Noto anche come
Anticorpi anti-HIV e Antigene p24
Test dell’AIDS
Sierologia HIV
Screening per AIDS
Proteina p24 antigene capsidico
Nome ufficiale
Test di screening per la ricerca del Virus dell’Immunodeficienza Umana (HIV)
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 29.09.2020.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per determinare se il paziente ha contratto il virus dell’immunodeficienza umana (HIV).

 

Quando Fare il Test?
  • Almeno una volta nella vita nei soggetti di età compresa tra i 13 e i 64 anni
  • Da 1 a 3 mesi dopo un’eventuale esposizione al virus (il tempo medio di comparsa nel sangue degli anticorpi va da 2 a 8 settimane dopo l’esposizione al virus);
  • Una volta l’anno nei pazienti maggiormente esposti al contatto con il virus
  • Prima o durante una gravidanza
Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio o tramite la puntura del dito (sangue capillare); il test HIV può essere effettuato anche su saliva, mediante raccolta dell'essudato gengivale.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

Il virus dell’immunodeficienza umana (HIV) è l'agente patogeno che causa l’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita). Questo esame rileva la presenza nel sangue dell’antigene capsidico virale p24 e/o degli anticorpi prodotti in risposta all’infezione da HIV. Alcuni test sono in grado di rilevare la presenza degli anticorpi anti-HIV su campioni di saliva.

Inizialmente l’infezione da HIV risulta asintomatica o causa la manifestazione di sintomi simili all’influenza, che si risolvono spontaneamente dopo una o due settimane. In questa fase, l’unico modo per determinare l'esposizione del paziente al virus è tramite l’esecuzione di un test HIV.

Se non trattata, l’infezione da HIV riduce progressivamente la capacità dell'organismo di combattere le infezioni ed alcune forme tumorali. L'HIV indebolisce il sistema immunitario infettando i linfociti T, un tipo di globuli bianchi deputati alla difesa dell'organismo dalle infezioni.

Durante le prime settimane successive all'infezione da HIV, il virus infetta i linfociti T ed inizia a replicarsi, producendo numerose copie di sé stesso ed infettando altri linfociti T. La quantità di particelle virali (carica virale) e di antigene p24 nel sangue può risultare elevata. Generalmente, i test dell'HIV che rilevano l'antigene p24 nel circolo ematico sono in grado di identificare la presenza di infezione nelle prime settimane dopo l'esposizione, anche prima della produzione degli anticorpi.

Dopo circa 2-8 settimane dall’infezione, il sistema immunitario inizia a produrre anticorpi diretti contro il virus HIV. Dopo il periodo iniziale si assiste ad una parziale risoluzione dell’infezione, che corrisponde alla diminuzione dei livelli ematici di antigene p24 e del virus. Gli esami per la ricerca degli anticorpi anti-HIV possono identificare l'infezione da HIV circa 2-8 settimane dopo l'esposizione.

Se l’infezione non viene rilevata e trattata prontamente, diventa latente e può causare la manifestazione di sintomi lievi anche per alcuni decenni, fino all'insorgenza dell’AIDS, con progressivo peggioramento dello stato di salute del paziente. Se non trattata, nel tempo l’HIV distrugge il sistema immunitario, rendendo il paziente affetto suscettibile ad infezioni opportunistiche.

Per maggiori dettagli riguardo segni, sintomi, rischi e trattamento, consultare l'articolo HIV e AIDS.

La diagnosi precoce dell’infezione da HIV è importante poiché:

  • Permette di trattare tempestivamente l’infezione e di ritardare la progressione verso l’AIDS
  • Permette all’individuo affetto di mettere in atto comportamenti volti alla limitazione della probabilità di diffusione dell’infezione
  • Permette alle donne in gravidanza di sottoporsi a terapie protettive nei confronti del nascituro che possano diminuire le probabilità di infezione prenatale

Esistono due tipi di virus dell’HIV, il tipo 1 e il tipo 2. L’HIV-1 è il tipo più comunemente riscontrato nel mondo occidentale, mentre l’HIV-2 ha una più alta prevalenza in alcune regioni dell’Africa.

Gli intervalli di riferimento dipendono da molteplici fattori, quali l’età e il sesso del paziente, la popolazione di riferimento e il metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. Il risultato numerico di un test può pertanto avere significati diversi in laboratori differenti.

