Noto anche come
Test dei cannabinoidi o della cannabis
Test del Tetraidrocannabinolo (THC)
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 04.03.2019.
In Sintesi
Perché Fare il Test?
  • Per lo screening e/o la conferma dell'uso di cannabis
  • Come parte del pannello di esami utilizzati per lo screening dell'uso, l'abuso e/o l'intossicazione da farmaci e droghe
  • Per il monitoraggio dell'abuso di droghe
  • Per il monitoraggio dell'aderenza alla terapia
Quando Fare il Test?
  • Durante uno screening tossicologico, come quello eseguito in emergenza
  • Nelle persone in terapia con cannabis
  • Nell'ambito di uno screening tossicologico effettuato dalla Medicina del Lavoro
  • Come parte dei protocolli di riabilitazione di tossicodipendenti
  • A scopo legale, in seguito ad incidenti stradali o accertamenti dello stato alla guida
Che Tipo di Campione Viene Richiesto?
  • Un campione di urina estemporaneo raccolto in un contenitore pulito e sterile. Questo è il campione usato più frequentemente.
  • Talvolta, un campione di saliva raccolto tramite l'utilizzo di un tampone posizionato sulle gengive o nella parete interna della bocca.
  • Altri tipi di campione utilizzati meno frequentemente sono sangue e capelli. Per i neonati, i campioni possono includere il cordone ombelicale o il meconio.
Il Test Richiede una Preparazione?

Prima dell'esecuzione del test è necessario riferire tutte le informazioni riguardo qualsiasi farmaco assunto, inclusi i farmaci a base di cannabis.

Nel caso in cui sia necessario raccogliere un campione di saliva, non deve essere assunto nulla nei dieci minuti precedenti il prelievo del campione. Seguire tutte le informazioni fornite dal personale sanitario.

L'Esame

La cannabis, dalle cui infiorescenze essiccate di ottiene la marijuana, è una pianta appartenente alla specie Cannabis sativa dotata di effetti psicoattivi. La marijuana contiene molti composti chimici in grado di interagire con l'organismo, chiamati cannabinoidi e dotati di attività psicotropa, tra i quali il principale è il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC). L'organismo è in grado di metabolizzare il THC in alcuni metaboliti inattivi (ad es. THC-COOH, 11-nor-carbossi-delta-9-tetraidrocannabinolo) i quali permangono all'interno dello stesso per un periodo di tempo maggiore rispetto alla molecola THC intatta. Per questo motivo la maggior parte dei test rileva la presenza di THC-COOH o di altri metaboliti eliminati con le urine. Altri test sono in grado di rilevare anche altri composti attivi, come il THC, soprattutto nel caso in cui vengano utilizzati per i test campioni di sangue o saliva.

Le foglie di marijuana possono essere fumate, preparate insieme a prodotti edibili o ingeriti come tintura. Il fumo o l'ingerimento della marijuana provoca l'aumento delle pulsazioni cardiache, la dilatazione delle pupille e la secchezza di bocca e gola. E' responsabile di effetti a breve e lungo termine, inclusa la perdita della memoria a breve termine, l'alterazione del senso del tempo, la diminuzione della concentrazione, l'alterazione del tempo di reazione, la diminuzione della coordinazione, l'aumento del rischio di psicosi e ciclici episodi di nausea, mal di stomaco e vomito. L'uso della marijuana diminuisce la capacità di guidare e aumenta il rischio di incidenti, soprattutto nel caso in cui venga assunto anche alcol. La marijuana disponibile attualmente ha concentrazioni maggiori di THC rispetto a quelle che era possibile trovare in passato, con conseguente maggior rischio di danni.

La marijuana è la sostanza illecita utilizzata più frequentemente, anche se il suo uso è attualmente consentito anche a scopo terapeutico.

