Noto anche come
Mutazioni del gene JAK2
Mutazione V617F del gene JAK2
Mutazione dell’esone 12 del gene JAK2
Nome ufficiale
V617F JAK2; Mutazioni dell’esone 12 di JAK2; Mutazioni non-V617F
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
15.01.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Come sostegno alla diagnosi dei disordini del midollo osseo noti con il nome di Malattie Mieloproliferative (MPN) caratterizzate dalla produzione eccessiva di uno o più tipi di cellule del sangue.

Quando Fare il Test?

Nel caso in cui il clinico sospetti la presenza di una malattia mieloproliferativa, inclusa la Policitemia Vera (PV), la Trombocitemia essenziale (ET) o la Mielofibrosi primaria (PMF).
 

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio e, talvolta, un campione di midollo osseo.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

Questo esame valuta la presenza di mutazioni nel gene JAK2, associate con lo sviluppo di malattie del midollo osseo caratterizzate da un’eccessiva proliferazione cellulare. Il gene JAK2 (Janus Kinase 2) infatti, è in gene codificante per la proteina JAK2, coinvolta nella promozione della crescita e divisione cellulare e particolarmente importante per il controllo della produzione delle cellule del sangue nel midollo osseo.

I disordini del midollo osseo causati dalle mutazioni del gene JAK2 vengono chiamati disordini mieloproliferativi o malattie mieloproliferative o neoplasie mieloproliferative (MPN). Le MPN possono essere caratterizzate dall’eccessiva produzione di leucociti, globuli rossi o piastrine:

  • Policitemia Vera (PV) – eccessiva produzione di globuli rossi
  • Trombocitemia Essenziale – eccessiva produzione di piastrine, o meglio di cellule producenti le piastrine (megacariociti)
  • Mielofibrosi primaria (PMF) – nota anche con il nome di mielofibrosi cronica idiopatica o metaplasia mieloide, è caratterizzata dall’eccessiva produzione di megacariociti e di tessuto fibroso all’interno del midollo osseo

Il test di primo livello eseguito sul gene JAK2 riguarda la ricerca della mutazione V617F, una mutazione acquisita dovuta alla sostituzione di un singolo nucleotide del DNA (mutazione puntiforme) responsabile della sostituzione nella proteina dell’aminoacido valina (abbreviato con V) con l’aminoacido fenilalanina (abbreviato con F) in posizione 617. Questa sostituzione aminoacidica comporta la produzione di una proteina costantemente attiva, e quindi priva dei meccanismi di controllo, con la conseguente incontrollata proliferazione delle cellule del midollo osseo.

Esistono tuttavia almeno 50 altre mutazioni associate con le MPN, perlopiù posizionate in corrispondenza dell’esone 12. Per l’identificazione di queste mutazioni e di altre mutazioni “non-V617F”, esistono dei test specifici.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Tramite un prelievo di sangue venoso dal braccio. Talvolta può essere richiesta l’esecuzione del test su un campione di Aspirato Midollare o Biopsia Osteo-Midollare.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Questo test può essere utilizzato come sostegno alla diagnosi delle malattie midollari caratterizzate dall’eccessiva proliferazione delle cellule ematiche, insieme ad altri test, come quello per la ricerca delle mutazione del gene CALR e MPL. Queste malattie sono note con il nome di neoplasie o malattie mieloproliferative (MPN).

    Il test per la ricerca delle mutazioni del gene JAK2, viene di solito richiesto in seguito al riscontro di risultati anomali al test dell’emocromo, con aumento di emoglobina, ematocrito, globuli rossi e/o piastrine, che il clinico sospetta possa essere associato alla presenza di una MPN, coma la Policitemia Vera (PV), la Trombocitemia Essenziale (ET), o la Mielofibrosi Primaria (PMF).

    La mutazione del gene JAK2 più comunemente associata a MPN è JAK2 V617F, che prende il nome da una mutazione in posizione 617 nel gene JAK2. Pertanto il test richiesto per primo è sempre quello relativo alla ricerca di questa mutazione. Se il test JAK2 V617F fornisce un risultato negativo, allora possono essere richiesti anche i test per la rilevazione delle altre possibili mutazioni, come quelle dell’esone 12 del gene JAK2.

  • Quando viene prescritto?

    Il test per la ricerca della mutazione JAK2 V617F può essere richiesto insieme ad altri test, nel caso in cui il clinico sospetti che un paziente sia affetto da una malattia mieloproliferativa (MPN). Di solito viene richiesto in seguito al riscontro di risultati alterati agli esami di routine di laboratorio, come ad esempio l’emocromo.

    A volte le persone affette da MPN possono essere asintomatiche o presentare solo sintomi lievi che possono essere presenti per anni prima di essere associati a MPN, spesso durante una visita medica di routine. Il clinico può sospettare la presenza di una MPN nel caso in cui un paziente presenti sintomi come:

    • Ingrossamento della milza (splenomegalia) o del fegato (epatomegalia)
    • Presenza di coaguli di sangue nelle vene o nelle arterie
    • Infarto cardiaco
    • Ictus o attacco ischemico transitorio
    • Emorragia
    • Cefalea
    • Vertigini
    • Difficoltà visive
    • Intorpidimento
    • Prurito
    • Gotta
    • Calcoli renali
    • Astenia
    • Dispnea
    • Perdita di peso
    • Febbre
       

    Nel caso in cui il test per la ricerca della mutazione JAK2 V617F fornisca un risultato negativo, ma il sospetto clinico permanga, può essere richiesto il test per la ricerca delle mutazioni sull’esone 12 e di altre mutazioni non-V617F del gene JAK2.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Un risultato positivo per la presenza di una mutazione JAK2 V617F, insieme alla presenza di segni e sintomi indicativi di MPN, indica che con buona probabilità il paziente è affetto da MPN. Per la conferma diagnostica e per la valutazione prognostica è però necessario eseguire un esame del midollo osseo tramite aspirato o biopsia osteomidollare.