Per queste ragioni, nel presente sito web non vengono riportati gli intervalli di riferimento. Per la valutazione dei risultati dei test, Lab Tests Online raccomanda di riferirsi ai valori di riferimento forniti dal laboratorio nel quale questi sono stati eseguiti. Gli intervalli di riferimento di ciascun test sono riportati sul referto di laboratorio, accanto al nome ed al risultato dello stesso. Per alcuni esempi clicca qui.

Per maggiori informazioni si rimanda agli articoli: Gli Intervalli di Riferimento ed il loro Significato e Comprendere il Referto di Laboratorio.

Se il sottoporsi alle analisi mediche provoca stati d'ansia o di disagio, si consiglia di leggere uno o più di questi articoli:

Come fare fronte alla paura, al disagio ed all'ansia da test, Suggerimenti sui test ematici, Suggerimenti per aiutare i bambini ad affrontare un test medico, Suggerimenti per aiutare l'anziano ad affrontare un test medico.

Un altro articolo, Il prelievo ematico: Breve viaggio nel laboratorio, chiarisce le modalità di prelievo del campione ematico.

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Come e Perché
  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    I test per la ricerca degli anticorpi anti-HIV e dell’antigene p24 vengono utilizzati come screening per la diagnosi di infezione da HIV

    Screening

    Per lo screening dell’HIV sono disponibili differenti tipi di test:

    • Ricerca degli anticorpi anti-HIV e dell'antigene p24; è il metodo raccomandato per lo screening di HIV su sangue. I test eseguiti su campione di sangue venoso sono in grado di rilevare l'infezione da HIV dopo 2-6 settimane dal contagio; quelli eseguiti su sangue capillare (ottenuto tramite puntura del dito) rilevano l'infezione dopo circa 2-12 settimane dall'infezione. La rilevazione contemporanea dell’antigene p24 e degli anticorpi anti-HIV indica verosimilmente la presenza di infezione recente:
      • Ricerca dell’antigene p24; la concentrazione dell'antigene p24 e la quantità di virus (carica virale) aumentano significativamente subito dopo l’esposizione iniziale. Il test per la ricerca dell’antigene p24 permette di rilevare le infezioni in fase precoce, prima ancora che vengano prodotti gli anticorpi anti-HIV
      • Ricerca degli anticorpi anti-HIV1 e anti-HIV2; l'HIV-1 è il tipo più comune nel mondo occidentale, mentre l’HIV-2 ha una più alta prevalenza in alcune regioni dell’Africa. Poche settimane dopo l'esposizione al virus il sistema immunitario inizia a produrre gli anticorpi in risposta all’infezione da HIV, i quali risultano rilevabili nel sangue, rendendo il test anticorpale utile per individuare la presenza di infezioni anche settimane dopo il contagio

    Nella ricerca degli anticorpi anti-HIV tutti i test disponibili rilevano la presenza di HIV-1, mentre solo alcuni sono in grado di rilevare gli anticorpi anti-HIV-2. Questi test sono eseguibili sia su sangue che su saliva e sono in grado di rilevare l’infezione da HIV da 3 a 12 settimane dopo il contagio.

    Diagnosi

    Nel caso in cui il test di screening fornisca un risultato positivo, la conferma della diagnosi necessita comunque dell’esecuzione di un secondo test, generalmente un test sierologico differente dal precedente.

    Nel caso in cui i due test forniscano risultati discordanti, viene eseguito un terzo test che prevede la ricerca del materiale genetico virale (RNA). Il test HIV-RNA è in grado di rilevare l’infezione dopo 1-4 settimane dal contagio.

    protocollo HIV

  • Quando viene prescritto?

    Alcune organizzazioni raccomandano lo screening in routine per l’HIV:

    • Le associazioni statunitensi Centers for Disease Control (CDC) ed American College of Physicians (ACP) raccomandano ai soggetti di età compresa tra i 13 e i 64 anni di sottoporsi al test HIV almeno una volta
    • L'U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF) raccomanda di sottoporsi al test HIV almeno una volta ai soggetti di età compresa tra i 15 e i 65 anni
    • La CDC, l'USPSTF, l’American College of Obstetricians and Gynecologist (ACOG) e, in Italia, il Decreto Ministeriale 1998 recante protocolli di accesso agli esami di laboratorio e di diagnostica strumentale per le donne in stato di gravidanza ed a tutela della maternità, raccomandano il test per le donne in gravidanza. Le donne a rischio dovrebbero eseguire il test anche prima del concepimento e ripetere l'esame anche nel terzo trimestre
    • La società American Academy of Pediatrics (AAP) raccomanda che tutti i giovani sessualmente attivi si sottopongano al test e che ai giovani tra i 15 e i 18 anni venga offerto il test dell’HIV almeno una volta, anche se non hanno avuto esperienze sessuali
       

