Ipofosfatasia: l’attenzione ai valori bassi dell’ALP e l’importanza degli intervalli di riferimento pediatrici

Ultima Revisione: 05.12.2024. Ultima Modifica: 05.12.2024.
Sotto il termine di Ipofosfatasia è raggruppato un gruppo di rari difetti genetici che causano problemi alla mineralizzazione dell’osso e/o dei denti. La causa della mancata mineralizzazione deriva da mutazioni del gene della fosfatasi alcalina tessuto non-specifica (che codifica gli isoenzimi osso, fegato, rene), mutazioni che ne provocano una perdita di funzione. Il segno caratteristico della malattia, assieme alle immagini radiologiche, è proprio la presenza di valori molto bassi di fosfatasi alcalina (ALP) plasmatica.
Si tratta di una patologia con uno spettro di presentazioni molto ampio che può essere suddivisa in 3 grandi sottotipi:
1) Severa: forma perinatale ed infantile, autosomica recessiva con una prevalenza di 1/300000, con sintomatologia estremamente importante dovuta alla mancata mineralizzazione ossea che in genere richiede ventilazione assistita e presenta irritabilità neurologica con crisi epilettiche responsive alla piridossina;
2) Moderata: Forma infantile o dell’adulto caratterizzata da simil rachitismo, dolori ossei e muscolari, perdita precoce dei denti, fratture patologiche. Autosomica recessiva o dominante con una prevalenza di 1/2430;
3) Lieve: Autosomica dominante, prevalenza 1/508, con sintomi aspecifici.
Mentre la forma severa, date la precocità e le modalità di presentazione, è relativamente semplice da diagnosticare anche se i segni radiologici non sono patognomonici, la forma moderata presenta maggiori difficoltà potendo essere confusa con rachitismo, osteomalacia, osteoporosi. In entrambe le forme l’esame dirimente è l’ALP. Solo nell’ipofosfatasia l’attività catalitica dell’ALP è persistentemente nettamente inferiore al limite inferiore dell’intervallo di riferimento.
Dato che le concentrazioni plasmatiche di ALP riflettono l’attività di sviluppo dello scheletro, le sue concentrazioni sono molto più elevate nel bambino e soprattutto nel periodo dello “spurt puberale”, definito come l’aumento dell’altezza di 20-25 cm prima di raggiungere la statura definitiva. È quindi estremamente importante che il laboratorio non solo fornisca un valore corretto di ALP, ma soprattutto che lo accompagni con degli intervalli di riferimento adeguati per età e sesso. Utilizzare per un bambino intervalli di riferimento dell’ALP di un adulto comporta di fatto l’impossibilità di fornire al clinico il messaggio chiave di un valore anormalmente basso di ALP. Infatti il limite inferiore dell’intervallo di riferimento dell’ALP nel bambino è superiore al limite superiore nell’adulto (circa 140 U/L rappresentano il limite inferiore in età pediatrica, 100 – 115 U/L rappresentano il limite superiore nell’adulto), quindi un valore basso di un bambino se si utilizza l’intervallo di riferimento dell’adulto risulterà probabilmente nella norma se non addirittura elevato.
Le cause di valori ridotti di ALP sono numerose (la più comune è probabilmente la terapia cortisonica, ma anche ipotiroidismo, malnutrizione, ipoparatiroidismo ecc.), ma, assieme alla sintomatologia ed ai quadri radiologici, valori di ALP persistentemente bassi costituiscono un’indicazione fondamentale per la diagnosi di Ipofosfatasia, diagnosi che può essere poi confermata con indagini genetiche e con ulteriori esami di laboratorio. Infatti la scarsa attività catalitica dell’ALP comporta l’accumulo dei suoi substrati naturali come il pirofosfato, la fosfatidil etanolamina (PEA) ed il piridossal fosfato, è quindi possibile ricercare valori aumentati di PEA nelle urine e di piridossal fosfato (vitamina B6) nel siero.
Fonti
Fonti utilizzate nella revisione corrente
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Ceriotti F, Panteghini M, Guerra E, Leoncini R, Cevenini G. Intervalli di riferimento standardizzati della fosfatasi alcalina sierica in soggetti pediatrici. Biochim Clin 2017;41:166-74