HIV-Carica virale
Noto anche come: Test di amplificazione dell’acido nucleico (NAAT o NAT); Viremia; HIV NAT; HIV PCR; HIV RNA Test; Quantificazione HIV
Nome ufficiale: Viremia HIV-RNA
Ultima Revisione: 29.10.2025
Ultima Modifica: 29.10.2025
Ultima Revisione: 29.10.2025
Revisori: Dr. Marco Coppi – Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università degli studi di Firenze; SOD Microbiologia e Virologia, AOU-Careggi, Firenze
In sintesi
Perché?
In pazienti nei quali sia stata diagnosticata un’infezione da HIV (Virus dell’Immunodeficienza Umana), per determinare lo stato dell’infezione e monitorare l’efficacia del trattamento antiretrovirale.
Quando?
Al momento della diagnosi dell’infezione da HIV; da 4 a 8 settimane dopo l’inizio della
terapia o la variazione del protocollo terapeutico; ogni 4-8 settimane, fino alla diminuzione della carica virale al di sotto dei livelli di rilevabilità; ogni 3-4 mesi in pazienti stabili, ovvero sottoposti ad una terapia efficace nel mantenere livelli di HIV bassi; dopo 2 anni di terapia stabile, il test può anche essere effettuato ogni 6 mesi.
Il campione
Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.
La preparazione
No, nessuna.
L’Esame
Il virus dell’immunodeficienza umana (HIV) è l’agente patogeno che causa l’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita). Questo test misura la quantità (viremia o carica virale) del materiale genetico (RNA) del virus HIV nel sangue periferico.
I test utilizzati per misurare la viremia da HIV-1 si basano sull’estrazione dell’RNA virale e sulla amplificazione di specifiche regioni del genoma tramite tecniche di PCR in tempo reale (real-time PCR) o PCR isotermica.
Dopo l’infezione il virus HIV si replica, producendo numerose copie di sé stesso. Il virus dell’HIV infetta i linfociti CD4, una particolare classe di leucociti (globuli bianchi) responsabili della difesa dell’organismo dalle infezioni. Il virus infetta la cellula entrando al suo interno ed utilizzando i meccanismi cellulari per replicarsi, per poi diffondersi in tutto l’organismo, come nei linfonodi e nella milza. L’RNA virale dell’HIV diventa rilevabile nel plasma circa 7-10 giorni dopo l’infezione e, nel giro di pochi giorni, raggiunge livelli molto elevati di concentrazione.
Inizialmente l’infezione da HIV risulta asintomatica o causa dei sintomi simili all’influenza, nonostante la carica virale sia alta. Senza un adeguato trattamento terapeutico, pur in assenza di segni e sintomi visibili, il virus continua a replicarsi e la carica virale ad aumentare. L’infezione da HIV determina una progressiva diminuzione del numero delle cellule CD4, con un progressivo aumento della carica virale.
Dopo circa 3-8 settimane dall’esposizione iniziale al virus, il sistema immunitario dell’ospite produce anticorpi anti-HIV in risposta all’infezione, diminuendo la carica virale fino a livelli minimi. Se presenti, i sintomi iniziali si risolvono, ma l’infezione permane. In genere, entro circa tre mesi, la viremia si stabilizza su un livello costante chiamato “set-point virologico”, che varia da persona a persona. Questo equilibrio può durare per mesi o anni, finché, in assenza di terapia antiretrovirale, il virus riprende lentamente a moltiplicarsi, portando a un nuovo aumento della carica virale nelle fasi più avanzate della malattia.
L’unico modo per determinare l’esposizione del paziente al virus è tramite l’esecuzione di un test HIV (test di screening). Se non rilevata e trattata, l’infezione da HIV distrugge progressivamente il sistema immunitario. Dopo alcuni anni senza trattamento, il sistema immunitario perde la capacità di combattere le infezioni ed alcune forme tumorali. In fase avanzata iniziano a manifestarsi i primi sintomi di AIDS (Sindrome da immunodeficienza acquisita) e l’organismo risulta suscettibile all’infezione di microrganismi, come quello responsabile della tubercolosi, funghi o ad alcuni tipi di cancro, come il sarcoma di Kaposi.
