Complemento
Noto anche come: C1, C1q, C2, C3, C4, CH50, CH100
Nome ufficiale: Attività del Complemento; Proteine del Complemento; Attività totale emolitica del Complemento
Ultima Revisione: 20/05/2026
Ultima Modifica: 20/05/2026
Articolo approvato dal Comitato editoriale di labtestsonline.org ed in corso di revisione da parte del Comitato editoriale italiano

Ultima revisione: 20/05/2026
Revisore: Elena De Santis
In sintesi
Perché?
Per stabilire se sono presenti difetti o anomalie delle proteine del complemento, tali da favorire l’insorgere di infezioni o aumentare l’attività autoimmunitaria; per monitorare l’attività di malattia e nel monitoraggio terapeutico di patologie correlate con l’attività del complemento.
Quando?
In presenza di infezioni microbiche ricorrenti (tipicamente batteriche), di infiammazione o edema senza apparente ragione o in presenza di sintomi associati a patologie autoimmuni; come supporto al monitoraggio di una condizione acuta o cronica riguardante alterazioni del sistema del complemento.
Il campione
Un campione di sangue venoso
La preparazione
No, nessuna.
L’Esame
Il sistema del complemento è un sistema complesso composto da più di 60 proteine, di cui circa 30 circolanti, che cooperano per promuovere la risposta immunitaria e infiammatoria. Il test del complemento misura la quantità o l’attività delle proteine del complemento presenti nel circolo ematico.
Il ruolo principale di queste proteine è distruggere le sostanze estranee, come batteri e virus. Il nome “complemento” deriva da ruolo di sostegno di queste proteine all’attività di altri agenti del sistema immunitario, come gli anticorpi. Il sistema del complemento si attiva perciò anche in presenza di patologie autoimmuni nelle quali l’organismo produce anticorpi in grado di riconoscere organi e tessuti appartenenti all’organismo stesso (autoanticorpi).
Il sistema del complemento fa parte del sistema immunitario innato. A differenza del sistema immunitario acquisito, che produce anticorpi che riconoscono e proteggono l’organismo da minacce specifiche, il sistema immunitario innato è aspecifico ma è in grado di rispondere rapidamente alle sostanze estranee. Inoltre, non necessita di una preventiva esposizione al microrganismo estraneo, né mantiene memoria di quelli con i quali è venuto in contatto.
Esistono nove proteine principali del complemento, denominate da C1 a C9. Esse sono affiancate e regolate da numerose sottocomponenti e inibitori. Le proteine C1-C9, insieme a tutte le altre proteine del complemento, interagiscono secondo un modello a cascata che determina l’attivazione, l’amplificazione, la frammentazione e la formazione di complessi in grado di rispondere alle infezioni, di attaccare i tessuti considerati estranei (come nei trapianti), di agire nelle infiammazioni e nei processi di morte cellulare (apoptosi).
L’attivazione del complemento può essere iniziata seguendo diverse vie, che sono denominate via di attivazione classica (che include le proteine C1qrs, C2 e C4), alternativa (che include il C3, il fattore B e la properdina) o della lectina. Tuttavia il prodotto finale di tutte le diverse vie di attivazione è sempre lo stesso: la formazione del Complesso di Attacco della Membrana (MAC). L’attivazione del complemento causa diversi eventi (Cascata del complemento):
- Il MAC si lega alla superficie di tutti i microrganismi o cellule anomale che sono state avviate alla distruzione. Così facendo provoca una lesione (foro) nella membrana cellulare, causando la lisi della cellula, cioè la sua distruzione per fuoriuscita del contenuto, analogamente a quanto succede bucando un palloncino pieno d’acqua.
- Aumenta la permeabilità dei vasi sanguigni, permettendo ai globuli bianchi (leucociti) di fuoriuscire dal torrente circolatorio e spostarsi nei tessuti.
- Attrae i leucociti nella sede dell’infezione
- Stimola la fagocitosi, un processo attraverso il quale i microrganismi vengono “inghiottiti” dai macrofagi e dai neutrofili e così uccisi.
- Aumenta la solubilità degli immunocomplessi, favorendone così l’eliminazione dal sangue.
Il test del complemento permette di misurare nel sangue la quantità o l’attività delle proteine del complemento. Per valutare se il sistema funziona normalmente, le componenti del complemento possono essere misurate singolarmente o nel loro insieme.
Le proteine del complemento misurate più frequentemente sono la C3 e la C4. Nel caso in cui il clinico sospetti la presenza di un difetto non evidenziabile con la misura del C3 e del C4, può essere misurata l’attività totale del complemento (CH50). Il CH50 misura la funzionalità completa della via classica di attivazione del complemento C1-C9.
