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EPO

Noto anche come: EPO
Nome ufficiale: Eritropoietina
Ultima Revisione: Aprile 2025
Ultima Modifica: 31.08.2021


Revisore:

Dott.ssa Manuela Pellegrini Centro Nazionale Dipendenze e Doping Istituto Superiore di Sanità GdS Tossicologia clinica, forense e doping


Perché?

Come supporto alla diagnosi delle cause di anemia, dei disordini del midollo osseo o di una patologia responsabile dell’eccessiva produzione di globuli rossi (policitemia o eritrocitosi).

Quando?

Nel caso in cui si sospetti la presenza di anemia dovuta alla diminuita produzione di globuli rossi; in presenza di un’eccessiva produzione di globuli rossi.

Il campione

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.

La preparazione

Non richiede una preparazione particolare, ma è consigliabile effettuarlo al mattino

L’esame misura la quantità di eritropoietina (EPO) nel circolo ematico. L’EPO è un ormone prodotto principalmente a livello renale e, in piccola parte, dal fegato. La sua azione è di fondamentale importanza per la produzione dei globuli rossi (eritrociti), responsabili del trasporto dell’ossigeno dai polmoni verso tutto l’organismo.

L’organismo mantiene livelli sufficienti di ossigeno ed un numero relativamente stabile di eritrociti nel sangue tramite un meccanismo a feedback:

  • L’eritropoietina è prodotta e rilasciata nel sangue dai reni; la sua produzione è stimolata da condizioni di ipossiemia (presenza di basse concentrazioni ematiche di ossigeno). La quantità di EPO rilasciata nel circolo ematico dipende dai livelli di ossigeno e dalla funzionalità renale
  • Una volta rilasciata al livello renale, l’eritropoietina esplica la sua funzione nel midollo osseo, dove stimola la produzione eritrocitaria. L’EPO permane attiva per un breve periodo di tempo, dopodiché viene eliminata tramite l’urina
  • Quando i livelli di ossigeno nel sangue si normalizzano, il rilascio dell’EPO diminuisce

Tuttavia, nel caso in cui sia presente un danno renale tale da non permettere la produzione di quantità sufficienti di EPO, l’immissione in circolo di nuovi globuli rossi risulta diminuita, con conseguente insorgenza di anemia da diminuita produzione di globuli rossi. Lo stesso può accadere nel caso in cui l’EPO sia presente ma il midollo osseo non risponda alla sua azione. Queste condizioni possono verificarsi in corso di disordini del midollo osseo o di malattie croniche, come l’artrite reumatoide.

Le persone con patologie in grado di diminuire la quantità di ossigeno inalata, come le persone affette da malattie polmonari, possono produrre quantità eccessive di EPO con lo scopo di compensare i bassi livelli di ossigeno presenti. Anche i fumatori o le persone residenti in zone ad elevate altitudini possono, per lo stesso motivo, presentare livelli di EPO aumentati.

L’eccessiva produzione di eritropoietina, ad esempio come conseguenza della presenza di tumori renali maligni o benigni o di altri tipi di tumori, può comportare l’eccessiva produzione di globuli rossi (policitemia o eritrocitosi). Questa condizione può comportare l’aumento della viscosità del sangue e, talvolta, ipertensione, trombosi, attacco cardiaco o ictus. Raramente, la policitemia è causata da una patologia midollare nota con il nome di policitemia vera, non associata all’incremento di EPO.

Quali informazioni è possibile ottenere?

La quantificazione della concentrazione di eritropoietina nel siero serve come elemento
diagnostico aggiuntivo per determinare la causa di anemia o eritrocitosi.

Solitamente, il test EPO viene richiesto dal clinico come supporto alla determinazione delle
cause di valori bassi di emoglobina,  globuli rossi (RBC) ed ematocrito,  osservati in
seguito all’esecuzione dell’esame emocromocitometrico.