Pertanto, i pazienti HIV-positivi devono essere inseriti il prima possibile all’interno dei protocolli terapeutici per l’HIV con farmaci antiretrovirali (terapia antiretrovirale altamente attiva o HAART), in grado di ridurre il numero di particelle virali nel sangue, limitando la capacità di replicazione del virus e riducendo il rischio di progressione verso l’AIDS. Evidenze scientifiche dimostrano che mantenere la carica virale al di sotto del livello rilevabile riduce il rischio di progressione verso l’AIDS, aumentando l’aspettativa di vita della persona infetta. Grazie alle moderne terapie antiretrovirali combinate, la quantità di virus nel sangue diminuisce rapidamente, spesso già entro una o due settimane, fino a diventare non rilevabile con i test HIV-RNA. Quando la carica virale scende al di sotto del limite minimo che il test è in grado di misurare si parla di successo virologico.
Nel caso in cui il paziente non si attenga al trattamento o nel caso in cui il trattamento perda la sua efficacia, si osserva un aumento della carica virale.
Il test per la quantificazione dell’RNA del virus HIV nel sangue rileva il materiale genetico del virus (RNA) e determina il numero di particelle virali (carica virale) presenti nel sangue del paziente in un certo momento. La misura della carica virale, insieme a quella delle cellule CD4 del paziente, consente di valutare l’efficacia del trattamento.
Come e Perchè
Quali informazioni è possibile ottenere?
Il test della carica virale consente, insieme alla misura del numero delle cellule CD4 presenti, di determinare lo stato dell’infezione in pazienti con diagnosi di HIV. Inoltre, la carica virale viene utilizzata per monitorare l’efficacia del trattamento antiretrovirale (ART) nel tempo.
La misura della carica virale HIV può essere anche effettuata per valutare la comparsa di farmaco-resistenza. L’aumento della carica virale in soggetti trattati con un particolare gruppo di farmaci indica che si sono sviluppati dei ceppi di virus resistenti alla terapia ART. Il protocollo terapeutico del paziente deve essere quindi modificato.
Il test della carica virale risulta particolarmente utile quando valutato contestualmente ai risultati dei test precedenti. La valutazione complessiva di più determinazioni della carica virale permette, insieme alla conta delle cellule CD4, di monitorare l’efficacia del trattamento antiretrovirale somministrato (per maggiori informazioni a riguardo, consultare l’articolo Conta dei linfociti CD4).
Quando viene prescritto?
Il test della carica virale viene di solito richiesto, insieme alla conta delle cellule CD4, al momento della diagnosi dell’infezione da HIV (valore basale). La frequenza delle successive determinazioni della carica virale e del numero di CD4 può variare in base ad alcuni fattori, riassunti nella tabella sottostante.*
| STATO CLINICO DEL PAZIENTE | CARICA VIRALE | |
|---|---|---|
| Alla diagnosi | Esecuzione del test (valore basale) | Esecuzione del test (valore basale) |
| Dopo l’inizio della terapia ART | Ogni 4-8 settimane, fino al raggiungimento dei livelli minimi non rilevabili (soppressione virologica) | Dopo 3 mesi |
| Durante i primi 2 anni di terapia stabile ART | Ogni 3-4 mesi | Ogni 3-4 mesi (se la conta <300 cell/ mm 3 ) |
| Durante i primi 2 anni di terapia stabile ART, con soppressione virologica e CD4 > 300 cell/mm3 | Ogni 6 mesi | Ogni 6 mesi o opzionale |
| Dopo variazioni terapeutiche dovute alla comparsa di effetti collaterali o alla semplificazione del regime farmacologico in presenza di soppressione virologica stabile | Dopo 4-8 settimane, per confermare l’efficacia terapeutica | Variabile sulla base della conta precedente di CD4 e sulla durata del trattamento ricevuto |
| Con la comparsa di nuovi sintomi di HIV o in seguito all’inizio di una nuova terapia con interferone, corticosteroidi o farmaci antitumorali | Al momento della comparsa | In base allo stato di salute del paziente (ad es. nuovi sintomi di HIV, presenza di infezioni opportunistiche…) |
*Raccomandazioni adattate da Guidelines for the Use of Antiretroviral Agents in Adults
and Adolescents With HIV, Tabella 43 (Laboratory Testing Schedule Before and After
Antiretroviral Therapy Initiation).
Cosa significa il risultato del test?
La carica virale riporta il numero di copie genomiche di HIV nel sangue (copie/mL).
Se la carica virale è alta, significa che il virus HIV è presente e in replicazione attiva. Nelle
fasi iniziali e senza alcun trattamento, la carica virale HIV può raggiungere valori anche
superiori al milione di copie/mL.
