Noto anche come
VDRL
RPR
Microscopia in campo oscuro
Test in fluorescenza per la ricerca dell’assorbimento degli anticorpi anti-treponema (FTA-ABS)
Test di agglutinazione passiva delle particelle di treponema (TP-PA)
Test di microemoagglutinazione MHA-TP
PCR per Treponema pallidum
Nome ufficiale
Test di rilevazione della sifilide
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
23.05.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per la ricerca e la diagnosi di un’infezione operata dal batterio Treponema pallidum, agente eziologico della sifilide, una malattia sessualmente trasmissibile.

Quando Fare il Test?

In presenza di sintomi di sifilide; nel caso in cui esista il rischio di essere stati esposti al Treponema pallidum, come nel caso in cui siano state contratte altre malattie sessualmente trasmissibili come le infezioni da HIV, nel caso in cui al partner sia stata diagnosticata la sifilide, o in seguito a rapporti sessuali occasionali altamente a rischio; in gravidanza.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

In base al tipo di manifestazioni cliniche, viene prelevato in genere un campione di sangue venoso dal braccio. Talvolta può essere necessario un campione prelevato tramite il raschiamento di un’ulcera presente nella sede dell’infezione; più raramente un campione di liquido cefalorachidiano prelevato tramite la rachicentesi.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

La sifilide è una malattia causata dall’infezione di Treponema pallidumed è una delle malattie a trasmissione sessuale più diffusa. Oltre che con i rapporti sessuali non protetti, la sifilide può essere contratta tramite il contatto diretto con un’ulcera (sifiloma) infetta. Il test più frequentemente utilizzato per la ricerca di T. pallidum prevede la ricerca degli anticorpi diretti contro il batterio (test sierologici). Altri metodi prevedono invece la ricerca diretta del batterio o del suo materiale genetico.
La sifilide può essere facilmente trattata tramite antibiotici ma può causare gravi complicanze se non trattata. L’infezione può essere anche trasmessa per via materno-fetale e causare gravi danni al feto, anche mortali.

La sifilide viene classificata in tre fasi:

  1. Sifilide primaria – la fase iniziale comincia dopo 2-3 settimane dall’infezione con la comparsa di ulcere (sifiloma iniziale)  in genere nella zona genitale, ossia nella zona maggiormente esposta con la sede dell’infezione del partner. Tali ulcere possono talvolta essere indolori e passare inosservate, in particolare se presenti nel retto o nella cervice, per poi sparire spontaneamente entro 4-6 settimane, anche in assenza di trattamento.
  2. Sifilide secondaria – nel caso in cui la sifilide primaria non venga trattata, può svilupparsi la forma secondaria tra le 6 settimane e i 6 mesi dopo la comparsa della prima ulcera. Si manifesta con eruzioni cutanee ruvide, rosse e tondeggianti presenti di solito sul palmo delle mani o sotto la pianta dei piedi (un posto insolito per la maggior parte delle eruzioni cutanee), in genere non pruriginose. Possono comparire poi altri sintomi come febbre, senso di fatica, linfonodi ingrossati, mal di gola e dolori muscolari.
  3. Sifilide terziaria (tardiva) – se la sifilide secondaria non viene trattata allora il batterio permane in uno stato latente, durante il quale la persona affetta è priva di sintomi nonostante la presenza dell’infezione. Questo stato di latenza può durare per anni. Le complicanze della sifilide terziaria possono comparire in circa il 15% delle persone non trattate. In questi casi, il batterio può danneggiare il cuore, gli occhi, il sistema nervoso centrale e periferico, le ossa, le articolazioni e quasi ogni parte dell’organismo. In presenza di un interessamento del sistema nervoso centrale si parla di neurosifilide. La sifilide terziaria può comparire dopo molti anni, con gli stadi finali della malattia caratterizzati da disturbi mentali, cecità o altri problemi neurologici, problemi cardiaci fino alla morte.
     

