Metalli Pesanti
Noto anche come: Esame dei Metalli Pesanti nelle diverse matrici biologiche (fluidi e tessuti corporei, annessi piliferi e cutanei)
Nome ufficiale: Il nome è legato al metallo ricercato e alla matrice biologica analizzata (es. PIOMBEMIA – livello di piombo nel sangue)
Ultima Revisione: 24.06.2025

Revisore:
Dott.ssa Manuela Pellegrini Centro Nazionale Dipendenze e Doping Istituto Superiore di Sanità GdS Tossicologia clinica, forense e doping
In sintesi
Perché?
- Screening; effettuato su soggetti asintomatici a rischio, come lavoratori esposti per motivi professionali o bambini che vivono in abitazioni datate, dove possono ancora essere presenti vernici contenenti piombo. Lo scopo è rilevare precocemente un’eventuale esposizione anomala..
- Diagnosi; eseguito in presenza di sintomi compatibili con un avvelenamento da metalli pesanti, per confermare la diagnosi e individuare la possibile fonte di esposizione.
- Diagnosi; eseguito in presenza di sintomi compatibili con un avvelenamento da metalli pesanti, per confermare la diagnosi e individuare la possibile fonte di esposizione.
Quando?
Il test dovrebbe essere effettuato periodicamente nei soggetti professionalmente esposti ai metalli
pesanti o in presenza di un sospetto di esposizione, anche occasionale.
Il campione
Il test può essere eseguito su un campione di sangue venoso prelevato dal braccio o su urine
raccolte nelle 24 ore. In casi specifici, possono essere analizzati anche campioni di capelli, unghie, tessuti o altri fluidi corporei.
La preparazione
Sì. Nelle 48 ore precedenti il prelievo è consigliato evitare il consumo di prodotti ittici, poiché
possono contenere metilmercurio. Inoltre, se si sono eseguiti esami con mezzo di contrasto
contenente gadolinio o iodio, è necessario attendere almeno 96 ore prima di effettuare il test.
L’Esame
Questi test consentono di misurare la quantità di metalli potenzialmente tossici presenti nel sangue, nell’urina o, più raramente, nei capelli o in altri tessuti o fluidi corporei. I metalli pesanti testati possono essere molteplici, quelli più comunemente richiesti sono:
Oltre a questi possono essere testati anche altri metalli come cadmio, rame e zinco. Il clinico seleziona gli esami ai quali sottoporre il paziente sulla base dei sintomi o della potenziale o provata esposizione.
Il termine “metalli pesanti” è un termine generico, correlato alla tavola periodica degli elementi, che si riferisce ad una grande varietà di elementi con alta densità o proprietà metalliche. Questi elementi si trovano naturalmente dispersi nell’ambiente e sono utilizzati dalle industrie per produrre una vasta gamma di prodotti utilizzati comunemente. Alcuni di essi, quali ferro, rame, selenio, molibdeno e zinco, sono richiesti in tracce dall’organismo per il suo normale funzionamento, ma possono essere tossici a livelli elevati.
Avvelenamento da metalli pesanti
La presenza di concentrazioni elevate di uno qualsiasi dei metalli pesanti può essere dannosa e contaminare il suolo, l’aria, il cibo e l’acqua, rimanendo in maniera persistente nell’ambiente. Essendo sostanze potenzialmente dannose, spesso il termine “metalli pesanti” è utilizzato in modo intercambiabile con il termine “metalli tossici”.
I segni ed i sintomi dovuti all’eccessiva esposizione ai metalli pesanti dipendono dal tipo di metallo,
dalla sua forma, dalla quantità, dal protrarsi dell’esposizione, dal tipo di esposizione, dall’età e dallo
stato di salute generale della persona. Alcuni metalli risultano significativamente più tossici di altri,
e la loro tossicità può variare anche in base alla forma chimica in cui si presentano (ad esempio,
composti organici rispetto a forme inorganiche). Anche le modalità di esposizione giocano un ruolo
fondamentale: influenzano sia la quantità di metallo assorbito sia gli organi bersaglio. Per esempio,
un metallo che risulta quasi innocuo al contatto con la pelle o poco tossico se ingerito, può diventare
estremamente pericoloso se inalato, causando danni gravi ai polmoni.
