Varicella e Herpes zoster
Noto anche come: Virus della Varicella Zoster, VZV, Herpes Zoster
Nome ufficiale: Esame colturale del Virus della Varicella Zoster; PCR del Virus della Varicella Zoster; Ricerca di anticorpi IgG e IgM anti- VZV; Immunofluorescenza diretta (DFA) per la ricerca del VZV
Ultima Revisione: 01/12/2025
Ultima Modifica: 01/12/2025

Dr. Marco Coppi – Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università degli studi di Firenze; SOD Microbiologia e Virologia, AOU-Careggi, Firenze.
In sintesi
Perché?
Per la diagnosi, se necessario, di varicella o Herpes Zoster attiva, recente o pregressa; per verificare la presenza di immunizzazione al Virus della Varicella Zoster (VZV) o per verificare il rischio di riattivazione del VZV prima della somministrazione di farmaci immunosoppressivi.
Quando?
In presenza di sintomi insoliti e/o particolarmente gravi per i quali il clinico voglia distinguere tra un’infezione da VZV e un’altra causa; nel caso in cui sia necessario verificare l’immunizzazione al VZV; talvolta prima di un trapianto d’organo o nel caso in cui un bambino, una donna in gravidanza o una persona immunocompromessa sia stata esposta al virus della varicella.
Il campione
Il campione richiesto dipende dal tipo di analisi che viene richiesta e dallo stato di salute del paziente. Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio per la ricerca degli anticorpi anti-VZV; per rilevare il virus, tamponi cutanei e muco-cutanei, liquor, BAL, secrezioni nasofaringee, sangue, liquidi intraoculari, tessuto corneale, liquido amniotico, oppure le vescicole per Varicella
La preparazione
No, nessuna.
L’Esame
La varicella e l’herpes zoster sono causate dall’infezione del Virus della Varicella Zoster (VZV), un membro della famiglia degli herpesviridae. I test per la VZV rilevano gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta all’infezione a VZV o il virus stesso.
Il test della varicella o dell’herpes zoster può essere effettuato per rilevare un’infezione attiva o pregressa del VZV. Di solito la diagnosi di varicella è esclusivamente clinica sulla base dei segni e sintomi presenti ma in alcune persone possono essere presenti lesioni della pelle atipiche; in questi casi il test della VZV può essere un utile ausilio diagnostico. In pazienti in procinto di ricevere un trapianto d’organo o nelle donne in gravidanza invece, il test della VZV può essere utile per la diagnosi di un’infezione attiva o per verificare l’immunizzazione al virus dovuta ad una precedente infezione o ad una vaccinazione.
In Italia l’introduzione nel 2005 del vaccino contro la varicella tra le vaccinazioni raccomandate dal Ministero della Salute, ha determinato una repentina diminuzione dei casi di varicella e delle ospedalizzazioni dovute a complicanze di tale infezione, nonostante il virus sia ancora presente in forma latente nelle persone adulte che hanno contratto il VZV in età pediatrica. Nel calendario
vaccinale dei bambini, viene somministrata una prima dose tra i 13 e i 15 mesi e una
seconda dose ai 5-6 anni di età. Può essere inoltre utilizzato come prevenzione post-esposizione nei soggetti suscettibili al virus.
Il virus della varicella zoster può causare la varicella in adulti e bambini non vaccinati o non precedentemente esposti. L’infezione primaria è altamente contagiosa, e viene trasmessa tramite i colpi di tosse, gli starnuti o toccando i liquidi fuoriusciti dalle vescicole. In seguito al
contatto con il virus il tempo di incubazione è di circa 14-16 giorni.
L’infezione primaria è caratterizzata dalla comparsa di punti pruriginosi a distanza di circa due settimane dall’esposizione all’agente infettivo, che si trasformano poi in piccoli ponfi o vescicole piene di liquido. La rottura delle vescicole è seguita dalla formazione di una crosta e quindi dalla guarigione. Questo processo avviene in due o tre ondate di qualche centinaio di vescicole in pochi giorni. Il soggetto rimane infettivo fino alla formazione delle croste.
