Noto anche come
Trichomonas vaginalis
T. vaginalis
Nome ufficiale
Trichomonas vaginalis , Immunofluorescenza diretta per T. vaginalis
Coltura di T. vaginalis
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 15.03.2022.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per lo screening e la diagnosi delle infezioni da Trichomonas vaginalis, un parassita microscopico responsabile della tricomoniasi, una malattia sessualmente trasmissibile (IST).

Quando Fare il Test?

  • Screening; viene raccomandato lo screening alle donne esposte a rischio di contrarre l'infezione 
  • Diagnosi; in presenza di segni e sintomi riconducibili ad infezione da Trichomonas vaginalis. La maggior parte dei soggetti affetti risulta asintomatico, mentre circa il 30% manifesta sintomi simili a quelli delle altre malattie sessualmente trasmissibili
  • Monitoraggio; è possibile eseguire il test dopo 3 mesi dalla fine del trattamento, al fine di individuare eventuali reinfezioni (molto comuni, se il/i partner sessuali non si sottopongono a loro volta al trattamento)
Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Per le donne, un campione ottenuto tramite tampone vaginale o raccolta delle secrezioni vaginali in corso di esame pelvico. Talvolta, può essere utilizzato lo stesso campione ottenuto per l’esecuzione del Pap test.

Per gli uomini, un campione ottenuto tramite tampone uretrale. L'uretra è il canale che attraversa internamente il pene e garantisce lo svuotamento della vescica.

Sia per gli uomini che per le donne, può essere richiesto un campione urinario. La ricerca dell’agente eziologico della tricomoniasi prevede la raccolta del primo mitto all'interno di un contenitore sterile, reperibile in farmacia.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

La tricomoniasi è una delle quattro infezioni sessualmente trasmissibili (IST) più diffuse a livello globale, insieme a Clamidia, Gonorrea e Sifilide. La tricomoniasi è causata dal protozoo Trichomonas vaginalis.

Il test per la tricomoniasi ricerca la presenza di infezione in campioni provenienti dall’apparato genitale maschile o femminile. L'infezione colpisce gli uomini a livello dell’uretra, causando prostatite; nelle donne è responsabile di infezioni vaginali.

Secondo i dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2016 sono stati stimati 156 milioni di nuovi casi di infezione da Trichomonas vaginalis nel mondo, in prevalenza donne asintomatiche. In generale, i più alti tassi di incidenza di casi di tricomoniasi sono stati riscontrati tra i 15 e i 49 anni. In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) indica che i casi di infezione da Trichomonas vaginalis hanno mostrato una diminuzione progressiva dal 1991 al 2013, passando da 50 casi del 1991 a 3 casi del 2013, per poi aumentare nuovamente e stabilizzarsi fino al 2017 (12 casi segnalati, pari allo 0,2% di tutte le IST segnalate).

Generalmente, l’infezione viene trasmessa tramite il contatto sessuale (orale, vaginale o anale) con un partner infetto.

Nelle donne, i sintomi associati alla tricomoniasi comprendono prurito, irritazione, infiammazione vaginale e secrezioni vaginali; negli uomini, bruciore dopo la minzione o l’eiaculazione, irritazione e secrezioni dall’uretra. La sintomatologia si sviluppa dopo 5-28 giorni dall’esposizione all’agente infettivo. L’infezione da T. vaginalis può essere facilmente trattata tramite terapia antibiotica. Durante il trattamento dovrebbe essere sospesa qualsiasi attività sessuale e dovrebbe essere consigliato al/ai partner sessuali di sottoporsi a loro volta al trattamento, al fine di evitare una reinfezione.

Gli intervalli di riferimento dipendono da molteplici fattori, quali l’età e il sesso del paziente, la popolazione di riferimento e il metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. Il risultato numerico di un test può pertanto avere significati diversi in laboratori differenti.