    Per i soggetti a rischio viene raccomandato uno screening annuale; essi comprendono coloro che:

    • Abbiano avuto rapporti sessuali non protetti con più di un partner dall’ultimo test HIV
    • Soggetti che abbiano rapporti omosessuali
      • In accordo con il CDC, il medico può consigliare l’esecuzione degli esami di screening con maggiore frequenza, ad esempio ogni 3-6 mesi
    • Abbiano fatto uso di droghe per via endovenosa, specialmente condividendo l’ago e/o altri strumenti
    • Esercitano la prostituzione
    • Abbiano avuto un partner sessuale sieropositivo
    • Abbiano avuto un partner sessuale che rientri nelle categorie precedentemente elencate o siano incerti sui comportamenti del proprio partner sessuale
       

    Anche se non inserite nei gruppi di persone considerate a rischio, dovrebbero sottoporsi al test anche le seguenti categorie:

    • Pazienti affetti da epatite B o C, tubercolosi o malattie sessualmente trasmissibili (STD)
    • Soggetti che abbiano ricevuto trasfusioni di sangue prima del 1985 o abbiano avuto partner sessuali che abbiano ricevuto trasfusioni e che siano successivamente risultati positivi al test dell’HIV
    • Operatori sanitari esposti al contatto con il sangue (ad es., punture accidentali con aghi infetti)
    • Chiunque ritenga di essere stato esposto
  • Cosa significa il risultato del test?
    • Un risultato negativo per la ricerca dell’antigene p24 o degli anticorpi anti-HIV indica che molto probabilmente il paziente non presenta un’infezione da HIV. Tuttavia, la produzione di anticorpi anti-HIV non comincia subito dopo l’esposizione al virus, ma è preceduta da un periodo finestra durante il quale i test di ricerca degli anticorpi anti-HIV non sono in grado di rilevare l’infezione. La maggior parte delle persone inizia a produrre gli anticorpi anti-HIV dopo 3-12 settimane dall’esposizione. Se lo screening viene effettuato troppo precocemente, il risultato può essere negativo nonostante la presenza dell’infezione (falso negativo). Se, nonostante il risultato del test sia negativo, permane un forte sospetto clinico, allora può essere richiesta la ripetizione del test o l'esecuzione del test HIV-RNA. Inoltre, un risultato negativo al test di screening per l’HIV indica solamente che, al momento dell’esecuzione degli esami, non vi sono segni evidenti di infezione da HIV. È importante che le persone esposte a rischio aumentato di contrarre l’infezione si sottopongano con cadenza annuale al test, per diagnosticare precocemente l’eventuale esposizione al virus.
    • La diagnosi di infezione da HIV richiede la positività dei test di screening e dei successivi test di conferma

    Le linee guida internazionali per la diagnosi di infezione da HIV raccomandano di seguire il seguente protocollo a più fasi per lo screening e la diagnosi di HIV:

    • Test di screening per l’HIV mediante il test combinato che ricerca antigeni ed anticorpi HIV
    • In caso di risultato positivo, verifica del risultato tramite un secondo test anticorpale in grado di distinguere il virus HIV-1 dal virus HIV-2
    • Nel caso in cui i risultati della prima e della seconda fase non siano concordi, solo un risultato positivo al test HIV-1 RNA (ricerca del materiale genetico virale tramite un test di amplificazione dell’acido nucleico NAAT) viene considerato diagnostico

    protocollo HIV

  • C’è altro da sapere?

    Attualmente non esistono vaccini contro l’HIV; evitare di praticare sesso non protetto e di condividere gli aghi utilizzati per l’assunzione di droghe da iniezione è attualmente l’unico modo per diminuire le probabilità di contrarre la malattia. 

    Il CDC e l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano alle persone altamente a rischio di infezione di effettuare un trattamento profilattico prima dell’eventuale esposizione al virus (pre-exposure prophylaxis; PrEP) tramite l’assunzione giornaliera di un farmaco. Le persone non infette che si sottopongono ad un trattamento profilattico presentano un rischio significativamente inferiore (pari al 92%) di contrarre l'infezione rispetto a coloro che non lo effettuano.

