Noto anche come
cff-DNA
Test prenatale non invasivo (NIPT)
Nome ufficiale
Test del DNA fetale libero circolante per la ricerca di anomalie cromosomiche
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
15.01.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Come test da effettuare durante la gravidanza per valutare il rischio per il feto di avere anomalie cromosomiche; attualmente viene altamente raccomandato solo nelle donne ad alto rischio di avere un bambino con questo tipo di anomalie e non come test di routine.

Quando Fare il Test?

Questo tipo di test può essere richiesto dopo la decima settimana di gestazione in associazione ad altri test nel caso in cui il clinico rilevi un aumentato rischio per la madre di avere un feto con anomalie cromosomiche.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso della madre.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L'Esame

Il DNA fetale libero circolante (cff-DNA) è un materiale genetico rilasciato dalla placenta e presente nel circolo sanguigno materno durante la gravidanza. Il cff-DNA in genere riflette l’assetto genetico fetale. La tecnologia utilizzata per questo test rileva i difetti presenti nel DNA fetale dopo che questo è stato purificato dal sangue materno.

Il cff-DNA comincia ad essere rilevabile nel sangue materno già nel primo trimestre di gravidanza e aumenta durante tutta la gravidanza. Questo tipo di test è un test non invasivo relativamente nuovo che  può essere effettuato intorno alla decima settimana di gravidanza nelle donne a rischio di avere un feto con anomalie cromosomiche. Non si tratta di un test diagnostico, bensì di screening che, secondo le linee guida, non deve sostituirsi alle attuali strategie di screening  ma  eventualmente integrarsi fornendo informazioni in termini di rischio e non di diagnosi di presenza/assenza di anomalia.

Il test è in grado di rilevare la presenza di alcune anomalie cromosomiche presenti nel feto, inclusa la presenza di cromosomisoprannumerari (trisomie) come la trisomia 21 (sindrome di Down), la trisomia 18 (Sindrome di Edwards) o la trisomia 13 (sindrome di Patau). Il materiale genetico in eccesso presente in queste sindromi determina la comparsa dei caratteristici segni e sintomi e delle relative complicazioni.

La sindrome di Down è la trisomia più comune tra quelle rilevate tramite il test ccf-DNA le cui caratteristiche possono variare notevolmente da persona a persona. La sindrome di Edwards e di Patau sono più rare ma più gravi; determinano la morte dei bambini entro poche settimane o mesi dalla nascita. Oltre a queste trisomie, il test è però in grado di rilevare anche altre anomalie cromosomiche dovute a cromosomi soprannumerari o alla presenza di microdelezioni ossia di regioni mancanti di DNA.

Il test ccf-DNA può rilevare anche la presenza di patologie dovute a cromosomi sessuali soprannumerari, come ad esempio la sindrome di Klinefelter caratterizzata da due cromosomi X e un cromosoma Y.

Le linee guida internazionali raccomandano che, trattandosi di un test genetico, il test del cff-DNA sia preceduto da un’adeguata consulenza genetica e sia offerto alle donne ad alto rischio di avere un feto con anomalie cromosomiche ma non come test di routine o come test alternativo ai test prenatali del primo e secondo trimestre di gravidanza attualmente in uso o ai test diagnostici invasivi in uso (amniocentesi e/o villocentesi).

È importante ricordare che il test ccf-DNA è un test di screening e non diagnostico. Nel caso in cui i test di screening prenatale di routine o il test ccf-DNA rilevino delle anormalità, per formulare una diagnosi di anomalia cromosomica devono essere effettuati i test diagnostici invasivi come la villocentesi (tra l’XI e la XII settimana di gravidanza) o l’amniocentesi (tra la XV e la XX settimana di gravidanza).

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Tramite un prelievo di sangue venoso materno dal braccio.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test di ricerca del DNA fetale libero circolante (cff-DNA) è un test relativamente nuovo che può essere utilizzato nella valutazione del rischio di una donna in gravidanza di avere un feto portatore di anomalie cromosomiche come la trisomia 21 (sindrome di Down), la trisomia 18 (sindrome di Edwards) o la trisomia 13 (sindrome di Patau). Possono inoltre essere identificare altre rare patologie causate dalla presenza di cromosomi soprannumerari o con microdelezioni, ossia mancanti di alcune porzioni cromosomiche.
    Il cff-DNA è un materiale genetico rilasciato dalla placenta all’interno del circolo sanguigno materno. A partire dal primo trimestre di gravidanza comincia ad essere rilevabile in piccole quantità per poi aumentare progressivamente durante la gravidanza. Il cff-DNA in genere riflette l’assetto genetico del feto.
    Le linee guida internazionali attualmente raccomandano che il test venga proposto alle donne con un aumentato rischio di avere un feto affetto da trisomia 13, 18 o 21 e solo dopo essere stati sottoposti a una consulenza genetica. I fattori di rischio includono:

    • Età della madre maggiore dei 35 anni
    • Aumentato rischio di anomalie cromosomiche rilevato dall’esame ecografico
    • Precedente gravidanza con trisomia
    • Test di screening del primo o del secondo trimestre di gravidanza positivi
    • Presenza nella madre o nel padre di una traslocazione cromosomica bilanciata nota per essere associata con la trisomia 13, 18 o 21.
       