Nei pazienti trattati con farmaci antiretrovirali (ART), una carica virale elevata indica che il
trattamento non è efficace. Le persone che non rispondono al trattamento devono pertanto
variare il protocollo terapeutico. Il test di farmaco-resistenza all’HIV può essere utilizzato
come supporto nella scelta di una terapia alternativa.
Se la carica virale è inferiore a 200 copie/mL, allora è presente una buona soppressione
virologica e il rischio di progressione è basso. Tuttavia, la soppressione virologica non
corrisponde alla risoluzione della malattia, ma indica soltanto che la quantità di RNA
dell’HIV presente nel campione di sangue è insufficiente per la rilevazione.
Durante il monitoraggio dei pazienti con HIV, la valutazione delle variazioni della carica
virale nel tempo risulta maggiormente informativa rispetto al singolo risultato. Infatti,
l’aumento della carica virale indica la ripresa della replicazione del virus, e quindi lo
sviluppo di una probabile farmaco-resistenza. La diminuzione della carica virale indica
invece un miglioramento della soppressione virologica, e quindi l’efficacia del trattamento.
C’è altro da sapere?
Anche quando il virus dell’HIV non è rilevabile nel sangue del paziente tramite i saggi diagnostici commerciali, piccole quantità di virus (viremia residua) possono comunque persistere nel plasma. Inoltre, l’HIV può permanere all’interno delle cellule e dei tessuti sotto forma di provirus. Il termine provirus indica il materiale genetico del virus che, una volta penetrato nel nucleo della cellula ospite, si integra stabilmente nel suo DNA. In questo stato integrato, si parla specificamente di DNA provirale dell’HIV.
Domande Frequenti
Come viene trattata l’infezione da HIV?
Le società scientifiche raccomandano a tutte le persone sieropositive per HIV di sottoporsi alla terapia antiretrovirale il prima possibile, incluse le donne in gravidanza. Generalmente, la terapia antiretrovirale prevede la somministrazione contemporanea di tre farmaci appartenenti a due classi differenti, volti a prevenire o minimizzare la replicazione virale ma anche la comparsa di ceppi farmaco-resistenti. La combinazione di tre o più classi di farmaci prende il nome di terapia antiretrovirale altamente attiva (HAART). Per maggiori informazioni riguardo il trattamento, consultare la sezione “Trattamento” dell’articolo HIV e AIDS.
Esercizio fisico, alimentazione ed altri cambiamenti di stile di vita possono contribuire alla diminuzione della carica virale?
Non esiste un’associazione diretta tra carica virale HIV ed esercizio fisico, alimentazione e stili di vita. Tuttavia, il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) suggerisce ai pazienti affetti da HIV di seguire uno stile di vita sano e di porre attenzione all’alimentazione.
I pazienti con carica virale al di sotto dei livelli rilevabili possono comunque trasmettere l’infezione?
Le più recenti evidenze scientifiche ha mostrato che una persona affetta da HIV che è in cura e mantiene una carica virale non rilevabile non ha alcun rischio di trasmettere l’HIV ai propri partner sessuali. Proprio per sottolineare questo aspetto, nel 2016 la Prevention Access Campaign (PAC), un’organizzazione globale senza scopo di lucro dedicata a salvare vite umane e porre fine all’epidemia di HIV, ha coniato il claim Undetectable = Untransmittable (U=U), ovvero Non rilevabile = Non trasmissibile.
Quattro grandi studi (HPTN052, PARTNER, Opposites Attract e PARTNER2) hanno dimostrato l’efficacia della terapia antiretrovirale (ART) nel prevenire la trasmissione sessuale dell’HIV. Gli studi hanno seguito coppie sierodiscordanti (un partner sieropositivo e uno sieronegativo), in cui il partner sieropositivo era in trattamento con HAART per raggiungere la soppressione virale. La soppressione virale è stata definita come meno di 200 copie di RNA dell’HIV per millilitro di sangue. In totale, sono stati registrati 123.888 rapporti sessuali senza preservativo né profilassi pre-esposizione (PrEP), e non si sono verificati contagi quando il partner sieropositivo aveva una carica virale non rilevabile.
