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Anticorpi anti virus Epstein-Barr (EBV)

Noto anche come: Anticorpi anti EBV, EBV VCA-IgM Ab, EBV VCA-IgG Ab, EBNA-IgG Ab, EA-D IgG Ab
Nome ufficiale: Anticorpi di tipo IgM e IgG diretti verso l’antigene capsidico del virus Epstein-Barr; Anticorpi di tipo IgG diretti verso l’antigene nucleare; Anticorpi di tipo IgG diretti verso l’antigene precoce D del virus Epstein-Barr; Anticorpi eterofili
Ultima Revisione: 19.03.2018
Ultima Modifica: 10.01.2020

Articolo approvato dal Comitato editoriale di labtestsonline.org ed in corso di revisione da parte del Comitato editoriale italiano

In Sintesi

Perché?

Come sostegno alla diagnosi di mononucleosi infettiva; per la diagnosi differenziale tra l’infezione da virus di Epstein-Barr (EBV) e altre patologie con sintomi simili; per valutare lo stato immunitario nei confronti di EBV.

Quando?

In presenza di sintomi di mononucleosi nonostante il monotest sia negativo; in donne in gravidanza con sintomi parainfluenzali; talora nel caso in cui una persona asintomatica sia stata a contatto con un soggetto affetto da mononucleosi; talvolta come mezzo per controllare lo stato immunitario.

Il campione

Un campione di sangue prelevato da una vena del braccio.

La preparazione

No, nessuna.

L'Esame

Il virus di Epstein-Barr (EBV) è di solito la causa un malessere caratterizzato da sintomi abbastanza lievi. Questo esame rileva la presenza di anticorpi diretti contro l’EBV nel sangue, come supporto alla diagnosi dell’infezione.

Il virus di Epstein-Barr causa un’infezione molto comune. Secondo il Centers for Disease Control and Prevention (CDC), circa il 95% delle persone di età superiore ai 40 anni è stata infettata da EBV nel corso della propria vita. Il virus è altamente contagioso e viene trasmesso facilmente da persona a persona. Esso si trova nella saliva degli individui infetti e può essere diffuso mediante un contatto stretto, come tramite un bacio o condividendo stoviglie e tazze.

Il periodo d’incubazione, ossia il periodo di tempo tra l’esposizione al virus e lo sviluppo dei sintomi, dura alcune settimane. Durante l’infezione primaria acuta, il virus si moltiplica; alla scomparsa dei sintomi, la carica virale diminuisce, ma il virus non viene eradicato completamente, permanendo nell’organismo in uno stato di latenza. Il virus EBV latente rimane all’interno dell’organismo della persona infettata per il resto della sua vita e, talvolta, può riattivarsi causando però problemi significativi solo in caso di particolare compromissione del sistema immunitario.

La maggior parte delle persone viene a contatto con EBV durante l’infanzia, spesso in maniera asintomatica o con solo pochi sintomi parainfluenzali. Durante l’adolescenza invece, il virus può comportare l’insorgenza di mononucleosi, una malattia caratterizzata da senso di fatica, febbre, mal di gola, ingrossamento dei linfonodi, splenomegalia (aumento del volume della milza) e, talvolta, epatomegalia (aumento del volume del fegato). Questi sintomi si manifestano in circa il 25% degli adolescenti infettati da EBV e nei giovani adulti e, in genere, si risolvono nel giro di uno o due mesi.

Le persone affette da mononucleosi ricevono di solito una diagnosi di tipo clinico (sulla base dei segni e sintomi presenti) avvalorata dai risultati dell’esame emocromocitometrico e del monotest (che rileva la presenza di anticorpi eterofili). Tuttavia, in circa il 25% dei casi, il monotest fornisce un risultato negativo nonostante la presenza dell’infezione da EBV, a causa della mancata produzione degli anticorpi eterofili. Ciò si verifica perlopiù nei bambini. Il test per la ricerca degli anticorpi anti EBV consente di verificare se i sintomi di queste persone siano o no associati alla presenza del virus EBV o siano ascrivibili ad altra causa.

Il virus EBV è responsabile della mononucleosi. Esistono tuttavia altri patogeni in grado di sviluppare malattie con sintomi analoghi, come il citomegalovirus, i virus dell’epatite A, B o C, il virus della rosolia e il toxoplasma. A volte la diagnosi differenziale tra l’infezione da EBV ed altre patologie è molto importante. Ad esempio, nelle donne in gravidanza, il test può aiutare a distinguere un’infezione primaria da EBV, che non ha alcun effetto sullo sviluppo del bambino, dall’infezione da citomegalovirus (CMV), da virus herpes simplex o dalla toxoplasmosi, che invece possono creare complicanze durante la gravidanza e possono danneggiare il feto.

L’esclusione della presenza di un’infezione da EBV può inoltre essere importante per il corretto approccio terapeutico di alcune affezioni. Ad esempio, la definizione dell’agente eziologico di alcuni sintomi simili a quelli presenti nella mononucleosi, come quelli dovuti alla presenza dello Streptococco beta-emolitico di gruppo A responsabile della faringotonsillite streptococcica, consente di procedere al trattamento antibiotico (inefficace invece nel caso di infezioni virali e quindi anche di EBV).