Un’esposizione acuta può causare seri danni e, in alcuni casi, essere potenzialmente letale; tuttavia, richiede un attento monitoraggio anche l’esposizione cronica a concentrazioni moderate, protratte nel tempo. L’organismo è in grado di metabolizzare piccole quantità di metalli pesanti, ma quando presenti in concentrazioni moderate o elevate possono accumularsi nei reni, nel fegato, nelle ossa e nel sistema nervoso. Studi recenti hanno evidenziato profondi cambiamenti del microbioma intestinale e dei metaboliti che esso produce, in soggetti esposti ad esempio ad arsenico e cadmio. Alcuni metalli sono considerati cancerogeni (in grado di aumentare il rischio di sviluppare il cancro) ed altri possono influenzare la capacità dell’organismo di produrre globuli rossi e bianchi. I feti ed i bambini piccoli sono esposti a rischi maggiori poiché anche l’esposizione a basse o moderate concentrazioni può influenzare lo sviluppo fisico e mentale e può danneggiare in modo permanente gli organi e l’encefalo. Molti dei metalli possono essere trasmessi dalla madre al feto ed alcuni sono trasmessi al bambino tramite il latte materno.
Come viene raccolto il campione per il test?
Il test per la ricerca dei metalli pesanti viene di solito eseguito su un campione di sangue prelevato
da una vena del braccio o su un campione di urine delle 24 ore. La raccolta delle urine delle 24 ore
può essere effettuata a domicilio, utilizzando appositi contenitori privi di metalli al fine di
minimizzare il rischio di contaminazione esterna e garantire l’accuratezza del dosaggio degli
elementi analizzati.
L’analisi dei metalli pesanti può essere effettuata su campioni di sangue o di urina, ma i due tipi di
matrice non sono sempre intercambiabili, poiché riflettono diverse forme di esposizione. Ad
esempio, il metilmercurio, una forma organica altamente tossica del mercurio, è rilevabile nel
sangue ma non nelle urine. Le urine sono invece preferite per la determinazione delle forme
inorganiche del mercurio e dell’arsenico. Il dosaggio del piombo viene generalmente effettuato sul
sangue, in quanto questa matrice è più rappresentativa degli effetti tossici sistemici rispetto ad altri
fluidi biologici o tessuti.
L’analisi di capelli e unghie permette di valutare l’esposizione ai metalli pesanti su un intervallo
temporale prolungato, ma non è indicata per rilevare esposizioni recenti. Al contrario, il dosaggio
nei campioni di sangue e urina fornisce informazioni più precise riguardo esposizioni croniche o
avvenute nel breve termine.
L’analisi per la ricerca dei metalli pesanti può essere eseguita anche su di un campione bioptico.
Come e Perchè
Quali informazioni è possibile ottenere?
I test dei metalli pesanti vengono utilizzati per:
- Lo screening o la diagnosi di avvelenamento da metalli pesanti in soggetti esposti in forma acuta o cronica ad uno o più metalli pesanti
- Stabilire il trattamento adeguato per l’avvelenamento da metalli pesanti
- Il monitoraggio in corso di esposizioni croniche di tipo professionale; tra le professioni a rischio vi sono coloro che lavorano nei cantieri edili, nelle miniere, nelle officine o nei poligoni di tiro
- Monitorare l’efficacia della terapia chelante, un trattamento utilizzato per eliminare dall’organismo l’eccesso di metalli pesanti
Il medico seleziona il pannello di metalli da analizzare considerando l’occupazione del paziente, le attività ricreative abituali, la presenza di possibili fonti di esposizione e/o dei sintomi clinici del
paziente. Alcuni dei metalli più comunemente testati includono:
- Piombo
- Mercurio
- Arsenico
- Cadmio
- Cromo
L’esame riporta le concentrazioni dei vari metalli pesanti richiesti nel pannello e presenti nel campione. Solitamente, la concentrazione dei metalli pesanti viene misurata in microgrammi (μg) ed è riportata in unità di volume, in base al tipo di campione analizzato.
Nel caso in cui il clinico sospetti che vi sia stata un’esposizione ad un metallo specifico, come il piombo, può richiedere il solo analita di interesse. Il piombo è solitamente prescritto da solo per rilevare l’eventuale esposizione soprattutto nei bambini, poiché considerati maggiormente suscettibili ai suoi effetti. Se richiesto, possono essere prescritti ulteriori esami per stabilire la diagnosi, quali test di funzionalità renale ed epatica, diagnostica per immagini ed elettrocardiogramma.