Dopo la risoluzione dell’infezione primaria, il virus rimane latente all’interno delle cellule del tessuto nervoso. Gli anticorpi prodotti durante l’infezione primaria prevengono un’eventuale re- infezione. Tuttavia, la diminuzione delle difese immunitarie può comportare una riattivazione del virus il quale può migrare dalle cellule nervose nelle quali si trova in uno stato di latenza, fino alla pelle, causando la cosiddetta Herpes Zoster. I sintomi includono una sensazione di bruciore da moderata a intensa o una sensazione di prurito e dolore che può interessare diverse sedi, come la pelle del viso o dei fianchi. In genere interessa solo una sede ma può comparire anche in sedi multiple. Alcuni giorni dopo il prurito o il formicolio possono comparire nella stessa sede eruzioni cutanee, con o senza la presenza di vescicole. Nella maggior parte delle persone, le eruzioni cutanee e il dolore scompaiono entro poche settimane, quando il virus torna allo stato di latenza. In alcune persone però il dolore può permanere anche per mesi.
Il vaccino è controindicato per gli individui immunocompromessi, mentre è consigliato negli adolescenti e negli adulti che non abbiano ancora contratto la malattia e privi di controindicazioni. Anche le donne in età fertile che non abbiano ancora contratto la malattia dovrebbero vaccinarsi per evitare un’eventuale infezione in gravidanza e quindi le conseguenze sulla salute del bambino che potrebbero derivare da questa infezione.
Nella maggior parte dei casi l’infezione da VZV si risolve senza conseguenze. Nelle persone con il sistema immunitario compromesso, come coloro che sono affetti da HIV/AIDS o che si sono sottoposti ad un trapianto d’organo, possono però comparire conseguenze peggiori e prolungate. In alcuni casi il virus può non diventare latente e può diffondersi al sistema nervoso centrale.
Nelle donne in gravidanza, gli effetti dell’esposizione del feto o del neonato al VZV dipendono dall’età gestazionale durante la quale è avvenuta l’infezione e dalla precedente eventuale esposizione della madre al virus. Nelle prime 20-30 settimane di gravidanza, l’infezione primaria di VZV può, seppur raramente, causare aborto o gravi malformazioni fetali (note come sindrome da varicella congenita) Se l’infezione viene contratta invece nelle tre settimane prima del parto, il bambino può nascere con la “varicella del neonato” la cui mortalità può arrivare fino al 30%, in modo particolare se questo non è protetto dagli anticorpi di origine materna. L’infezione intrauterina può invece provocare la
comparsa di herpes zoster nella prima infanzia.
Come e Perchè
Quali informazioni è possibile ottenere?
I test per la rilevazione degli anticorpi o del Virus della Varicella Zoster (VZV) di solito non vengono utilizzati per la diagnosi di varicella o di herpes zoster poiché per questo è sufficiente la diagnosi clinica sulla base dei segni e sintomi del paziente. Attualmente in Italia molti adulti hanno contratto la varicella mentre solo alcuni bambini sono vaccinati (media nazionale della copertura vaccinale entro i 24 mesi di età = 30,73%, fonte Ministero della Salute). I test di laboratorio diventano determinanti quando il quadro clinico è atipico
(varicella post-vaccinale, varicella in soggetti trattati con immunoglobuline o
immunocompromessi) oppure quando è necessaria una diagnosi differenziale con altre
patologie.
In alcuni casi viene richiesta l’esecuzione dei test per la rilevazione di anticorpi anti-VZV, come nelle donne in gravidanza, nei neonati, nelle persone indirizzate a trapianto d’organo e nelle persone affette da HIV/AIDS.