I pazienti con malattia renale cronica possono essere sottoposti al test per valutare la
funzionalità renale, la capacità dei reni di produrre EPO e la necessità di ricevere
una terapia sostitutiva con eritropoietina. La presenza di livelli di EPO bassi determina la
necessità di una terapia sostitutiva, al fine di incrementare la produzione dei globuli rossi e
quindi di mantenere la funzionalità midollare.

Talvolta, il test dell’EPO può essere richiesto in seguito al riscontro di un valore aumentato
di globuli rossi, per verificare se l’eccessiva produzione di eritrociti (policitemia o
eritrocitosi) possa essere dovuta all’iperproduzione di EPO o ad altre cause (ad esempio
la presenza della mutazione JAK2 o di disordini del midollo osseo).

Quando viene prescritto?

Il test dell’EPO può essere richiesto in pazienti anemici nei quali sia stata esclusa la carenza di ferro o di vitamina B12 e folati, l’aumentata distruzione eritrocitaria (emolisi) o la presenza di emorragie. Può essere richiesto nel caso in cui il paziente presenti livelli di globuli rossi, emoglobina ed ematocrito bassi in presenza di livelli normali o diminuiti di reticolociti. Talvolta, il test dell’EPO può essere richiesto in pazienti con malattia renale cronica nei quali si sospetta che la disfunzione renale possa essere associata alla diminuita produzione dell’ormone.

Inoltre, il test EPO può essere richiesto nel caso in cui il paziente presenti eritrocitosi, con emoglobina ed ematocrito elevati.

Anche il sospetto della presenza di disordini del midollo osseo, come le malattie mieloproliferative e la sindrome mielodisplastica, può comportare la richiesta del test EPO.

Cosa significa il risultato del test?

La presenza di livelli normali o bassi di EPO in soggetti anemici indica una probabile produzione inappropriata dell’ormone da parte dei reni.

La presenza di livelli aumentati di EPO in soggetti anemici, invece, indirizza la diagnosi su una carenza marziale (deficit di ferro) o vitaminica, o su una malattia del midollo osseo.

La presenza di un numero elevato di globuli rossi e di eritropoietina è compatibile con la presenza di una patologia associata all’iperproduzione di EPO da parte dei reni o di altri tessuti. Questa condizione viene definita policitemia secondaria.

La presenza di livelli normali o bassi di EPO in associazione a quantità eccessive di globuli rossi indirizza la diagnosi verso la policitemia dovuta a cause differenti dall’iperproduzione di EPO. Questa patologia viene definita policitemia primaria.

CONDIZIONE PRESENTE LIVELLI DI EPO
Anemia (RBC, Ematocrito, Emoglobina bassi) Basso o normale Malattia renale grave, anemia o patologie croniche
Anemia Alto Disordini del midollo osseo (es., sindrome mielodisplastica)
Policitemia (RBC, Ematocrito, Emoglobina alti) Alto Policitemia secondaria dovuta all’iperproduzione di EPO ad opera di un tumore renale o di altri tessuti
Policitemia Normale o basso Policitemia vera (Policitemia primaria)
C’è altro da sapere?

Se l’anemia dipende da una carenza di vitamina B12, folati o ferro, la somministrazione di EPO non risolve lo stato anemico del paziente. I globuli rossi prodotti in queste patologie potrebbero essere caratterizzati da forma, dimensioni e/o contenuto emoglobinico anomali.

I livelli di EPO possono risultare incrementati nelle donne in gravidanza, nei fumatori cronici, in coloro che sono affetti da patologie polmonario in persone residenti ad alte altitudini.

Esiste un trattamento per i livelli di eritropoietina bassi?

