PD-L1
Noto anche come: ligando di morte cellulare programmata-1 (PD-L1), inibitore del check-point immunitario
Nome ufficiale: immunoistochimica del PD-L1 (ligando di morte cellulare programmata-1)
Ultima Revisione: 23.03.2020
Ultima Modifica: 23.03.2020
In sintesi
Perché?
Come supporto nel definire la terapia per un carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) o per altri tipi di tumore.
Quando?
In seguito alla diagnosi di carcinoma polmonare non a piccole cellule o di altri tumori; in pazienti in terapia che mostrano progressione tumorale.
La preparazione
Nella maggior parte dei casi la preparazione richiesta è minima, ma può dipendere dal metodo utilizzato per prelevare il campione. In tal caso, l’operatore sanitario provvederà a fornire le opportune istruzioni prima della raccolta dei campioni.
L’Esame
Questo esame misura il livello di espressione di PD-L1 (Programmed Death-Ligand 1, ligando di morte cellulare programmata-1) sulla superficie delle cellule tumorali, al fine di definire la terapia adeguata per certi tipi di tumore. Il PD-L1 è una proteina presente sulla superficie di alcune cellule dell’organismo. Questa proteina può essere esposta sulla superficie di alcune, ma non di tutte, cellule tumorali, dalle quali viene sfruttata per sfuggire al sistema immunitario (il sistema di difesa del nostro organismo).
Il sistema immunitario utilizza nei confronti delle cellule tumorali gli stessi meccanismi di difesa impiegati per eliminare le infezioni: vengono stimolati alcuni tipi di cellule T (linfociti T), che riconoscono e attaccano direttamente le cellule tumorali, così come altre cellule anomale o infettive. Tuttavia, il nostro organismo possiede dei “check-point immunitari” che impediscono alle cellule T di distruggere erroneamente le cellule normali. Un esempio di questi check-point sono la proteina PD-1 (Programmed Death 1, recettore di morte programmata 1) e il suo ligando, PD-L1: la proteina PD-L1 esposta sulla superficie delle cellule normali riconosce e blocca l’interazione tra PD-1 e linfociti T, inibendone l’attivazione e sopprimendo la risposta immunitaria.
Tuttavia, anche alcune cellule tumorali sovraesprimono sulla loro superficie il PD-L1, sfruttandone il meccanismo protettivo dall’azione dei linfociti T. In questo modo, le cellule tumorali hanno maggiori probabilità di inattivare le cellule T, eludere il sistema immunitario e sopravvivere.
Allo scopo di “ripristinare” l’attività antitumorale, sono stati sviluppati nuovi farmaci (immunoterapie) in grado di interrompere l’interazione tra PD-L1 e PD-1: essi consistono in anticorpi che attaccando PD-L1 o PD-1 (e pertanto bloccandone l’interazione) inibiscono l’inattivazione dei linfociti T da parte delle cellule tumorali. L’effetto è quello di potenziare i meccanismi di difesa dell’organismo, aumentando le capacità del sistema immunitario di riconoscere e combattere il tumore.
I farmaci anticorpali che inibiscono il check-point PD-1/PD-L1 sono in grado di bloccare o rallentare la crescita di tumori quali melanoma, tumore polmonare non a piccole cellule, tumore ai reni, alla vescica, al testa-collo e linfoma di Hodgkin. Inoltre, l’immunoterapia è tuttora in fase di studio per il trattamento di altri tipi di cancro.
Come e Perchè
Quali informazioni è possibile ottenere?
Questo esame viene utilizzato per rilevare la presenza di PD-L1 nel tessuto tumorale, al fine di definire la terapia per il carcinoma polmonare non a piccole cellule e per altri tipi di tumore. Infatti, accertare la presenza del PD-L1 su queste cellule contribuisce a determinare se l’utilizzo di immunoterapici (inibitori di PD-1 o di PD-L1), come l’atezolizumab, il nivolumab e il pembrolizumab, può essere utile per il trattamento del tumore.
Il livello di espressione di PD-L1 può essere misurato tramite test immunoistochimici (IHC), i quali determinano se la quantità di PD-L1 espressa dal tessuto tumorale è sufficiente per definire il paziente un buon candidato alla terapia con inibitori. (Per maggiori dettagli sull’IHC, consultare la sezione “Tecniche speciali” dell’articolo sull’Anatomia Patologica).
Varianti del test PD-L1
Esistono diverse varianti del test PD-L1, che non sono interscambiabili. Il tipo di test e l’interpretazione dei risultati variano in relazione al tipo di tumore e allo specifico farmaco immunoterapico. Il PD-L1 può essere richiesto o solo raccomandato prima di iniziare il trattamento farmacologico, in relazione al tipo di tumore e al tipo di farmaco.
I test e i trattamenti sono in continua evoluzione: attualmente, il test PD-L1 può essere utilizzato come supporto nel definire la terapia per i seguenti tumori:
Melanoma
Carcinoma polmonare non a piccole cellule
Tumore alla vescica e tumori uroteliali correlati
Adenocarcinoma della giunzione gastro-esofagea, o carcinoma esofageo a cellule squamose
Carcinoma a cellule squamose della testa e del collo
Tumore al collo dell’utero
Tumore al seno
Quando viene prescritto?
Quando il medico vuole stabilire se un paziente con diagnosi di tumore è un buon candidato per ricevere il trattamento con inibitori di PD-L1 o PD-1.
