Noto anche come
Rosolia
Rubivirus
Terza malattia
Nome ufficiale
Rosolia
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 10.01.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per rilevare un’infezione in corso o pregressa del virus della rosolia e per valutare se siano presenti livelli protettivi di anticorpi contro il virus della rosolia.

Quando Fare il Test?

Per verificare lo stato dell’immunizzazione prima o all’inizio di una gravidanza; nel caso in cui una donna in gravidanza presenti sintomi associati alla rosolia, come febbre e eruzioni cutanee; nel caso in cui dei neonati mostrino sintomi di sviluppo anomalo o difetti congeniti che potrebbero essere riconducibili ad un’infezione intrauterina; nel caso in cui sia necessario verificare la presenza di una recente infezione del virus della rosolia o lo stato di immunizzazione.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio o, nei neonati, dal cordone ombelicale o dalla puntura del tallone.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

Il virus della rosolia in genere causa infezioni lievi caratterizzate da febbre e eruzioni cutanee che persistono per 2-3 giorni. L’infezione è molto contagiosa ma prevenibile tramite i vaccini. Il test della rosolia rileva e misura gli anticorpi presenti nel sangue che sono stati prodotti dal sistema immunitario in seguito ad un’infezione o al vaccino contro la rosolia.

La diagnosi clinica di rosolia è inaffidabile; perciò è necessaria una conferma di tipo laboratoristico. Il test sierologico (di ricerca degli anticorpi) è quello maggiormente utilizzato per la conferma della diagnosi.
Il virus della rosolia in genere causa infezioni lievi caratterizzate da piccole eruzioni cutanee rosa che compaiono sul viso e sul collo per poi diffondersi al tronco e gli arti e scomparire antro pochi giorni. Il virus può essere contratto per contatto con persone infette e/o tramite i colpi di tosse e gli starnuti. L’infezioni può portare a febbre, ingrossamento dei linfonodi, naso che cola, occhi rossi e dolori articolari. Talvolta i sintomi sono così lievi, specialmente nei bambini, che possono passare inosservati. Nella maggior parte delle persone la rosolia scompare entro qualche giorno senza necessità di alcun trattamento medico e di solito senza conseguenze.

La preoccupazione principale nei confronti del virus della rosolia, riguarda le donne in gravidanza che contraggono il virus nel primo trimestre. In questo stadio di sviluppo il feto è molto vulnerabile. Se il virus della rosolia passa dalla madre al feto, può causare aborto, nascita prematura o una patologia chiamata sindrome da rosolia congenita, caratterizzata da una serie di alterazioni permanenti del bambino. Tale sindrome può portare a disordini nello sviluppo e nell’intelletto, sordità, opacità del cristallino (cataratta), microcefalia (testa piccola) e difetti cardiaci.

A causa delle gravi conseguenze che l’infezione del virus della rosolia può avere nella vita fetale, già dal 1969 negli Stati Uniti è in atto una campagna di vaccinazioni per la rosolia, al fine di debellare questo virus . Secondo la CDC americana, la campagna di vaccinazioni ha ridotto drasticamente la diffusione della rosolia negli Stati Uniti trasformando la malattia che veniva considerata epidemica in una malattia sporadica, tanto che nel 2005  i CDC americani hanno annunciato la scomparsa della malattia dagli Stati Uniti (solo 11 casi dal 2005 al 2011).

In Europa nel corso del 2015 sono stati segnalati 2193 casi di rosolia, di cui 2029 in Polonia e solo 38 in Italia. Nel Regno Unito dal 1 gennaio 2016 la rosolia è stata eliminata dai protocolli di screening delle donne in gravidanza poiché l’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) ha dichiarato la rosolia eliminata dall’UK.

In Italia la vaccinazione è altamente consigliata ed è all’interno del Piano nazionale di prevenzione vaccinale, il cui obiettivo è di ridurre la percentuale delle donne in età fertile suscettibili alla rosolia a meno del 5%.

