorio.

Se il sottoporsi alle analisi mediche provoca stati d'ansia o di disagio, si consiglia di leggere uno o più di questi articoli:

Come fare fronte alla paura, al disagio ed all'ansia da test, Suggerimenti sui test ematici, Suggerimenti per aiutare i bambini ad affrontare un test medico, Suggerimenti per aiutare l'anziano ad affrontare un test medico.

Un altro articolo, Il prelievo ematico: Breve viaggio nel laboratorio, chiarisce le modalità di prelievo del campione ematico.

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Come e Perché
  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    I test del fattore di von Willebrand (vWF) vengono utilizzati come supporto diagnostico in persone con episodi emorragici ricorrenti o con anamnesi familiare positiva per la presenza di sanguinamento eccessivo. I test permettono la diagnosi della malattia di von Willebrand (vWD) e la diagnosi differenziale tra i diversi tipi e sottotipi della patologia.

    Possono essere eseguiti due tipi di test:

    • misura dell’antigene vWF (vWF:Ag) – misura tramite test immunologico la quantità di vWF presente nel circolo ematico
    • misura dell’attività vWF (vWF:Act) – valuta la funzionalità del vWF e di solito viene effettuata tramite la misura dell’attività del cofattore ristocetinico (vWF:RCo)
       

    Questi test possono essere richiesti da soli o insieme ad altri test come quello del fattore VIII della coagulazione, l’emocromo, la conta piastrinica, l’aggregazione piastrinica, il PT e/o l’aPTT.

    Per discriminare tra i sottotipi di vWD possono essere richiesti:

    • Rapporto vWF:RCo / vWF:Ag
    • Test del legame del fattore VIII
    • Test del legame alle piastrine
    • Misura del legame del vWF al collagene (vWF:CB)
    • Test di aggregazione piastrinica indotta dalla ristocetina (RIPA)
    • Rapporto propeptide vWF (vWF:pp) e vWF:Ag
    • Test molecolari per la vWD (ad esempio per la conferma della presenza della malattia di tipo 2 o 3)
    • Analisi multimerica – il vWF è un complesso proteico multimerico costituito da subunità di dimensioni diverse. Questo test verifica la distribuzione delle subunità diverse per distinguere la malattia di tipo 2.
  • Quando viene prescritto?

    I test del vWF possono essere richiesti in seguito al riscontro di risultati anomali durante gli esami di screening per la ricerca di patologie dell’emostasi (ad esempio test di funzionalità piastrinica, PT, aPTT) eseguite in pazienti con anamnesi familiare positiva per queste patologie o con episodi emorragici eccessivi e/o ricorrenti. I segni e i sintomi presenti possono variare in base al tipo di vWD presente, e possono includere:

    • Sangue dal naso (epistassi) frequente o duraturo
    • Sanguinamento eccessivo dalle gengive dopo interventi odontoiatrici
    • Eccessiva comparsa di ecchimosi in seguito ad urti
    • Ciclo mestruale abbondante o prolungato
    • Sangue nelle urine e nelle feci
    • Sanguinamento prolungato dopo interventi chirurgici
       

    I test del vWF possono essere ripetuti anche nel caso in cui permanga il sospetto di vWD nonostante i valori dei test siano risultati normali. La ripetizione di un test dopo più di due settimane consente di confermare o escludere una diagnosi.

    L’alterazione dei test del vWF richiede comunque ulteriori esami per la caratterizzazione del tipo di vWD presente, come l’analisi multimerica.

  • Cosa significa il risultato del test?

    L’interpretazione dei risultati dei test vWF e la definizione dei sottotipi di malattia di von Willebrand (vWD) sono piuttosto complesse e possono pertanto richiedere la consulenza di un clinico specializzato in malattie emorragiche, come uno ematologo.

    Un paziente nel quale sia stata riscontrata una lieve alterazione dei test della coagulazione con una diminuzione consistente dell'antigene vWF (vWF:Ag) potrebbe avere un deficit quantitativo del vWF caratteristico della vWD di tipo 1, o anche un deficit del vWF acquisito.

    La valutazione complessiva non solo dei risultati del vWF:Ag ma anche dell'attività del cofattore ristocetinico (vWF:RCo) e del fattore VIII, consente una diagnosi più accurata. 