Le persone affette da patologie renali croniche o da altri tipi di anemia dovuta all’alterazione della normale funzionalità midollare, come avviene in corso di trattamenti chemioterapici o radioterapici nella terapia antitumorale, possono beneficiare dell’assunzione di una forma sintetica di EPO (eritropoietina ricombinante umana o rh-EPO) come supporto alla produzione eritrocitaria. Tuttavia, questo tipo di terapia è molto costosa e la sua efficacia dura solo per qualche ora dall’assunzione, che può avvenire per via endovenosa o per iniezione sottocutanea. L’utilizzo della terapia sostitutiva con EPO sintetica diminuisce la necessità di trasfusioni di sangue e migliora la qualità della vita di questi pazienti.

diminuisce la necessità di trasfusioni di sangue e migliora la qualità della vita di questi
pazienti. L’eritropoietina (α e β) è stato il primo agente stimolante l’eritropoiesi
(erythropoiesis-stimulating agent, ESA) a essere introdotto in commercio. Tuttavia, nel
tempo sono stati sviluppati e immessi sul mercato nuovi ESA. Pur condividendo un
medesimo meccanismo d’azione, ovvero l’interazione con il recettore dell’eritropoietina,
questi agenti presentano differenti caratteristiche farmacodinamiche, le quali potrebbero
tradursi in differenze dal punto di vista clinico

Nel marzo 2007, la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha evidenziato la
necessità di un attento monitoraggio durante la somministrazione di agenti stimolanti
l’eritropoiesi (erythropoiesis-stimulating agents, ESA). Le raccomandazioni emesse si
riferiscono in particolare all’uso degli ESA in pazienti affetti da neoplasie o da patologie
renali croniche. Le indicazioni di sicurezza sottolineano l’importanza di controllare con
regolarità i livelli di emoglobina nei soggetti in trattamento, e di prescrivere esclusivamente
le dosi minime efficaci per stimolare l’eritropoiesi, al fine di ridurre la necessità di ricorrere
a trasfusioni di sangue.
La somministrazione di dosaggi troppo elevati di ESA, infatti, può comportare aumento
del rischio a o di incorrere in attacchi cardiaci, ictus, trombosi e morte. Inoltre, in alcuni casi
i è stata osservata una promozione nella stimolazione della crescita della massa
tumorale.
La terapia sostitutiva di EPO non è risolutiva nel caso in cui l’anemia sia causata dalla
presenza di emoglobine anomale, come nella talassemia o nelle patologie midollari.

La produzione renale di eritropoietina può essere ristabilita?

Non direttamente. Se la carenza è dovuta ad un’alterazione temporanea della funzionalità renale, allora la risoluzione di tale condizione comporta anche la ripresa della normale produzione di eritropoietina (EPO). Tuttavia, nella maggior parte di casi, la carenza di EPO è dovuta alla presenza di malattie renali croniche e, pertanto, non può migliorare con il tempo. In presenza di un’insufficienza renale nota occorre minimizzare gli effetti dell’anemia ed eventualmente trattare il paziente con terapia sostitutiva con EPO sintetica.

Perché nel monitoraggio terapeutico dell’eritropoietina non viene utilizzato il test dell’eritropoietina?

Non viene utilizzato perché, per la risoluzione dell’anemia, è importante l’effetto del farmaco sul midollo osseo – ossia l’aumento della produzione di globuli rossi e reticolociti e della quantità di emoglobina – e non la concentrazione di eritropoietina nel sangue. La quantità di EPO necessaria, infatti, può variare da persona a persona e dipende dalla responsività del midollo osseo.

Perché gli atleti vengono sottoposti al test dell’eritropoietina?

L’assunzione di eritropoietina (EPO) sintetica è classificata tra le pratiche di doping vietate
da numerose organizzazioni sportive. Questo ormone, normalmente prodotto dai reni,
stimola la produzione di globuli rossi nel midollo osseo, aumentando così la capacità di
trasporto dell’ossigeno nel sangue. La somministrazione esogena di EPO consente agli
atleti di incrementare la resistenza fisica e migliorare le performance sportive. Inoltre l’uso
non terapeutico di EPO può comportare gravi rischi per la salute. Un’elevata
concentrazione di globuli rossi può determinare un aumento della viscosità ematica,
favorendo l’insorgenza di complicanze cardiovascolari quali ipertensione, trombosi e, nei
casi più gravi, eventi ischemici.

Documenti, Documenti SIBioC e Intersocietari
Estratti Biochimica Clinica (Rivista Ufficiale di SIBioC – Medicina di Laboratorio)

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