Uso terapeutico della marijuana

L'uso medico della cannabis in Italia è stato introdotto a partire dal 2006, anno in cui è stata approvata la vendita di preparazioni magistrali (preparazioni effettuate dal farmacista sulla base di precise prescrizioni destinate a pazienti specifici) utilizzando Dronabinol (forma sintetica del THC) o le sostanze attive vegetali estratte dalla cannabis. Dal 2016, è stata avviata la produzione nazionale di cannabis per uso medico che però deve essere effettuata esclusivamente presso lo "Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (SCFM)" al quale tutte le farmacie devono fare riferimento per l'acquisto finalizzato alla preparazione delle preparazioni magistrali.

In Italia sono attualmente disponibili due sostanze di origine vegetale estratte dalla cannabis (presso lo SCFM) per uso medico e chiamate Cannabis FM1 (disponibile dal 2018) e Cannabis FM2 (disponibile dal 2016). La prescrizione di cannabis è concessa per il trattamento del dolore cronico, di quello associato a sclerosi multipla e lesioni midollari, nel trattamento di nausea e vomito secondari a chemioterapia, radioterapia o terapia antiretrovirale in pazienti HIV-positivi, come stimolante per pazienti oncologici o affetti da AIDS e disordini dell'alimentazione, nella riduzione dei movimenti involontari nella sindrome di Tourette.

Qualsiasi farmaco o sostanza contenente THC può essere rilevato tramite il test della marijuana. Nel caso in cui i derivati della cannabis vengano assunti a scopo medico, il test viene di solito richiesto dal clinico e i risultati vengono interpretati in un contesto clinico noto. Per un'efficace interpretazione dei risultati, è necessario che il clinico venga informato di qualunque altro farmaco assunto dal paziente, sia esso farmaco assunto con prescrizione medica, da banco o anche integratore.

Legge sulla produzione, commercializzazione e uso di canapa in Italia

In Italia la produzione e commercializzazione della cannabis "light" è disciplinata dalla legge n. 242 del 2016, entrata in vigore nel gennaio 2017. Secondo le disposizioni di legge, per cannabis "light" o legale, si intende una tipologia di cannabis caratterizzata da una concentrazione di THC inferiore allo 0,2%. Questa, diversamente dalla cannabis coltivata dallo SCFM a scopo terapeutico, può essere liberamente coltivata purché la concentrazione di THC contenuta in essa non superi comunque un valore pari allo 0,6%, oltre il quale l'autorità giudiziaria può disporre la distruzione e/o il sequestro della coltivazione. L'articolo 2 della legge disciplina anche l'utilizzo che può essere fatto della cannabis light, dalla quale è possibile ottenere:

  • Alimenti e  cosmetici prodotti  esclusivamente  nel  rispetto delle discipline dei rispettivi settori
  • Semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, cippato,  oli  o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico;
  • Materiale destinato alla pratica del sovescio;
  • Materiale organico destinato  ai  lavori  di  bioingegneria  o prodotti utili per la bioedilizia;
  • Materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica  di siti inquinati;
  • Coltivazioni dedicate alle attività didattiche e dimostrative nonché di ricerca da parte di istituti pubblici o privati;
  • Coltivazioni destinate al florovivaismo

Non è invece menzionato l'uso ricreativo tantomeno la possibilità di fumare la cannabis light. Inoltre, secondo il parere reso dal Consiglio Superiore di Sanità in data 10 Aprile 2018, la vendita di prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, seppur etichettate come "cannabis light", non dovrebbe essere permessa limitandosi alla produzione e vendita dei soli prodotti indicati nella legge 242/2016.

Test della marijuana

Il test per la rilevazione della marijuana su campione di urina può essere eseguito ambulatorialmente o presso un laboratorio clinico di riferimento. Il POCT disponibili sono in genere costituiti da piccole strisce da inserire all'interno del campione di urina, il cui risultato deve essere interpretato in base alla presenza/assenza di bande colorate.

I test di screening per la marijuana, se positivi, richiedono l'esecuzione di test di conferma per l'alta percentuale di risultati falsamente positivi possibili. I test di conferma sono più specifici dei test di screening e vengono di solito eseguiti utilizzando uno strumento chiamato spettrometro di massa accoppiato alla gas cromatografia (GS/MS) o alla cromatografia liquida (LC-MS/MS).

