Noto anche come
Anti-TNF
Anti-inibitore del TNF
Infliximab e anticorpi anti-Infliximab
Adalimumab e anticorpi anti-Adalimumab
Certolizumab e anticorpi anti-Certolizumab
Golimumab e anticorpi anti-Golimumab
Terapia con anticorpi monoclonali (MAb)
Anticorpi anti-fattore di necrosi tumorale alpha
Anticorpi TNF alpha
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 14.12.2020.
In Sintesi
Perché Fare il Test?
  • Per monitorare la terapia con inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNF), per determinare se la concentrazione dell'inibitore del TNF nel sangue è all’interno dell’intervallo terapeutico, se occorre aggiustare la dose somministrata o se è necessario considerare altre opzioni terapeutiche 
  • Per rilevare la presenza di anticorpi anti-inibitore del TNF che potrebbero compromettere l'efficacia della terapia 
Quando Fare il Test?

In pazienti affetti da patologie autoimmuni che manifestano episodi parossistici o che non rispondono alla terapia con inibitori del TNF.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato da un braccio.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, tuttavia è necessario prestare attenzione alla tempistica del prelievo e fornire indicazioni riguardo il momento in cui è stata assunta l’ultima dose del farmaco. Solitamente, il prelievo viene eseguito come concentrazione di 'valle' (prima della somministrazione successiva).

L'Esame

Gli inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNF) sono anticorpi monoclonali (Mab) sintetici impiegati a scopo terapeutico. Essi prevengono il legame del TNF con i recettori specifici, impedendone l’attività biologica. La terapia con inibitori del TNF viene utilizzata nel trattamento di malattie autoimmuni, quali Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) ed artrite reumatoide.

Il fattore di necrosi tumorale (in passato noto come fattore di necrosi tumorale alfa) è una proteina appartenente al sistema immunitario; quando, in seguito ad esposizione a elementi “non-self” come batteri o virus, si innesca una risposta immunitaria, il TNF induce infiammazione e febbre. L'infiammazione svolge un importante ruolo nel processo di guarigione da una lesione o un'infezione. Nei soggetti sani la risposta immunitaria è finemente regolata, per prevenire che l'infiammazione diventi eccessiva.

In presenza di patologie autoimmuni il sistema immunitario non riesce a discriminare tra elementi “self” e “non-self” e produce anticorpi diretti contro le cellule e i tessuti dell’organismo di appartenenza. L'azione degli autoanticorpi scatena delle risposte infiammatorie inappropriate, portando alla comparsa improvvisa di segni e sintomi caratteristici, che si risolvono spontaneamente. Le complicanze associate alle patologie autoimmuni, quali danneggiamento e/o disfunzione d’organo graduale e/o permanente, possono essere anche molto serie e richiedere un ricovero immediato. 

Generalmente, il TNF risulta elevato in corso di patologie infiammatorie autoimmuni, quali MICI ed artrite reumatoide. Il TNF promuove lo stato infiammatorio, il quale può aumentare la gravità, le complicanze e le lesioni associate alle malattie autoimmuni. Pertanto, il TNF può essere utilizzato come bersaglio per le terapie farmacologiche impiegate nel trattamento di tali patologie.

La terapia con inibitori del TNF viene prescritta per diminuire l'infiammazione e favorire il processo di guarigione dei tessuti danneggiati. Inoltre, consente di attenuare i sintomi, prevenire eventuali complicanze ed incentivare la remissione della patologia autoimmune. Gli inibitori del TNF vengono utilizzati principalmente in pazienti con patologie infiammatorie autoimmuni attive che manifestano sintomi da moderati a gravi e che non rispondono efficacemente ad altri trattamenti. Solitamente, tale terapia prevede la somministrazione di una serie iniziale di infusioni endovena o di iniezioni sottocutanee, seguite da ulteriori somministrazioni periodiche ad intervalli di una/due settimane.

