Noto anche come
Anticorpi dell’epatite C
Anti-HCV
HCV-PCR
HCV-RNA
Carica virale dell’epatite C
Nome ufficiale
Screening con gli anticorpi anti- epatite C; Amplificazione dell’RNA dell’epatite virale C mediante PCR; Genotipizzazione del virus dell’epatite C
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
24.05.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per diagnosticare l’infezione da epatite C (HCV) e monitorare il trattamento.

Quando Fare il Test?

Screening: per tutti coloro che sono a rischio di infezione o per nati tra il 1945 e il 1965 (Raccomandazione della CDC, 2012)
Diagnosi: quando il paziente è stato esposto al virus, tramite contatto con sangue infetto, o quando presenta sintomi associati a una malattia del fegato.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue prelevato da una vena del braccio.

​​​​​​​Il Test Richiede una Preparazione?

No.

L’Esame

L’epatite C (HCV) è un virus che causa infezione al fegato, caratterizzata da infiammazione e danno all’organo stesso. I test dell’epatite C sono un gruppo di analisi usato per determinare, diagnosticare e monitorare il trattamento per l’epatite C. Il test più frequentemente utilizzato ricerca nel sangue gli anticorpi prodotti in risposta all’infezione. Altri esami rilevano la presenza di RNA virale, la concentrazione di RNA virale presente oppure la specifica sottospecie del virus.

L’epatite C è uno dei sei tipi di virus identificati molto tempo fa, che includono A, B, D, E, e G, conosciuti per essere causa di patologia. L’HCV si contrae mediante l’esposizione a sangue contaminato, principalmente condividendo gli aghi durante l’iniezione di droghe d’abuso per via endovenosa, ma anche con rasoi, facendo sesso non protetto con una persona infetta, con l’esposizione occupazionale del personale sanitario e, meno frequentemente, nel passaggio dalla madre al figlio durante il parto. Prima che i test dell’HCV fossero disponibili, negli anni ’90, l’infezione veniva spesso trasmessa mediante le trasfusioni di sangue.

L’HCV non è contagiosa tanto quanto l’epatite B, ma al momento non esiste un vaccino per prevenire l’infezione. L’epatite C è una delle cause più frequenti di patologie epatiche croniche nel mondo occidentale. Dopo una drastica flessione registrata nei primi dieci anni di sorveglianza, l’incidenza di epatite C acuta in Italia ha continuato un trend in diminuzione, stabilizzandosi su tassi tra 0,2 e 0,3 per 100.000 abitanti, a partire dal 2009. Nel 2014 l’incidenza è stata di 0,2 per 100.000 (0 per la fascia d’età 0-14 anni; 0,2 per la fascia d’età 15-24 e 0,3 ≥25 anni). Anche per l’epatite C la diminuzione di incidenza ha interessato in particolar modo i soggetti d’età compresa fra i 15 e i 24 anni (verosimilmente per cambiamenti comportamentali da parte dei tossicodipendenti). L’età dei nuovi casi è in aumento, e già da due anni la fascia di età maggiormente colpita è stata quella 35-54 anni. Inoltre, riguardo alla distribuzione per genere, negli ultimi anni il rapporto uomini/donne è andato diminuendo anche se nel 2014 il numero di maschi tra i casi è ancora superiore (59%) (dati del Centro Nazione di Epidemiologia). Circa l’85% delle cronicizzazioni dopo l’infezione acuta, si risolvono.

La maggior parte delle persone infette non hanno sintomi e non sanno di avere la patologia. L’infezione acuta da HCV può causare sintomi leggeri e poco specifici e l’infezione cronica può lavorare lentamente per un decennio o due prima di causare un danno sufficiente da inficiare la funzionalità epatica.

Le infezioni da epatite C causano un aumentato rischio di sviluppare patologie gravi:

  • Circa il 60-70% sviluppa patologie epatiche croniche
  • Circa il 20-40% va incontro a cirrosi dopo alcuni anni; le proiezioni più recenti suggeriscono però che quasi il 45% sviluppi la cirrosi
  • Circa 1-5% dei pazienti muore per patologie correlate all’infezione, come la cirrosi e il tumore al fegato

I test degli anticorpi dell’epatite C è usato per lo screening sulle infezioni, che viene fatto anche su persone senza segni o sintomi ma ad alto rischio, su coloro che hanno sintomi associabili all’epatite o a malattie epatiche, o su coloro che sono stati esposti al virus. Poiché il test degli anticorpi può rimanere positivo nella maggior parte delle persone in cui l’infezione si è risolta, un risultato positivo è seguito dalla ricerca dell’RNA, che rileva la presenza di materiale genetico virale. Un risultato positivo significa che il virus è presente, che l’infezione non si è risolta e che la persona necessita di un trattamento. La genotipizzazione dell’epatite C fornisce informazioni su quale tipo di virus sia presente, e guida così il conseguente trattamento.