Inoltre spesso vengono eseguiti ulteriori test per verificare la presenza di adulteranti, ossia sostanze chimiche in grado di alterare il risultato del test o acqua e ammoniaca. Nel caso in cui sia sospettata un'adulterazione, il risultato del test verrà considerato come invalido e lo stesso dovrà essere ripetuto.

Il campione di urina potrebbe inoltre essere diluito. L'urina diluita potrebbe essere prodotta assumendo grandi quantità di acqua o di altri liquidi prima dell'esecuzione del test o potrebbe essere anche il frutto di alcune patologie/condizioni cliniche presenti. L'urina potrebbe però essere diluita aggiungendo acqua nel campione. Non sempre è possibile determinare come l'urina sia stata diluita. L'urina diluita non consente l'esecuzione del test in maniera affidabile; pertanto in questi casi il risultato viene dichiarato invalido e il test deve essere ripetuto.

Gli intervalli di riferimento dipendono da molteplici fattori, quali l’età e il sesso del paziente, la popolazione di riferimento e il metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. Il risultato numerico di un test può pertanto avere significati diversi in laboratori differenti.

Per queste ragioni, nel presente sito web non vengono riportati gli intervalli di riferimento. Per la valutazione dei risultati dei test, Lab Tests Online raccomanda di riferirsi ai valori di riferimento forniti dal laboratorio nel quale questi sono stati eseguiti. Gli intervalli di riferimento di ciascun test sono riportati sul referto di laboratorio, accanto al nome ed al risultato dello stesso. Per alcuni esempi clicca qui.

Per maggiori informazioni si rimanda agli articoli: Gli Intervalli di Riferimento ed il loro Significato e Comprendere il Referto di Laboratorio.

Se il sottoporsi alle analisi mediche provoca stati d'ansia o di disagio, si consiglia di leggere uno o più di questi articoli:

Come fare fronte alla paura, al disagio ed all'ansia da test, Suggerimenti sui test ematici, Suggerimenti per aiutare i bambini ad affrontare un test medico, Suggerimenti per aiutare l'anziano ad affrontare un test medico.

Un altro articolo, Il prelievo ematico: Breve viaggio nel laboratorio, chiarisce le modalità di prelievo del campione ematico.

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Approfondimenti
  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test della marijuana consente di rilevare la presenza di THC o dei suoi prodotti (i metaboliti), perlopiù nella saliva e nell'urina, dovuta al consumo di marijuana o di cannabis ad uso terapeutico. Molti test rilevano la presenza anche di metaboliti inattivi del THC (THC-COOH) che permangono all'interno dell'organismo per periodi di tempo maggiori rispetto al composto chimico attivo.

    I test della marijuana possono essere usati per:

    Screening clinico

    La marijuana può essere inclusa in un pannello di test eseguiti nell'ambito di uno screening tossicologico, volto a determinare quali farmaci e droghe venga assunti da una persona, allo scopo di trattare la stessa in maniera appropriata.

    Il clinico può richiedere il test della marijuana per varie ragioni:

    • In persone trattate e/o ricoverate per tossicodipendenza
    • In persone trattate per il dolore cronico, per verificare l'assunzione corretta del farmaco
    • In persone con segni e sintomi riconducibili all'assunzione di droga ed intossicazione, come perdita dello stato di coscienza, nausea, delirio, panico, paranoia, aumento della temperatura corporea, dolore toracico, insufficienza respiratoria, convulsioni e/o cefalea
    • Persone coinvolte in incidenti plausibilmente dovuti all'uso di droghe
    • Persone sospettate di abusare di droghe
    • Persone candidate al trapianto d'organo
    • Persone in trattamento per il cancro
    • Donne in gravidanza o puerpere a rischio di abuso di droga e/o in presenza di un neonato con segni di intossicazione
       

    Per maggiori dettagli si rimanda alla pagina "Screening tossicologico in emergenza".

