Noto anche come
Anticorpi anti-HIV e Antigene p24
Test dell’AIDS
Sierologia HIV
Screening per AIDS
Proteina p24 antigene capsidico
Nome ufficiale
Test di screening per la ricerca del Virus dell’ Immunodeficienza Umana (HIV)
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
15.01.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per determinare se un individuo è stato infettato dal Virus dell’immunodeficienza umana (HIV).

Quando Fare il Test?

Da uno a tre mesi dopo un’eventuale esposizione al virus (il tempo medio di comparsa nel sangue degli anticorpi va da due a otto settimane dopo l’esposizione del virus); una volta all’anno se si è molto esposti al rischio di entrare in contatto con il virus; quando il medico pensa che i segni e i sintomi della persona possano essere dovuti ad HIV; prima o durante una gravidanza.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio o tramite la puntura del dito; esistono dei test di screening eseguibili anche su saliva.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

Il virus dell’immunodeficienza umana (HIV) è la causa dell’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita). Questo esame rileva l’antigene capsidico virale p24 e/o gli anticorpi prodotti in risposta all’infezione da HIV. Gli anticorpi possono essere determinati nel sangue o in altri fluidi corporei, come la saliva.

L’infezione da HIV può essere contratta tramite il contatto con fluidi corporei o sangue di persone infette o tramite l’utilizzo di aghi contaminati. In seguito all’infezione il virus comincia a replicarsi e a produrre un gran numero di copie di se stesso. Durante le prime settimane dal contagio, la quantità del virus (carica virale) e di antigene p24 nel sangue è piuttosto alta.

Dopo circa 2-8 settimane dall’infezione, il sistema immunitario comincia a produrre anticorpi in grado di riconoscere il virus HIV. Dopo il periodo iniziale si ha una parziale risoluzione dell’infezione che corrisponde alla diminuzione dei livelli ematici di antigene p24 e del virus, ma non della loro scomparsa.

Inizialmente l’infezione da HIV non causa sintomi o provoca sintomi simili ad un’influenza che scompaiono dopo una o due settimane. In questa fase, l’unico modo per sapere se una persona è stata esposta al virus  è l’esecuzione di un test dell’HIV.

Se l’infezione non viene prontamente rilevata e trattata, diventa latente e può causare pochi sintomi anche per alcuni decenni, fino a sfociare nell’AIDS con un progressivo peggioramento dello stato di salute del paziente. Nel tempo l’HIV distrugge il sistema immunitario e lascia l’organismo della persona affetta vulnerabile ad infezioni debilitanti.

La diagnosi precoce dell’infezione da HIV è importante perché:

  • Permette di trattare tempestivamente l’infezione e di ritardare la progressione all’AIDS
  • Permette all’individuo affetto di mettere in atto comportamenti volti alla limitazione della probabilità di diffusione dell’infezione.
  • Permette alle donne in gravidanza di sottoporsi a terapie protettive nei confronti del nascituro che possano diminuire le probabilità di infezione prenatale.

Esistono due tipi di virus dell’HIV, 1 e 2. L’HIV-1 è il tipo più comune nel mondo occidentale, mentre l’HIV-2 ha una più alta prevalenza in alcune regioni dell’ Africa.

Ci sono alcune opzioni per il test di screening dell’HIV.

  • Ricerca di anticorpi anti-HIV e di antigene p24– è il metodo raccomandato per lo screening di HIV su sangue.
  • Ricerca di anticorpi anti-HIV– tutti i test disponibili rilevano la presenza di HIV-1 mentre sono disponibili solo alcuni test per la rilevazione di HIV-2. Questi test sono eseguibili sia su sangue che su saliva.
  • Ricerca dell’antigene p24 – non in associazione alla ricerca degli anticorpi viene utilizzato solo in casi rari, quando vi sia il sospetto di interferenze con i test per la ricerca di anticorpi anti-HIV.

Indipendentemente dal tipo di test di screening per gli anticorpi utilizzato, la diagnosi di HIV richiede oltre ad un risultato positivo ai test di screening, l’esecuzione di esami addizionali.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Il campione di sangue viene prelevato da una vena del braccio. Esistono inoltre dei test su saliva. Un campione di saliva può essere raccolto utilizzando uno speciale dispositivo piccolo e simile ad una spatola con una sorta di pennello piatto all’estremità. Il pennello piatto viene posizionato sopra i denti contro le gengive esterne e viene fatto passare attorno alle gengive esterne superiori e anteriori.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    I test per la ricerca degli anticorpi anti-HIV e dell’antigene p24 vengono usati come screening per la diagnosi di infezione da HIV. Il trattamento precoce dell’infezione da HIV e il monitoraggio del sistema immunitario possono migliorare di molto lo stato di salute e la sopravvivenza a lungo termine. Inoltre, la conoscenza del proprio stato di salute contribuisce ad una più attenta gestione dei comportamenti al fine di limitare il contagio e migliorare il proprio stato di salute.