La sifilide è maggiormente contagiosa nella fase primaria e secondaria. Secondo i dati dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), nel 2010 nell’Unione Europea sono stati riportati 17884 casi di sifilide con una prevalenza negli uomini rispetto alle donne (6.6 casi ogni 100.000 persone per gli uomini e 1.8 casi ogni 100.000 persone nelle donne), con un particolare incremento nella trasmissione attraverso rapporti omosessuali occasionali tra uomini.
La sifilide può essere trattata tramite antibiotici, preferibilmente penicillina.  Le infezioni appena contratte sono facilmente trattabili mentre le infezioni in fasi avanzate possono richiedere trattamenti più duraturi.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Dipende dallo stadio nel quale si trova la malattia e dal test utilizzato:

    • In genere viene raccolto un prelievo di sangue venoso dal braccio per l’esecuzione del test sierologico
    • In presenza di ulcere (sifilomi primari) il clinico può richiedere un raschiamento dell’area infetta, come della cervice, del pene, dell’ano o della gola
    • In presenza di sifilide in fase latente con sospetto interessamento neurologico (neurosifilide) il clinico può richiedere il prelievo del liquido cefalorachidiano tramite rachicentesi
  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    I test della sifilide vengono utilizzati per la ricerca e la diagnosi delle infezioni da Treponema pallidum, il batterio responsabile della malattia.
    Esistono diversi tipi di test e di questi i test sierologici sono quelli più comuni.

    Test sierologici – questi test prevedono la ricerca di anticorpi nel sangue e, talvolta, nel liquido cefalorachidiano (liquor). Esistono due tipi di test sierologici per la sifilide, i cosiddetti test treponemici e non treponemici (dal nome del batterio). Ciascun tipo di test è utile per lo screening della sifilide ma devono essere seguiti da ulteriori test per la conferma di un risultato positivo e la diagnosi di sifilide attiva:

    • Test sierologici non treponemici – questi test si chiamano “non treponemici” per la loro capacità di rilevare anticorpi non diretti in maniera specifica contro T. pallidum. Tali anticorpi possono essere prodotti dall’organismo in presenza di sifilide ma anche in presenza di altre patologie. Questi test sono molto sensibili ma, poiché non sono specifici, possono incorrere in risultati falsamente positivi in caso di uso di droge per via endovenosa, in gravidanza, in presenza di alcune patologie come la malattia di Lyme, alcuni tipi di polmonite, malaria, tubercolosi e alcuni disordini autoimmuni come il lupus. Pertanto un risultato positivo deve essere confermato con l’utilizzo di test più specifici (test treponemici). I test non treponemici includono:
      • Reagina plasmatica rapida; RPR (Rapid Plasma Reagin) – oltre che per lo screening, questo test è utile nel monitoraggio della terapia della sifilide. Infine può essere utilizzato per confermare la presenza di un’infezione attiva in presenza di un test treponemico positivo.
      • VDRL (Venereal Disease Research Laboratory) – oltre che su campioni di sangue, questo test può essere eseguito su campioni di liquido cefalorachidiano per la diagnosi di neurosifilide.
    • Test sierologici treponemici – questi test rilevano anticorpi in grado di riconoscere antigeni specifici di T. pallidum. Sono altamente specifici per la sifilide pertanto la presenza di altre patologie raramente causa risultati falsamente positivi. Tuttavia, una volta che una persona ha contratto l’infezione da T. pallidum, questi anticorpi permangono per tutta la vita dell’individuo. Diversamente gli anticorpi rilevati tramite i test non treponemici, scompaiono dopo circa tre anni dall’estirpazione dell’infezione. Un risultato positivo al test treponemico deve essere seguito da un test non treponemico (come il RPR) in modo da differenziare tra un’infezione attiva e una pregressa e trattata con successo. I test sierologici treponemici includono:
      • Test di assorbimento di anticorpi anti-treponema fluorescenti; FTA-ABS (Fluorescent treponemal antibody absorption) – questo test è utile se eseguito dopo le prime 3-4 settimane dall’infezione. Può essere utilizzato, oltre che sul sangue, anche sul liquor nella diagnosi di neurosifilide.
      • Saggio di microemoagglutinazione per gli anticorpi contro T. Pallidum; MHA-TP (Microhemagglutination assay) – un altro test di conferma; questo test attualmente è usato più raramente
      • Test immunometrici – negli ultimi anni sono stati sviluppati molti test automatizzati, utili a scopo di screening
         

    Diagnosi diretta – questi test vengono utilizzati più raramente:

    • Microscopia in campo oscuro – può essere utilizzata nelle fasi precoci della malattia, quando sono presenti ulcere sospette di sifilide. Prevede il raschiamento dell’ulcerazione e la successiva deposizione del campione su un vetrino che viene poi analizzato tramite un particolare strumento chiamato “microscopio a campo oscuro”.
    • Test molecolare (PCR) – rileva il materiale genetico del batterio presente nelle ulcere, nel sangue o nel liquido cefalorachidiano.