Il test può essere richiesto prima del trattamento.
- Diagnosi “companion” (che abbina la diagnosi molecolare ai farmaci immunoterapici): per alcune combinazioni di tipologia di tumore e immunoterapia, è necessario eseguire il test prima di iniziare la terapia.
- Diagnosi complementare: per alcune combinazioni, il test è raccomandato ma non richiesto.
Talvolta, il test PD-L1 viene richiesto quando il tumore ricompare a seguito di chemioterapia o di un altro trattamento farmacologico. Inoltre, può essere prescritto quando si sta considerando l’impiego di farmaci anti-PD-L1, in pazienti con tumore alla stadio avanzato ed opzioni di trattamento limitate.
Cosa significa il risultato del test?
I risultati del test PD-L1 sul tessuto tumorale possono essere riportati come dati qualitativi (espresso o non espresso) o quantitativi (sotto forma di uno specifico punteggio). Il referto può anche includere un’interpretazione sul significato clinico dei dati.
I soggetti risultati positivi all’espressione della proteina PD-L1 sul tessuto tumorale sono considerati buoni candidati per ricevere il farmaco immunoterapico. Tuttavia, non tutti i pazienti con sovraespressione di PD-L1 risulteranno responsivi all’immunoterapia, e la responsività può variare nel corso del tempo.
I soggetti con espressione di PD-L1 scarsa o insufficiente hanno minor probabilità di beneficiare dell’immunoterapia; in tal caso, possono essere presi in considerazione trattamenti diversi.
Un risultato negativo indica che il PD-L1 è presente in quantità insufficiente nel campione testato. Talvolta l’espressione di PD-L1 può risultare marcatamente eterogenea in porzioni differenti del tumore e, pertanto, un singolo campione bioptico può non essere rappresentativo dell’intero tumore. Può anche essere presente una variabilità spazio-temporale: ad esempio, l’espressione di PD-L1 può variare tra il tumore primario e la recidiva.
C’è altro da sapere?
Il test PD-L1 è richiesto o raccomandato solo per alcuni tipi di tumore e solo in pazienti per i quali si sta considerando l’impiego di farmaci anti-PD-L1. Questo test non viene utilizzato per lo screening o la diagnosi tumorale.
Domande Frequenti
Quanto tempo è necessario per eseguire il test?
Questo esame non viene eseguito in tutti i laboratori. Dipende dal laboratorio che esegue il test e dalla necessità o meno di spedire il campione.
È possibile eseguire il test su un campione di sangue invece su una biopsia tissutale?
Per la diagnosi tumorale e per eseguire il test PD-L1 è attualmente necessaria una biopsia tissutale.
È davvero necessario eseguire il test PD-L1 prima di iniziare la terapia?
I test sono richiesti per quelle combinazioni di tipologia tumorale e farmaci immunoterapici che necessitano di una “diagnosi companion”. Per le combinazioni che necessitano di una “diagnosi complementare” il test è raccomandato ma non richiesto. L’impiego dei farmaci immunoterapici sta rapidamente progredendo, in concomitanza alla disponibilità di quantità maggiori di dati.
Quali sono i possibili effetti collaterali dell’immunoterapia?
Dal momento che la proteina PD-L1 può essere presente anche sulla superficie delle cellule normali dell’organismo, l’utilizzo delle immunoterapie (che potenziano la risposta immunitaria) può essere correlato alla distruzione delle cellule sane da parte del sistema immunitarie. Altri effetti collaterali comunemente riscontrati includono senso di spossatezza, perdita di appetito, nausea, tosse, eritemi cutanei e prurito. Occorre discutere con il curante in merito ai rischi e ai benefici associati ad ogni trattamento.
Revisori
A cura di: Massimo Gion, Chiara Trevisiol, Aline S.C. Fabricio.
Documento revisionato e condiviso dai componenti attivi del Gruppo di Studio “Marcatori Tumorali” della Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica (SIBioC): Emiliano Aroasio (Torino), Simone Barocci (Urbino), Ettore Capoluongo (Napoli), Giovanni Cigliana (Roma), Laura Conti (Roma), Mario Correale (Bari), Ruggero Dittadi (Mestre-Venezia), Antonio Fortunato (Ascoli Piceno), Fiorella Guadagni (Roma), Stefano Rapi (Firenze), Tiziana Rubeca (Firenze), Gian Luca Salvagno (Verona), Maria Teresa Sandri (Milano), Daniela Terracciano (Napoli), Alessandro Terreni (Firenze), Francesco Volpi (Aviano).
Centro Regionale Specializzato per i Biomarcatori Diagnostici Prognostici e Predittivi, Dipartimento di Patologia Clinica, Azienda ULSS 3 Serenissima – Ospedale SS. Giovanni e Paolo, Venezia. 2Istituto Oncologico Veneto IOV-IRCCS, Padova.
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Altrove sul web
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American Society of Clinical Oncology: Understanding Immunotherapy
National Cancer Institute: Biological Therapies for Cancer
American Lung Association: Immunotherapy, New Hope for Lung Cancer Treatment
American Cancer Society: Lung Cancer
American Cancer Society: Treating Non-Small Cell Lung Cancer
MedlinePlus Medical Encyclopedia: Lung cancer – non-small cell
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Fonti
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