    Medicina forense, legale, del lavoro

    I test eseguiti a scopo legale, forense o per la medicina del lavoro differiscono da quelli effettuati a scopo clinico per le modalità di raccolta e gestione del campione. In questo caso il campione viene controllato attentamente e deve essere gestito nell'ambito della "catena di custodia": questa prevede che dopo la raccolta, il campione venga monitorato in tutte le fasi di manipolazione, analisi e conservazione allo scopo di verificare la corretta esecuzione di tutte le fasi e la corretta identificazione dello stesso.

    Un esempio di test eseguiti secondo queste modalità sono:

    • Esami eseguiti in persone accusate di aver compiuto atti illeciti
    • Analisi e monitoraggio di genitori di minori allontanati dal contesto familiare dall'autorità giudiziaria
    • Test tossicologici forensi eseguiti su tessuti e fluidi corporei prelevati per indagini eseguite nell'ambito di un crimine, per verificare se l'uso della marijuana possa aver contribuito allo stesso (ad esempio un incidente causato dalla guida sotto l'uso di stupefacenti)
    • Per lo screening tossicologico eseguito su alcuni atleti per i controlli anti-doping
       

    I test della marijuana possono essere richiesti anche dalla Medicina del Lavoro per rilevare l'uso e/o l'abuso di tali sostanze in lavoratori ai quali sono affidate mansioni considerate a rischio (ad esempio autisti per il trasporto merci o persone).

    Per maggiori dettagli si rimanda all'articolo "Il mondo delle analisi forensi".

  • Quando viene prescritto?
    Scopo clinico

    Il test della marijuana è di solito incluso nel pannello di esami eseguiti nel corso dello screening tossicologico, eseguito allo scopo di verificare l'eventuale uso o abuso di queste sostanze per la scelta dei trattamenti più appropriati e/o in presenza di segni e sintomi riconducibili all'uso di droghe, come stato confusionale o comportamenti aggressivi.

    Scopo legale

    Il test della marijuana può essere richiesto nel caso in cui l'autorità giudiziaria o i medici del lavoro abbiano la necessità di verificare l'eventuale uso/abuso di marijuana. Può essere richiesto durante i controlli eseguiti regolarmente sui lavoratori, all'assunzione in un nuovo posto di lavoro o a scopo forense in persone implicate in crimini o incidenti.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Come per altri tipi di esami, sia lo screening che i test di conferma devono essere interpretati confrontando il risultato con un limite soglia (cut-off) prestabilito (ad esempio 50 ng/mL per i campioni di urina). Nel caso in cui il risultato del test riporti valori nulli o comunque inferiori al cut-off, allora viene riportato sul referto come "non rilevabile", "assente" o "negativo". Nel caso in cui il risultato sia uguale o superiore al valore soglia, viene riportato sul referto come "rilevabile", "presente", "presunto positivo" o "positivo".

    Nel caso in cui una persona risulti positiva ai test di screening (o test di primo livello) allora è probabile che abbia assunto marijuana o derivati della cannabis. La positività ai test di screening però deve essere verificate tramite esami di conferma, caratterizzati in genere da una maggiore specificità. La positività al test di conferma indica che la persone sottoposta al test presenta nel proprio organismo THC o THC-COOH, ma non fornisce informazioni circa le modalità di assunzione.

    Il test eseguito su campioni di urina non possono essere usati per determinare la fonte del THC o dei suoi metaboliti, il tempo di esposizione, la quantità o lo stato di alterazione della persona.

    Un risultato negativo non significa necessariamente che la persona sottoposta al test non faccia uso di marijuana. Il THC presente potrebbe essere presente a concentrazioni tali da non essere rilevato o essere già stato eliminato dall'organismo.

    Il periodo di tempo durante il quale il THC risulta rilevabile dopo l'assunzione di marijuana dipende dal metabolismo dell'individuo, la dose e la frequenza dell'uso. Il test può essere in grado di rilevare l'assunzione di marijuana avvenuta da 3 giorni fino a 30 giorni prima l'esecuzione del test. Gli utilizzatori cronici di marijuana possono risultare positivi al test anche per periodi maggiori di 30 giorni dall'ultima assunzione.

