Noto anche come
Toxoplasma gondii
T. gondii
Nome ufficiale
Anticorpi anti-Toxoplasma gondii, IgG, IgM; PCR Toxoplasma gondii
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 06.12.2017.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Nell’ambito dei protocolli di screening prenatale per definire lo stato immunitario della madre nei confronti di Toxoplasma gondii, per rilevare l’infezione da Toxoplasma gondii nelle donne in gravidanza, nei bambini non ancora nati o in una persona immunocompromessa con sintomi parainfluenzali; per rilevare un’infezione pregressa o come sostegno diagnostico alla definizione delle complicanze legate ad un’infezione attiva da toxoplasma.

Quando Fare il Test?

Nel caso in cui una donna in gravidanza o una persona immunocompromessa siano stati esposti a T. gondii e/o presenti sintomi para-influenzali o gravi infezioni agli occhi o all’encefalo che il clinico sospetti essere associate a toxoplasmosi. Sempre nell’ambito dei protocolli di screening prenatale, eseguito entro la 13esima settimana di gravidanza e poi, in caso di sieronegatività, ogni 30-40 giorni.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio; talvolta un campione di liquido cefalorachidiano o di liquido amniotico.

 

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L'Esame

La toxoplasmosi è un’infezione causata da un parassita chiamato Toxoplasma gondii. Il test rileva gli anticorpi prodotti in risposta all’infezione o rileva il materiale genetico (DNA) del parassita presenti nel circolo ematico. Il test viene effettuato per rilevare un’infezione attiva o pregressa.

T. gondii è un parassita non visibile ad occhio nudo. Nella maggior parte delle persone l’infezione è asintomatica o determina solo la comparsa di lievi sintomi para-influenzali. Tuttavia, il parassita può causare gravi complicanze nelle persone immunocompromesse o nel caso in cui infetti donne in gravidanza che possono quindi trasmettere l’infezione al feto.

T. gondii è molto comune. È diffuso in tutto il mondo e in alcuni paesi si stima che abbia infettato addirittura il 95% della popolazione. In generale la percentuale di persone sieropositive per la toxoplasmosi è molto variabile, con valori che variano dal 3 al 70%. In Italia è stato stimato che circa il 60% delle donne che affrontano una gravidanza sono sieronegative per la malattia. Questo è dovuto al miglioramento della conservazione e del trattamento degli alimenti. L’infezione infatti può essere contratta tramite l’ingestione di acqua o cibo contaminato, in modo particolare nel caso di carne cruda o poco cotta, ma anche tramite la manipolazione delle lettiere dei gatti (soprattutto i gatti randagi o abituati ad uscire che possono quindi aver mangiato uccelli o roditori infetti) o della terra di orti e giardini dove animali infetti possono aver defecato. L’infezione può inoltre essere trasmessa per via materno-fetale o, raramente, tramite il trapianto d’organo o la trasfusione di sangue.

L’ospite definitivo di T. gondii è il gatto, il quale si infetta mangiando uccelli, roditori o carne cruda infetta. T. gondii si replica e forma delle oocisti. Durante un’infezione attiva, milioni di microscopiche oocisti possono essere rilasciate nelle feci del gatto per diverse settimane. Le oocisti diventano infettive nel giro di un paio di giorni e rimangono tali per alcuni mesi. In altri ospiti, inclusi gli esseri umani, T. gondii completa solo una parte del suo ciclo vitale e forma cisti inattive nei muscoli, nell’encefalo e negli occhi. Il sistema immunitario dell’ospite riconosce queste cisti inattive e protegge l’organismo da ulteriori infezioni. Lo stato di quiescenza delle cisti può perdurare per tutto il corso della vita del soggetto, a patto che non vi sia compromissione del sistema immunitario.

Un’infezione o una riattivazione di T. gondii in persone immunocompromesse, come i pazienti affetti da HIV/AIDS, coloro ai quali viene somministrata chemioterapia, che abbiano subito di recente un trapianto d’organo o che assumano farmaci immunosoppressori, può comportare lo sviluppo di sintomi e complicanze significative. Possono essere interessati il sistema nervoso e gli occhi, causando cefalea, convulsioni, stato confusionale, febbre, encefalite, perdita di coordinazione e visione offuscata.

Nel caso di donne in gravidanza con una infezione attiva, le possibilità di trasmissione materno-fetale è del 30-40%. Se l’infezione congenita interessa le prime settimane di gravidanza, allora può comportare aborto, morte intrauterina o anche lo sviluppo di gravi complicanze nel neonato, incluso ritardo mentale, convulsioni, cecità ed epatosplenomegalia. Molti bambini infetti, in particolare quelli esposti durante le ultime settimane di gravidanza, possono apparire normali alla nascita ma sviluppare sintomi tardivi come gravi infezioni agli occhi, perdita dell’udito o difficoltà nell’apprendimento.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Tramite un prelievo di sangue venoso dal braccio. Raramente, può essere raccolto un campione di liquido cefalorachidiano tramite una puntura lombare o rachicentesi, o un campione di liquido amniotico prelevato tramite amniocentesi.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