I test possono essere utilizzati per:
- Determinare se qualcuno è stato precedentemente esposto al VZV sia per un’infezione pregressa che per una vaccinazione e valutare l’immunizzazione alla malattia
- Distinguere tra un’infezione attiva o pregressa
- Eseguire una diagnosi differenziale tra un’infezione del virus VZV con sintomatologia insolita e altre patologie caratterizzate da sintomi analoghi
Esistono diversi metodi disponibili per l’esecuzione dei test VZV:
Test sierologici
L’esposizione al VZV determina la produzione di anticorpi IgG e IgM da parte del sistema immunitario:
- IgM – sono i primi anticorpi ad essere prodotti dall’organismo in risposta al VZV. Le IgM possono essere infatti indice di una infezione acuta o recente, ma possono anche essere presenti nelle reinfezioni e nelle riattivazioni.Sono presenti nella maggior parte delle persone entro una o due settimane dall’esposizione, raggiungendo in breve tempo un picco per poi diminuire progressivamente. I livelli di IgM possono tornare ad essere tali da non essere rilevabili, se non in seguito ad una riattivazione del virus latente.
- IgG – questi anticorpi vengono prodotti alcune settimane dopo l’esposizione al VZV e raggiungono il picco dopo 60-70 giorni dalla comparsa del rash cutaneo fornendo una protezione a lungo termine. I livelli di IgG aumentano durante l’infezione attiva, quindi si stabilizzano dopo la risoluzione dell’infezione e durante la fase di latenza del virus rimanendo a basso titolo per tutta la vita.
Una volta che una persona è stata esposta al VZV, presenterà sempre quantità rilevabili di IgG nel circolo ematico. La misura di IgM e IgG anti-VZV può essere utilizzata per la conferma della presenza attiva o di un’infezione pregressa del virus della varcella.
Ricerca del virus
La ricerca del VZV viene effettuata tramite metodiche in biologia molecolare su diverse matrici biologiche: nel circolo ematicosangue, tamponi cutanei e muco- cutanei, liquor, lavaggi bronco-alveolari, secrezioni nasofaringee, sangue, liquidi intraoculari, tessuto corneale, liquido amniotico e campioni tratti da vescicole e croste (campioni di elezione).
- VZV DNA – rileva il materiale genetico virale (VZV DNA) nei campioni del paziente; è un metodo molecolare sensibile in grado di identificare e quantificare il virus.
- Immunofluorescenza diretta (DFA) – questo test rileva la presenza del VZV nelle cellule prelevate dal paziente in corrispondenza delle sedi delle lesioni, tramite l’utilizzo di un microscopio e di anticorpi anti-VZV marcati. È un metodo veloce ma meno sensibile e specifico dell’esame colturale o della ricerca del materiale genetico virale.
- Esame colturale del VZV – è un esame non molto ripetibile e può causare risultati falsamente negativi può essere effettuato solo in laboratori specializzati.
La scelta del metodo da utilizzare dipende dal campione prelevato, dai sintomi e dalle richieste del clinico.
Quando viene prescritto?
La ricerca degli anticorpi anti-VZV può essere richiesta nel caso in cui il clinico voglia valutare lo stato dell’immunizzazione di un paziente, ad esempio di coloro che devono sottoporsi a trapianto d’organo o di donne in gravidanza, o per identificare la presenza di infezioni recenti. L’esame colturale e la ricerca del materiale genetico virale possono essere invece richiesti nel caso in cui vi sia il sospetto che un neonato o una persona immunocompromessa sia stata esposta al virus della varicella o nel caso in cui si voglia verificare la presenza di un’infezione primaria o una riattivazione in pazienti immunocompromessi o in bambini con sintomi insoliti e/o gravi.
Cosa significa il risultato del test?
