Noto anche come
Calprotectina fecale
Calprotectina nelle feci
CF
Nome ufficiale
Calprotectina
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
15.01.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per rilevare uno stato infiammatorio dell’intestino, per distinguere una malattia infiammatoria intestinale (IBD) da altre patologie intestinali non infiammatorie; per monitorare la progressione di una IBD già diagnosticata.

Quando Fare il Test?

In presenza di sangue nelle feci e/o diarrea, crampi addominali persistenti (della durata di più di qualche giorno) associati o non associati a febbre.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di feci, raccolto in un contenitore pulito.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

Questo esame misura la concentrazione di calprotectina nelle feci, utile marcatore di infiammazione intestinale. La calprotectina è una proteina rilasciata da un particolare tipo di leucociti, chiamati neutrofili. In caso di infiammazione, i neutrofili vengono richiamati nell’intestino e rilasciano calprotectina, la cui concentrazione nelle feci aumenta.

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD o MICI) ed alcune infezioni di origine batterica del tratto gastrointestinale, sono associate ad infiammazione intestinale. Esistono tuttavia delle patologie intestinali non infiammatorie associate a sintomi simili. La calprotectina fecale (CF) può essere un utile marcatore per la diagnosi differenziale tra patologie intestinali infiammatorie e non infiammatorie.

Le IBD sono un gruppo di patologie croniche caratterizzate dall’infiammazione e dal danneggiamento dei tessuti di rivestimento del tratto intestinale. La causa delle IBD non è del tutto chiarita, ma alcune di queste patologie sono ritenute essere associate a processi autoimmuni attivati da predisposizione genetica, da virus e/o fattori ambientali. Le IBD più comuni sono il morbo di Crohn (CD) e la colite ulcerosa (UC).

Le persone affette da IBD alternano tipicamente momenti di acutizzazione della malattia a periodi di remissione. Durante le fasi acute, il paziente può avere attacchi di diarrea (con anche sangue nelle feci), dolori addominali, perdita di peso e febbre. Nei momenti di remissione, che possono durare anche a lungo, i sintomi diminuiscono. Il test della CF può essere un utile ausilio, oltre che alla diagnosi differenziale tra le malattie intestinali infiammatorie e non infiammatorie,  anche al monitoraggio della patologia. Pur non trattandosi di un test diagnostico per IBD, permette comunque di valutare lo stato infiammatorio intestinale.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Il campione di feci viene raccolto in un apposito contenitore fornito dal laboratorio. Il campione non deve essere contaminato da acqua o da urine.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    La misura della calprotectina fecale (CF) permette di individuare un’eventuale infiammazione intestinale.
    L’infiammazione intestinale può essere dovuta a varie patologie, tra cui ad esempio le infezioni batteriche o le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD o MICI), nelle quali il grado di infiammazione è correlato alla progressione e alla gravità della malattia. Il test della calprotectina non è diagnostico ma permette di distinguere tra IBD e malattie non-infiammatorie ed è utile nel monitoraggio della progressione della IBD stessa.

     

    Il clinico può richiedere la misura della CF nel caso in cui un paziente presenti sintomi come diarrea o diarrea emorragica (con sangue).  Spesso questo esame viene richiesto insieme ad altri esami delle feci come la coprocoltura, con la quale è possibile rilevare infezioni batteriche, la leucocitosi fecale e/o la ricerca del sangue occulto (FOBT). Oltre a questi, possono essere richiesti alcuni test ematici per la misura dello stato infiammatorio, come la velocità di eritrosedimentazione (VES) e la proteina C-reattiva (PCR).

     

    Tutti questi esami possono essere utili sia per determinare le cause dei sintomi riportati dal paziente che per escludere altre patologie associate a sintomi simili. Pertanto, sulla base del sospetto diagnostico, possono essere richiesti sia esami eseguiti su campioni di sangue che di feci.

     

    La misura della CF può essere un’utile indicazione per il clinico per indirizzare o meno il paziente in un protocollo diagnostico più approfondito. Il riscontro di valori elevati di CF può infatti indurre il clinico a richiedere un esame endoscopico, utile test di conferma per la diagnosi di IBD (colonscopia o sigmoidoscopia). Questi test infatti, seppur invasivi, sono gli unici diagnostici per IBD in quanto permettono di esaminare mediante le immagini l’intestino e di prelevare piccoli pezzi di tessuto (biopsia). I campioni bioptici possono essere analizzati per determinare se vi siano cambiamenti della struttura rispetto a quella normale o se vi siano processi infiammatori in atto. Trattandosi però di esami invasivi, è preferibile non eseguirli nel caso in cui non sia presente uno stato infiammatorio e quindi sia improbabile la presenza di IBD.

