Noto anche come
VDRL
RPR
Microscopia in campo oscuro
Test in fluorescenza per la ricerca dell’assorbimento degli anticorpi anti-treponema (FTA-ABS)
Test di agglutinazione passiva delle particelle di treponema (TP-PA)
Test di microemoagglutinazione MHA-TP
PCR per Treponema pallidum
Nome ufficiale
Test di rilevazione della sifilide
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 29.12.2021.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per lo screening e la diagnosi delle infezioni da Treponema pallidum, l'agente eziologico della sifilide, una malattia sessualmente trasmissibile.

Quando Fare il Test?

  • Screening; viene raccomandato lo screening ai soggetti considerati a rischio di contrarre l'infezione o di trasmetterla ad altre persone
  • Diagnosi; in presenza di segni e sintomi riconducibili ad infezione da Treponema pallidum. La sifilide può causare un'ampia varietà di sintomi; il test può essere richiesto anche in presenza di sintomi lievi o aspecifici. Generalmente, la diagnosi di sifilide richiede l'esecuzione di due test: un test iniziale di screening ed un secondo test di conferma 
  • Monitoraggio; è possibile eseguire esami obiettivi e di laboratorio per monitorare l'efficacia del trattamento.
Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

In base al tipo di manifestazioni cliniche, possono essere richieste diverse tipologie di campioni. Generalmente, viene prelevato un campione di sangue venoso dal braccio. Talvolta, può essere necessario un campione prelevato tramite il raschiamento di un’ulcera presente nella sede dell’infezione o, più raramente, un campione di liquido cefalorachidiano prelevato tramite rachicentesi (puntura lombare).

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

La sifilide è una delle malattie sessualmente trasmissibili maggiormente diffuse ed è causata dall’infezione da Treponema pallidum.

Generalmente, la sifilide viene trasmessa tramite rapporti sessuali non protetti (vaginali, anali o orali), ma anche tramite il contatto diretto con un’ulcera (sifiloma) infetta. Inoltre, l’infezione può essere trasmessa per via materno-fetale durante la gravidanza o il parto. Se non trattata, la sifilide può causare gravi lesioni agli organi interni.

Il test d'elezione per stabilire la diagnosi di sifilide consiste nella ricerca degli anticorpi diretti contro il batterio responsabile dell'infezione (test sierologici). Gli anticorpi sono proteine prodotte dal sistema immunitario in risposta all'infezione. Ulteriori metodi prevedono invece la ricerca diretta del batterio o del suo materiale genetico.

La sifilide è caratterizzata da tre fasi cliniche:

  1. Sifilide primaria – la fase iniziale comincia dopo 2-3 settimane dall’infezione, con la comparsa di un'ulcera (sifiloma iniziale) nelle vicinanze della sede dell'infezione, generalmente in zona genitale (pene, vulva o vagina). Tali ulcere possono talvolta risultare indolori e passare inosservate, in particolare se presenti a livello rettale o cervicale, per poi risolversi spontaneamente entro 4-6 settimane, anche in assenza di trattamento
  2. Sifilide secondaria – se la sifilide primaria non viene trattata, può svilupparsi la forma secondaria dopo 6 settimane-6 mesi dalla comparsa della prima ulcera. Tale fase è caratterizzata dalla comparsa di eruzioni cutanee ruvide, rosse e tondeggianti, presenti solitamente sul palmo delle mani o sotto la pianta dei piedi, generalmente non pruriginose. Inoltre, il paziente può manifestare sintomi quali febbre, affaticamento, gonfiore dei linfonodi, mal di gola, dolore muscolare, perdita di peso e di appetito. Meno comunemente, possono comparire infezioni a livello epatico, oculare o nervoso
  3. Sifilide terziaria (tardiva) – se la sifilide secondaria non viene trattata, il batterio permane in uno stato latente, durante il quale la persona affetta è priva di sintomi nonostante la presenza dell’infezione. Questo stato di latenza può durare per anni. Le complicanze della sifilide terziaria compaiono in circa il 15% dei soggetti non trattati. In questi casi, il batterio può causare lesioni a livello del cuore, degli occhi, del sistema nervoso centrale e periferico, delle ossa, delle articolazioni e degli organi interni. In caso di interessamento del sistema nervoso centrale si parla di neurosifilide, caratterizzata da sintomi quali cefalea, perdita di coordinazione, paralisi e perdita di memoria. La sifilide terziaria può comparire dopo molti anni; gli stadi finali della malattia sono caratterizzati da disturbi mentali, cecità o altri problemi neurologici e problemi cardiaci potenzialmente letali.
     