Quando viene prescritto?
I test dei metalli pesanti possono essere richiesti in caso di sospetta esposizione acuta o cronica ad uno o più metalli pesanti, oppure ad intervalli regolari nei soggetti in trattamento per avvelenamento da metalli pesanti.
I segni e sintomi dell’esposizione variano in natura ed intensità sulla base del tipo e della quantità del metallo coinvolto. I sintomi precoci di avvelenamento spesso non vengono riconosciuti poiché aspecifici. Anche in soggetti asintomatici o con sintomi lievi possono tuttavia essere presenti danni a diversi organi derivanti da un’esposizione eccessiva.
Segni e sintomi di avvelenamento da metalli pesanti includono:
- Dolore addominale, nausea, vomito e diarrea
- Sintomi del sistema nervoso come intorpidimento, formicolio alle estremità, debolezza
- Anemia
- Danni ai reni
- Danni al fegato
- Danni ai polmoni, quali irritazione e accumulo di liquidi (edema)
- Disfunzione cerebrale, perdita della memoria
- Presenza delle cosiddette Linee di Mees (linee orizzontali sulle unghie)
- Cambiamenti comportamentali
- Presenza di malformazioni ossee nei bambini, indebolimento osseo
- Ritardo nello sviluppo del bambino
- Nelle donne in gravidanza aborto spontaneo, parto prematuro
Le persone esposte cronicamente ai metalli pesanti per motivi professionali sono di solito sottoposte a monitoraggio periodico, operato dalla medicina del lavoro, come previsto dal Decreto Legislativo 81/08 (cosiddetto “Testo Unico sulla Salute e Sicurezza del Lavoro”) . Devono inoltre essere attuate tutte le misure di sicurezza volte a ridurre al minimo i rischi per i dipendenti.
Cosa significa il risultato del test?
L’interpretazione dei test sui metalli pesanti richiede una valutazione attenta, contestualmente ai fattori di rischio, alla storia clinica, ai segni e sintomi ed all’esame fisico del paziente.
La presenza di bassi livelli di metalli pesanti nel sangue non correla necessariamente con l’assenza di esposizione, poiché essi non permangono nel sangue e nell’urina per molto tempo. Il piombo, ad esempio, migra dal sangue verso gli organi e, nel tempo, viene incorporato nelle ossa. In caso di soggetti esposti cronicamente al piombo, questo potrebbe trovarsi nel sangue, nell’urina, o depositato negli organi e nelle ossa.
Nel sangue e nell’urina di persone apparentemente sane possono essere presenti livelli molto bassi di vari metalli pesanti, poiché normalmente presenti nell’ambiente. Le raccomandazioni riguardanti i livelli di sicurezza dei metalli pesanti dipendono dall’età delle persone e possono cambiare nel tempo, sulla base delle sempre nuove informazioni fornite dagli organi di competenza e dalla comunità scientifica. Analogamente, il riscontro di livelli elevati di metalli pesanti da solo non è sufficiente per stabilire la presenza di un avvelenamento, anche se suggerisce di evitare tutte le fonti di esposizione a quel metallo.
Secondo i dati riportati dal Centers for Disease Control and Prevention statunitense, ad esempio, sarebbero state trovate quantità di mercurio misurabili in oltre 8000 partecipanti ad uno studio condotto nel 2004. Una delle conclusioni dello studio è stata che i livelli di mercurio nel sangue e nell’urina tendono ad aumentare con l’età. L’individuazione di una quantità misurabile di mercurio nel sangue o nell’urina non implicherebbe necessariamente un effetto negativo sulla salute.
Alcuni metalli pesanti non presentano un intervallo di riferimento e l’interpretazione del test dipende da altri fattori, quali l’età, lo stato di salute del paziente e la manifestazione dei sintomi. I valori di riferimento dei metalli pesanti vengono ottenuti grazie a studi di monitoraggio dei loro livelli nella popolazione generale e vengono utilizzati in modo da rilevare le persone esposte, per la presenza di livelli più alti rispetto alla popolazione generale.
C’è altro da sapere?
L’esposizione alle stesse quantità e tipi di metalli pesanti non causa necessariamente gli stessi effetti in persone diverse; ciascuno infatti assorbe ed elimina i metalli con ritmi diversi. Inoltre, le persone affette da patologie concomitanti possono risultare più vulnerabili di altre.