Il vaccino della rosolia è contenuto all’interno del vaccino combinato MMR (morbillo, parotite, rosolia), la cui prima dose viene offerta ai bambini al 13° mese di vita e la secondo intorno ai 5-6 anni.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Viene raccolto un campione di sangue venoso prelevato dal braccio o, nei neonati, dal cordone ombelicale o dalla puntura del tallone.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, nessuna.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test della rosolia ricerca nel sangue gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario in seguito ad un’infezione o ad una vaccinazione per la rosolia. Il test della rosolia può essere usato per:

    • Confermare la presenza di un’adeguata protezione contro il virus della rosolia (immunizzazione)
    • Rilevare un’infezione recente o passata
    • Identificare coloro che non sono mai stati esposti al virus e che non sono stati vaccinati
    • Verificare se tutte le donne in gravidanza o quelle che ne pianificano una abbiano la quantità sufficiente di anticorpi anti-rosolia necessari a proteggere dalla rosolia
       

    La rosolia è un’infezione virale che di solito è lieve ed è caratterizzata da febbre ed eruzioni cutanee che si risolvono normalmente nel giro di 2-3 giorni. L’infezione di solito si risolve senza necessità di un trattamento. Tuttavia, nel caso in cui la malattia venga contratta da donne nel primo trimestre di gravidanza, possono esserci serie conseguenze per il feto.
    Il test della rosolia può essere richiesto in persone, in gravidanza o non in gravidanza, che presentino sintomi che facciano sospettare la presenza della rosolia. Il test può essere richiesto anche in neonati con difetti congeniti che possano far sospettare un’infezione intrauterina della rosolia.

    Esistono due tipi di anticorpi che possono essere ricercati nel test della rosolia: immunoglobuline G (IgG) e  immunoglobuline M (IgM).

    • Le IgM compaiono per prime nel circolo sanguigno dopo l’esposizione al virus della rosolia. I livelli di questi anticorpi aumentano e raggiungono i livelli massimi dopo circa 7-10 giorni dall’infezione per poi diminuire progressivamente nelle settimane successive tranne che nei neonati infetti nei quali possono persistere per diversi mesi fino ad un anno.
    • Le IgG impiegano più tempo per comparire nel circolo sanguigno rispetto alle IgM ma, una volta prodotte, permangono per il resto della vita e proteggono contro eventuali nuove infezioni. La presenza di anticorpi IgM in circolo indica un’infezione recente mentre la presenza di IgG può indicare un’infezione recente o passata o indicare che il vaccino contro la rosolia (MMR) ha fornito un’adeguata protezione.
       

    Il test per la ricerca delle IgM è un test veloce per una diagnosi tempestiva di rosolia. L’infezione in corso può essere confermata sottoponendo più volte il paziente a prelievo (durante la fase acuta e durante la convalescenza) ed effettuando il test delle IgG; l’aumento delle IgG conferma la presenza di un’infezione in corso.

  • Quando viene prescritto?

    Il test della rosolia viene richiesto dal clinico nel caso in cui una donna sia in gravidanza o progetti una gravidanza. Viene inoltre richiesto ogni qualvolta venga richiesta la verifica dell’avvenuta immunizzazione contro la rosolia o quando una donna in gravidanza presenti segni e sintomi di rosolia, che includono:

    • Febbre lieve
    • Eruzioni cutanee rosa che cominciano nel viso e quindi si diffondono nel corpo e negli arti; una volta che si sono diffuse in tutto il corpo possono scomparire dal viso.
    • Naso chiuso o che cola
    • Occhi rossi o infiammati
    • Dolore alle articolazioni
    • Linfonodi ingrossati
       

    La diagnosi deve essere confermata dai test di laboratorio poiché questi sintomi sono comuni a molte altre patologie.
    La misura di IgG e di IgM può essere richiesta anche nei neonati la cui madre abbia avuto un’infezione del virus della rosolia durante la gravidanza o che presentino difetti congeniti come perdita dell’udito, difetti cardiaci, opacità del cristallino (cataratta) che potrebbero essere dovuti ad una sindrome da rosolia congenita.
    Poiché gli anticorpi contro la rosolia compaiono dopo qualche giorno dall’infezione, i test dovrebbero essere ripetuti dopo 5 giorni dall’inizio dei sintomi (per le IgM) e 7-21 giorni dal primo prelievo (per le IgG) per valutare l’andamento dei livelli degli anticorpi nel sangue (se sono aumentati e poi diminuiti o se sono diventati rilevabili).
    In alcune parti del mondo questi test possono essere richiesti dal datore di lavoro, dai college o per fornire una licenza di matrimonio.

  • Cosa significa il risultato del test?
    Adulti o bambini

    Negli adulti e nei bambini l’assenza di anticorpi IgG significa che il soggetto non è mai venuto in contatto con il virus della rosolia o non è stato vaccinato e quindi non è protetto contro questo virus.

    La presenza di IgG ma non di IgM indica una passata esposizione al virus o vaccinazione e che quindi la persona è immunizzata contro il virus della rosolia.