La sifilide risulta maggiormente contagiosa nella fase primaria e secondaria. Secondo i dati dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), nel 2018 nell’Unione Europea sono stati riportati 33.927 casi di sifilide, con un tasso di prevalenza nove volte superiore negli uomini rispetto alle donne. In generale, i più alti tassi di incidenza di casi di sifilide sono stati riscontrati tra i 25-34 anni (29 casi per 100.000). Il 69% dei casi segnalati riguardava uomini con rapporti omosessuali.

La sifilide può essere trattata tramite antibiotici, preferibilmente penicillina. Le infezioni recenti risultano più facilmente trattabili rispetto a quelle in fasi avanzate, che possono richiedere trattamenti più duraturi.

Gli intervalli di riferimento dipendono da molteplici fattori, quali l’età e il sesso del paziente, la popolazione di riferimento e il metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. Il risultato numerico di un test può pertanto avere significati diversi in laboratori differenti.

Per queste ragioni, nel presente sito web non vengono riportati gli intervalli di riferimento. Per la valutazione dei risultati dei test, Lab Tests Online raccomanda di riferirsi ai valori di riferimento forniti dal laboratorio nel quale questi sono stati eseguiti. Gli intervalli di riferimento di ciascun test sono riportati sul referto di laboratorio, accanto al nome ed al risultato dello stesso. Per alcuni esempi clicca qui.

Per maggiori informazioni si rimanda agli articoli: Gli Intervalli di Riferimento ed il loro Significato e Comprendere il Referto di Laboratorio.

Se il sottoporsi alle analisi mediche provoca stati d'ansia o di disagio, si consiglia di leggere uno o più di questi articoli:

Come fare fronte alla paura, al disagio ed all'ansia da test, Suggerimenti sui test ematici, Suggerimenti per aiutare i bambini ad affrontare un test medico, Suggerimenti per aiutare l'anziano ad affrontare un test medico.

Un altro articolo, Il prelievo ematico: Breve viaggio nel laboratorio, chiarisce le modalità di prelievo del campione ematico.

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Come e Perché
  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    I test della sifilide vengono utilizzati per lo screening e la diagnosi delle infezioni da Treponema pallidum, il batterio responsabile della malattia.

    I test più comunemente utilizzati sono i test sierologici, ma sono disponibili diverse tipologie di esami.

    Test sierologici; questi test prevedono la ricerca di anticorpi nel sangue e, talvolta, nel liquido cefalorachidiano (liquor). Esistono due tipologie di test sierologici per la sifilide: i test treponemici e non treponemici (dal nome del batterio). Entrambi questi test sono utili per lo screening della sifilide ma, in caso di risultato positivo al test iniziale, occorre eseguire un test di conferma per stabilire la diagnosi di infezione attiva:

    • Test sierologici non treponemici – la denominazione deriva dalla capacità del test di rilevare anticorpi non diretti in maniera specifica contro T. pallidum. Tali anticorpi possono essere prodotti dall’organismo in presenza di sifilide, ma anche in corso di altre patologie. Solitamente, il riscontro di un risultato negativo in pazienti con diagnosi di sifilide indica l'efficacia del trattamento. Questi test sono molto sensibili ma, non essendo specifici, possono incorrere in risultati falsamente positivi in caso di uso di droghe per via endovenosa, gravidanza, presenza di alcune patologie come la malattia di Lyme, alcuni tipi di polmonite, malaria, tubercolosi ed alcuni disordini autoimmuni, come il lupus. Pertanto, un risultato positivo deve essere confermato con l’utilizzo di test più specifici (test treponemici). I test non treponemici includono:
      • Reagina plasmatica rapida; RPR (Rapid Plasma Reagin) – ricerca la presenza di reagine, anticorpi prodotti dall'organismo in risposta all'infezione da T. pallidum. Oltre che per lo screening, questo test è utile nel monitoraggio della terapia per la sifilide. Infine, può essere utilizzato per confermare la presenza di un’infezione attiva in seguito ad un risultato positivo al test treponemico 
      • VDRL (Venereal Disease Research Laboratory) – ricerca la presenza di anticorpi prodotti entro 1-2 settimane dalla comparsa della prima ulcera. Oltre che su campioni di sangue, questo test può essere eseguito su campioni di liquido cefalorachidiano per la diagnosi di neurosifilide.
    • Test sierologici treponemici – questi test ricercano anticorpi in grado di riconoscere antigeni specifici di T. pallidum. Sono caratterizzati da un'elevata specificità per la sifilide; pertanto, raramente producono risultati falsamente positivi in presenza di altre patologie. Gli anticorpi treponemici risultano rilevabili nel sangue più precocemente rispetto a quelli non specifici per T. pallidum, e permangono per tutta la vita del paziente. Diversamente, gli anticorpi rilevati tramite i test non treponemici scompaiono dopo circa tre anni dalla risoluzione dell’infezione. Un risultato positivo al test treponemico deve essere seguito da un test non treponemico (come il RPR), al fine di discriminare tra un'infezione attiva ed un'infezione pregressa e trattata con successo. I test sierologici treponemici includono:
      • Test di assorbimento di anticorpi anti-treponema fluorescenti; FTA-ABS (Fluorescent treponemal antibody absorption) – questo test risulta utile se eseguito dopo 3-4 settimane dall'infezione. Può essere utilizzato, oltre che sul sangue, anche sul liquor nella diagnosi di neurosifilide.
      • Saggio di microemoagglutinazione per gli anticorpi contro T. Pallidum; MHA-TP (Microhemagglutination assay) – un altro test di conferma; attualmente, viene utilizzato più raramente
      • Saggio di emoagglutinazione di Treponema pallidum; TPHA (Treponema pallidum hemagglutination assay) – utilizzato per il rilevamento e la titolazione degli anticorpi diretti contro T. pallidum
      • Dosaggio immunoenzimatico; TP-EIA (Treponema pallidum enzyme immunoassay) – anche noto come test rapido per T. pallidum
      • Chemiluminescenza immunologica; CLIA (Chemiluminescence immunoassays)

    Diagnosi diretta – questi test vengono utilizzati più raramente e consistono nella ricerca del batterio stesso o del suo materiale genetico. Alcuni test includono:

    • Microscopia in campo oscuro – può essere utilizzata nelle fasi precoci della malattia, quando sono presenti ulcere sospette di sifilide. Prevede il raschiamento dell’ulcerazione e la successiva deposizione del campione su un vetrino, che viene successivamente analizzato tramite un particolare strumento chiamato “microscopio a campo oscuro”
    • Test molecolare (PCR) – rileva il materiale genetico del batterio presente nelle ulcere, nel sangue o nel liquido cefalorachidiano.

       

    La tabella seguente riassume le possibili fasi della sifilide e le tipologie di test che possono essere utilizzate:

    Fasi della malattia

    Esposizione al batterio

    Sifiloma iniziale, "Sifilide primaria"

    Eruzioni cutanee, "Sifilide secondaria"

    Malattia neurologica, "Sifilide terziaria"

    Tempo dopo l’esposizione al batterio necessario per la comparsa dei sintomi in pazienti non trattati

    1 giorno

    10-90 giorni

    6 settimane - 6 mesi

    10-30 anni

    Descrizione

    La trasmissione della sifilide avviene tramite rapporti sessuali vaginali, anali o orali. Le donne in gravidanza affette da sifilide possono trasmettere l’infezione al feto. La prima infezione non fornisce alcuna immunità; una nuova esposizione può portare ad un’ulteriore infezione.

    Comparsa di una o più ulcere (sifilomi) in corrispondenza del sito di infezione. L'ulcera è di solito piccola, rotonda e indolore; pertanto, può passare inosservata. L’ulcera può permanere per 3-6 settimane per poi guarire spontaneamente senza alcun trattamento.

    Presenza di eruzioni cutanee in uno o più siti che possono comparire in seguito alla guarigione dei sifilomi iniziali, ma anche dopo alcune settimane dalla guarigione. Generalmente non sono pruriginose e compaiono nei palmi delle mani e sotto la pianta dei piedi.

    Presenza di lesioni della pelle o noduli chiamati granulomi, variazioni degenerative del sistema nervoso centrale (torpore, paralisi, cecità graduale e demenza) e del sistema cardiovascolare.

    Test sierologici:

     

     

     

     

    Test sierologici non treponemici: VDRL e RPR. Utilizzati nello screening o per la conferma di un risultato positivo ai test sierologici treponemici; utilizzati nella scelta del percorso terapeutico appropriato.