La presenza in tracce dei metalli pesanti viene monitorata e ridotta al minimo, ma è quasi impossibile da eliminare. Ad esempio, l’arsenico è normalmente presente in natura e può essere trovato come contaminante in alcune sorgenti di acqua potabile disseminate in tutto il mondo. Altri metalli pesanti possono essere presenti anche in oggetti di uso comune, ad esempio nelle lampadine a fluorescenza sono presenti piccole quantità di mercurio. Se queste si rompono, il mercurio può essere rilasciato. Il metilmercurio, una forma organica di mercurio, viene prodotta dai batteri nell’acqua e si accumula nei pesci con il passare del tempo. La concentrazione di mercurio presente varia pertanto con le dimensioni del pesce: più grandi e più vecchi sono i pesci, maggiore è la concentrazione di metilmercurio in essi rilevabile. Anche se i benefici derivanti dal consumo di pesce superano il piccolo rischio derivante dall’ingestione del mercurio, tuttavia, per alcune categorie di persone, come le donne in gravidanza, potrebbero essere necessarie ulteriori precauzioni. Alcune società scientifiche raccomandano alle donne di evitare di mangiare pesci grossi (come il tonno) durante la gravidanza, a causa del potenziale danno al feto imputabile all’eccessiva assunzione di mercurio.
In passato, il piombo veniva comunemente impiegato nelle vernici, nelle tubature e come additivo nella benzina. Nel tempo, l’uso di questi materiali è stato progressivamente ridotto o completamente eliminato. Tuttavia, il piombo può ancora essere presente nelle tubature o nelle vernici di edifici datati. Il degrado di tali materiali può rilasciare frammenti e polveri di piombo nell’ambiente, contaminando aria e suolo, e rappresentando un rischio significativo di esposizione, in particolare per i bambini. Oltre al piombo, in alcuni giocattoli e gioielli sono presenti anche altri metalli pesanti, come l’arsenico ed il cadmio.
La contaminazione da metalli pesanti, come nel caso degli alimenti, è soggetta a rigorosi controlli e monitoraggi da parte delle autorità competenti.
Domande Frequenti
Quanto tempo è necessario per l’esecuzione del test?
Questo esame non viene eseguito in tutti i laboratori e la tempistica dipende dal laboratorio che esegue il test.
Come avviene l’esposizione?
I metalli pesanti possono penetrare nell’organismo attraverso la pelle, per inalazione o ingestione di acqua o alimenti contaminati. La tossicità deriva dalla sostituzione da parte dei metalli pesanti degli elementi normalmente presenti nell’organismo e dall’alterazione delle normali funzionalità dei vari organi. Nella maggior parte dei casi, i soggetti non sono esposti a quantità di metalli pesanti tali da scatenare dei sintomi o richiedere un test.
La maggior parte delle esposizioni croniche o acute hanno origine professionale, in maniera particolare nel caso di industrie manifatturiere che utilizzano metalli o che producono batterie, contenenti cadmio, piombo e mercurio, o pesticidi, contenenti arsenico. Altre professioni a rischio sono rappresentate dagli operatori agricoli, le persone addette alla bonifica dei siti contaminati, i meccanici, i vetrai. L’esposizione può derivare anche dalla pratica di attività ricreative che implicano l’utilizzo di metalli.
Le donne in gravidanza esposte al rischio di avvelenamento da metalli, come il piombo, possono trasmettere tali sostanze al feto in via di sviluppo tramite la placenta (che il piombo è in grado di attraversare). Inoltre, il piombo può essere trasmesso ai neonati attraverso il latte materno, pertanto, prima dell’allattamento, nei casi sospetti, occorre controllare i livelli di piombo nel sangue.
Nella popolazione generale solitamente un’esposizione eccessiva può derivare dalla contaminazione di acqua, cibo o suolo.
Oltre al piombo, mercurio, arsenico, cadmio e cromo, quali altri metalli potrebbero essere testati?
Altri metalli spesso ricercati in caso di sospetta tossicità includono:
- Tallio
- Alluminio
- Berillio
- Cobalto
- Rame
- Ferro
- Manganese
- Nickel
- Platino
- Selenio
- Silicio
- Argento
Risorse per i professionisti
Documenti, Documenti SIBioC e Intersocietari
Estratti Biochimica Clinica (Rivista Ufficiale di SIBioC – Medicina di Laboratorio)
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Altrove sul web
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Fonti
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