Se questa misura è al di fuori dell’intervallo di riferimento, ciascuna delle nove diverse proteine può essere misurata individualmente per individuare deficit ereditari o acquisiroteine possono essere analizzate separatamente per individuare eventuali deficit congeniti o acquiente per individuare
deficit ereditari o acquisiti.
Come e Perchè
Quali informazioni è possibile ottenere?
L’esame consente di ottenere informazioni utili sul funzionamento del sistema immunitario innato e sull’eventuale presenza di processi infiammatori, autoimmuni o infettivi. Il dosaggio delle proteine del complemento e della loro attività permette di valutare se il sistema sia attivato correttamente oppure presenti deficit o alterazioni.
Le informazioni principali che si possono ricavare includono:
– Presenza di malattie autoimmuni: acute e croniche come il Lupus Sistemico eritematoso o
l’Artrite Reumatoide in cui si possoo osservare valori ridotti di alcuni componenti
(soprattutto C3 e C4) indicando un eccessivo consumo del complmento
– Stati infiammatori o infettivi: come supporto alla diagnosi della causa di infezini microbiche
ricorrenti dove si possono osservare per valori aumentati delle proteine del complemento
– Deficit congeniti o acquisiti del complemento: nel monitoraggio delle malattie correlate a
immunocomplessi come glomerulo-nefriti, malattia da siero e vasculiti
– Monitoraggio dell’attività di malattia
– Valutazione di malattie renali: il consumo del complemento è frequentemente associato a
glomerulonefriti e altre nefropatie immunomediate.
– Controllo del rigetto nei trapianti: l’attivazione del complemento può contribuire al danno
tissutale e al rigetto dell’organo trapiantato.
I test più utilizzati sono:
– C3 e C4, che misurano la concentrazione delle principali proteine del complemento;
– CH50, che valuta la funzionalità complessiva della via classica;
– AH50, utilizzato in alcuni casi per studiare la via alternativa del complemento.
L’interpretazione dei risultati deve sempre essere correlata al quadro clinico del paziente e ad altri esami di laboratorio.
Quando viene prescritto?
La valutazione del sistema del complemento viene oggi considerata uno strumento fondamentale nella diagnostica immunologica in presenza di infiammazione persistente, edema di origine non definita, infezioni ricorrenti o sintomi suggestivi di malattie autoimmuni.
Negli ultimi anni, inoltre, il crescente riconoscimento del ruolo del complemento in numerose
patologie infiammatorie, renali, neurologiche e cardiovascolari ha ampliato significativamente le
indicazioni cliniche di questi esami.
Il dosaggio del complemento è particolarmente utile quando si sospetta una malattia mediata da
immunocomplessi, poiché l’attivazione cronica della cascata determina un consumo delle sue
componenti plasmatiche. In questi casi, la riduzione dei livelli di alcune proteine può rappresentare un importante indicatore dell’attività della malattia e del grado di infiammazione sistemica.
Tra i test funzionali più utilizzati vi è il CH50 (Complement Hemolytic Activity), che valuta l’integrità complessiva della via classica del complemento e la funzionalità coordinata delle componenti da C1 a C9. Più recentemente, si è diffuso anche l’utilizzo del test AH50, specifico per la valutazione della via alternativa, particolarmente utile nelle patologie associate alla disregolazione di questa via, come la sindrome emolitico-uremica atipica e alcune nefropatie immunomediate.
Quando il CH50 o l’AH50 risultano alterati, è possibile procedere con il dosaggio delle singole
componenti del complemento per identificare deficit quantitativi o funzionali.
I parametri più frequentemente richiesti rimangono C3 e C4, il cui andamento fornisce informazioni rilevanti sull’attivazione della cascata immunitaria. La valutazione combinata di queste due proteine consente infatti di distinguere differenti pattern di attivazione del complemento e di orientare il sospetto diagnostico verso specifiche condizioni autoimmuni o infiammatorie.
In specifiche situazioni cliniche possono essere analizzati anche fattori regolatori del complemento, come l’inibitore della C1 esterasi (C1-INH), fondamentale nella diagnosi dell’angioedema ereditario, oppure proteine della via alternativa come il fattore H, il fattore I e il fattore B. Le più recenti innovazioni diagnostiche includono inoltre la misura di prodotti di attivazione del complemento, come C3a, C5a e sC5b-9, considerati biomarcatori più sensibili dell’attivazione in corso rispetto ai semplici livelli plasmatici di C3 e C4.