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Come e Perché
  • Che tipo di campione viene richiesto?

    Un campione di sangue prelevato da una vena del braccio.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    I test dell’epatite C sono usati per lo screening e la diagnosi di infezione da virus dell’epatite C, per guidare la terapia e per monitorare la risposta del paziente.
    Il test degli anticorpi anti- HCV è usato come screening per l’infezione. Determina la presenza di anticorpi diretti contro il virus, indicando così l’esposizione ad HCV. Questo esame non distingue tra pazienti che hanno l’infezione in atto e pazienti che l’hanno avuta in precedenza. Esistono casi “debolmente positivi” che in realtà sono falsi positivi. L’associazione statunitense "Centers for Disease Control and Prevention" (CDC) raccomanda che a tutti i pazienti positivi agli anticorpi venga ricercato l’RNA del virus per capire se la persona abbia l’infezione attiva.
    Il test degli anticorpi anti- HCV può essere eseguito come parte del pannello delle epatiti virali acute per determinare quale tipo di virus causi i sintomi al paziente.
    Gli esami seguenti possono essere usati per diagnosticare un’infezione corrente e per guidare e monitorare il trattamento:

    • Ricerca dell’RNA dell’HCV, test qualitativo usato per distinguere tra infezione attiva e pregressa. Il risultato è “positivo” se viene trovato l’RNA del virus, o “negativo” in caso contrario
    • Carica virale di HCV (test RNA HCV, quantitativo) determina e misura il numero di RNA virali presenti nel sangue. La carica virale è usata prima e durante il trattamento per monitorare la risposta alla terapia comparando la quantità di virus prima e dopo la cura (di solito il test viene ripetuto più volte nei primi tre mesi di terapia). Esistono nuovi metodi che possono rilevare cariche virali anche molto basse.
    • La genotipizzazione serve per determinare il tipo, il genotipo, dell’HCV presente. Esistono 6 diversi sottospecie di HCV maggiormente diffuse; la più comune (genotipo 1) risponde meno al trattamento rispetto ai genotipi 2 e 3 e di solito richiede una terapia più lunga (48 settimane, rispetto alle 24 dei genotipi 2 o 3). La genotipizzazione viene prescritta prima che il trattamento inizi per avere un’idea della probabilità di successo e della durata del trattamento.
  • Quando viene prescritto?

    La CDC raccomanda lo screening per l’infezione da HCV mediante la ricerca di anticorpi quando il paziente:

    • Ha fatto uso di droghe d’abuso per via endovenosa
    • Ha ricevuto trasfusioni di sangue o un organo trapiantato prima del 1992*
    • Ha fatto iniezioni di fattori della coagulazione prodotti prima del 1987
    • E’ stato in dialisi per molto tempo
    • E’ un bambino nato da madre affetta
    • E’ stato in stretto contatto con un soggetto infetto
    • Fa parte del personale sanitario e lavora con aghi, oggetti taglienti o ha esposto le proprie mucose a sangue positivo per l’HCV
    • Mostra segni di malattia epatica cronica
    • Ha l’HIV
    • E’ nato tra il 1945 e il 1965, a prescindere da altri fattori di rischio
       

    *Le sacche di sangue vengono testate dal 1992 e ogni unità HCV positiva viene scartata per la trasfusione. Al momento, il rischio di infezione da sangue trasfuso ammonta a un caso su due milioni di unità.

    Il test della ricerca di anticorpi può essere prescritto quando il paziente presenta risultati anomali sul pannello epatico, o sintomi associati all’epatite. In questi casi, può essere fatto un pannello delle epatiti acute. La maggior parte delle persone infette non ha sintomi o ne ha di così lievi che raramente inducono il medico a fare un test dell’HCV. Circa il 10-20 % degli affetti mostra sintomi come affaticamento, dolore addominale, perdita dell’appetito e ittero.
    Il test dell’RNA dell’HCV è prescritto come follow- up quando gli anticorpi sono positivi, per vedere se l’infezione è ancora presente; la genotipizzazione è eseguita per selezionare il trattamento. La carica virale viene fatta prima di cominciare la terapia, periodicamente per il monitoraggio e alla fine del trattamento per valutarne l’efficacia.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Il risultato del test degli anticorpi viene di solito riportato come “positivo” o “negativo”. Quello della ricerca dell’RNA è un numero che corrisponde alla quantità di virus presenti. Se il virus non c’è o la concentrazione è troppo bassa per essere rilevata, il risultato è “negativo”.
    L’interpretazione dei test di screening per HCV e i test di follow-up sono elencati nella tabella sottostante. In generale, se il test degli anticorpi è positivo, allora l’individuo è infetto o è stato infettato in passato. Se l’HCV RNA è positivo, la persona ha un’infezione attiva. Se non viene rilevato alcun RNA virale, allora può essere che il paziente non abbia un’infezione attiva o che il virus sia presente in un numero molto limitato di copie.