    Nei pazienti affetti la diagnosi precoce è importante per prevenire la diffusione del virus, ma anche come supporto alla valutazione, al monitoraggio e al trattamento della malattia. Gli operatori sanitari devono proteggersi dall’infezione da HIV tramite l’utilizzo di DPI (dispositivi di protezione individuale), come i guanti, ed adottando le procedure volte alla diminuzione del rischio di puntura con aghi infetti.

    La profilassi post-esposizione (PEP) è un'altra strategia utile per prevenire l'infezione da HIV. La PEP consiste nell'assunzione farmaci antiretrovirali dopo una possibile esposizione recente al virus. La PEP dovrebbe essere utilizzata solo in situazioni di emergenza e deve essere assunta entro 72 ore dalla possibile esposizione al virus. Occorre discutere con il medico riguardo la possibilità di sottoporsi a PEP nelle seguenti condizioni:

    • Il paziente ritiene di essere stato esposto al virus per via sessuale (ad es., preservativo rotto)
    • Il paziente ritiene di essere stato esposto al virus attraverso la condivisione di aghi o altri strumenti per l'iniezione di droghe
    • Il paziente è stato vittima di violenza sessuale
    • Il paziente appartiene ad una categoria professionale a rischio e ritiene di essere stato esposto al virus
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Domande Frequenti
  • Quali sono i sintomi dell’infezione da HIV?

    I sintomi iniziali dell’infezione da HIV possono mimare quelli dell’influenza o di altre infezioni virali. L’unico modo per confermare la presenza del virus è effettuare il test. Alcune persone sieropositive per HIV rimangono asintomatiche per anni dopo l’infezione iniziale, o manifestano sintomi molto simili a quelli di altre patologie. Per maggiori informazioni a riguardo, visitare il sito del Ministero della Salute: HIV e AIDS.

  • Quali sono i trattamenti disponibili per l’HIV e per l’AIDS?

    Attualmente, non sono disponibili cure per l’HIV e per l’AIDS. Tuttavia, la diagnosi precoce consente la tempestiva somministrazione della terapia antiretrovirale (ART) con conseguente diminuzione della carica virale ed aumento dell'aspettativa di vita. Il Dipartimento della salute e dei servizi umani statunitense (DHHS) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano a tutte le persone sieropositive per HIV di sottoporsi alla terapia antiretrovirale il prima possibile, incluse le donne in gravidanza. Con il miglioramento delle terapie, è migliorata sia la qualità che l’aspettativa di vita delle persone infette.

    Generalmente, la terapia antiretrovirale prevede la somministrazione contemporanea di tre farmaci appartenenti a due classi differenti, volti a prevenire o minimizzare la replicazione virale ma anche la comparsa di ceppi farmaco-resistenti. La combinazione di tre o più classi di farmaci prende il nome di terapia antiretrovirale altamente attiva (HAART). Per maggiori dettagli riguardo il trattamento, consultare la sezione "Trattamento" dell'articolo HIV e AIDS.

  • E’ importante comunicare alle altre persone il risultato del proprio test?

    Sì, se si risulta positivi al test dell’HIV, è importante comunicarlo al medico ed ai partner sessuali, attuali e futuri, e ad ogni persona con cui si condividano aghi. Nella struttura in cui si effettua il test è disponibile un servizio di consulenza, ma anche il medico curante può aiutare il paziente nella scelta delle persone da informare. Al numero verde 800 861 061 è disponibile un servizio nazionale di consulenza telefonica sull'infezione da HIV, sull'AIDS e sulle Infezioni Sessualmente Trasmesse.  

  • Quanto è confidenziale il risultato test dell’HIV?

    Lo stato di infezione da HIV, come le altre condizioni mediche ed i risultati dei test, è protetto da segreto professionale e non può essere condiviso con amici, parenti o colleghi senza l’autorizzazione scritta dell’interessato. Lo stato di infezione da HIV può essere condiviso con gli operatori medici che si occupano della persona affetta solo per motivi professionali. Inoltre, ogni nuovo caso di HIV deve essere registrato dalle ASL, per determinare l’incidenza dell’HIV al fine di fornire adeguati sevizi di prevenzione e di cura.

    Alcuni centri garantiscono l’anonimato (il nome della persona non viene mai fornito) o la confidenzialità (il nome viene fornito ma rimane privato).

  • E’ possibile utilizzare il test di ricerca degli anticorpi anti-HIV nei neonati?