  • C'è altro da sapere?

    Nonostante il basso contenuto di THC presente nella "cannabis light", il suo consumo potrebbe comunque determinare un risultato positivo ai test della marijuana.

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Domande Frequenti
  • Oltre alla saliva e all'urina, quali altri tipi di campione potrebbero essere richiesti per il test della marijuana?

    Alcuni laboratori offrono la possibilità di effettuare il test su campioni di sangue o capelli.

    • Il campione di sangue viene prelevato tramite l'inserimento di un ago in una vena del braccio.
    • Il capello viene di solito raccolto dalla cima della testa, anche se potrebbero essere usati altri capelli o peli raccolti in altre aree
       

    I neonati potrebbero essere sottoposti al test nel caso in cui esista il sospetto di assunzione di marijuana da parte della madre durante l'ultimo trimestre di gravidanza. Il questi casi il test potrebbe essere eseguito su un campione di meconio, la prima produzione intestinale espulsa dopo la nascita e in genere raccolta per le analisi dal personale sanitario. Altrimenti è possibile prelevare un campione di tessuto cordonale subito dopo la nascita.

  • Il test è in grado di distinguere l'utilizzo della marijuana dall'assunzione di cannabis a scopo clinico?

    No, il test non distingue tra il THC presente per l'uso clinico o ricreativo della cannabis.

  • La cannabis sintetica (K2 o Spice) è lo stesso THC rilevabile tramite questo test?

    La cannabis sintetica come K2 o Spice è diversa dalla cannabis di origine vegetale e quindi dal THC. Si tratta si sostanze chimiche molto più potenti e pericolose della cannabis, disponibili in forma liquida e che quindi possono essere vaporizzate e inalate usando apparecchi come le sigarette sintetiche o spruzzate su materiale di origine vegetale in modo che possano essere fumate. Queste sostanze chimiche si legano agli stessi recettori presenti nell'encefalo ai quali si lega il THC ma con effetti diversi. Queste sostanze possono avere effetti non predicibili e potenzialmente letali, inclusa la comparsa di convulsioni, edema cerebrale, problemi cardiaci, psicosi fino alla morte. L'assenza di THC in queste sostanze non ne consente la rilevazione tramite i test della marijuana, sebbene possano essere rilevate tramite test specifici.

  • E' possibile risultare positivi al test a causa del fumo passivo?

    Si, sebbene sia un evento raro. Alcuni studi hanno dimostrato che il fumo passivo può far risultare positivi ai test della marijuana anche persone non fumatrici. Questo però dipende dalla concentrazione di THC presente nella marijuana. L'esposizione al THC può essere diminuita ventilando le zone in cui viene fumata.

  • I test della marijuana possono fornire risultati falsamente positivi?

    I test di screening per la ricerca del THC possono fornire risultati falsamente positivi; pertanto un risultato positivo deve essere sempre confermato tramite l'utilizzo di test più specifici.

  • Per quanto tempo dopo l'ultima assunzione è possibile rilevare il THC?

    Il tempo durante il quale il THC permane nell'organismo in concentrazioni rilevabili dipende da molteplici fattori, tra i quali vi sono la dose di THC, la frequenza dell'uso ed il metabolismo individuale. Per esempio, nell'urina il THC può essere rilevato da 3 a 30 giorni dopo l'ultima assunzione.

  • Per quale motivo viene richiesta la supervisione del clinico nella raccolta del campione di urina?

    Alcune persone tentano di alterare il risultato del test utilizzando l'urina prodotta da un'altra persona o introducendo anche altri prodotti (adulteranti). Per scoraggiare questi tentativi, alcuni enti legali richiedono che la raccolta del campione di urina venga effettuata sotto la supervisione del clinico o di altro personale sanitario.

Fonti
Fonti utilizzante nella revisione corrente

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