    Attualmente non esistono dati sufficienti da raccomandare lo screening in donne a basso rischio.

    Gli attuali protocolli di screening includono lo screening del primo trimestre per la sindrome di Down e lo screening su sangue materno nel secondo trimestre. Il test del cff-DNA è altamente specifico e sensibile nelle donne ad alto rischio; questo però non deve essere richiesto routinariamente per tutte le donne ma deve essere proposto alle sole donne ad alto rischio. I test di screening del secondo trimestre di gravidanza rilevano i difetti del tubo neurale insieme alle anomalie cromosomiche.

    Il test del cff-DNA è un test di screening e non diagnostico. Pertanto, nel caso in cui vengano rilevate delle anomalie negli screening prenatali di routine o tramite il test ccf-DNA, queste necessitano di una conferma tramite procedure invasive: analisi dei villi coriali o amnciocentesi.

  • Quando viene prescritto?

    Il test ccf-DNA può essere prescritto:

    • Durante o dopo la decima settimana di gravidanza
    • Nel caso in cui una donna abbia un alto rischio di avere un feto con anomalie cromosomiche
    • Dopo una consulenza genetica
  • Cosa significa il risultato del test?

    Se il test ccf-DNA è negativo, allora è altamente improbabile che il bambino presenti una trisomia 13, 18 o 21. Se il laboratorio effettua delle analisi per la ricerca di altre anomalie cromosomiche, allora è improbabile che tali anomalie siano presenti. Tuttavia, non tutte le anomalie cromosomiche o difetti genetici possono essere esclusi.

    Nel caso in cui il test ccf-DNA sia positivo, allora il feto ha un maggiore rischio di avere quelle anomalie cromosomiche.

    Questo test però non è diagnostico. Per la diagnosi o l’esclusione di anomalie cromosomiche è necessario sottoporsi a procedure maggiormente invasive, come l’analisi dei villi coriali eseguibile tra la decima e la dodicesima settimana di gravidanza, o l’amniocentesi, eseguibile tra la XV e la XX settimana di gravidanza.

    Il risultato del referto dovrebbe essere valutato e discusso da un consulente genetico.

  • C’è altro da sapere?

    L’utilità clinica del test ccf-DNA deve essere ancora chiarita e il suo utilizzo potrà essere aumentato contestualmente all’aumento dei dati presenti in merito.

    L’esecuzione del test prima della decima settimana di gravidanza può fornire risultati falsamente negativi per l’insufficiente quantità di ccf-DNA circolante nel sangue materno.

    La condizione di obesità può diminuire la concentrazione di ccf-DNA nel sangue materno ed influenzare il risultato del test.
    Anche se raramente, nella placenta possono essere presenti più linee cellulari con diversi assetti genetici. Pertanto la trisomia potrebbe essere presente in alcune cellule ma non in altre. Questo fenomeno, noto come “mosaicismo placentare” può influenzare il risultato del test.

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Domande Frequenti
  • È possibile richiedere il test ccf-DNA al proprio medico?

    È possibile discutere con proprio medico della possibilità di eseguire il test che verrà raccomandato nel caso in cui il rischio di avere un bambino con anomalie cromosomiche sia alto.

  • Nel caso in cui il test ccf-DNA sia negativo, deve comunque essere ripetuto nel caso di una gravidanza successiva?

    Nel caso in cui il test sia stato eseguito durante una gravidanza, anche se negativo, deve essere ripetuto anche nelle gravidanze successive. Se infatti una donna viene classificata come “ad alto rischio” per una gravidanza, lo sarà anche per la successiva.

  • Il test ccf-DNA può essere eseguito ambulatorialmente?

    No. Il test può essere eseguito solo in laboratori di riferimento.

  • Cosa deve accadere prima che questo test venga considerato utile anche nelle donne a basso rischio?

    Per questo scopo dovranno essere effettuati ancora un certo numero di studi che dimostrino l’utilità dell’esecuzione del test in questo gruppo di donne. Le organizzazioni scientifiche nazionali e internazionali quindi, sulla base dei risultati di questi studi, valuteranno l’utilità dell’esecuzione del test nelle donne considerate a basso rischio.

  • Questo test può rivelare il sesso del nascituro?

    Si, è un’informazione rilevabile e che può essere richiesta al clinico. Nel caso in cui i genitori non vogliano conoscere il sesso del bambino possono richiedere che questa informazione venga eliminata dal referto.

  • Per quali altri scopi può essere utilizzato questo test?

    Questo tipo di test può essere utile nella rilevazione di alcuni tipi di cancro. Sono in corso dei protocolli di studio volti a valutare l’utilizzo della misura del DNA libero circolante rilasciato dal tumore all’interno del circolo sanguigno. Questo tipo di test viene chiamato “biopsia liquida”. Le cellule cancerose infatti sono diverse dalle cellule normali. Molti tipi di cancro vengono diagnosticati tramite un campione bioptico analizzato al microscopio alla ricerca delle caratteristiche cellulari proprie di alcuni tipi di tumore. L’utilità clinica del test dell’analisi del DNA libero circolante non è ancora del tutto chiarita ma sembra avere un buon potenziale di applicazione nella diagnosi precoce del cancro, nella distinzione tra tumore maligno e benigno, nella definizione di una prognosi e nel monitoraggio dell’efficacia di un trattamento terapeutico.

Fonti

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