Noto anche come
Esame colturale delle feci
Nome ufficiale
Coprocoltura
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
20.04.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per identificare la presenza di batteri patogeni nel tratto gastrointestinale.

Quando Fare il Test?

In caso di diarrea, crampi addominali, nausea e/o vomito gravi o che persistono per più di qualche giorno.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di feci fresco, consegnato al laboratorio entro due ore dalla raccolta o conservato in un contenitore sterile contenente uno specifico tampone preservante.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

La coprocoltura è finalizzata all’identificazione di batteri patogeni eventualmente presenti nel campione di feci. Questo test è in grado di distinguere tra i batteri normalmente presenti nel tratto gastrointestinale (flora batterica normale) e quelli in grado di causare una malattia (patogeni). Pertanto il test viene eseguito per identificare i batteri patogeni presenti nel tratto gastrointestinale di un paziente con sintomi di gastroenterite.
I batteri che vengono identificati nel campione di feci sono rappresentativi di tutti i batteri presenti nel tratto gastrointestinale. Alcuni batteri sono presenti normalmente nel tratto gastrointestinale di qualunque persona. Essi giocano un ruolo importante nel processo digestivo e nel prevenire la crescita di batteri patogeni nell’intestino.

Talvolta l’assunzione di terapia antibiotica ad ampio spettro può comportare uno sbilanciamento della flora batterica intestinale; i farmaci inibiscono la crescita dei batteri non patogeni e favoriscono la sopravvivenza e la crescita di batteri resistenti agli antibiotici, come Clostridium difficile, con la conseguente comparsa di diarrea e dolori addominali.

I batteri patogeni possono entrare nel tratto gastrointestinale e infettarlo tramite l’assunzione di cibi o acqua contaminata. Le possibili fonti di batteri patogeni includono uova crude o poco cotte, pollame o manzo, latte non pastorizzato, acque di fiumi o laghi e, talvolta, forniture d’acqua pubbliche.
I viaggi in paesi in via di sviluppo sono potenzialmente a rischio per l’esposizione a batteri in grado di sviluppare malattie gastrointestinali. Alcuni batteri sono effettivamente patogeni, mentre altri sono normalmente presenti nel tratto gastrointestinale della popolazione residente ma potrebbero causare fastidi gastrointestinali nei turisti. Questi batteri possono essere assunti mangiando o bevendo qualsiasi cosa contaminata, inclusa l’acqua di rubinetto, i cubetti di ghiaccio in una bevanda, un’insalata fresca e cibi venduti da venditori ambulanti.

I sintomi clinici più comuni in caso di infezioni batteriche gastrointestinali sono diarrea prolungata, sangue e/o muco nelle feci, dolori e crampi addominali e nausea. La diarrea prolungata per più di qualche giorno può portare a disidratazione e sbilanciamento degli elettroliti, condizioni particolarmente preoccupanti in particolare per bambini e anziani. La disidratazione si manifesta con pelle secca, senso di fatica e vertigini.
Nei casi particolarmente gravi può essere necessaria l’ospedalizzazione per la somministrazione di terapia di supporto per la reidratazione. La sindrome emolitico-uremica è una grave complicanza caratterizzata dalla distruzione dei globuli rossi e da scompenso renale che può talvolta originare da un’infezione di un ceppo di Escherichia coli producente tossine. Questa patologia si sviluppa più frequentemente nei bambini, negli anziani e nelle persone con il sistema immunitario compromesso.