    La presenza di IgM, con o senza IgG, indica un’infezione recente.

    Neonati

    La presenza di IgG ma non di IgM indica che le IgG della madre sono passate al bambino in utero. Questi anticorpi possono proteggere il bambino dal virus della rosolia sebbene le IgG comincino a diminuire di 4/8 volte dai tre mesi di vita fino a scomparire trai 6 e i 12 anni di età.

    La presenza di IgM indica che il bambino è stato infettato durante la gravidanza; le IgM infatti non riescono a passare al feto durante la gravidanza.

    La tabella sottostante riassume i possibili risultati dei test:

    Età

    IgM

    IgG

    Interpretazione

    Adulto/Bambino

    Positivo

    Positivo o negativo

    Infezione recente

    Adulto/Bambino

     

    Positivo

    Soggetto immune, vaccinazione o infezione passata

    Neonato

    Positivo

     

    Infezione congenita o recente

    Neonato

     

    Positivo

    La madre ha passato gli anticorpi al figlio; questa immunità passiva permarrà fino ai 6-12 anni.

    Tutti

    Negativo

    Negativo

    Nessuna infezione in corso o passata; soggetto non immune; mancata risposta immunitaria dovuta a sistema immunitario compromesso

    L’infezione di altri virus o la cross-reattività del test potrebbero comportare dei risultati falsamente positivi per le IgM. Per confermare il risultato delle IgM, il clinico può richiedere il test delle IgG così da avere un valore basale da confrontare con ulteriori test eseguiti nei giorni successivi. L’incremento dei livelli di IgG in prelievi successivi conferma l’infezione in corso.

  • C’è altro da sapere?

    Oltre ai test sierologici, un’infezione recente del virus della rosolia può essere rilevata anche tramite esami colturali o tramite la ricerca del materiale genetico virale (RNA) in altri campioni biologici come il tampone faringeo. Queste metodiche però sono più complesse e dispendiose da un punto di vista del tempo e dei costi; pertanto vengono di solito effettuate solo dai laboratori di riferimento.
    Il numero di casi di rosolia e di rosolia congenita, vengono continuamente monitorati all’interno di protocolli di sorveglianza (sistema delle notifiche e pediatri sentinella) al fine di rilevare eventuali epidemie e di confermare l’efficacia dei programmi di vaccinazione.

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Domande Frequenti
  • Quali sono le raccomandazioni riguardanti il vaccino della rosolia?

    Il vaccino anti-rosolia è contenuto all’interno del vaccino chiamato MMR, che contiene anche i vaccini anti-morbilllo e anti-parotite. Tutti e tre infatti sono malattie virali. Tutti i bambini dovrebbero ricevere due dosi di MMR, la prima dose intorno al 13° mese di età e la seconda intorno ai 5-6 anni. 

  • Le donne in gravidanza dovrebbero essere vaccinate contro la rosolia?

    Il vaccino non deve essere somministrato alle donne in gravidanza, ed una donna sottoposta a vaccinazione anti-rosolia dovrebbe aspettare almeno un mese prima di iniziare una gravidanza.

  • Il vaccino anti-rosolia presenta dei rischi?

    Il vaccino contiene il virus vivo attenuato in modo tale da produrre una reazione immunitaria senza causare un’infezione e la malattia. Alcune persone potrebbero presentare eruzioni cutanee e dolori articolari (specialmente alle mani ed ai polsi), per 2-3 settimane dopo la vaccinazione. Raramente sono presenti effetti collaterali nei bambini piccoli che vengono vaccinati. I pazienti immunocompromessi, come quelli ammalati di AIDS o sottoposti a chemioterapia antitumorale, dovrebbero rivolgersi al proprio specialista prima di sottoporsi alla vaccinazione.

  • Quanto tempo passa tra l’esposizione al virus della rosolia e lo sviluppo della malattia?

    I sintomi non sono sempre visibili ma, se presenti, compaiono eruzioni cutanee circa 12-23 giorni dopo il contatto con l’agente infettivo. Di solito una persona è contagiosa circa una settimana prima della comparsa dei sintomi e rimane infettiva per 1-2 settimane dopo.
    Un neonato che ha contratto l’infezione nella vita intrauterina può rimanere infettivo anche per mesi dopo la nascita.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

May 2015 reviewer: Zhen Zhao, PhD, DABCC, Director of General Chemistry, Department of Laboratory Medicine, NIH Clinical Center.

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