     

    Altamente sensibili; un risultato positivo deve essere necessariamente confermato con i test sierologici treponemici, poiché potrebbero essere presenti risultati falsamente positivi. Generalmente, gli anticorpi non treponemici scompaiono dopo tre anni se il paziente viene trattato in maniera adeguata.

    Analogo alla fase precedente.

    Il test VDRL viene effettuato su un campione di liquido cefalorachidiano per la diagnosi di neurosifilide.

    Test sierologici treponemici: FTA-ABS, MHA-TP, TPHA, TP-EIA, CLIA. Utilizzati per confermare un risultato positivo ai test non treponemici.

     

    Altamente specifici; un risultato positivo deve essere seguito da un test non treponemico, al fine di differenziare tra un’infezione attiva e una pregressa. Infatti, questi anticorpi permangono per tutta la vita del soggetto affetto, anche in seguito ad un trattamento risolutivo.

    Analogo alla fase precedente.

    Il test FTA-ABS effettuato sul liquor è meno specifico del test VDRL, ma è altamente sensibile; può essere utilizzato per escludere la neurosifilide.

    Test per la diagnosi diretta:

     

     

     

     

    Microscopia in campo oscuro: il campione prelevato da un sifiloma viene posto su un vetrino ed esaminato con uno speciale microscopio.

     

    Nel caso in cui vengano individuati dei batteri, è possibile fare diagnosi di sifilide.

    Non applicabile

    Non applicabile

    Test molecolare (PCR)

     

    Rileva il materiale genetico del batterio nel campione prelevato nel sito dell’infezione.

    Rileva il materiale genetico del batterio nel sangue del paziente.

    Rileva il materiale genetico del batterio nel sangue del paziente e/o in un campione di liquido cefalorachidiano.

  • Quando viene prescritto?

    Il test della sifilide può essere richiesto nel caso in cui il paziente mostri segni e sintomi correlati, quali:

    • Ulcere in zona genitale o faringea
    • Eruzioni cutanee ruvide, rosse e tondeggianti, presenti solitamente sul palmo delle mani o sotto la pianta dei piedi, generalmente non pruriginose
    • Febbre, affaticamento, gonfiore dei linfonodi, mal di gola, dolore muscolare, perdita di peso e di appetito

    Gli adulti asintomatici dovrebbero sottoporsi ai test di screening per la sifilide soltanto se considerati a rischio di contrarre l'infezione o di trasmetterla ad altre persone. Le categorie considerate a rischio che dovrebbero sottoporsi annualmente allo screening includono: 

    • Uomini sessualmente attivi di età inferiore ai 29 anni o che abbiano rapporti omosessuali
    • Pazienti trattati per altre malattie sessualmente trasmissibili, come la Gonorrea
    • Donne in gravidanza, in particolare durante il primo trimestre. Per le donne maggiormente a rischio, viene raccomandata la ripetizione del test anche nel terzo trimestre di gravidanza e dopo il parto 
    • Soggetti con comportamenti sessuali considerati a rischio, come l’abitudine al sesso non protetto con numerosi partner occasionali
    • Pazienti affetti da HIV, alla diagnosi ed in seguito annualmente; le persone esposte ad un rischio aumentato possono effettuare il test più frequentemente
    • Persone che abbiano avuto uno o più partner sessuali risultati positivi al test per la sifilide
       

    Ulteriori fattori di rischio per la sifilide includono:

    • Prostituzione
    • Assunzione di droghe
    • Permanenza in carcere
    • Vivere in zone con un’alta prevalenza di infezioni da T. pallidum.

    In seguito al trattamento per la sifilide è opportuno eseguire un test di screening, come la misura del titolo anticorpale (RPR), al fine di accertare la completa guarigione del paziente.

  • Cosa significa il risultato del test?

    L’interpretazione dei risultati del test per la sifilide dipende dalla tipologia di test eseguito.

    Test sierologici:

    Un test negativo al test sierologico indica soltanto assenza dell’evidenza di infezione al momento del test. Tuttavia, gli anticorpi risultano rilevabili soltanto alcune settimane dopo l’esposizione all’agente patogeno. Pertanto, se il soggetto è certo di essere stato esposto al batterio o se permane il sospetto clinico, viene richiesta la ripetizione del test dopo alcune settimane. Inoltre, è importante che le persone a maggior rischio di contrarre l’infezione ripetano il test con cadenza annuale.

