Noto anche come
Resistenza Proteina C Attivata
Resistenza all’APC
Fattore V R506Q
PT G20210A
Fattore II 20210
Mutazione del Fattore II
Nome ufficiale
Mutazione del Fattore V Leiden e della Protrombina 20210
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
21.05.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per determinare se è presente una mutazione genica ereditaria che aumenta il rischio di sviluppare un coagulo di sangue, come nella trombosi venosa profonda (TVP) e/o nel tromboembolismo venoso (TEV).

Quando Fare il Test?

In seguito ad una formazione inspiegabile di coagulo del sangue (episodio trombotico), specialmente se in età inferiore ai 50 anni, se il paziente ha frequenti episodi di TVP o di TEV, se ha avuto TVP o TEV durante la gravidanza, se ha avuto TVP in parti del corpo inusuali o se ha una storia famigliare di eventi trombotici.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue prelevato da una vena del braccio.

​​​​​​​Il Test Richiede una Preparazione?

No.

Il Campione da Analizzare

Cosa viene testato?

Il fattore V Leiden e la protrombina 20210 (PT 20210) sono mutazioni geniche associate ad un aumentato rischio di coagulazione anomala del sangua. Due test separati per queste mutazioni sono spesso eseguiti insieme per determinarne la presenza e come supporto nel valutare se un individuo ha ereditato il rischio di eccessiva formazione di coaguli. 
Il fattore V e la protrombina sono fattori della coagulazione, due proteine del gruppo di fattori essenziali per la corretta formazione del coagulo. Quando ci si ferisce e inizia il sanguinamento, comincia un processo chiamato emostasi per formare un tappo nel punto della ferita e fermare il sanguinamento. Le cellule del sangue chiamate piastrine aderiscono alla zona della ferita e si aggregano e inizia la cascata della coagulazione attivando in sequenza i fattori della coagulazione. Alla fine, si forma il coagulo di sangue. Una volta guarita l’area interessata, il coagulo si dissolve.
Ci deve essere una quantità adeguata di ognuno dei fattori della coagulazione, e ognuno deve funzionare normalmente in modo che si formi un coagulo di sangue stabile e che si dissolva quando non ve ne sia più bisogno. Una quantità troppo piccola dei fattori, o una alterata funzionalità di uno di essi, può provocare sanguinamento o formazione inappropriata di coaguli (trombosi).
Il fattore V Leiden e la PT20210 sono due mutazioni che gli individui possono ereditare dai loro genitori e possono provocare un aumentato rischio di coagulazione eccessiva. Una persona può ereditare una copia del gene mutato ed essere eterozigote o può ereditare due copie mutate del gene ed essere omozigote. Questo può determinare quanto gravemente la persona sia affetta.

  •  Durante l’emostasi, il fattore V è normalmente inattivato da una proteina chiamata proteina C attivata (APC) per prevenire il fatto che i coaguli diventino troppo grossi. Ma la mutazione genica del fattore V Leiden può portare alla formazione di un fattore V che resiste all’inattivazione da parte di APC. Il risultato è che il processo coagulativo rimane più attivo del normale, aumentando il rischio di formazione del coagulo nelle vene profonde delle gambe (TVP) oppure che il coagulo si rompa  e blocchi una vena (tromboembolismo venoso o TEV).

La mutazione del fattore V Leiden è la più comune predisposizione ereditaria alla coagulazione anomala nella popolazione caucasica. La frequenza dei portatori in eterozigosi in Italia è  pari al 2-3% mentre l’omozigosità per tale mutazione ha un’incidenza di 1:5000. Anche se i casi di omozigosi del fattore V Leiden sono più rari, essi sono associati ad un elevato rischio di trombosi. Le persone con due copie della mutazione genica hanno un rischio 80 volte maggiore di trombofilia mentre coloro con un’unica copia hanno un rischio maggiorato di 4-8 volte, in rapporto a coloro che non sono portatori della mutazione.