L’esecuzione del test può non essere necessaria nel caso in cui i sintomi non siano gravi e non persistano a lungo. Tuttavia, in presenza di gravi sintomi clinici come diarrea mista a sangue e muco persistente, l’esecuzione del test può essere indicata. In modo particolare in pazienti che abbiano sviluppato tale malessere in seguito a viaggi in paesi in via di sviluppo o che abbiano mangiato o bevuto qualcosa che abbia determinato lo sviluppo dei sintomi anche in altre persone.
Per una diagnosi più accurata, insieme alla coprocoltura possono essere richiesti anche altri esami volti alla ricerca di eventuali virus o parassiti responsabili degli stessi sintomi, come l’esame coproparassitologico o i test di ricerca di specifici antigeni.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Il campione di feci deve essere raccolto in un contenitore sterile. Il campione non deve essere contaminato con urine o acqua e deve essere consegnato al laboratorio nel più beve tempo possibile, preferibilmente entro due ore dalla raccolta. Altrimenti il campione può essere conservato per un tempo maggiore in specifici contenitori nei quali sia presente un tampone preservante. Nel caso in cui l’esame debba essere eseguito sui neonati, viene prelevato un tampone rettale.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    La coprocoltura è finalizzata all’identificazione di batteri patogeni (in grado di causare una malattia) eventualmente presenti nel campione di feci di un paziente con sintomi di gastroenterite. Poiché le cause di gastroenterite possono essere molteplici, questo esame può essere richiesto in associazione ad altri esami, come l’esame coproparassitologico, utili alla formulazione della diagnosi.
    Recentemente è stato introdotto sul mercato un metodo che permette la valutazione contemporanea di un pannello di possibili patogeni gastrointestinali (pannello GI), quali virus, batteri e parassiti; questo test permette la determinazione delle cause più frequenti di infezioni gastrointestinali. Questo tipo di test è relativamente nuovo e i laboratori e i clinici ne stanno valutando l’applicabilità e i costi effettivi.
    La maggior parte delle infezioni gastrointestinali si risolvono spontaneamente, con il solo utilizzo di terapie di supporto e senza la necessità dell’esecuzione di questo tipo di esami. Nella maggior parte delle persone sane questo tipo di infezioni non è grave. Tuttavia esistono delle situazioni nelle quali l’identificazione del patogeno è particolarmente importante, ad esempio per la scelta terapeutica volta ad eliminare il patogeno ed a limitarne la diffusione.

    Generalmente tramite la coprocoltura vengono cercate e rilevate le specie batteriche che più frequentemente causano malattie gastrointestinali:

    • Campylobacter
    • Salmonella
    • Shigella
       

    Alcuni batteri sono in grado di produrre delle tossine, le quali sono le vere responsabili dello stato di malessere. Molti di questi batteri possono essere cresciuti in coltura ma nella maggior parte dei casi le analisi sono volte alla ricerca delle tossine tramite metodiche molecolari (PCR) o tramite la ricerca degli antigeni. Alcuni esempi includono:

    Sulla base della storia clinica del paziente o dei viaggi effettuati, possono essere ricercati anche altri patogeni, come ad esempio:

    • Aeromonas
    • Plesiomonas
    • Yersinia enterocolitica
    • Della specieVibrio
  • Quando viene prescritto?

    La coprocoltura può essere richiesta nel caso in cui un paziente presenti segni e sintomi di un’infezione del canale digerente, come:

    • Dolore o crampi addominali
    • Nausea, vomito
    • Febbre
       

    Non tutti coloro che presentano questi sintomi devono però necessariamente sottoporsi a questo test. Nelle persone immunocompetenti, questo tipo di infezioni si risolve di solito spontaneamente con il solo utilizzo di terapie di supporto ma non con la somministrazione di terapie antibiotiche. L’analisi colturale delle feci può essere richiesto nel caso in cui:

    • Il paziente vada incontro a gravi complicanze, quali disidratazione o sbilanciamento elettrolitico
    • In bambini, anziani o persone con il sistema immunitario compromesso; secondo il “Centers for Disease Control and Prevention” (CDC) la diarrea è un killer globale che uccide ogni giorno 2195 bambini al di sotto dei 5 anni nel mondo.
    • Il paziente mostri segni e sintomi della malattia prolungati che non si risolvono spontaneamente
    • Il paziente abbia sviluppato lo stato di malessere in seguito ad un viaggio in paesi in via di sviluppo nei quali questo tipo di malattie è endemico.
    • Il paziente riferisca di aver assunto cibi o bevande potenzialmente a rischio di contaminazione con batteri patogeni, come carne poco cotta, uova crude o altri cibi e bevande che hanno causato gli stessi sintomi in altre persone.
    • Vi sia il sospetto di un’epidemia dovuta alla contaminazione di cibo o acqua rischiosa per la comunità, come ad esempio la contaminazione di un certo tipo di cibi prodotti o preparati da uno specifico ristorante o un’eventuale epidemia in una nave da crociera.
       