Attualmente, il monitoraggio del complemento non viene utilizzato soltanto a fini diagnostici, ma
anche per valutare la gravità e l’evoluzione delle malattie immunomediate e per controllare la
risposta alle nuove terapie anti-complemento. L’introduzione di farmaci biologici mirati contro C5, C3, fattore D e altre componenti della cascata ha infatti reso il monitoraggio ancora più importante della pratica clinica moderna.
In questo contesto, la valutazione seriale del complemento rappresenta oggi uno strumento
essenziale nella medicina personalizzata e nella gestione delle patologie immunologiche e
infiammatorie.
Cosa significa il risultato del test?
Secondo le più recenti linee guida e revisioni scientifiche, l’interpretazione del test del
complemento non si basa soltanto sulla valutazione isolata dei valori di C3, C4 o CH50, ma
sull’analisi integrata del profilo del complemento nel contesto clinico del paziente. Le alterazioni
possono infatti indicare consumo, iperattivazione, deficit congeniti o disfunzioni regolatorie del
sistema immunitario.
In particolare:
La riduzione del C3 può indicare un consumo del complemento dovuto all’attivazione della
cascata immunitaria, soprattutto della via alternativa o terminale. Può essere osservata in:
– lupus eritematoso sistemico attivo;
– glomerulonefriti e nefropatie immunomediate;
– sepsi e infezioni severe;
– sindrome emolitico-uremica atipica;
– malattie da immunocomplessi.
Un C3 persistentemente basso può anche suggerire un difetto genetico delle proteine regolatrici
del complemento.
La diminuzione del C4 è più frequentemente associata all’attivazione della via classica o della via della lectina e si può ricontrare in patologie come:
– lupus eritematoso sistemico;
– vasculiti autoimmuni;
– crioglobulinemia;
– angioedema ereditario da deficit di C1-inibitore.
La riduzione simultanea di entrambe le componenti (C3 e C4) suggerisce un’attivazione
intensa e continuativa del complemento, come avviene in:
– lupus attivo;
– infezioni sistemiche severe;
– glomerulonefriti proliferative;
– malattie autoimmuni sistemiche.
Secondo le linee guida più recenti, questo pattern è considerato un indicatore di attività di malattia, soprattutto nel lupus nefritico.
Il CH50 misura la funzionalità complessiva della via classica. Un valore ridotto o assente può
indicare:
– deficit congeniti di una o più componenti del complemento;
– consumo massivo del complemento durante infiammazione severa;
– presenza di anticorpi o inibitori contro componenti del sistema.
L’AH50 valuta la via alternativa. Alterazioni di questo test possono essere associate a:
– sindrome emolitico-uremica atipica;
– nefropatie da disregolazione del complemento;
– deficit del fattore D, fattore B o properdina.
Nuovi biomarcatori
Le più recenti linee guida sottolineano che i livelli di C3 e C4 da soli non sempre riflettono
accuratamente l’attività del complemento. Per questo stanno assumendo crescente importanza
biomarcatori più specifici, tra cui:
– C3a e C5a, indicatori di attivazione infiammatoria acuta;
– sC5b-9, marker della formazione del complesso terminale MAC;
– frammenti di attivazione urinari, utilizzati soprattutto nelle nefropatie.
Questi biomarcatori permettono una valutazione più precisa dell’attività della cascata e sono
sempre più impiegati nei centri specialistici e negli studi clinici sulle nuove terapie anti-
complemento.
L’interpretazione dei risultati deve sempre essere integrata con quadro clinico, autoanticorpi, indici infiammatori e altri esami immunologici, poiché alterazioni del complemento possono comparire in numerose condizioni differenti.
Inoltre, l’aumento o la diminuzione dei livelli del complemento non sono in grado di diagnosticare la patologia responsabile dei sintomi, ma forniscono indicazioni riguardo il coinvolgimento del sistema immunitario.
Va sempre inoltre specificato che una valutazione del complemento da sola non ha alcun
significato clinico e che va sempre contestualizzata con il quadro patologico del singolo paziente
ad opera del suo medico curante.
Domande Frequenti
Quali sono le altre componenti del sistema immunitario innato?
Includono:
Citochine e proteine della fase acuta, che sono un gruppo di proteine solubili che possono causare cambiamenti nella crescita di molte cellule, compresi i globuli bianchi che le producono.
Il sistema fagocitario (leucociti, compresi neutrofili e monociti/macrofagi) la cui funzione è di ingerire e digerire i microrganismi estranei
I mediatori dell’infiammazione prodotti da vari tipi di cellule, come i basofili, i mastociti e gli eosinofili
Le cellule Natural Killer (NK), linfociti specializzati in grado di uccidere alcune cellule tumorali, microorganismi e cellule infettate dai virus
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Estratti Biochimica Clinica (Rivista Ufficiale di SIBioC – Medicina di Laboratorio)
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