  • Durante un normale processo coagulativo, un enzima divide la trombina dal suo precursore, la protrombina. Una mutazione a carico del gene che codifica per la protrombina, chiamata protrombina 20210, può provocare un’aumentata concentrazione di protrombina, formazione anomala di coaguli e aumentato rischio di TVP o TEV.
    Un individuo portatore di mutazione PT 20210 può essere eterozigote o omozigote, anche se è molto raro trovare individui omozigoti. Gli eterozigoti affetti possono avere un moderato aumento di produzione di trombina, associate ad un rischio aumentato di 2.5- 3 volte di sviluppare TEV, nella popolazione caucasica; non ci sono abbastanza informazioni riguardo al rischio per gli omozigoti. Anche la frequenza dei portatori in eterozigosi in Italia della mutazione PT20210 è  pari al 2-3% ed è più prevalente nella popolazione caucasica che presso le altre etnie.

Queste due mutazioni sono indipendenti e vengono testate separatamente, ma gli esami vengono di solito eseguiti nello stesso momento come parte dell’indagine su un episodio di coagulazione (trombotico) negli individui sospettati di aver ereditato un fattore di rischio per un disordine da eccessiva coagulazione (ipercoagulabilità). Ogni test è utilizzato per identificare se sono presenti specifiche mutazioni e se la persona ha una copia (eterozigote) o due copie (omozigote) della mutazione.

Come viene raccolto il campione per il test?

Un campione di sangue prelevato da una vena del braccio.

NOTA - Se il sottoporsi a queste analisi mediche provoca stati d'ansia o di disagio, si consiglia di leggere uno o più di questi articoli:
Come fare fronte alla paura, al disagio ed all'ansia da test, Suggerimenti sui test ematici, Suggerimenti per aiutare i bambini ad affrontare un test medico,Suggerimenti per aiutare l'anziano ad affrontare un test medico.
Un altro articolo, Seguire il campione: Breve viaggio nel laboratorio, chiarisce le modalità di prelievo del campione ematico.

Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

No.

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L’Esame
  • Come si usa?

    I test per le mutazioni del Fattore V Leiden (FVL) e della protrombina 20210 (PT 20210) sono spesso utilizzati insieme come supporto nell’identificazione della causa di formazione inappropriata di un coagulo (trombo) come la trombosi venosa profonda (TVP) e/o il tromboembolismo venoso (TEV).
    Il fattore V e la protrombina sono due fattori della coagulazione essenziali per la formazione appropriata del coagulo sanguigno. Gli individui che hanno una mutazione in uno dei geni che codifica per questi fattori hanno un aumentato rischio di formare coaguli sanguigni. (Visitare la sezione Cosa viene testato? Per maggiori informazioni).
    I test per le mutazioni del Fattore V Leiden e PT 20210 sono utilizzati per determinare se un individuo abbia ereditato un disordine associato alla formazione di coaguli e possono stabilire se egli abbia una o due copie della mutazione (eterozigote o omozigote)
    Questi esami possono essere prescritti come supporto nel determinare la causa di un episodio trombotico iniziale, specialmente se si presenta in una persona con meno di 50 anni, senza causa evidente, o in una sede inusuale come nel fegato (epatico), nei reni (renale), nel cervello (cerebrale), nell’intestino e nella pelvi (mesenterico), o nelle vene oculari. Questi esami possono essere prescritti se il TEV è ricorrente o se il paziente ha una storia familiare di trombosi.
    Gli esperti non raccomandano lo screening sulla popolazione generale e hanno opinioni discordanti sull’utilità di testare i familiari dei portatori delle mutazioni del Fattore V Leiden o PT 20210. Se la variante è presente, allora la persona ha un elevato rischio di sviluppare coaguli di  ma ci sono delle variabilità in come il gene si esprime. Solo il 10% dei pazienti con la variante del Fattore V Leiden, ad esempio, sperimentano un episodio trombotico.
    Alcuni altri test possono essere utilizzati come supporto all’identificazione di fattori aggiuntivi che possono contribuire ad una eccessiva formazione di coaguli (trombofilia). Alcuni di essi sono:

  • Quando viene prescritto?

    I test per le mutazioni del Fattore V Leiden e PT 20210 sono prescritti quando si ha il sospetto che il paziente abbia ereditato un fattore di rischio per la formazione di coaguli, nello specifico, quando:

    • Ha il primo episodio di trombosi venosa profonda (TVP) o di tromboembolismo venoso (TEV) prima dei 50 anni.
    • Sperimenta la formazione di un coagulo di sangue in una zona del corpo inusuale come nelle vene del fegato (epatica), nei reni (renale), nel cervello (cerebrale), nell’intestino e nella pelvi (mesenterica), o nelle vene oculari.
    • Ha un storia personale o familiare di TVP o di TEV ricorrente
    • Ha il primo episodio di TEV in relazione all’uso di contraccettivi orali, gravidanza oppure terapia ormonale sostitutiva
    • Ha avuto aborti spontanei, specialmente nel secondo o terzo trimestre di gravidanza
       