    Una mutazione del gene JAK2, perlopiù la mutazione V617F, è presente in più del 95% delle persone affette da Policitemia Vera (PV) ed in circa il 50-60% di quelle con Trombocitemia Essenziale (ET) o Mielofibrosi Primaria. Raramente questa mutazione viene trovata anche in pazienti affetti da Leucemia Mielomonicitica cronica, Leucemia Mieloide Acuta, Sindrome Mielodisplastica e Leucemia Mieloide Cronica.

    La presenza di un risultato negativo per la mutazione JAK2 V617F ma positivo per altre mutazioni sull’esone 12 o altre mutazioni non-V617F, indica che con buona probabilità il paziente è affetto da policitemia Vera. Circa il 3-4% delle persone affette da PV presentano mutazioni nell’esone 12.

    Un risultato negativo per tutte le mutazioni del gene JAK2 non esclude necessariamente la presenza di MPN. Esistono infatti delle forme di MPN negative per le mutazioni di JAK2 o con mutazioni non rilevabili tramite le metodiche standard. Il test per la ricerca delle mutazioni di JAK2 viene eseguito a partire da un tipo di leucociti chiamati granulociti (presenti nel sangue o nel midollo osseo) o sui precursori dei globuli rossi (presenti nel midollo osseo). Ma, trattandosi di mutazioni acquisite e non ereditarie, non tutti i granulociti od i precursori dei globuli rossi presentano necessariamente le mutazioni sul gene JAK2. La quantità di cellule mutate rispetto a quelle normali può variare da persona a persona e anche nel tempo. Nel caso in cui la quota di cellule mutate sia piccola, potrebbe essere difficile rilevare la presenza della mutazione.

    Nel 2016, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rivisitato i criteri diagnostici per PV e ET. La presenza di una mutazione JAK2 V617F o sull’esone 12 è stata inserita tra i criteri diagnostici maggiori per la PV, nonostante ancora non vi sia totale consenso sui criteri diagnostici di questa patologia.

  • C’è altro da sapere?

    L’associazione tra la presenza delle mutazioni sul gene JAK2 con la crescita incontrollata delle cellule ematiche nelle MPN ha suggerito un possibile approccio terapeutico per queste malattie. Ad esempio, per il trattamento della mielofibrosi a rischio intermedio ed alto, è stato approvato un inibitore della proteina JAK2.

    Alcuni laboratori offrono sia una valutazione qualitativa della mutazione JAK2 V617F, ossia rilevano la presenza o l’assenza della mutazione, che quantitativa, ossia misurano il numero di cellule nel campione portatrici della mutazione. I clinici possono richiedere il test quantitativo per monitorare la variazione del numero di cellule con la mutazione JAK2V617F nel corso del tempo. Tuttavia, il test quantitativo non viene eseguito comunemente e la sua utilità clinica deve essere ancora accertata.

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Domande Frequenti
  • Questo esame può essere eseguito ambulatorialmente?

    No, la ricerca delle mutazioni del gene JAK2 deve essere eseguito in un laboratorio di biologia molecolare.

  • Quanto tempo è necessario per l’esecuzione del test?

    Dipende dal laboratorio, ma di solito il risultato è disponibile entro poche settimane.

  • Esiste qualche motivo per il quale possa essere necessaria la ripetizione del test?

    Il clinico può richiedere la ripetizione del test nel caso in cui questo abbia fornito un risultato negativo ma il sospetto clinico permanga. Una delle cause della presenza di un risultato falsamente negativo potrebbe essere la bassa proporzione di cellule mutate rispetto a quelle normali nel campione preso in esame.

    Attualmente questo test non è del tutto standardizzato, pertanto la sensibilità dello stesso può variare tra i diversi laboratori. Pertanto talvolta può essere richiesta la ripetizione del test anche in laboratori differenti.

  • Esistono altre mutazioni genetiche associate con le MPN?

    Si, nel 20-25 % dei pazienti con Trombocitemia Essenziale (ET) e nel 25-30% dei pazienti con mielofibrosi Primaria (PMF) possono essere presenti mutazioni sull’esone 9 nel gene per la Calreticulina (CALR). Inoltre, le mutazioni associate con la Leucemia Mieloproliferativa possono essere presenti anche nel 2-5% dei pazienti adulti con ET e nel 3-5% di quelli con PMF, ma non con PV. Sia la PV che la ET e la PMF sono rare nei bambini e negli adolescenti i quali potrebbero presentare mutazioni diverse rispetto a quelle comunemente riscontrate negli adulti. Talvolta, nel caso vi sia un sospetto di Leucemia mieloide Cronica, può essere richiesto anche un test per rilevare od escludere la presenza del Cromosoma Philadelphia, ossia di un’alterazione genetica caratterizzata dalla traslocazione dei geni BCR-ABL1.

Fonti

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