Per queste ragioni, nel presente sito web non vengono riportati gli intervalli di riferimento. Per la valutazione dei risultati dei test, Lab Tests Online raccomanda di riferirsi ai valori di riferimento forniti dal laboratorio nel quale questi sono stati eseguiti. Gli intervalli di riferimento di ciascun test sono riportati sul referto di laboratorio, accanto al nome ed al risultato dello stesso. Per alcuni esempi clicca qui.

Per maggiori informazioni si rimanda agli articoli: Gli Intervalli di Riferimento ed il loro Significato e Comprendere il Referto di Laboratorio.

Se il sottoporsi alle analisi mediche provoca stati d'ansia o di disagio, si consiglia di leggere uno o più di questi articoli:

Come fare fronte alla paura, al disagio ed all'ansia da test, Suggerimenti sui test ematici, Suggerimenti per aiutare i bambini ad affrontare un test medico, Suggerimenti per aiutare l'anziano ad affrontare un test medico.

Un altro articolo, Il prelievo ematico: Breve viaggio nel laboratorio, chiarisce le modalità di prelievo del campione ematico.

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Come e Perché
  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test della tricomoniasi ricerca la presenza del parassita Trichomonas vaginalis (T. vaginalis), responsabile della malattia. Sono disponibili diverse tipologie di esami per rilevare la tricomoniasi. Le secrezioni vaginali (per le donne) o uretrali (per gli uomini) possono essere analizzate con i seguenti metodi:

    • Test di amplificazione dell’acido nucleico (NAAT); è il test d'elezione per la diagnosi di infezione e consiste nella ricerca del materiale genetico (DNA o RNA) dell’agente eziologico della tricomoniasi. É il test più sensibile per T. vaginalis e può essere eseguito su campioni ottenuti tramite tampone vaginale o cervicale o raccolta dell'urina. Con alcuni tipi di NAAT, i campioni raccolti per l’esecuzione del test per la Gonorrea o la Clamidia possono essere utilizzati anche per l’esecuzione del test per T. vaginalis

    Nelle donne, i campioni possono essere raccolti anche in corso di un esame ginecologico di routine, come durante la raccolta di campioni destinati al Pap test. Tuttavia, la positività al T. vaginalis riscontrata incidentalmente su campioni raccolti per il Pap Test non è considerata diagnostica, a causa della presenza di numerosi risultati falsi positivi e falsi negativi.

    • Wet prep; consiste nell’analisi al microscopio di un preparato a fresco posto su un vetrino ed esaminato immediatamente per ricercare la presenza del parassita, senza l’utilizzo di particolari colorazioni. Questo test è dotato di scarsa sensibilità, in particolare negli uomini. Le organizzazioni internazionali raccomandano l’esecuzione di un test maggiormente sensibile (come un test molecolare o colturale) nel caso in cui l’esame “wet prep” fornisca un risultato negativo in presenza di sospetto clinico
    • Esame colturale; questo test è molto sensibile e specifico, ma richiede almeno 7 giorni per permettere la crescita di quantità di parassita sufficienti per la rilevazione. Solitamente, viene eseguito in seguito al riscontro di un risultato negativo al test NAAT. L'esame colturale è l'unico test in grado di predire la sensibilità agli antibiotici; pertanto, può essere richiesto nel caso in cui si sospetti che il paziente sia affetto da un ceppo di T. vaginalis resistente agli antibiotici 
    • Altri metodi; includono l’immunofluorescenza diretta ed il test antigenico rapido. Quest'ultimo prevede la ricerca degli antigeni di T. vaginalis nelle secrezioni vaginali e fornisce risultati in circa 10-15 minuti.
  • Quando viene prescritto?