    Screening

    Per lo screening per l’HIV possono essere usati differenti tipi di test:

    • Ricerca di anticorpi anti-HIV e di antigene p24 – è il metodo raccomandato per lo screening di HIV su sangue. Tramite questi test vengono rilevati gli anticorpi in grado di riconoscere sia HIV-1 che HIV-2 e l’antigene capsidico p24. La concentrazione di antigene p24 è in genere aumentata all’inizio dell’infezione. Il test per la ricerca di p24 permette di rilevare le infezioni in fase precoce, prima ancora che vengano prodotti gli anticorpi anti-HIV. Questi vengono infatti prodotti solo dopo qualche settimana dal contagio rimanendo poi rilevabili, così da rendere il test per la ricerca degli anticorpi utili per la diagnosi di infezione da HIV, anche settimane dopo il contagio. La rilevazione contemporanea dell’antigene p24 e degli anticorpi anti-HIV indica verosimilmente la presenza di un’infezione recente. Nella maggior parte delle persone questi test sono in grado di rilevare l’infezione dopo 2-6 settimane dal contagio.
    • Ricerca di anticorpi anti-HIV – tutti i test disponibili rilevano la presenza di HIV-1 mentre sono disponibili solo alcuni test per la rilevazione di HIV-2. Questi test sono eseguibili sia su sangue che su saliva. Sono in grado di rilevare un’infezione da HIV da 3 a 12 settimane dopo il contagio.
    • Ricerca dell’antigene p24 – non in associazione alla ricerca degli anticorpi viene utilizzato solo in casi rari, quando vi sia il sospetto di interferenze con i test per la ricerca di anticorpi anti-HIV.
       

    Esistono varie modalità con le quali è possibile essere sottoposti al test:

    • Il campione di sangue o di saliva può essere prelevato in un centro prelievi ed essere spedito presso un laboratorio per l’esecuzione del test. In alcuni casi è possibile che il test venga effettuato in maniera anonima o confidenziale.
    • Sempre utilizzando le stesse modalità di raccolta, è possibile però eseguire dei test rapidi in grado di fornire un risultato nel giro di 20 minuti.
    • Soprattutto fuori dall’Italia sono disponibili dei servizi tramite i quali è possibile eseguire la raccolta del campione nella propria abitazione e poi spedirlo via posta o addirittura eseguire test di autodiagnostica. Il Ministero della Salute italiano nel “Documento di consenso sulle politiche di offerta e le modalità di esecuzione del test per HIV in Italia” invece raccomanda che “il test per HIV debba essere reso disponibile gratuitamente nell’ambito di servizi pubblici che garantiscano la più ampia facilità di accesso ai cittadini”. Pertanto viene raccomandato di rivolgersi presso i centri specializzati presso i quali oltre all’anonimato e la riservatezza deve essere garantito anche un servizio di consulenza. I test di autodiagnostica vengono di solito eseguiti su campioni di saliva e pertanto sono meno sensibili rispetto a quelli eseguiti su sangue.
       
    Diagnosi

    Nel caso in cui un test di screening fornisca un risultato positivo, la conferma della diagnosi necessita comunque dell’esecuzione di un secondo test, generalmente un test sierologico differente dal precedente.

    Nel caso in cui i due test forniscano risultati discordanti, viene eseguito un terzo test che prevede la ricerca del materiale genetico virale (RNA). Il test HIV-RNA è in grado di rilevare un’infezione dopo 1-4 settimane dal contagio.

  • Quando viene prescritto?

    Alcune organizzazioni raccomandano lo screening in routine per l’HIV:

    • Le associazioni statunitensi  Centers for Disease Control (CDC), American College of Physicians (ACP) e l’HIV Medicine Association (HMA) raccomandano che ogni persona di età compresa tra i 13 e i 64 anni venga testata per l’HIV  almeno una volta.
    • La CDC, l’American College of Obstetricians and Gynecologist (ACOG) e, in Italia, il Decreto Ministeriale  1998 recante protocolli di accesso agli esami di laboratorio e di diagnostica strumentale per le donne in stato di gravidanza ed a tutela della maternità, raccomandano il test per le donne in gravidanza. Le donne a rischio dovrebbero eseguire il test anche prima del concepimento e ripetere il test anche nel terzo trimestre.
    • La società American Academy of Pediatrics (AAP) raccomanda che tutti i giovani sessualmente attivi vengano testati e che ai giovani tra i 16 e i 18 anni che vivono in zone ad alto rischio (zone in cui 1 persona su 1000 ha l’HIV) venga offerto un test dell’HIV almeno una volta, anche se non hanno avuto esperienze sessuali.
       

