Noto anche come
Resistenza Proteina C Attivata
Resistenza all’APC
Fattore V R506Q
PT G20210A
Fattore II 20210
Mutazione del Fattore II
Nome ufficiale
Mutazione del Fattore V Leiden e della Protrombina 20210
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 29.04.2019.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per determinare se è presente una mutazione genica in grado di aumentare il rischio di formazione di coaguli, come nella trombosi venosa profonda (TVP) e/o nel tromboembolismo venoso (TEV).

Quando Fare il Test?

In seguito ad un episodio trombotico inspiegabile, specialmente se presente in persone di età inferiore ai 50 anni, con episodi frequenti di TVP o di TEV, con TVP o TEV durante la gravidanza, con TVP in aree dell'organismo inusuali o con una storia familiare positiva per eventi trombotici.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.

​​​​​​​Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L'Esame

Le mutazioni del fattore V Leiden e della protrombina 20210 (PT 20210) sono associate ad un rischio aumentato di trombosi. La ricerca di queste mutazioni è possibile tramite l'esecuzione due esami separati, in grado di ricercare le alterazioni del DNA specifiche, ma richiesti in parallelo, al fine di stimare il rischio trombotico complessivo dell'individuo.

Il fattore V e la protrombina sono due fattori della coagulazione, ossia due delle proteine essenziali per la corretta formazione del coagulo. Qualsiasi evento in grado di provocare un danno ai tessuti e quindi un sanguinamento, innesca un complesso processo chiamato emostasi responsabile della formazione di un "tappo" in corrispondenza dell'area danneggiata e quindi dell'interruzione del sanguinamento. Nella prima fase del processo, le piastrine aderiscono all'area danneggiata aggregandosi; nella seconda fase, i fattori della coagulazione vengono attivati progressivamente tramite un meccanismo a cascata che culmina con la formazione del coagulo. Il coagulo si dissolve solo in seguito alla completa guarigione del tessuto danneggiato.

Per la corretta formazione e successiva dissoluzione del coagulo, devono essere presenti tutti i fattori della coagulazione, in quantità adeguata e devono essere funzionali. Una carenza quantitativa o funzionale dei fattori della coagulazione, può portare ad alterazioni nell'emostasi.

Le mutazoni del fattore V Leiden e della PT20210 della protrombina, sono ereditarie e in grado di aumentare il rischio di trombosi. Si tratta di mutazioni ereditate con meccanismi autosomico dominanti (è sufficiente una sola copia del gene alterato per la manifestazione del fenotipo): è possibile ereditare una copia (eterozigote) o due copie (omozigote) del gene mutato, con conseguenze di diversa entità.

Queste due mutazioni sono indipendenti e vengono testate con due esami separati, anche se, di solito, eseguiti nello stesso momento come parte degli approfondimenti richiesti in seguito ad un episodio trombotico in individui sospettati di avere una predisposizione genetica ereditaria per i disordini della coagulazione. Ciascun test è utilizzato per rilevare la presenza di specifiche mutazioni e se queste sono presenti in una copia (eterozigote) o due copie (omozigote).

  • Durante l’emostasi, il fattore V è normalmente inattivato da una proteina chiamata proteina C attivata (APC), responsabile della prevenzione della formazione di coaguli troppo grossi. La mutazione genica del fattore V Leiden può portare alla formazione di un fattore V in grado di resistere all’inattivazione da parte di APC. Come conseguenza, il processo coagulativo rimane più attivo del normale, aumentando il rischio di formazione trombosi venosa profonda (TVP) o di rottura del coagulo e blocco di una vena (tromboembolismo venoso o TEV).
  • Durante il normale processo coagulativo, un enzima converte la protrombina in trombina. La mutazione, a carico del gene che codifica per la protrombina, chiamata PT20210, può provocare un’aumentata concentrazione di protrombina, la formazione anomala di coaguli e l'aumento del rischio di TVP o TEV.