Sono disponibili molti test in grado di rilevare i differenti tipi e classi di anticorpi diretti contro EBV. Gli anticorpi sono proteine prodotte dall’organismo durante la risposta immunitaria, in grado di riconoscere diversi antigeni del virus Epstein-Barr. Durante l’infezione primaria da EBV, la concentrazione di questi anticorpi aumenta e diminuisce progressivamente nel corso dell’infezione. La misura di questi anticorpi nel sangue può pertanto essere d’aiuto nella diagnosi e solitamente fornisce al medico informazioni riguardanti lo stadio dell’infezione, ossia se si tratti di un’infezione in corso, recente o passata.

ANTICORPI

STADIO DELL’INFEZIONE NEL QUALE SONO RILEVABILI NEL SANGUE

Anticorpo IgM diretto contro l’antigene del capside virale (VCA-IgM)

Appare per primo dopo l’esposizione al virus e poi tende a sparire dopo 4-6 settimane.

Anticorpo IgG diretto contro l’antigene del capside virale (VCA-IgG)

Appare durante l’infezione acuta e permane a concentrazioni elevate per due-quattro settimane; poi decresce gradualmente, si stabilizza ed è presente per tutta la vita.

Anticorpo diretto contro l’antigene precoce (EA-D)

Appare durante la fase acuta dell’infezione e poi tende a scomparire; in circa il 20% delle persone continuerà ad essere determinabile per molti anni dopo la risoluzione dell’infezione.

Anticorpo diretto contro l’antigene nucleare di Epstein-Barr (EBNA)

Di solito non compare finché l’infezione acuta non è risolta; si sviluppa da 2 a 4 mesi dopo l’infezione iniziale e rimane per tutta la vita.

Come e Perchè

Quali informazioni è possibile ottenere?

Gli anticorpi diretti contro il virus di Epstein-Barr (EBV) sono usati come supporto alla diagnosi d’infezione da EBV in persone con segnie sintomi di mononucleosi ma con monotest negativo.

Le donne in gravidanza con sintomi d’infezione virale, possono essere sottoposte al test, insieme ai test per CMV, toxoplasmosi e altre infezioni (a volte come parte dello screening TORCH) per la diagnosi differenziale tra l’infezione da EBV e altre patologie e infezioni caratterizzate da sintomi simili ma anche da maggiore pericolosità per il feto.

Il test può essere richiesto anche in persone asintomatiche per valutare lo stato immunitario nei confronti di EBV. Questo tipo di approccio non è effettuato di routine, ma può essere usato nel caso in cui un adolescente o una persona immunocompromessa sia stata a stretto contatto con persone affette da mononucleosi.

Secondo il Centers for Disease Control and Prevention (CDC), per  la determinazione dello stato immunitario del soggetto e per la stadiazione dell’infezione, sono raccomandati diversi esami:

  • Anticorpi IgM diretti verso l’antigene del capside virale (VCA-IgM)
  • Anticorpi IgG diretti verso l’antigene del capside virale (VCA-IgG)
  • Antigene precoce D (EA-D)
  • Antigene nucleare Epstein Barr (EBNA)

Domande Frequenti

Come è trattata l'infezione EBV o la mononucleosi?

La terapia è perlopiù di supporto e include il riposo, l’idratazione ed il trattamento dei sintomi. Per alcune settimane/un mese deve essere evitata la pratica di sport con contatto fisico e il sollevamento di pesi con lo scopo di prevenire un’eventuale rottura della milza.

Non esistono vaccini disponibili per prevenire l’infezione; tuttavia l’uso di farmaci anti-virali o disteroidipuò permettere in alcuni casi il trattamento dei sintomi.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

(April 2011) Su-Mei Cao, et al. Fluctuations of Epstein-Barr Virus Serological Antibodies and Risk for Nasopharyngeal Carcinoma: A Prospective Screening Study with a 20-Year Follow-Up. PLOS One. Available online at http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0019100. Accessed June 12, 2016.

(Jan 2014) Centers for Disease Control and Prevention. Epstein-Barr Virus and Infectious Mononucleosis. Available online at http://www.cdc.gov/epstein-barr/laboratory-testing.html. Accessed June 11, 2016.

(Oct 2015) Cunha, B.A., et al. Infectious Mononucleosis Workup. Medscape. Available online at http://emedicine.medscape.com/article/222040-workup. Accessed June 13, 2016.

(Aug 2004) Hess, R. Routine Epstein-Barr Virus Diagnostics from the Laboratory Perspective: Still Challenging after 35 Years. Journal of Clinical Microbiology. Available online at http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC497621/. Accessed June 11, 2016.

(2015) Reshkova, V. et al. Evaluation of Antiviral Antibodies against Epstein-Barr Virus and Neurotransmitters in Patients with Fibromyalgia. Journal of Neurology and Neuroscience. Available online at http://www.jneuro.com/neurology-neuroscience/evaluation-of-antiviral-antibodies-against-epsteinbarr-virus-and-neurotransmitters-in-patients-with-fibromyalgia.php?aid=7360. Accessed June 11, 2016.

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