    Per le persone a rischio viene raccomandato uno screening annuale; essi comprendono coloro che:

    • Abbiano avuto rapporti sessuali non protetti con più di una persona dall’ultimo test per l’HIV
    • Uomini che abbiano rapporti omosessuali
    • Abbiano fatto uso di droghe per via endovenosa, specialmente condividendo l’ago e/o altri strumenti
    • Abbiano usato il sesso come merce di scambio per droga o denaro
    • Abbiano avuto un partner sessuale sieropositivo
    • Abbiano avuto un partner sessuale che rientri nelle categorie precedentemente elencate o sono incerte sui comportamenti del proprio partner sessuale
       

    Anche se non inserite nei gruppi di persone considerati a rischio, dovrebbero sottoporsi al test anche coloro che:

    • Abbiano avuto un rapporto con persone alle quali sono state diagnosticate epatite, tubercolosi o malattie sessualmente trasmissibili (STD)
    • Persone che abbiano ricevuto trasfusioni prima del 1985 o abbiano avuto partner sessuali che abbiano ricevuto trasfusioni e che siano successivamente risultati positivi al test dell’HIV.
    • Operatori sanitari esposti al contatto col sangue durante il lavoro
    • Chiunque ritenga di essere stato esposto
  • Cosa significa il risultato del test?

    Un risultato negativo per la ricerca dell’antigene p24 o degli anticorpi anti-HIV indica che la persona molto probabilmente non ha un’infezione da HIV. Tuttavia, un risultato negativo al test di screening per l’HIV indica solamente che, al momento dell’esecuzione degli esami, non vi sono segni evidenti di infezione da HIV. È importante che le persone a rischio di contrarre l’infezione da virus HIV si sottopongano con cadenza annuale al test per diagnosticare precocemente l’eventuale esposizione al virus.

    La produzione di anticorpi anti-HIV non comincia subito dopo l’esposizione al virus ma è preceduta da un periodo finestra durante il quale i test di ricerca degli anticorpi anti-HIV non sono in grado di rilevare l’infezione. La maggior parte delle persone comincia a produrre gli anticorpi anti-HIV dopo 3-12 settimane dall’esposizione. Se lo screening viene effettuato troppo precocemente, il risultato può essere negativo nonostante la presenza dell’infezione (falso negativo). Se, nonostante il risultato del test sia negativo permane un forte sospetto clinico, allora può essere richiesta la ripetizione del test.

    La diagnosi di infezione da HIV richiede la positività dei test di screening e dei successivi test di conferma.

    Le linee guida internazionali per la diagnosi di infezione da HIV raccomandano le seguenti fasi:

    • Test di screening per l’HIV mediante una combinazione di test di ricerca di antigeni e anticorpi
    • In caso di risultato positivo, verifica del risultato tramite un secondo test anticorpale in grado di distinguere il virus HIV-1 dal virus HIV-2
    • Nel caso in cui i risultati della prima e della seconda fase non siano concordi, solo un risultato positivo al test HIV-1 RNA (ricerca del materiale genetico virale tramite un test di amplificazione dell’acido nucleico NAAT) viene considerato diagnostico.
       

    Oltre a questi test vengono comunemente utilizzati anche altri due test per l’HIV, ovvero il test di immunofluorescenza e il Western blot, entrambi per la diagnosi delle infezioni da HIV-1. Questi test non sono però stati inclusi in queste raccomandazioni poiché sono in grado di rilevare le infezioni tardivamente (dopo circa 28 giorni dal contagio) e possono perciò fornire un elevato numero di risultati falsante negativi.

  • C’è altro da sapere?

    L’infezione da HIV non può essere curata ma la diagnosi precoce consente la tempestiva somministrazione della terapia antiretrovirale con conseguente diminuzione della carica virale, miglioramento della qualità della vita e allungamento delle aspettative di vita. In genere la terapia antiretrovirale prevede la somministrazione contemporanea di tre farmaci appartenenti a due tipi di classi volti a prevenire o minimizzare la replicazione virale ma anche la comparsa di ceppi farmaco-resistenti. La combinazione di tre o più classi di farmaci prende il nome di terapia antiretrovirale altamente attiva (HAART).