    Se il test vWF:Ag fornisce risultati normali ma viene riscontrata un’alterazione dell’attività del vWF (vWF:Act), potrebbe indicare la presenza di vWD di tipo 2. La conferma diagnostica e la precisa definizione del sottotipo richiede comunque l’esecuzione di ulteriori esami di approfondimento, come l'analisi multiparametrica.

    La presenza di quantità molto piccole o nulle del vWF e del Fattore VIII, indicano la possibile presenza della vWD di tipo 3. Queste patologie vengono tipicamente diagnosticate in età pediatrica in bambini con episodi emorragici ricorrenti; nei maschi, questi risultati potrebbero essere dovuti anche a emofilia A e deficit di fattore VIII.

    La presenza di livelli aumentati di vWF:Ag o di vWF:Act non è considerata diagnostica. Il vWF infatti aumenta anche in presenza di infezioni, infiammazioni, traumi e in condizioni di stress psicofisico (è una proteina della fase acuta) così come in gravidanza o con l’uso di contraccettivi orali.

  • C’è altro da sapere?

    Il gruppo sanguigno AB0 di una persona influenza le concentrazioni di vWF. Le persone con il gruppo sanguigno 0 hanno livelli di vWF inferiori (fino al 25% meno) rispetto a quelli con altri gruppi sanguigni.

    La misura dei livelli di altre proteine di fase acuta, come la PCR e il fibrinogeno possono essere utili se i livelli di vWF sono al limite della normalità. Ad esempio, livelli di vWF vicini alla normalità con  livelli significativamente elevati di PCR e/o fibrinogeno possono essere indicativi della presenza di vWD.

    Il vWF è prodotto dai megacariociti e dalle cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni. Se necessario, è rilasciato dalle piastrine e dalle cellule endoteliali.

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Domande Frequenti
  • L’esame vWF può essere eseguito ambulatorialmente?

    No, richiede la presenza di strumentazione e personale specializzato sia per l’esecuzione che per l’interpretazione dei risultati.

  • La presenza di flusso mestruale abbondante è indicativa della presenza di malattia di von Willebrand (vWD)?

    Potrebbe, ma non lo è per la maggior parte delle donne.

  • La vWD può essere asintomatica?

    Si. Alcune persone possono non presentare sintomi nonostante la presenza di un deficit quantitativo o qualitativo di vWF.

  • La diagnosi di vWD deve essere comunicata al proprio medico curante?

    Si. È importante comunicarlo al proprio medico curante ma anche al proprio odontoiatra in modo che possano tenere la cosa in considerazione in caso di necessità di interventi chirurgici, interventi odontoiatrici o, nelle donne, in caso di parto.

  • Esiste un trattamento per la vWD?

    Si, esiste un farmaco che può essere somministrato in maniera saltuaria, in modo particolare prima di sottoporsi a procedure chirurgiche o che possono comportare un sanguinamento. Il farmaco è chiamato desmopressina e promuove il rilascio di vWF in alcune persone affette da vWD. Nel dicembre 2015 l'FDA (Food and Drug Administration) statunitense, ha approvato l'uso di vWF ricombinante. L'EMA (European Medicine Agency) ha autorizzato la vendita del farmaco su territorio europeo a partire dall'agosto del 2018. Esistono anche delle terapie sostitutive con vWF e Fattore VIII e altre procedure volte al mantenimento del controllo stasi.

  • Esistono altre cause di deficit di vWF oltre quelle ereditarie?

    Si, seppur raramente, la carenza del vWF può essere dovuta a molteplici fattori e patologie anche in assenza di anamnesi familiare positiva per la presenza di disordini della coagulazione.

    Tra questi:

    • Patologie che determinano la degradazione del vWF come un’aumentata pressione arteriosa dovuta a ipertensione polmonare o a difetti cardiaci strutturali (ad esempio stenosi della valvola aortica)
    • Linfoma, mieloma o patologie autoimmuni (come il lupus) che determinano la formazione di anticorpi anti-vWF
    • Sindomi mieloproliferative associate ad aumentata produzione piastrinica e quindi all’aumento del legame del vWF alle piastrine
    • Ipotiroidismo, responsabile della diminuita produzione di vWF
    • Tumore di Wilms ed altre patologie in grado di legare e rimuovere il vWF dal circolo ematico
    • Assunzione di alcuni farmaci come acido valproico, ciprofloxacina e hetastarch
Fonti
Fonti utilizzate nella revisione corrente

2018 Review completed by Rita Khoury, MD, DABCC, FACB, Laboratory Director, Aculabs, Inc.

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