       

    La tabella seguente riassume le possibili fasi della sifilide e I tipi di test che possono essere utilizzati:

    Fasi della malattia

    Esposizione al batterio

    Sifiloma iniziale, "Sifilide primaria"

    Eruzioni cutanee, "Sifilide secondaria"

    Malattia neurologica, "Sifilide terziaria"

    Tempo dopo l’esposizione al batterio necessario per la comparsa dei sintomi in pazienti non trattati

    1 giorno

    10-90 giorni

    6 settimane - 6 mesi

    10-30 anni

    Descrizione

    La trasmissione della sifilide avviene tramite rapporti sessuali vaginali, anali o orali. Le donne in gravidanza affette da sifilide possono trasmettere l’infezione al feto. La prima infezione non fornisce alcuna immunità; una nuova esposizione può portare ad un’ulteriore infezione.

    Comparsa di una o più piaghe (sifilomi) in corrispondenza del sito di infezione. La piaga è di solito piccola, rotonda e indolore; pertanto può passare inosservata. L’ulcera può permanere per 3-6 settimane per poi guarire spontaneamente senza alcun trattamento.

    Presenza di eruzioni cutanee in uno o più siti che possono comparire in seguito alla guarigione dei sifilomi iniziali ma anche dopo alcune settimane dalla guarigione. Generalmente non sono pruriginose e compaiono nei palmi delle mani e sotto la pianta dei piedi.

    Presenza di lesioni della pelle o noduli chiamati granulomi, variazioni degenerative del sistema nervoso centrale (torpore, paralisi, cecità graduale e demenza) e del sistema cardiovascolare.

    Test sierologici:

     

     

     

     

    Test sierologici non treponemici: VDRL e RPR. Utilizzati nello screening o per la conferma di un risultato positivo dei test sierologici treponemici; utilizzati nella scelta del percorso terapeutico.

     

    Altamente sensibili; un risultato positivo deve essere necessariamente confermato con I test sierologici treponemici poiché potrebbero essere presenti risultati falsamente positivi. Gli anticorpi non treponemici in genere scompaiono dopo tre anni se il paziente viene trattato in maniera adeguata.

    Analogo alla fase precedente.

    Il test VDRL viene effettuato su un campione di liquido cefalorachidiano per la diagnosi di neurosifilide.

    Test sierologici treponemici: FTA-ABS, TP-PA, immunometria. Utilizzati per confermare un risultato positivo nei test non treponemici.

     

    Altamente specifici; un risultato positivo deve essere seguito da un test non treponemico in modo da differenziare tra un’infezione attiva e una pregressa. Questi anticorpi infatti rimangono per tutta la vita del soggetto affetto, anche in seguito ad un trattamento risolutivo.

    Analogo alla fase precedente.

    Il test FTA-ABS effettuato sul liquor è meno specifico del test VDRL, ma è altamente sensibile; può essere utilizzato per escludere la neurosifilide.

    Test per la diagnosi diretta:

     

     

     

     

    Microscopia in campo oscuro: il campione prelevato da un sifiloma viene posto su un vetrino ed esaminato con uno speciale microscopio.

     

    Nel caso in cui vengano individuati dei batteri, è possibile fare diagnosi di sifilide.

    Non applicabile

    Non applicabile

    Test molecolare (PCR)

     

    Rileva il materiale genetico del batterio nel campione prelevato nel sito dell’infezione.

    Rileva il materiale genetico del batterio nel sangue del paziente.

    Rileva il materiale genetico del batterio nel sangue del paziente e/o in un campione di liquido cefalorachidiano.