    Attualmente non esistono vaccini contro l’HIV; evitare di praticare sesso non protetto e di condividere gli aghi utilizzati per l’assunzione di droghe da iniezione è attualmente l’unico modo per diminuire le probabilità di contrarre la malattia. La diagnosi precoce è importante nella prevenzione della trasmissione e quindi diffusione del virus ma anche nel monitoraggio delle persone potenzialmente a rischio.

    L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda alle persone altamente a rischio di infezione di effettuare un trattamento profilattico prima dell’eventuale esposizione al virus (pre-exposure prophylaxis; PrEP) tramite l’assunzione giornaliera di un farmaco. Le persone non infette che si sottopongono ad un trattamento profilattico presentano un rischio di infezione del 92% inferiore rispetto a coloro che non lo effettuano.

    Le donne in gravidanza sieropositive, possono invece sottoporsi ad una terapia volta a minimizzare il rischio di trasmissione materno fetale dell’infezione. Dopo la nascita del bambino si consiglia di evitare l’allattamento al seno. La somministrazione di una terapia antiretrovirale endovenosa a base di zidovudina alla madre durante il parto e al neonato per via orale nelle successive 6 settimane, per due volte al giorno, consente di diminuire notevolmente il rischio di trasmissione dell’infezione al neonato.

    Gli operatori sanitari devono proteggersi dall’infezione da HIV tramite l’utilizzo di DPI (dispositivi di protezione individuale) come i guanti e adottare le procedure volte alla diminuzione del rischio di puntura con aghi infetti.

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Domande Frequenti
  • Quali sono i sintomi dell’infezione da HIV?

    I sintomi iniziali dell’infezione da HIV possono mimare quelli dell’ influenza o di altre infezioni virali. L’unico modo confermare la presenza del virus è effettuare il test. Alcune persone sieropositive per HIV non hanno alcun sintomo per anni dopo l’infezione iniziale o hanno sintomi molto simili a quelli di altre patologie. Per maggiori informazioni visitare il sito del Ministero della Salute: HIV e AIDS.

  • Quali sono i trattamenti disponibili per l’HIV e per l’AIDS?

    Attualmente non sono disponibili cure per l’HIV  e per l’AIDS. Tuttavia sono disponibili delle terapie che aiutano il sistema immunitario, riducono il rischio e/o la frequenza di infezioni opportunistiche e prolungano la vita. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda a tutte le persone sieropositive per HIV di sottoporsi alla terapia antiretrovirale il prima possibile, incluse le donne in gravidanza. Con il miglioramento delle terapie è migliorata sia la qualità che l’aspettativa di vita delle persone infette. In genere la terapia antiretrovirale prevede la somministrazione contemporanea di tre farmaci appartenenti a due tipi di classi volti a prevenire o minimizzare la replicazione virale ma anche la comparsa di ceppi farmaco-resistenti. La combinazione di tre o più classi di farmaci prende il nome di terapia antiretrovirale altamente attiva (HAART).

  • E’ importante comunicare alle persone il risultato del test?

    Sì. Se si è positivi al test dell’HIV, è importante comunicarlo al medico e ai partner sessuali, attuali e futuri e ad ogni persona con cui si condividono aghi. Nella struttura in cui si effettua il test è disponibile un servizio di consulenza, ma anche il medico curante può aiutare il paziente nella  scelta delle persone da informare. Al numero verde 800 861 061 è disponibile un servizio nazionale di consulenza telefonica sull'infezione da HIV, sull'AIDS e sulle Infezioni Sessualmente Trasmesse.  

  • Quanto è confidenziale il test dell’HIV?

    Lo stato di infezione da HIV, come le altre condizioni mediche e i risultati dei test, è protetto da segreto professionale e non può essere condiviso con amici, parenti o colleghi senza l’autorizzazione scritta dell’interessato.  Lo stato di infezione da HIV può essere condiviso con gli operatori medici che si occupano della persona affetta solo per motivi professionali. Inoltre ogni nuovo caso di HIV deve essere registrato dalle ASL, per determinare l’incidenza dell’HIV al fine di fornire adeguati sevizi di prevenzione e di cura.

    Alcuni centri garantiscono l’anonimato (il nome della persona non viene mai fornito) o la confidenzialità (il nome viene fornito ma rimane privato).

  • E’ possibile utilizzare il test di ricerca degli anticorpi anti- HIV nei neonati?

    No. Gli anticorpi materni vengono trasferiti dalla madre al figlio e permangono nel sangue del neonato per 6-12 mesi, pertanto deve essere utilizzato un altro test in grado di rilevare il materiale genetico del virus (HIV-RNA).

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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