    Il riscontro di un risultato positivo al test RPR o VDRL indica che probabilmente il paziente è affetto da sifilide; tuttavia, la conferma diagnostica richiede l'esecuzione di uno dei test sierologici treponemici (ed esempio FTA-ABS, TP-PA), caratterizzati da una maggiore specificità:

    • Un risultato positivo ai test treponemici conferma il risultato del test di screening e permette di stabilire la diagnosi di sifilide
    • Un risultato negativo ai test treponemici indica che i test RPR o VDRL avevano fornito un risultato falsamente positivo. Sono necessari ulteriori test per approfondire la causa di tale risultato.

    Talvolta, il clinico può richiedere che venga effettuato come test iniziale un test treponemico (FTA-ABS, MHA-TP, TPHA, TP-EIA, CLIA). Un risultato positivo indica la presenza nel sangue di anticorpi diretti contro la sifilide ma, poiché tali anticorpi permangono anche dopo il trattamento, la loro rilevazione non fornisce informazioni riguardo la presenza di un’infezione attiva o pregressa. Diversamente, gli anticorpi non treponemici scompaiono in genere dopo circa 3 anni dalla risoluzione dell’infezione. Pertanto, la presenza di un test sierologico treponemico positivo richiede l’esecuzione di un successivo test non treponemico (RPR) al fine di diagnosticare la presenza di un’infezione in atto. In questi casi, la presenza di un risultato positivo al test RPR conferma la presenza di infezione attiva in persone non precedentemente trattate o, nel caso in cui il paziente sia già stato sottoposto ad un trattamento prima dei 3 anni precedenti, di una possibile re-infezione.

    I test sierologici non treponemici vengono utilizzati anche nel monitoraggio della terapia e nella valutazione della completa risoluzione dell’infezione. Gli anticorpi dovrebbero infatti diminuire in seguito al trattamento. Per esempio, se il risultato del test RPR è inizialmente di 1:256, un risultato successivo al trattamento di 1:16 indica che è presente un minor numero di anticorpi. Nel caso in cui il titolo anticorpale rimanga lo stesso o aumenti, significa che il paziente non ha risposto al trattamento o è presente una nuova infezione. Il risultato può essere espresso come diluizione (1:16) o convertito in numero intero (16 dil).

    Test sul liquido cefalorachidiano:
    Il test per la sifilide effettuato su un campione di liquido cefalorachidiano (liquor), viene di solito richiesto nel caso in cui si sospetti la presenza di sifilide allo stadio tardivo o latente, con sospetto coinvolgimento neurologico (neurosifilide). In questo caso i test effettuati sul liquor devono essere interpretati contestualmente ai risultatati dei test su sangue, alla storia clinica del paziente e ai segni e sintomi presenti.
    Un risultato positivo per il test VDRL o FTA-ABS effettuato su un campione di liquor indica una probabile infezione del sistema nervoso centrale. Un risultato negativo, in particolar modo di FTA-ABS, può essere di sostegno nell’esclusione di diagnosi di neurosifilide.

    Diagnosi diretta:
    Se l’analisi effettuata su un campione ottenuto dal raschiamento di un sifiloma rileva la presenza di T. pallidum (risultato positivo all’analisi microscopica in campo oscuro o alla PCR), allora il paziente deve essere trattato con una terapia antibiotica, preferibilmente con penicillina.
    Un risultato negativo indica che non è presente alcuna infezione e che i sintomi sono riconducibili ad un’altra causa, oppure che la quantità di batteri presenti nel campione è insufficiente per la rilevazione.
    Dopo il trattamento, gli anticorpi non treponemici scompaiono, mentre quelli treponemici permangono per tutta la vita del paziente.

  • C’è altro da sapere?

    I vari test disponibili per lo screening e la diagnosi della sifilide variano in termini di accuratezza in base allo stadio della malattia.
    I pazienti sessualmente attivi dovrebbero consultare il proprio medico curante in presenza di qualsiasi eruzione cutanea o ulcera presente in sede genitale. Inoltre, esistono numerose altre malattie sessualmente trasmissibili. Nel caso in cui una persona risulti infetta, il partner sessuale dovrebbe sottoporsi al test per la sifilide ed eventualmente al trattamento.

    Il rischio di contrarre altre malattie sessualmente trasmissibili aumenta in presenza di sifilomi (da 2 a 5 volte per l’HIV). Pertanto, in presenza di tali lesioni è raccomandato lo screening per l’HIV.