     

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test della toxoplasmosi viene utilizzato per rilevare un’infezione attiva o pregressa ad opera del parassita microscopico Toxoplasma gondii. Spesso viene effettuato per:

    • Le donne prima o durante una gravidanza per verificare la sieropositività o meno all’infezione da T. gondii e per monitorare l’eventuale infezione in corso di gravidanza
    • I pazienti immunocompromessi con sintomi para-inflluenzali
    • I pazienti con segni e sintomi di toxoplasmosi
    • La diagnosi prenatale tramite l’analisi del liquido amniotico
       

    T. gondii è un parassita microscopico che infetta i gatti e può ritrovarsi nel cibo e nel terreno. L’infezione può essere contratta tramite l’ingestione di acqua o cibo contaminato, tramite la manipolazione della lettiera dei gatti o di terreno contaminato o per trasmissione materno-fetale. Nella maggior parte delle persone sane, l’infezione è asintomatica o causa soli lievi sintomi para-influenzali. Il sistema immunitario di una persona immunocompetetnte, sviluppa l’immunità nei confronti del T. gondii; l’infezione non può pertanto essere contratta nuovamente. Le cisti permangono in uno stato di quiescenza a meno che non vi sia una riattivazione dovuta alla compromissione del sistema immunitario.

    Esistono diverse metodiche per rilevare l’infezione da T. gondii. La scelta dei test e dei campioni da utilizzare dipende dalla persona, dai sintomi e dall’anamnesi clinica.

    Test anticorpale

    L’esposizione di una persona a T. gondii determina la produzione di anticorpi in grado di riconoscere il parassita, ad opera del sistema immunitario del soggetto infetto. Possono essere prodotte due classi di anticorpi, le IgM e le IgG.

    Le IgM sono le prime ad essere prodotte in risposta all’infezione. Nella maggior parte delle persone sono presenti nel circolo ematico entro una o due settimane dell’esposizione. La produzione di IgM aumenta per un breve periodo per poi diminuire progressivamente fino a scendere sotto i limiti di rilevabilità dopo qualche mese dall’esposizione. I livelli di IgM possono aumentare nuovamente nel caso in cui una ciste quiescente di T. gondii si riattivi o nel caso di infezioni croniche.

    Le IgG vengono prodotte dopo alcune settimane dall’infezione e forniscono una protezione a lungo termine. I livelli di IgG aumentano durante l’infezione attiva per poi stabilizzarsi dopo la risoluzione della stessa. Una volta che una persona è stata esposta a T. gondiipresenterà livelli rilevabili di IgG per il resto della propria vita.

    Il test anticorpale può essere effettuato nell’ambito del pannello TORCH, un acronimo che include molte infezioni in grado di causare complicanze durante la gravidanza: toxoplasmosi, rosolia, citomegalovirus ed herpes simplex.

    Test molecolare

    Il test molecolare può essere effettuato per rilevare e misurare il materiale genetico di T. gondii nel liquido cefalorachidiano o nel liquido amniotico.

  • Quando viene prescritto?

    In Italia, secondo il  Decreto ministeriale del 10 settembre 1998, il test per la toxoplasmosi rientra nelle prestazioni specialistiche e diagnostiche fornite gratuitamente durante la gravidanza al fine di tutelare la salute della madre e del nascituro. Nell’ambito dei protocolli di screening prenatale, la ricerca degli anticorpi IgG e IgM anti-T. gondii, viene eseguita entro la 13esima settimana di gravidanza e poi, in caso di sieronegatività, ogni 30-40 giorni fino al parto.

    Il test può essere richiesto anche nelle persone immunocompromesse con sintomi para-influenzali o in qualunque persona abbia sviluppato sintomi e complicanze attribuibili alla toxoplasmosi. I segni e sintomi di toxoplasmosi includono:

    • Linfonodi ingrossati
    • Febbre, sudorazione notturna
    • Debolezza e senso di fatica
    • Cefalea
    • Dolore
    • Talvolta mal di gola
       

    Le infezioni più gravi possono vedere un interessamento del sistema nervoso centrale, incluso l’encefalo, con conseguenti variazioni nella vista, nello stato mentale o presenza di convulsioni.

    Il test molecolare può essere eseguito nel caso in cui la toxoplasmosi sia sospettata in pazienti immunocompromessi (che quindi potrebbero non aver prodotto gli anticorpi) o per testare il liquido amniotico durante la gravidanza al fine di verificare o escludere l’infezione del feto in una madre positiva per le IgM anti-T. gondii e quindi con un’infezione attiva.

  • Cosa significa il risultato del test?

    L’interpretazione dei test per la toxoplasmosi richiede molta attenzione. Una persona immunocompromessa potrebbe non essere in grado di attivare una forte risposta immunitaria nei confronti di T. gondiicon la conseguenze assenza o quasi delle IgM e delle IgG nonostante la presenza dell’infezione.