    Screening

    Lo screening della tricomoniasi viene raccomandato alle categorie di individui esposti ad un rischio aumentato di contrarre infezioni sessualmente trasmissibili (ad esempio tramite rapporti sessuali non protetti con partner occasionali). Il test può essere ripetuto con cadenze differenti in base alle specifiche circostanze. Non sono previste raccomandazioni circa lo screening della tricomoniasi negli uomini. Viene raccomandato lo screening alle donne sessualmente attive nelle seguenti circostanze:

    • Presenza di altre malattie sessualmente trasmissibili, in modo particolare l’HIV
    • Avere numerosi partner sessuali occasionali
    • Permanenza in carcere o in altri luoghi dove l'infezione è facilmente trasmissibile

    Diagnosi

    Il test della tricomoniasi può essere richiesto nel caso in cui il paziente mostri segni e sintomi di infezione da T. vaginalis. Quando presenti, i sintomi vengono manifestati dopo 5-28 giorni dall'infezione.

    Negli uomini, più del 75% dei casi risulta asintomatico. Quando presenti, i sintomi includono:

    • Presenza di secrezioni dall’uretra
    • Bruciore dopo la minzione o l’eiaculazione
    • Irritazione del pene
    • Dolore testicolare
    • Urine torbide

    Nelle donne, solo una piccola percentuale di casi risulta sintomatico. I sintomi possono diventare più frequenti allontanandosi dal momento dell'infezione e peggiorare durante il ciclo mestruale. Quando presenti, i sintomi includono:

    • Presenza di secrezioni vaginali anomale
    • Dolore durante e dopo la minzione
    • Irritazione e arrossamento vaginale
    • Sensazione di bruciore
    • Perdita di sangue in seguito ai rapporti sessuali

    Il test per la tricomoniasi può essere eseguito insieme agli esami per le altre infezioni sessualmente trasmissibili (IST), quali Clamidia e Gonorrea, poiché spesso le IST possono verificarsi contemporaneamente.

    Inoltre, gli esami diagnostici per la tricomoniasi possono essere richiesti nelle pazienti che mostrano segni di infezione da Trichomonas vaginalis in corso di indagini di routine per l'esecuzione del Pap test. Nel caso in cui il campione raccolto per il Pap Test suggerisca la presenza di un'infezione asintomatica da T. vaginalis può essere eseguito il wet prep, il test NAAT, l'esame colturale o il test antigenico per confermare la diagnosi di tricomoniasi.

    Monitoraggio

    Si raccomanda alle donne in trattamento per la tricomoniasi di eseguire nuovamente il test a distanza di tre mesi dalla fine del trattamento al fine di individuare eventuali reinfezioni, molto comuni se il/i partner sessuali non si sottopongono a loro volta al trattamento.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Un risultato positivo indica la presenza di un’infezione attiva da T. vaginalis, che richiede un trattamento tramite terapia antibiotica. Il/i partner sessuale/i della persona affetta dovrebbero a loro sottoporsi al test ed al trattamento per evitare reinfezioni.

    Un test negativo indica assenza di infezione al momento del test; tuttavia, potrebbero essere presenti altre infezioni sessualmente trasmissibili, patologie con sintomi simili oppure il parassita potrebbe essere presente in quantità insufficienti per la rilevazione. Se il sospetto clinico permane in presenza di un risultato negativo, è raccomandata la ripetizione del test, possibilmente con una metodica differente.

    Un risultato negativo al wet prep dovrebbe essere seguito dal test NAAT o dall'esame colturale per confermare il risultato.

  • C’è altro da sapere?

    Le persone affette da tricomoniasi presentano un rischio aumentato di contrarre altre malattie sessualmente trasmissibili. In particolare, la presenza di infiammazione in area genitale, tipica della tricomoniasi, aumenta il rischio nelle donne di contrarre l'HIV o di sviluppare la malattia infiammatoria pelvica.

    La tricomoniasi neonatale, benché rara, può verificarsi e comportare delle complicanze per il neonato.

    La contaminazione fecale del campione può determinare la rilevazione di un organismo non patogeno (Trichomonas hominis) simile nell’aspetto e quindi facilmente confondibile con T. vaginalis all’ osservazione diretta. La presenza di questo organismo non richiede però alcun trattamento.

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Domande Frequenti
  • Il partner deve essere avvisato della positività all’infezione da T. vaginalis?