     

  • Quando viene prescritto?

    Il test della sifilide può essere richiesto nel caso in cui un paziente mostri segni e sintomi come:

    • Un’ulcera nella gola o nei genitali
    • Eruzioni cutanee ruvide, rosse e tondeggianti presenti di solito sul palmo delle mani o sotto la pianta dei piedi (un posto insolito per la maggior parte delle eruzioni cutanee), in genere non pruriginose. Possono comparire poi altri sintomi come febbre, senso di fatica, linfonodi ingrossati, mal di gola e dolori muscolari.
       

    Indipendentemente dai sintomi, gli screening per la sifilide vengono raccomandati in:

    • Pazienti trattati per altre malattie sessualmente trasmissibili, come la gonorrea
    • Durante la gravidanza, in genere durante la prima visita e in seguito nel terzo trimestre e dopo il parto nelle donne ad alto rischio
    • Persone con comportamenti sessuali considerati a rischio, come l’abitudine al sesso non protetto con partner multipli, in special modo negli uomini con rapporti omosessuali
    • Pazienti affetti da HIV, alla diagnosi e in seguito annualmente; le persone a maggior rischio possono effettuare il test più frequentemente
    • Persone che abbiano avuto uno o più partner sessuali risultati positivi al test per la sifilide
       

    Uni dei test di screening, come la misura dei livelli di anticorpi (RPR), dovrebbe essere effettuato anche in seguito al trattamento per sifilide per essere certi della completa guarigione del paziente.

  • Cosa significa il risultato del test?

    L’interpretazione dei test per la sifilide richiede molta attenzione.

    Test sierologici:

    Un test sierologico negativo indica che con ogni probabilità non è presente alcuna infezione. Tuttavia, un risultato negativo indica solamente che al momento dell’esecuzione dell’esame, non esistono evidenze della malattia. Gli anticorpi sono rilevabili solo alcune settimane dopo l’esposizione all’agente patogeno. Pertanto se una persona è certa di essere stata esposta o comunque se il sospetto permane, viene richiesta la ripetizione del test dopo alcune settimane. È inoltre importante che i soggetti con comportamenti a rischio o particolarmente esposti al rischio di contrarre la sifilide, si sottopongano a controlli regolari volti all’identificazione di un’eventuale infezione.

    Un test RPR o VDRL positivo deve essere confermato necessariamente da uno dei test sierologici treponemici (ed esempio FTA-ABS, TP-PA), caratterizzati da una maggiore specificità:

    • Un risultato positivo dei test treponemici conferma il risultato del test di screening e quindi la diagnosi di sifilide
    • Un risultato negativo dei test treponemici indica che i test RPR o VDRL avevano fornito un risultato falsamente positivo. Sono necessari ulteriori test per approfondire la causa del risultato falsamente positivo.

    Talvolta il clinico può richiedere che venga effettuato in prima battuta uno dei test treponemici (FTA-ABS, TP-IE, test immunometrici). Un risultato positivo indica la presenza di anticorpi contro la sifilide nel sangue ma, poiché tali anticorpi permangono anche dopo il trattamento della sifilide, la loro rilevazione non fornisce informazioni riguardo la presenza di un’infezione in atto o pregressa. Diversamente, gli anticorpi non treponemici generalmente scompaiono dopo circa 3 anni da un trattamento adeguato del paziente. Pertanto, la presenza di un test sierologico treponemico positivo richiede l’esecuzione di un successivo test non treponemico (RPR) per la diagnosi di un’infezione in atto. In questi casi, la presenza di un risultato positivo al test RPR conferma la presenza di un’infezione in atto in persone non precedentemente trattate o, nel caso in cui il paziente sia già stato sottoposto ad un trattamento prima dei 3 anni precedenti, una possibile re-infezione.

    I test sierologici non treponemici vengono utilizzati anche nel monitoraggio della terapia e nella valutazione della risoluzione completa dell’infezione. Gli anticorpi dovrebbero infatti diminuire in seguito al trattamento. Per esempio, se il risultato del test RPR è inizialmente di 1:256, un risultato successivo al trattamento di 1:16 indica che sono presenti un minor numero di anticorpi. Nel caso in cui il titolo anticorpale rimanga lo stesso o aumenti, significa che il paziente non ha risposto al trattamento o è presente una nuova infezione. Il risultato può essere espresso come diluizione (1:16) o convertito in numero intero (16 dil).