Gli inibitori del TNF possono essere utilizzati per trattare le seguenti condizioni:

  • MICI (le più comuni sono la malattia di Crohn e la colite ulcerosa)
  • Artrite reumatoide
  • Artrite psoriasica
  • Spondilite anchilosante
  • Psoriasi a placche (Psoriasis Vulgaris) 

Nei passati decenni è stato sviluppato il primo antagonista di TNF, noto come infliximab, il quale risulta attualmente impiegato in terapia. Nel tempo, sono stati introdotti altri inibitori del TNF, quali:

  • Adalimumab
  • Certolizumab
  • Golimumab

Non tutti i pazienti beneficiano della terapia con inibitori del TNF. In circa il 30% dei casi l'utilizzo del farmaco provoca mancata risposta clinica (mancata risposta primaria); nel 50% dei casi perdita di efficacia nel tempo (mancata risposta secondaria), con conseguente discontinuità terapeutica, o effetti collaterali.

Si ritiene che la mancata risposta alla terapia sia causata da una serie di fattori, quali:

  • Presenza di concentrazioni insufficienti del farmaco a livello ematico; se il farmaco viene somministrato in concentrazioni troppo basse o rimane in circolo per più tempo (perché eliminato più rapidamente dai reni) può verificarsi una mancata risposta alla terapia. Questo fenomeno può verificarsi sia all'inizio che durante la terapia
  • Il paziente sviluppa autoanticorpi diretti contro l'inibitore del TNF (anticorpi anti-inibitore del TNF). Questo fenomeno può verificarsi in qualsiasi momento dopo una/due settimane dall’inizio della terapia farmacologica. Gli anticorpi anti-inibitore del TNF possono ridurre l'efficacia della terapia, ad esempio inibendo il legame del farmaco con il TNF. Nel caso in cui la concentrazione degli autoanticorpi sia particolarmente ridotta, la condizione può essere risolta tramite la somministrazione di dosi più alte del farmaco; in altri casi, le concentrazioni sono sufficienti a prevenire l'efficacia terapeutica degli inibitori del TNF
  • Causa idiopatica; la terapia con inibitore del TNF risulta inefficace anche in presenza di concentrazioni sufficienti del farmaco e in assenza di autoanticorpi

Per determinare la causa di una mancata risposta terapeutica all'inibitore del TNF possono essere eseguiti 2 differenti esami:

  1. Misura della concentrazione o dell'attività dell'inibitore del TNF somministrato, per determinare se la concentrazione del farmaco nel sangue è all’interno dell’intervallo terapeutico
  2. Rilevazione e misura della quantità o dell'azione neutralizzante di eventuali anticorpi diretti contro l'inibitore del TNF, che compromettono l'efficacia del trattamento 

Tali esami possono essere prescritti insieme o in modo sequenziale: qualora la concentrazione o l'attività dell'inibitore del TNF risultino basse, allora viene ricercata la presenza degli autoanticorpi.

Il test dell'inibitore del TNF appartiene al monitoraggio terapeutico dei farmaci (TDM) poiché contribuisce a stabilire la dose appropriata per il paziente e a determinare che il livello terapeutico venga mantenuto nel tempo.

Gli intervalli di riferimento dipendono da molteplici fattori, quali l’età e il sesso del paziente, la popolazione di riferimento e il metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. Il risultato numerico di un test può pertanto avere significati diversi in laboratori differenti.

Per queste ragioni, nel presente sito web non vengono riportati gli intervalli di riferimento. Per la valutazione dei risultati dei test, Lab Tests Online raccomanda di riferirsi ai valori di riferimento forniti dal laboratorio nel quale questi sono stati eseguiti. Gli intervalli di riferimento di ciascun test sono riportati sul referto di laboratorio, accanto al nome ed al risultato dello stesso. Per alcuni esempi clicca qui.

Per maggiori informazioni si rimanda agli articoli: Gli Intervalli di Riferimento ed il loro Significato e Comprendere il Referto di Laboratorio.