Questi risultati forniscono una prova scientifica che una carica virale non rilevabile, ottenuta grazie all’aderenza alla terapia, è un metodo efficace per prevenire la trasmissione sessuale dell’HIV. Si stima che la maggior parte delle trasmissioni avvenga durante la fase acuta dell’infezione da HIV, che si verifica nelle prime settimane dopo il contagio, quando la quantità di virus nel sangue è molto elevata e spesso da persone ignare di essere infette perché non hanno ancora effettuato il test.
Le principali comunità scientifiche italiane, inclusa la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), che si occupano di HIV hanno riconosciuto ufficialmente il principio della non trasmissibilità del virus in presenza di carica virale non rilevabile con la redazione di ampio documento di consenso.
Il test della carica virale può essere utilizzato nello screening dell’HIV?
Nell’adulto, i test per la ricerca di RNA virale non sono indicati per lo screening per l’infezione da HIV. Lo screening per l’infezione da HIV si avvale di una combinazione di test che rilevano la presenza di antigeni (p24) ed anticorpi anti-HIV. La ricerca sia degli antigeni che degli anticorpi per l’HIV aumenta le probabilità di rilevare la presenza del virus precocemente. Molti test di screening per l’HIV ricercano solo gli anticorpi, ma sono comunque delle valide alternative da effettuare in maniera rapida e con dispositivi portatili. Nel caso in cui uno di questi test fornisca un risultato positivo, occorre comunque confermare il risultato tramite l’esecuzione un secondo test di conferma. Se il secondo test risulta positivo, è possibile confermare la diagnosi di HIV. La carica virale viene utilizzata per confermare la diagnosi, valutare la prognosi e monitorare l’efficacia della terapia antiretrovirale.
Per i neonati, invece, viene raccomandato l’utilizzo del test della carica virale.
Perché il test della carica virale è usato per valutare i neonati a rischio di infezione da HIV?
Dopo la nascita ed entro i 18 mesi, i bambini nati da madre HIV-positiva vengono sottoposti al test HIV-RNA, come supporto nel determinare l’eventuale trasmissione dell’infezione al figlio. I test per la ricerca degli anticorpi non sono raccomandati perché gli anticorpi anti-HIV materni possono passare nel circolo sanguigno del feto per via transplacentare; pertanto, il test d’elezione per lo screening di questi neonati è il test HIV-RNA. Gli anticorpi anti-HIV potrebbero infatti essere presenti nel bambino anche in assenza del virus.
Il test HIV dovrebbe essere eseguito preferenzialmente alla nascita, tra 14 e 21 giorni, tra
1 e 2 mesi e tra 4 e 6 mesi. Se il neonato ha ricevuto terapia antiretrovirale preventiva è
necessario un test aggiuntivo 2-6 settimane dopo la sospensione della terapia.
Un neonato positivo per il test HIV-RNA è verosimilmente infetto; tuttavia, la diagnosi deve essere confermata tramite la ripetizione del test su un secondo campione di sangue.
Un risultato negativo, invece, indica assenza di infezione, o che il test è stato effettuato troppo precocemente. Pertanto, la conferma di un risultato negativo richiede la ripetizione del test con almeno un test eseguito dopo 1 mese dalla nascita e uno eseguito dopo il 4° mese d’età.
Nei neonati allattati al seno, il test virologico va ripetuto ogni tre mesi durante l’allattamento, e dopo la cessazione, a 4-6 settimane e 4-6 mesi dopo la fine dell’allattamento.
Nei bambini oltre i 18 mesi, si usano test basati sulla ricerca degli anticorpi o degli
antigeni/anticorpi.
Perché è importante eseguire il test della carica virale sempre nello stesso laboratorio?
Laboratori diversi possono utilizzare metodi diversi per misurare la carica virale di HIV, determinando risultati differenti. É consigliabile eseguire i controlli periodici della carica virale nello stesso laboratorio e con lo stesso metodo d’indagine, affinché i risultati possano essere confrontati ed interpretati correttamente. Monitorare l’andamento della carica virale utilizzando il medesimo metodo di indagine permette di fornire informazioni circa l’efficacia della terapia, e in particolare se il virus è in attiva replicazione o stabile.
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Ministero della salute – Conoscere Hiv e Aids
Uniti contro L’AIDS – www.uniticontrolaids.it
MedlinePlus Medical Encyclopedia: HIV/AIDS
Guidelines for the Use of Antiretroviral Agents in Pediatric HIV Infection
Risorse per i professionisti
Risorse per i professionisti
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- Estratti Biochimica Clinica (Rivista Ufficiale di SIBioC – Medicina di Laboratorio)
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