    Sì, in modo che possa effettuare il test ed eventualmente iniziare il trattamento dell’infezione.

  • Quanto tempo è necessario per l’esecuzione del test?

    Il tempo necessario per l’indagine dipende dal laboratorio che esegue il test e dalla metodologia analitica utilizzata. Nel caso in cui l’esame clinico suggerisca un sospetto di tricomoniasi, il clinico eseguirà molto probabilmente il test “wet prep” per ricercare al microscopio il parassita. Esistono anche metodi rapidi per la ricerca degli antigeni parassitari per i quali sono necessari solo 10 minuti.

    Il metodo NAAT (Nucleic Acid Amplification Test) è in grado di fornire un risultato in uno o pochi giorni, mentre gli esami colturali convenzionali richiedono più tempo, in genere 7 giorni. È disponibile inoltre un metodo di coltura per la rilevazione di T. vaginalis in grado di fornire un risultato entro 24-72 ore.

  • Quali complicanze possono derivare dall’infezione di T. vaginalis?

    Se non trattata, la tricomoniasi nelle donne può portare a malattia infiammatoria pelvica o aumentare il rischio di cancro alla cervice.

    Le donne in gravidanza con un’infezione da T. vaginalis sono esposte ad alto rischio di parto pre-termine e di partorire neonati con basso peso alla nascita. Gli uomini risultano spesso asintomatici, con conseguenti infezioni croniche e rischio frequente di infettare il partner. Il mancato trattamento dell'infezione può causare infiammazioni dell’uretra e prostatite. In entrambi i sessi, la tricomoniasi predispone al rischio di contrarre l’HIV ed è associata ad infertilità.

  • È possibile prevenire l’infezione da T. vaginalis?

    Il miglior modo per evitare di contrarre questo tipo di infezione o una qualsiasi malattia sessualmente trasmissibile, consiste nell’astenersi dai rapporti sessuali non protetti con partner occasionali. L’utilizzo del preservativo è un valido ausilio alla prevenzione di tali infezioni.

  • In cosa consiste il trattamento?

    Il trattamento della tricomoniasi è di tipo farmacologico e deve essere seguito sia dal paziente che dal suo partner sessuale. È consigliabile astenersi dai rapporti sessuali per 7-10 giorni dopo il trattamento ed eseguire nuovamente il test in caso di ricomparsa dei sintomi.

  • Dopo il trattamento, l’infezione può essere contratta nuovamente?

    Sì. Sebbene la precedente infezione sia stata trattata con successo, è possibile contrarla nuovamente. Si stima che circa un paziente su cinque trattato per tricomoniasi venga nuovamente infettato entro tre mesi dall’inizio della terapia.

  • I risultati del test sono affidabili?

    Il test della tricomoniasi viene considerato un test affidabile per rilevare la presenza del parassita Trichomonas vaginalis. Tuttavia, diversi fattori possono influenzare l’accuratezza del test, inclusi i metodi analitici utilizzati e la qualità del campione.

    L'accuratezza dell’analisi al microscopio del wet prep può variare in base all'esperienza di chi esegue il test ed alla rapidità con la quale il test viene eseguito dopo la raccolta del campione. Se il campione viene analizzato entro un'ora dalla raccolta, questa metodica consente di diagnosticare accuratamente circa il 30-64% delle infezioni. Se le tempistiche si allungano, l'accuratezza del test diminuisce. 

    L'esame colturale permette di rilevare correttamente un'infezione attiva nel 70-85% dei pazienti con tricomoniasi, anche se la percentuale può variare in base al tipo di campione analizzato.

    Il test NAAT, le sonde molecolari e i test antigenici sono caratterizzati da una maggiore accuratezza e sono in grado di rilevare l'infezione da T. vaginalis nella maggior parte dei pazienti affetti. L'accuratezza dei test varia in base al metodo utilizzato ed alla tipologia di campione sulla quale viene eseguito il test.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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