    Anticorpi anti- HCV

    HCV RNA

    Infezione da HCV

    Negativi

     

    L’infezione non c’è o l’esame è eseguito troppo precocemente rispetto all’esposizione; se il sospetto rimane alto l’esame dovrebbe essere ripetuto più avanti nel tempo

    Positivi o indeterminati

    Negativo

    Infezione pregressa o nessuna infezione (screening falso positivo); possono essere indicati esami aggiuntivi

    Positivi o debolmente positivi o indeterminati

    Positivo

    Infezione attiva

    Per il monitoraggio, la carica virale dell’HCV (HCV RNA quantitativo) può indicare se il trattamento sia efficace o meno. Una carica virale alta o aumentata può essere il segno che il trattamento non è efficace; mentre una carica bassa o abbassata o indeterminabile può voler dire che il trattamento ha funzionato. I trattamenti efficaci provocano un decremento del 99% o più della carica virale subito dopo l’inizio del trattamento (nelle prime 4-12 settimane) e di solito la carica virale non è più determinabile alla fine del trattamento. In accordo con la CDC, una carica virale indeterminabile nel sangue della persona per 24 settimane dopo la fine del trattamento indica che il paziente ha risposto alla terapia.
    I risultati della genotipizzazione di HCV identifica quale tipo di virus il paziente abbia e guida la selezione e la durata del trattamento. Esistono 6 tipi (genotipi) di HCV numerati da 1 a 6 e 50 sottotipi identificati. Il genotipo 1 è il più comune nel mondo occidentale.

  • C’è altro da sapere?

    Gli anticorpi anti-HCV di solito non compaiono per alcuni mesi dopo l’esposizione ma sono sempre presenti negli stadi più avanzati dell’infezione.
    Circa il 25% dei malati di HIV/AIDS ha una co-infezione da HCV, e la patologia epatica di questi pazienti di solito progredisce più rapidamente.

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Domande Frequenti
  • Se i sintomi sono molto lievi, perché è opportuno fare il test?

    L’epatite C spesso porta a epatite cronica, che può progredire fino a cirrosi e tumore del fegato (carcinoma epatocellulare). La diagnosi precoce può far sì che il medico segua più da vicino la funzionalità epatica del paziente e consideri l’idea di iniziare un trattamento farmacologico se l’infezione cronicizza.

  • Esistono altri esami per seguire il decorso della patologia?

    Sì. Esami del fegato come ALT e AST sono usati per indicare il progredire del danno epatico. I pazienti affetti da virus dell’epatite C (HCV) che hanno sempre AST e ALT normali probabilmente avranno sempre dei sintomi leggeri e non necessiteranno di alcun trattamento. Possono essere usati altri esami come albuminatempo di protrombina (PT) e bilirubina, che rimangono di solito nella norma a meno che il paziente non sviluppi la cirrosi. A volte viene eseguita una biopsia del fegato per determinare la gravità del danno epatico.

  • Ci si può vaccinare contro l’epatite C?

    No, al momento non esiste un vaccino, anche se i ricercatori ci stanno lavorando.

  • Una volta guariti dall’HCV ci si può infettare di nuovo?

    Sì. Un’infezione precedente da HCV non protegge la persona da un’altra infezione, non la rende immune all’HCV. La maggior parte delle persone non ha una risposta immunitaria efficace verso il virus. I cambiamenti che il virus subisce nelle replicazioni che effettua durante l’infezione mettono in difficoltà il sistema immunitario nel combattere le infezioni iniziali o successive.

  • Esiste un trattamento per l’HCV?

    Sì, al momento esistono dei farmaci che si usano per trattare l’infezione da HCV. Di solito vengono usate combinazioni di trattamento, e i ricercatori stanno sviluppando nuovi farmaci. Prima del 2000, l’HCV cronica era curabile solo nel 10% dei casi. Adesso i trattamenti possono curare circa il 60-70% dei casi prima che sopraggiungano altre complicazioni. I farmaci si stanno evolvendo fino al punto di curare il 90% dei casi, grazie alle nuove ricerche. Ciò aumenta la probabilità di intervenire precocemente e di prevenire le morti associate all’HCV.

  • Esiste un test da fare a casa per l’epatite C?

    Esiste un kit approvato dall’FDA per raccogliere a casa il sangue da mandare in laboratorio. Non è possibile fare l’esame a casa.

  • Come avviene il contagio?

    Se c’è l’RNA dell’HCV nel sangue di una persona, essa può potenzialmente contagiare gli altri. L’epatite C si prende tramite l’esposizione al sangue contaminato. Il meccanismo più frequente è la condivisione di siringhe durante l’iniezione di droghe d’abuso per via endovenosa (eroina). Altre modalità includono materiali per piercing e tatuaggi contaminati, l’esposizione del personale sanitario mediante aghi o oggetti taglienti e, meno frequentemente, il sesso non protetto o la commistione di sangue tra madre e figlio durante il parto.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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