    Nel caso in cui un paziente sia in trattamento per una specifica infezione gastrointestinale o abbia risolto spontaneamente l’infezione, il clinico può richiedere l’esecuzione del test su più campioni di feci in modo da verificare l’effettiva scomparsa del patogeno. I pazienti asintomatici potrebbero infatti essere comunque portatori dell’infezione, condizione non rischiosa per i pazienti stessi ma a rischio per la possibile diffusione della malattia.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Nel caso in cui la coltura sia positiva per la presenza di batteri patogeni, allora è verosimile che la diarrea e gli altri sintomi siano dovuti a questi. Generalmente sul referto viene riportato il nome del batterio rilevato.

    Alcuni dei batteri patogeni che più frequentemente vengono rilevati in Europa includono:

    • Salmonella – presente nelle uova crude (anche nelle uova intere disinfettate), pollame crudo, verdure e rettili. Gli animali domestici come lucertole e tartarughe possono essere portatori di Salmonella, così come alcune persone asintomatiche. La Salmonella può essere trasmessa da persona a persona.
    • Campylobacter – presente nel pollame crudo o poco cotto e nel latte non pastorizzato. Nel caso in cui il batterio di diffonda nel circolo ematico può portare a conseguenze piuttosto serie, talvolta a lungo termine, come l’artrite o la sindrome di Guillian-Barré.
    • Shigella –  presente nel cibo e nell’acqua contaminata con feci o trasmessa da persona a persona nel caso in cui non venga rispettata una corretta igiene personale; la trasmissione di questa malattia è di difficile prevenzione all’interno di una famiglia, di un asilo o di case di cura.
       

    Una vasta gamma di altri batteri possono talvolta causare infezioni gastrointestinali e possono quindi essere identificati con una coprocoltura. Alcuni esempi importanti:

    • Escherichia coli O157:H7 e altri ceppi di E. coli in grado di produrre tossine (molti ceppi di E. coli fanno normalmente parte della flora batterica intestinale e non causano malattie) – presente in carne di manzo o di maiale cruda o poco cotta, spinaci o sidro non pastorizzato. Può portare a diarrea mista a sangue e anche allo sviluppo della sindrome uremico emolitica.
    • Clostridium difficile – è parte della normale flora batterica ma l’assunzione di antibiotici ad ampio spettro può comportarne una crescita eccessiva. I ceppi producenti tossine possono determinare la comparsa di diarrea e di altre gravi complicanze. Nel caso in cui si sospetti la presenza di questi batteri, viene eseguito un test per la ricerca di questi specifici ceppi di C. difficile.
       

    Altri patogeni meno frequenti sono:

    • Aeromonas
    • Plesiomonas
    • Yersinia enterocolitica
    • Vibrio cholerae altre specie Vibrio 
       

    Un campione di feci viene refertato come negativo qualora la coprocoltura sia risultata negativa per i patogeni più comuni.

    Nel caso in cui la coprocoltura fornisca un risultato negativo ma il paziente presenti segni e sintomi che facciano sospettare un’infezione batterica gastrointestinale, allora è verosimile che tale infezione sia dovuta a patogeni rari. Altrimenti i batteri potrebbero essere presenti in numero troppo basso per essere rilevabili. Nel caso in cui il clinico lo ritenga necessario quindi è possibile ripetere l’esame su più campioni di feci o eseguire ulteriori esami.
    Anche se la presenza di più di un agente patogeno è possibile, la maggior parte delle infezioni gastrointestinali sono dovute ad un solo patogeno.

  • C’è altro da sapere?