    Test sul liquido cefalorachidiano:
    Il test per la sifilide effettuato su un campione di liquido cefalorachidiano o liquor, viene di solito richiesto nel caso in cui si sospetti la presenza di sifilide nello stadio tardivo o latente con sospetto coinvolgimento neurologico (neurosifilide). In questo caso i test effettuati sul liquor devono essere interpretati insieme ai test su campioni di sangue, con la storia clinica del paziente e con i segni e sintomi presenti.
    Un risultato positivo per il test VDRL o FTA-ABS effettuato su un campione di liquor indica una probabile infezione del sistema nervoso centrale. Un risultato negativo, in particolar modo di FTA-ABS, può essere di sostegno nell’esclusione di diagnosi di neurosifilide.

    Diagnosi diretta:
    Se l’analisi effettuata su un campione ottenuto dal raschiamento di un sifiloma rileva la presenza di T. pallidum (un risultato positivo all’analisi microscopica in campo oscuro o alla PCR), allora il paziente deve essere trattato con una terapia antibiotica, preferibilmente con penicillina.
    Un risultato negativo significa che non è presente alcuna infezione e che i sintomi sono riconducibili ad un’altra causa o che nel campione non sono presenti un numero sufficiente di batteri da essere rilevato.
    Dopo un trattamento, gli anticorpi non treponemici scompaiono mentre quelli treponemici permangono per tutta la vita del paziente.

  • C’è altro da sapere?

    I vari test disponibili per lo screening e la diagnosi della sifilide variano in termini di accuratezza in base allo stadio della malattia.
    I pazienti sessualmente attivi dovrebbero consultare il proprio medico curante in presenza di qualsiasi eruzione cutanea o ulcera presente in sede genitale. Inoltre esistono molte altre malattie sessualmente trasmissibili. Nel caso in cui una persona scopra di aver contratto la sifilide, deve informare il proprio partner in modo che possa sottoporsi ad un test ed essere trattato.
    Il rischio di contrarre altre malattie sessualmente trasmissibili aumenta in presenza di sifilomi (da 2 a 5 volte per l’HIV). Pertanto, in presenza di tali lesioni è raccomandato lo screening per l’HIV.

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Domande Frequenti
  • Quanto tempo è necessario per avere i risultati dei test per la sifilide?

    I tempi di risposta sono di circa 3-5 giorni.

  • Come si previene la sifilide?

    Il modo migliore per non contrarre la sifilide così come le altre malattie sessualmente trasmissibili è l’astensione da rapporti orali, vaginali o anali con partner occasionali. Le persone sessualmente attive dovrebbero utilizzare il preservativo per ridurre il rischio di contrarre la sifilide o altre malattie sessualmente trasmissibili.

  • La sifilide può causare problemi in gravidanza?

    La sifilide in gravidanza può causare molteplici problemi al nascituro, incluso il basso peso alla nascita, il parto prematuro fino alla morte. Nel 2010 in Europa, secondo i dati dell’ECDC, sono stati riportati 59 casi di sifilide congenita (trasmissione materno-fetale). Talvolta i bambini nati con la sifilide non presentano segni della malattia. Tuttavia, senza un trattamento immediato, possono sviluppare cataratta, sordità o convulsioni. Secondo l’Associazione Americana per le Malattie Sessualmente trasmissibili, molti casi di sifilide congenita non vengono diagnosticati fino a che non compaiono i sintomi durante l’infanzia o l’adolescenza.
    Il test della sifilide viene pertanto raccomandato alle donne in gravidanza.

  • È necessario informare il partner in caso di sifilide?

    Si, è necessario informare il partner in modo che possa effettuare un test di screening e sottoporsi ad una terapia.

  • È possibile contrarre la sifilide più di una volta?

    Si. Nonostante il paziente si sia sottoposto con successo ad una terapia, è comunque a rischio di contrarre nuovamente l’infezione.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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