Se il sottoporsi alle analisi mediche provoca stati d'ansia o di disagio, si consiglia di leggere uno o più di questi articoli:

Come fare fronte alla paura, al disagio ed all'ansia da test, Suggerimenti sui test ematici, Suggerimenti per aiutare i bambini ad affrontare un test medico, Suggerimenti per aiutare l'anziano ad affrontare un test medico.

Un altro articolo, Il prelievo ematico: Breve viaggio nel laboratorio, chiarisce le modalità di prelievo del campione ematico.

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Come e Perché
  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test viene utilizzato nel monitoraggio della terapia con inibitori del TNF in pazienti non responsivi. In tal caso, è possibile eseguire uno o entrambi i seguenti test:

    • Misura della concentrazione o dell'attività dell'inibitore del TNF; utilizzata per verificare che il dosaggio somministrato sia corretto, aggiustare la dose sulla base delle concentrazioni rilevate e/o determinare la necessità di cambiare approccio terapeutico
    • Ricerca degli anticorpi diretti contro l'inibitore del TNF; per determinare la causa della mancata risposta al farmaco. Questo test può essere eseguito insieme al precedente o prescritto in seguito al riscontro di concentrazioni o attività basse dell'inibitore del TNF 
  • Quando viene prescritto?

    Il test viene prescritto in pazienti affetti da patologie autoimmuni che manifestano episodi parossistici o che non rispondono in modo efficace alla terapia con inibitori del TNF. Generalmente, il test viene eseguito subito prima dell’assunzione della dose successiva del farmaco, quando questo si trova nel sangue alla concentrazione minima (livello di valle).

    In seguito ad un eventuale aggiustamento del dosaggio, il test deve essere ripetuto per stabilire l'efficacia terapeutica della nuova dose somministrata. 

    Il test può essere prescritto in pazienti che all'inizio della terapia non rispondono efficacemente, che sviluppano effetti collaterali in seguito alla somministrazione del farmaco o che sono caratterizzati da una mancata risposta primaria (ovvero la somministrazione del farmaco non provoca alcuna risposta clinica).

  • Cosa significa il risultato del test?

    La seguente tabella riassume il significato dei possibili risultati dei test:

    Concentrazione o attività dell'inibitore del TNF Anticorpi anti-inibitore del TNF Possibile interpretazione
    Non rilevabile o bassa Non rilevabili

    Il farmaco è presente nel sangue in concentrazioni non sufficienti. Il clinico può apportare variazioni nel dosaggio (aumentando la quantità di farmaco) o nello schema terapeutico (avvicinando nel tempo le somministrazioni).

    Non rilevabile o bassa Rilevabili Il paziente ha sviluppato anticorpi diretti contro l'inibitore del TNF, in grado di compromettere l'efficacia della terapia. Il clinico può decidere di somministrare un diverso inibitore del TNF o una diversa terapia o, in alcuni casi, di aumentare il dosaggio del farmaco.
    Moderata o alta  Non rilevabili La concentrazione del farmaco nel sangue è sufficiente, ma il paziente non risponde alla terapia. Il clinico può optare per un diverso approccio terapeutico.
    Moderata o alta  Rilevabili Il paziente ha sviluppato anticorpi diretti contro l'inibitore del TNF, in grado di compromettere l'efficacia della terapia. Il clinico può decidere di somministrare un diverso inibitore del TNF o una diversa terapia.

    Nota: non esiste una linea di consenso in merito ai valori standard riferiti alla concentrazione e all'attività degli inibitori del TNF. Tuttavia, la linea guida del 2017 dell'American Gastroenterological Association suggerisce i livelli di valle per le terapie con inibitori del TNF. Ad esempio, raccomanda di mantenere una concentrazione di valle dell'infliximab superiore a 5 µg/mL.

  • C’è altro da sapere?

    Il test deve essere eseguito quando la concentrazione dell'inibitore del TNF nel sangue è minima, ovvero nel momento precedente la somministrazione della dose successiva (livello di valle).

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Domande Frequenti
Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

 

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