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Screening Anticorpale

Noto anche come: Test dell’antiglobulina indirettoTCITest di Coombs indirettoTest dell’antiglobulina umana indirettoScreening anticorpale
Nome ufficiale: Screening anticorpale sui globuli rossi
Ultima Revisione: 23.12.2014
Ultima Modifica: 10.01.2018


Articolo approvato dal Comitato editoriale di labtestsonline.org ed in corso di revisione da parte del Comitato editoriale italiano


Perché?

Per identificare la presenza di anticorpi diretti contro gli antigeni sulla superficie dei globuli rossi.

Quando?

Prima di una trasfusione; durante la gravidanza e dopo il parto.

Il campione

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.

La preparazione

No, nessuna.

Il test di Coombs indiretto determina la presenza di anticorpi nel sangue diretti contro i globuli rossi (RBC). Principalmente, il paziente può sviluppare questo tipo di anticorpi in seguito all’esposizione a globuli rossi non suoi, ad esempio a causa di una trasfusione di sangue o di una gravidanza.

I globuli rossi presentano sulla superficie delle strutture chiamate antigeni. Ogni persona presenta i propri antigeni, ereditati dai genitori, sui globuli rossi. I principali antigeni identificati sulla superficie dei globuli rossi includono 0, A e B e, di conseguenza, il sangue può essere di gruppo A, B, AB e 0, in accordo con la presenza o l’assenza degli antigeni. I soggetti di gruppo 0 producono naturalmente anticorpi diretti contro gli antigeni A e B, che non sono presenti sulla superficie dei suoi globuli rossi. Allo stesso modo, soggetti di gruppo A presentano naturalmente anticorpi anti-antigene B e quelli di gruppo B gli anticorpi anti-A. Un altro importante antigene presente sulla superficie dei globuli rossi è il fattore Rh, noto anche come antigene D. Se presente sulla superficie dei globuli rossi, il sangue viene definito di gruppo Rh + (positivo), se assente il sangue è Rh – (negativo). Per maggiori informazioni a riguardo, consultare la pagina Medicina Trasfusionale. Esistono anche altri antigeni meno conosciuti che rivestono la superficie dei RBC, come gli antigeni Kell, Lewis e Kidd.

Alcuni esempi di circostanze nelle quali un individuo potrebbe produrre anticorpi diretti contro i globuli rossi includono:

  • Dopo una trasfusione: gli anticorpi diretti contro gli antigeni A e gli antigeni B vengono prodotti naturalmente, senza che il soggetto debba essere stato esposto ad un gruppo diverso dal suo. Prima di una trasfusione, il sangue del donatore e del ricevente vengono confrontati sul sistema AB0 ed Rh, per prevenire una reazione avversa alla trasfusione. Il sangue del donatore deve essere compatibile con quello del ricevente, in modo che il sistema immunitario di quest’ultimo non reagisca distruggendo i globuli rossi. Se un individuo riceve una trasfusione, l’organismo può riconoscere come estranei anche altri antigeni (ad esempio Kell o Kidd) presenti sulla superficie dei globuli rossi del donatore e produrre anticorpi diretti contro di essi. I soggetti esposti a trasfusioni ripetute producono anticorpi contro i globuli rossi, poiché sono stati esposti a globuli rossi estranei
  • Incompatibilità sierica materno-fetale: il feto può aver ereditato gli antigeni dei globuli rossi dal padre, che la madre non possiede. Nel caso in cui, durante la gravidanza o al momento del parto, qualche cellula del neonato entri nel circolo materno (i due circoli sono separati dalla placenta), la madre può essere esposta ai globuli rossi del figlio. In tal caso il sistema immunitario della madre può iniziare a produrre anticorpi diretti contro gli antigeni estranei, causando l’anemia emolitica nel neonato (MEN). Questa patologia solitamente non si manifesta durante la prima gravidanza, ma nelle successive, quando gli anticorpi materni attraversano la placenta, passando dal sangue della madre alla circolazione del bambino, e attaccano i globuli rossi del bambino, emolizzandoli. Il test di Coombs indiretto contribuisce a determinare se la madre ha sviluppato anticorpi diversi da quelli naturalmente prodotti dal suo sistema AB0.
     