L’interpretazione dei risultati dei test del VZV richiede molta attenzione e la valutazione dello stato clinico complessivo del paziente. Talvolta può essere difficile discriminare tra un’infezione latente e una attiva, per varie ragioni:
- Una persona sana infettata dal VZV continua ad avere il virus in forma latente, il quale può riattivarsi talvolta in forma subclinica o in maniera intermittente, tale da determinare la rilevazione del virus nei fluidi pur in assenza di sintomi
- Un neonato o una persona immunocompromessa potrebbero non avere una risposta immunitaria sufficiente contro il VZV; pertanto, i livelli di IgG e IgM potrebbero essere bassi nonostante la presenza di un’infezione attiva
- Il virus potrebbe non essere presente in quantità sufficiente nel campione, tale da essere rilevato
Test sierologici
- Se in una persona sintomatica sono presenti livelli elevati di IgG e di IgM anti-VZV, allora è verosimile una recente esposizione al virus in una persona affetta da varicella o la riattivazione del virus latente in una persona con herpes zoster. Le IgM possono risultare però falsamente positive in caso di alti titoli di IgG o dare falsi negativi se il prelievo è stato effettuato troppo precocemente rispetto alla comparsa del rash.
- La presenza delle sole IgM indica un’esposizione veramente recente. Un neonato con livelli elevati di IgM anti-VZV presenta varicella congenita anche se solo il 25% dei neonatipresenta IgM specifiche alla nascita. Per questo, generalmente la diagnosi neonatale di VZV si basa sulla ricerca delle IgG nel bambino a partire dal 7° mese di vita. Una persona sintomatica ma con livelli non rilevabili di IgG e/o di IgM può avere una patologia diversa dall’infezione di VZV o potrebbe essere una persona immunocompromessa, e quindi non in grado di produrre livelli rilevabili di anticorpi specifici. La presenza delle sole IgG indica invece un’infezione pregressa. I test di avidità delle IgG possono essere utilizzati come test secondari utili nel differenziare tra infezione primaria (avidità debole) e pregressa o riattivazione o reinfezione (avidità forte) discriminando quindi tra varicella e herpes zoster.
Ricerca del virus
Un risultato positivo all’esame molecolare del VZV (VZV-DNA) indica la presenza del virus e, se in quantità elevate, la presenza del materiale genetico virale indica un’infezione attiva. Bassi livelli di materiale genetico virale indicano invece la presenza di VZV ma non una condizione sintomatica. Un risultato negativo non è in grado invece di escludere l’infezione da VZV poiché il virus potrebbe essere presente in quantità troppo piccole per essere rilevato. La coltura virale è tendenzialmente sconsigliata su liquido amniotico e per la diagnosi nel neonato in quanto presenta una ridotta sensibilità.
La positività dell’esame colturale del VZV in una persona sintomatica indica la presenza di un’infezione attiva da VZV. Un risultato negativo in una persona sintomatica potrebbe invece indicare la presenza di un’altra patologia o di quantità di virus troppo piccole per essere rilevate.
C’è altro da sapere?
C’è altro da sapere?
Raramente il VZV può causare encefalite, una complicanza molto grave.
Domande Frequenti
L’herpes zoster è molto contagiosa?
Sì, ma non quanto la varicella. Le vescicole delle persone infette contengono il virus ma le secrezioni dell’apparato respiratorio di solito no. La trasmissione orizzontale avviene con
frequenza minore ed è più facile nelle forme localizzate in zone esposte.
È possibile contrarre l’herpes zoster da persone con sintomi di infezione attiva?
No, questa non passa da persona a persona, ma può comparire solo dopo aver contratto la varicella. Una persona non vaccinata e mai stata esposta al VZV che viene esposta per la prima volta al virus tramite il contatto con una persona affetta da herpes zoster, può contrarre la varicella ma non l’herpes.
La varicella può lasciare cicatrici?
Non spesso. Talvolta alcune vescicole possono infettarsi e creare piaghe in grado di aumentare le probabilità della formazione di cicatrici.
Il virus della varicella è ubiquitario nel mondo?
Si, il virus della varicella zoster è presente in ogni parte del mondo.
Pagine correlate
In questo sito
Altrove sul web
https://www.epicentro.iss.it/varicella/aggiornamenti
https://www.ecdc.europa.eu/en/varicella-chickenpox
Ministero della Salute – Varicella
Ministero della Salute – Vaccinazioni dell’età pediatrica – Coperture vaccinali
NIH: Shingles: Hope through Research
MedlinePlus Medical Encyclopedia: Chickenpox
Fonti
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