     

    La misura della CF può essere richiesta anche in un paziente con IBD, per  monitorare la progressione della malattia e valutarne la gravità. Ad esempio, nel caso in cui un paziente presenti valori alterati di CF, è possibile ripetere l’esame dopo qualche settimana per valutare l’andamento della sua concentrazione e rilevare eventuali aumenti o diminuzioni.

  • Quando viene prescritto?

    La misura della CF può essere richiesta nel caso in cui un paziente presenti sintomi che suggeriscano  la presenza di un’infiammazione gastrointestinale e nel caso in cui il clinico voglia capire se i sintomi derivino dalla presenza di IBD o di altre patologie non infiammatorie.

    La sintomatologia varia da persona a persona e nel tempo. Di seguito sono riportati alcuni di sintomi che possono presentarsi da soli o in associazione tra loro:

    • Diarrea o diarrea emorragica
    • Crampi o dolori addominali
    • Febbre
    • Perdita di peso
    • Emorragia rettale
    • Debolezza
       

    L’esame spesso viene richiesto nel caso in cui il clinico voglia avere indicazioni riguardo la necessità o meno di eseguire un’endoscopia (colonscopia o sigmoidoscopia) per la conferma diagnostica di IBD.

    In pazienti per i quali sia già stata effettuata la diagnosi di IBD, l’esame può essere usato in caso di sospetta riacutizzazione della malattia, per il monitoraggio della patologia o per la valutazione della sua gravità.

  • ​​​​​​​Cosa significa il risultato del test?

    Una concentrazione elevata di CF  indica la presenza di un’infiammazione del tratto gastrointestinale, senza  però indicarne la sede esatta e la causa. In linea generale la concentrazione di CF correla con la gravità dell’infiammazione.

     

    La CFaumenta in corso di IBD ma anche nelle infezioni batteriche o parassitarie e nei tumori colon-rettali. La conferma diagnostica e la valutazione esatta delle cause dell’infiammazione spesso richiede l’esecuzione di esami endoscopici (colonscopia o sigmoidoscopia).

     

    Nei soggetti affetti da IBD, la concentrazione di CF può essere anche molto alta.
    Una concentrazione bassa di CF è solitamente indice di un disturbo non infiammatorio, come un’infezione virale o una sindrome da colon-irritabile (IBS). Raramente l’IBS può causare crampi allo stomaco e spasmi associati a scariche di diarrea e/o a costipazione ma, diversamente dall’IBD, l’IBS non comporta infiammazione intestinale. Per questo motivo in presenza di valori bassi di CF, il paziente non viene indirizzato agli esami endoscopici.

     

    Una concentrazione moderatamente elevata di CF può indicare la presenza dell’infiammazione o di un peggioramento della malattia nei pazienti in trattamento. Se, in seguito alla ripetizione del test, il risultato continua ad essere moderatamente elevato, allora è necessario procedere nelle indagini con un’endoscopia.

  • C’è altro da sapere?

    Ogni evento infiammatorio intestinale può causare un incremento nella concentrazione di CF.
    La calprotectina può aumentare come conseguenza del danneggiamento dei tessuti intestinali e del sanguinamento dovuti talvolta all’uso di farmaci antinfiammatori non-steroidei (FANS).

    L’esame della CF correla con un altro esame che è possibile eseguire sulle feci, ossia la misura della lattoferrina. Entrambe le molecole sono rilasciate nelle feci dai globuli bianchi e sono associate ad infiammazione intestinale. Per ora il suo uso clinico non è però approvato.

    Talvolta la calprotectina è presente in basse concentrazioni nelle feci anche in presenza dell’infiammazione (falso negativo); questo fenomeno è stato osservato soprattutto nei bambini.

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Domande Frequenti
  • L’esame della calprotectina fecale può essere sostituito da un esame del sangue?

    In generale no. Esistono esami del sangue in grado di rilevare lo stato infiammatorio (PCR, VES), ma, diversamente dalla calprotectina fecale (CF), sono aspecifici rispetto alla sede di infiammazione (non sono utili per capire se la sede è gastrointestinale o no).

  • E’ possibile diminuire la concentrazione di calprotectina fecale?

    L’aumento della concentrazione di CF riflette la presenza di una infiammazione del tratto gastrointestinale e non è influenzata dallo stile di vita. Se dovuta a un’infezione, diminuirà dopo la risoluzione della stessa. Se dovuta a una malattia infiammatoria intestinale, aumenterà o e diminuirà rispetto all’intensità dell’infiammazione. In rari casi la CF aumenta in risposta alla terapia con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), per poi diminuire al termine della terapia.

  • Quanto tempo è necessario per l’esecuzione del test?

    Dipende dal laboratorio che esegue il test, ma in genere sono necessari alcuni giorni. Questo esame in genere viene eseguito solo da laboratori specialistici.

Fonti

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