    Test anticorpale

    IgM

    IgG

    Interpretazione possibile

    Negativo

    Positivo

    Infezione pregressa

    Negativo

    Negativo

    Assenza dell’infezione o infezione troppo recente; nessuna precedente esposizione

    Positivo

    Negativo

    Infezione attiva precoce; nei neonati infezione congenita

    Positivo

    Positivo

    Infezione attiva; infezione cronica; riattivazione dell’infezione; infezione recente (le IgM possono permanere positive per molti mesi dopo la risoluzione dell’infezione)

    Talvolta possono essere presenti risultati falsamente positivi. Per questo motivo spesso un risultato positivo per le IgM deve essere confermato ripetendo il test con un’altra metodica.
    Le IgM sono le uniche immunoglobuline prodotte  durante la vita intrauterina. Pertanto la rilevazione di IgM anti-T. gondii nei neonati indica la presenza di un’infezione congenita.

    Test molecolare

    La positività per la rilevazione del materiale genetico (DNA) del parassita, indica la presenza di un’infezione attiva. Un risultato negativo indica che è probabile l’assenza dell’infezione ma non è in grado di escluderla. Il parassita potrebbe non essere presente in quantità sufficienti da essere rilevate nel sangue o nel liquido corporeo.

  • C’è altro da sapere?

    L’infezione da Toxoplasma gondii può essere contratta perlopiù tramite l’ingestione di carne non cotta bene o cruda, in modo particolare se di maiale, agnello o cervo, ma anche di frutta e verdura non lavate cresciute in terreno contaminato, di latte non pastorizzato o tramite la manipolazione di terreno contaminato.

    L’infezione da T. gondii è la causa più comune nel mondo di infiammazione intraoculare e, nel caso di complicanze, può creare delle cicatrici nella retina e causare gravi infezioni oculari.

    L’infezione da T. gondii può essere confermata anche tramite l’ausilio di altri test come il test di avidità delle IgG, gli esami colturali o la colorazione di campioni bioptici.

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Domande Frequenti
  • La toxoplasmosi è contagiosa?

    La toxoplasmosi non può essere trasmessa direttamente da persona a persone, fatta eccezione per la trasmissione materno-fetale. La maggior parte delle infezioni vengono contratte mangiando, bevendo o manipolando qualcosa di contaminato.

  • Dovrebbero sottoporsi tutti al test della toxoplasmosi?

    No, poiché l’infezione è molto comune e nella maggior parte dei casi asintomatica.

  • L’infezione da T. gondii può essere contratta più di una volta?

    In linea generale, una volta che l’organismo è stato infettato da T. gondii, l’immunità acquisita protegge da ulteriori infezioni. Tuttavia, nel caso in cui vi sia un indebolimento del sistema immunitario, può esistere la possibilità di una riattivazione delle cisti inattive. Questo accade per molte infezioni che colpiscono persone immunocompromesse, come i pazienti affetti da HIV/AIDS.

  • Perché in alcuni paesi la diffusione della toxoplasmosi è più ampia?

    Il tasso di infezione è alto nei paesi caldi e umidi ed è anche influenzato dalle abitudini alimentari. Pertanto è più alto nei paesi nei quali viene spesso consumata carne cruda o poco cotta.

  •  La toxoplasmosi è curabile?

    La maggior parte delle persone sane non necessita di alcun trattamento, ma esistono dei trattamenti da utilizzare per le persone con il sistema immunitario compromesso, nelle donne in gravidanza per diminuire il rischio di trasmissione materno-fetale e nei neonati con infezioni congenite.

  • Cosa è necessario fare per prevenire il contagio?

    Alcune precauzioni includono:

    • Chiedere ad altre persone di pulire la lettiera dei gatti. Nel caso questo non sia possibile, utilizzare guanti ed assicurarsi che la lettiera venga pulita ogni giorno per prevenire l’attivazione delle oocisti.
    • Se possibile, mantenere i gatti in casa in modo da evitare che mangino prede contaminate, carne cruda o che vadano in terreni contaminati
    • Non accogliere in casa nuovi gatti o prendersi cura di gatti randagi durante la gravidanza
    • Coprire la buca della sabbia nella quale giocano i bambini se non utilizzata per evitare che venga usata come lettiera dai gatti.
    • Indossare guanti da giardinaggio
    • Non mangiare carne cruda o poco cotta
    • Lavare le mani, i taglieri e qualsiasi utensile utilizzato per preparare la carne cruda, tramite acqua calda e sapone ed evitare la cross-contaminazione.
    • Non bere latte non pastorizzato
    • Lavare e/o sbucciare frutta e verdura.
  • Oltre al test anticorpale e molecolare, esistono altri test?

    Raramente possono essere prelevati dei campioni bioptici (campioni di tessuto) provenienti dalla sede di una sospetta infezione. Il campione può essere messo in coltura e/o esaminato tramite colorazione tramite il microscopio per la rilevazione del parassita. Questa procedura viene però di solito riservata ai soli casi di dubbia o difficile diagnosi.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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