Gli intervalli di riferimento dipendono da molteplici fattori, quali l’età e il sesso del paziente, la popolazione di riferimento e il metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. Il risultato numerico di un test può pertanto avere significati diversi in laboratori differenti.

Per queste ragioni, nel presente sito web non vengono riportati gli intervalli di riferimento. Per la valutazione dei risultati dei test, Lab Tests Online raccomanda di riferirsi ai valori di riferimento forniti dal laboratorio nel quale questi sono stati eseguiti. Gli intervalli di riferimento di ciascun test sono riportati sul referto di laboratorio, accanto al nome ed al risultato dello stesso. Per alcuni esempi clicca qui.

Per maggiori informazioni si rimanda agli articoli: Gli Intervalli di Riferimento ed il loro Significato e Comprendere il Referto di Laboratorio.

Se il sottoporsi alle analisi mediche provoca stati d'ansia o di disagio, si consiglia di leggere uno o più di questi articoli:

Come fare fronte alla paura, al disagio ed all'ansia da test, Suggerimenti sui test ematici, Suggerimenti per aiutare i bambini ad affrontare un test medico, Suggerimenti per aiutare l'anziano ad affrontare un test medico.

Un altro articolo, Il prelievo ematico: Breve viaggio nel laboratorio, chiarisce le modalità di prelievo del campione ematico.

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Come e Perché
  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    I test per la ricerca delle mutazioni del Fattore V Leiden (FVL) e della protrombina 20210 (PT 20210) sono spesso richiesti insieme, come supporto nell’identificazione della causa di formazione inappropriata di un coagulo (trombo) come avviene nella trombosi venosa profonda (TVP) e/o nel tromboembolismo venoso (TEV).

    I test per la ricerca delle mutazioni del Fattore V Leiden e PT 20210 sono utilizzati per determinare se un individuo abbia ereditato un disordine associato all'eccessiva formazione di coaguli e se siano presenti una o due copie delle mutazioni (eterozigote o omozigote).

    Questi esami possono essere prescritti come supporto nella ricerca della causa di un episodio trombotico, specialmente se si presenta in una persona di età inferiore ai 50 anni, senza causa evidente o in una sede inusuale come nel fegato (epatico), nei reni (renale), nell'encefalo (cerebrale), nell’intestino e nella pelvi (mesenterico), o nelle vene oculari. Questi esami possono essere prescritti in persone con TEV ricorrente o con una storia familiare di trombosi.

    Lo screening sulla popolazione generale non è raccomandato, mentre vi sono pareri discordanti all'interno della comunità scientifica circa l’utilità di sottoporre al test i familiari di persone positive per la presenza delle mutazioni del Fattore V Leiden o PT 20210. La presenza delle varianti infatti aumenta il rischio di sviluppare trombosi ma con delle variabilità dovute alle diverse modalità di espressione del gene mutato. Solo il 10% dei pazienti con la variante del Fattore V Leiden, ad esempio, sperimenta un episodio trombotico.

  • Quando viene prescritto?

    I test per le mutazioni del Fattore V Leiden e PT 20210 sono prescritti in caso di sospetta predisposizione genetica ereditaria alla trombofilia; per esempio in persone che:

    • Abbiano manifestato il primo episodio di trombosi venosa profonda (TVP) o di tromboembolismo venoso (TEV) prima dei 50 anni.
    • Abbiano manifestato un episodio trombotico a carico di aree dell'organismo inusuali, come nelle vene del fegato (epatica), nei reni (renale), nel cervello (cerebrale), nell’intestino e nella pelvi (mesenterica), o nelle vene oculari.
    • Abbiano un storia personale o familiare di TVP o di TEV ricorrenti.
    • Abbiano il primo episodio di TEV in relazione all’uso di contraccettivi orali, gravidanza oppure terapia ormonale sostitutiva
    • Abbiano avuto aborti spontanei, specialmente nel secondo o terzo trimestre di gravidanza
       

    Questi test possono essere prescritti in persone con parenti di primo grado, come un genitore o un fratello, positivi per la mutazione genica del Fattore V Leiden o PT 20210. Tuttavia, secondo le raccomandazioni rilasciate nel 2011 da un gruppo di esperti del Centers for Disease Control and Prevention, incaricati di valutare la gestione clinica di queste mutazioni geniche, gli adulti asintomatici non dovrebbero essere testati, anche anche se con familiari portatori di mutazioni PT 20210 o Fattore V Leiden, con lo scopo di decidere il corretto approccio terapeutico con un farmaco anticoagulante.