    Alcune forme di gastroenteriti infettive possono essere trattate con antibiotici, ma nella maggior parte dei casi queste infezioni sono autolimitanti e non richiedono terapia antibiotica. In genere, in un soggetto immunocompetente la gastroenterite si risolve spontaneamente nel giro di una settimana o poco più. Vengono però fornite al paziente indicazioni volte a limitare la diffusione dell’infezione e a prevenire la disidratazione.
    Le infezioni dovute a batteri patogeni vengono continuamente monitorate al livello locale e talvolta nazionale. Tranne i casi legati ai viaggi in paesi esteri, gli enti sanitari cercano di determinare l’origine dell'infezione in modo da affrontare eventuali problemi di salute pubblica. I batteri patogeni eventualmente trovati vengono caratterizzati da un punto di vista molecolare, così da monitorare la presenza di eventuali epidemie e fonti di contaminazione.
    La “diarrea del viaggiatore” è una malattia molto comune nei viaggiatori internazionali causata di solito da un ceppo di E. coliproducente tossine. Le destinazioni maggiormente a rischio sono i paesi in via di sviluppo come Asia, Africa e America latina. Questo ceppo di Escherichia coli è diverso dal ceppo O157:H7 producente la tossina Shiga, il quale può portare alla sindrome uremico-emolitica.

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Domande Frequenti
  • È possibile prevenire un’infezione gastrointestinale?

    La cosa migliore da fare è evitare l’ingestione di acqua o alimenti contaminati e attenersi alle buone regole di igiene, come la detersione frequente e accurata delle mani. I cibi a rischio di contaminazione, come le uova e la carne cruda, dovrebbero essere cucinati molto. I cibi cotti e quelli che vengono serviti crudi non dovrebbero entrare in contatto con superfici potenzialmente contaminate. Nel caso in cui vengano effettuati viaggi in paesi in via di sviluppo, è consigliabile bere solo acqua imbottigliata o bevande gassate e  mangiare cibi cotti bene. Sono da evitare frutta e verdura fresche mangiando preferenzialmente frutti che possano essere sbucciati in maniera autonoma. Sono a rischio anche i prodotti caseari non pastorizzati e i cibi dei venditori ambulanti. E’ buona norma che tutti i familiari di un soggetto affetto utilizzino semplici norme igieniche come la detersione accurata delle mani; il soggetto affetto dovrebbe astenersi dalla preparazione di alimenti per gli altri componenti del nucleo familiare, in modo da limitare la diffusione del patogeno.

  • Perché il campione di feci deve essere fresco?

    Se le feci non sono fresche e non vengono conservate in maniera appropriata, la proporzione dei differenti tipi di batteri può non essere mantenuta. La crescita dei batteri appartenenti alla normale flora batterica può talvolta determinare il mascheramento dei batteri patogeni così come l’esposizione a temperature eccessivamente alte.

  • Perché non dovrebbero essere presi farmaci antidiarroici in presenza di questo tipo di infezioni?

    I farmaci anti-diarroici possono prolungare la malattia perché l’inibizione della peristalsi intestinale diminuisce la velocità di eliminazione del batterio dal tratto gastrointestinale.

  • Una volta avuta un’infezione gastrointestinale, è possibile averla nuovamente?

    Si. In seguito ad un’infezione viene sviluppata una risposta immunitaria a breve termine contro il patogeno responsabile dell’infezione ma l’esposizione ad altri tipi o ceppi batterici può comportare una nuova infezione.

  • Cos’altro può provocare diarrea?

    La diarrea può essere dovuta ad infezioni virali come quella da norovirus o da virus dell’epatite A, o ad infezioni da parassiti come giardia. Anche le intolleranze alimentari, l’uso di alcuni farmaci (che possono causare direttamente la diarrea o indirettamente attaccando la normale flora batterica intestinale),  le malattie o disfunzioni intestinali come la celiachia, il malassorbimento o le malattie infiammatorie intestinali, possono essere responsabili della diarrea. Inoltre la diarrea può essere indotta da particolari condizioni di stress.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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