    No. Gli anticorpi materni vengono trasferiti dalla madre al figlio e permangono nel sangue del neonato per 6-18 mesi, pertanto deve essere utilizzato un altro test in grado di rilevare il materiale genetico del virus (HIV-RNA o HIV-DNA).

  • Quali sono le modalità con le quali è possibile sottoporsi al test?

    Esistono varie modalità con le quali è possibile sottoporsi al test:

    • Il campione di sangue o di saliva può essere prelevato in un centro prelievi ed essere spedito presso un laboratorio per l’esecuzione del test. In alcuni casi è possibile che il test venga effettuato in maniera anonima (il nome della persona non viene mai fornito) o confidenziale (il nome viene fornito ma rimane privato)
    • Sempre utilizzando le stesse modalità di raccolta, è possibile eseguire dei test rapidi in grado di fornire un risultato entro 20 minuti
    • Soprattutto fuori dall’Italia sono disponibili dei servizi tramite i quali è possibile eseguire la raccolta del campione nella propria abitazione e poi spedirlo via posta, o addirittura eseguire test di autodiagnostica. Il Ministero della Salute italiano nel “Documento di consenso sulle politiche di offerta e le modalità di esecuzione del test per HIV in Italia” invece raccomanda che “il test per HIV debba essere reso disponibile gratuitamente nell’ambito di servizi pubblici che garantiscano la più ampia facilità di accesso ai cittadini”. Pertanto, viene raccomandato di rivolgersi presso i centri specializzati presso i quali oltre all’anonimato e la riservatezza deve essere garantito anche un servizio di consulenza. I test di autodiagnostica vengono di solito eseguiti su campioni di saliva e pertanto sono meno sensibili rispetto a quelli eseguiti su sangue.
  • Quanto precocemente è possibile rilevare l'infezione da HIV in un campione di sangue?

    Dipende dal test. Il test combinato che rileva l'antigene p24 e gli anticorpi anti-HIV in un campione di sangue venoso è in grado di rilevare l'infezione dopo 2-6 settimane dal contagio. Il test combinato eseguito su un campione di sangue capillare (ottenuto tramite puntura del dito) rileva l'infezione da HIV dopo circa 2-12 settimane dal contagio. Il test per la ricerca degli anticorpi anti-HIV su sangue può rilevare l'infezione dopo circa 3-12 settimane dal contagio.

  • In seguito ad un risultato positivo al test per l'HIV, quali esami di follow-up possono essere eseguiti?

    Nel caso in cui il test dell'HIV fornisca un risultato positivo, dovrebbero essere eseguiti i seguenti esami di follow-up:

    • Determinazione della carica virale di HIV; determina il numero di particelle virali nel sangue. Viene eseguito al momento della prima diagnosi come supporto alla determinazione dello stato della malattia e ripetuto ad intervalli regolari per monitorare l'efficacia della terapia
    • Conta dei linfociti CD4; misura il numero di linfociti T CD4 nel sangue. Viene prescritto alla prima diagnosi per stabilire la funzionalità basale del sistema immunitario e ripetuto ad intervalli regolari per monitorare l'efficacia della terapia e la funzionalità del sistema immunitario
    • Test di resistenza genotipica dell'HIV ai farmaci antiretrovirali; prescritto al momento della prima diagnosi per determinare se il ceppo responsabile dell’infezione nel paziente in esame sia resistente o abbia sviluppato una resistenza ai farmaci antiretrovirali. Inoltre, può essere prescritto in seguito al cambiamento del trattamento o al fallimento terapeutico (il paziente non risponde alla terapia)  
  • Perché le donne in gravidanza dovrebbero sottoporsi al test?

    Le donne in gravidanza sieropositive possono invece sottoporsi ad una terapia volta a minimizzare il rischio di trasmissione materno-fetale dell’infezione. Dopo la nascita del bambino si consiglia di evitare l’allattamento al seno. Le donne che stanno assumendo farmaci antivirali al momento della gravidanza dovrebbero continuare fino al momento del parto. Nelle donne che non stanno assumendo farmaci per l'HIV o che presentano un'elevata carica virale durante la gravidanza, la somministrazione di una terapia antiretrovirale endovenosa a base di zidovudina alla madre durante il parto e al neonato per via orale nelle successive 6 settimane, per due volte al giorno, consente di diminuire dal 25-33% all'1-2% il rischio di trasmissione dell’infezione al neonato.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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