    Sebbene la presenza delle mutazioni non implichi necessariamente lo sviluppo di un disordine della coagulazione, le persone asintomatiche ma appartenenti ad una famiglia positiva per la presenza di una o più mutazioni geniche, dovrebbero limitare gli ulteriori fattori di rischio per la trombosi come l’uso di contraccettivi orali, il fumo, alte concentrazioni di omocisteina e anche l’immobilizzazione e la chirurgia.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Se il test genetico indica la presenza di una copia del gene del Fattore V Leiden o della PT 20210, allora l’individuo è eterozigote per quella variante; un individuo con due copie della variante genetica, è definito omozigote.

    La presenza del Fattore V Leiden è una delle predisposizioni genetiche ereditarie più comuni associate alla trombofilia. Sebbene i casi di omozigosi siano rari, le persone con due copie del gene del Fattore V Leiden possono avere un rischio aumentato di  80 volte di sviluppare trombosi. Coloro che hanno una sola copia del gene alterato (eterozigoti) hanno un rischio aumentato di sole 4-8 volte.

    La mutazione PT 20210 può essere presente in una sola copia (eterozigote) o in entrambe le copie (omozigote) del gene della protrombina, anche se l'omozigosi è molto rara. Gli eterozigoti affetti hanno un aumento moderato della produzione di trombina, che è associato ad un rischio aumentato di 2,5-3 volte di sviluppare tromboembolismo venoso (TEV); non sono disponibili abbastanza informazioni relative agli individui omozigoti.

    Il rischio potenziale associato alla/e mutazione/i è variabile e individuale. In individui asintomatici, la trombosi venosa profonda (TVP) e/o il TEV potrebbero non manifestarsi mai. In individui con uno o più episodi trombotici, le mutazioni geniche potrebbero essere la causa più probabile e il rischio di ricorrenza è alto. In assenza delle mutazioni, è probabile che il fenomeno sia dovuto ad altra causa.

    I fattori di rischio associati al Fattore V Leiden, alla PT 20210 e ad altre carenze di fattori ereditate e acquisite sono indipendenti. Se un individuo ha più di un fattore di rischio, l'effetto è cumulativo. In aggiunta ai fattori di rischio ereditari e ai fattori acquisiti, esistono fattori di rischio "controllabili", come l’uso di contraccettivi orali, che possono esacerbare gli effetti della combinazione dei fattori di rischio già esistenti. Ad esempio, una donna eterozigote per il Fattore V Leiden può avere un rischio aumentato di 2-4 volte di sviluppare TEV; l'uso di contraccettivi orali, può aumentare il rischio di trombosi fino a 30 volte rispetto al rischio imputabile alla sola eterozigosi del Fattore V Leiden.

  • C’è altro da sapere?

    Talvolta, la ricerca della presenza della variante genica del Fattore V Leiden può iniziare con il test della resistenza della proteina C attivata (APC), anche se questo test non è eseguito comunemente. Nel 90% circa dei casi, la resistenza dell'APC è dovuta alla mutazione del Fattore V Leiden. Un risultato positivo al test della resistenza dell'APC viene quindi seguito dalla ricerca della mutazione del Fattore V Leiden sul DNA della persona affetta, sia per confermare la diagnosi che per determinare lo stato di eterozigote o omozigote per tale mutazione.

    Alcuni studi hanno dimostrato un’associazione tra la mutazione genica del Fattore V Leiden e il fenomeno degli aborti ricorrenti.

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Domande Frequenti
Fonti
Font utilizzate nella revisione corrente

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