Modalità del Test
Prima del test

Il test può essere eseguito su tre diverse tipologie di campioni: 

  • Generalmente viene raccolto un prelievo di sangue venoso dal braccio, per l’esecuzione del test sierologico
  • In presenza di ulcere (sifilomi primari) il clinico può richiedere un raschiamento dell’area infetta, come cervice, pene, ano o gola
  • In presenza di sifilide in fase latente con sospetto interessamento neurologico (neurosifilide), il clinico può richiedere il prelievo del liquido cefalorachidiano tramite rachicentesi (puntura lombare)

Non esistono particolari preparazioni prima dell'esecuzione del prelievo di sangue o del raschiamento di un'ulcera.

Prima dell'esecuzione della puntura lombare, può essere richiesto al paziente di svuotare la vescica e l'intestino.

Durante il test

Durante il prelievo ematico, viene posizionato il laccio emostatico nella parte superiore del braccio, per favorire il reperimento della vena. Per prevenire eventuali infezioni, viene eseguita la disinfezione della zona del prelievo e successivamente inserito l'ago. Il prelievo può richiedere qualche minuto e causare un lieve fastidio legato alla puntura.

Nel caso del raschiamento dell'ulcera, viene prelevato un campione di liquido tramite un tampone. La raccolta può risultare fastidiosa, ma richiede pochi minuti.  

La puntura lombare viene di solito eseguita mantenendo il paziente in posizione fetale incurvata, sdraiato su un fianco, ma talvolta può essere eseguita anche da seduti. Una volta assunta la posizione corretta, la schiena del paziente viene pulita con un antisettico e viene iniettato un anestetico locale sottopelle. Quando l’area di interesse è intorpidita, viene inserito uno speciale ago attraverso la pelle nello spazio tra due vertebre, raggiungendo il canale spinale lombare (parte inferiore della colonna vertebrale). A questo punto, il clinico raccoglie una piccola quantità di liquido cefalorachidiano in più provette.

Dopo il test

Al termine della raccolta del campione di sangue viene applicata una garza sterile sul sito della puntura ed esercitata una leggera pressione per prevenire eventuali emorragie e consentire una rapida guarigione.

Non sono previste restrizioni circa le attività che possono essere svolte dopo l'esecuzione di un prelievo di sangue o del raschiamento dell'ulcera.

In seguito al prelievo del liquido cefalorachidiano viene chiesto al paziente di rimanere fermo e sdraiato per un paio d’ore, così da prevenire la comparsa di mal di testa post-rachicentesi. Per la maggior parte dei pazienti risulta una procedura solo lievemente fastidiosa. La sensazione più comune è una percezione di pressione al momento dell’inserimento dell'ago.

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Domande Frequenti
  • Quanto tempo è necessario per eseguire il test?

    Il risultato del test viene reso disponibile in tempi che dipendono dal laboratorio che esegue il test e dal tipo di test utilizzato. Solitamente, i risultati vengono forniti entro pochi giorni.

  • É possibile prevenire la sifilide?

    Il miglior modo per evitare di contrarre questo tipo di infezione o una qualsiasi malattia sessualmente trasmissibile consiste nell’astenersi da rapporti sessuali non protetti e/o con partner occasionali. L’utilizzo del preservativo è un valido ausilio alla prevenzione di tali infezioni.

  • La sifilide può causare problemi in gravidanza?

    La sifilide in gravidanza può causare molteplici problemi al nascituro, incluso il basso peso alla nascita ed il parto prematuro, potenzialmente letale. Nel 2017 in Europa, secondo i dati dell’ECDC, sono stati riportati 36 casi di sifilide congenita (trasmissione materno-fetale). Talvolta, i bambini nati con la sifilide non presentano segni della malattia. Tuttavia, senza un trattamento immediato, possono sviluppare cataratta, sordità o convulsioni. Secondo l’Associazione Americana per le Malattie Sessualmente trasmissibili, molti casi di sifilide congenita non vengono diagnosticati fino a che non compaiono i sintomi durante l’infanzia o l’adolescenza.
    Il test della sifilide viene pertanto raccomandato alle donne in gravidanza.

  • Il partner deve essere avvisato della positività al test della sifilide?

    Sì, in modo che possa effettuare il test ed eventualmente iniziare il trattamento dell’infezione.

  • Dopo il trattamento, la sifilide può essere contratta nuovamente?

    Sì. Sebbene la precedente infezione sia stata trattata con successo, è possibile contrarla nuovamente.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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A.D.A.M. Medical Encyclopedia. VDRL test. Updated August 25, 2019. Accessed September 22, 2021. https://medlineplus.gov/ency/article/003515.htm

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