    Questi test possono essere prescritti quando un parente di primo grado, come un genitore o un fratello, ha la mutazione genica del Fattore V Leiden o PT 20210. D’altra parte, nel 2011 un pannello di esperti riuniti dal Centers for Disease Control and Prevention americano per valutare la gestione clinica di queste mutazioni geniche ha raccomandato che se l’obiettivo è decidere un opportuno trattamento con un farmaco anticoagulante, gli adulti senza sintomi di TEV non dovrebbero essere testati anche se hanno familiari portatori di mutazioni PT 20210 o Fattore V Leiden.
    Se i membri asintomatici di una famiglia sanno di avere una o più mutazioni geniche, dovrebbero essere motivati nel tenere sotto controllo i fattori di rischio per la coagulazione come l’uso di contraccetivi orali, il fumo, ed alte concentrazioni di omocisteina ed essere consapevoli dei fattori di rischio che possono dar luogo ad eventi coagulativi, come l’immobilizzazione e la chirurgia. Anche se, molti di coloro che sono portatori di mutazione non hanno mai sperimentato episodi di TVP o TEV.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Se il test genetico indica che un individuo ha una copia del gene Fattore V Leiden o PT 20210, allora l’individuo è eterozigote; se ne ha due copie, allora è omozigote per la variante genica.
    Le persone con due copie del gene del Fattore V Leiden (omozigoti) possono avere un rischio aumentato di  80 volte di sviluppare coaguli sanguigni, mentre coloro che hanno una sola copia hanno un rischio aumentato di 4-8 volte.

    Un individuo con la mutazione PT 20210 può essere eterozigote o omozigote, anche se è molto raro trovare individui omozigoti. Gli eterozigoti affetti avranno un aumento moderato della produzione di trombina, che è associato ad un rischio aumentato di 2.5-3 volte di sviluppare tromboembolismo venoso (TEV) nei soggetti caucasici; non ci sono abbastanza informazioni relative agli individui omozigoti.
    Il rischio potenziale associato alla/e mutazione/i è variabile e individuale. Se l’individuo è asintomatico, lui o lei potrebbe non sviluppare mai trombosi venosa profonda (TVP) e/o TEV. Se l’individuo ha avuto uno o più eventi trombotici, allora le mutazioni geniche ne sono forse la causa e la persona ha un aumentato rischio di averne altri. Se non sono state trovate mutazioni, allora è probabile che il fenomeno sia dovuto ad altra causa.

    I rischi associati al Fattore V Leiden, alla PT 20210 e ad altre carenze di fattori ereditate e acquisite sono indipendenti. Se un individuo ne ha più di una, allora il rischio associato è cumulativo. In aggiunta ai fattori di rischio ereditati e ai fattori acquisiti ci sono fattori di rischio controllabili, come l’uso di contraccettivi orali, che possono esacerbare gli effetti della combinazione dei fattori di rischio già esistenti. Ad esempio, una donna eterozigote per il Fattore V Leiden può avere un rischio aumentato di 2-4 volte di sviluppare TEV. Se usa contraccettivi orali, il rischio combinato può aumentare fino a 30 volte il rischio dell’eterozigosi del Fattore V Leiden da solo.

  • C’è altro da sapere?

    Talvolta, la valutazione della presenza della variante genica del Fattore V Leiden può iniziare con il test della Resistenza della proteina C attivata (APC), anche se esso non è comunemente eseguito. Nel 90% circa dei casi, la Resistenza APC è dovuta alla mutazione del Fattore V Leiden. Se la resistenza è presente, allora il test per la mutazione del Fattore V Leiden è effettuata sul DNA della persona affetta, sia per confermare la diagnosi che per determinare se la persona ha una o due copie del gene mutato (se è cioè eterozigote o omozigote per tale mutazione).
    Alcuni studi hanno dimostrato un’associazione tra la mutazione genica del Fattore V Leiden e il fenomeno degli aborti ricorrenti.
    Anche se le concentrazioni di protrombina sono di solito moderatamente elevate con una mutazione PT20210 e possono essere misurate, non sono clinicamente utili nell’identificazione della variante stessa.

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Domande Frequenti