Al momento della prima esposizione a globuli rossi estranei, in seguito a trasfusione o gravidanza, il soggetto può iniziare a produrre anticorpi, ma non ha tempo sufficiente per produrne abbastanza da distruggere i globuli rossi. Alla seconda esposizione, per gravidanza o trasfusione, il sistema immunitario produce immediatamente quantità elevate di anticorpi, che attaccano ed emolizzano i globuli rossi trasfusi o del bambino. Gli anticorpi del sistema AB0 sono prodotti naturalmente e non hanno bisogno di esposizione ai globuli rossi estranei. Il test per la valutazione degli anticorpi diretti contro i globuli rossi determina la presenza di anticorpi (non del sistema AB0) diretti contro i RBC. Gli anticorpi possono essere identificati con un test di identificazione degli anticorpi.

Quali informazioni è possibile ottenere?

Il test di Coombs indiretto viene utilizzato per valutare la presenza o l’assenza di anticorpi diretti contro gli antigeni, non A e non B dei globuli rossi (RBC). Questo esame fa parte della tipizzazione e dello screening che di norma si esegue prima di trasfondere il sangue. Se viene rilevata la presenza di anticorpi, allora viene effettuato un test di identificazione degli anticorpi, per identificare il tipo di anticorpi presenti. Se durante una prova crociata di compatibilità sono riscontrati anticorpi clinicamente significativi, lo screening degli anticorpi anti-globuli rossi viene variato. Nel caso di una trasfusione, bisogna tenere conto degli anticorpi diretti contro i globuli rossi e verificare che i globuli rossi del donatore non presentino gli antigeni contro i quali il ricevente produce anticorpi.

Se un paziente presenta una reazione avversa immediata o ritardata ad una trasfusione, il medico deve richiedere un Test di Coombs diretto, per capirne la causa (il test di Coombs diretto rileva gli anticorpi che hanno attaccato i globuli rossi). In caso di test di Coombs positivo, deve essere effettuato un Test di Coombs indiretto per valutare se l’individuo ha sviluppato dei nuovi anticorpi.

Durante la gravidanza, il test di Coombs indiretto viene usato per rilevare nel sangue della madre la presenza di anticorpi che possono attraversare la placenta e attaccare i globuli rossi del bambino, causando anemia emolitica del neonato. La causa più grave è dovuta ad anticorpi diretti verso l’antigene D, del sistema Rh. Un individuo è considerato Rh positivo se è presente l’antigene D sulla superficie dei suoi globuli rossi ed Rh negativo se l’antigene è assente. Una madre Rh negativa può sviluppare anticorpi quando è esposta ai globuli rossi Rh positivi del feto. Per prevenire questo evento, una madre Rh negativa dovrebbe sottoporsi a Test di Coombs indiretto precocemente, intorno alla 28° settimana di gravidanza, e poi al parto. Se non sono presenti anticorpi anti-Rh alla 28° settimana, allora vengono iniettate alla madre delle immunoglobuline Rh (RhIg), per distruggere tutti i globuli rossi fetali Rh positivi eventualmente presenti nel circolo ematico della madre e prevenire l’eventuale produzione di anticorpi anti-Rh.

Alla nascita viene determinato il gruppo Rh del bambino. Se il bambino è Rh negativo, allora la madre non necessita di alcuna iniezione di RhIg. Se il bambino è Rh positivo e la madre è Rh negativa, vengono somministrate alla madre ulteriori RhIg.

Questo test, insieme al test di Coombs diretto, è utile anche nella diagnosi di anemia emolitica di origine autoimmune. Questa patologia è causata dalla produzione di anticorpi diretti verso i propri globuli rossi. Questo si può verificare in corso di malattie autoimmuni, come il lupus eritematoso sistemico, in altre patologie, quali il linfoma o la leucemia linfatica cronica, e durante alcune infezioni come la mononucleosi e la tubercolosi (Mycoplasma pneumonia). Inoltre, può verificarsi in seguito all’assunzione di farmaci come la penicillina.

Quando viene prescritto?

Prima di una trasfusione e come parte degli esami in gravidanza. Nelle donne Rh negative viene effettuato alla 28° settimana, per valutare la necessità di un trattamento profilattico, e dopo il parto, se il bambino è Rh positivo. Nelle donne gravide Rh- con presenza di anticorpi in circolo, il test viene effettuato come monitoraggio della quantità di anticorpi presenti.

Cosa significa il risultato del test?

Se il test di Coombs indiretto risulta positivo, allora significa che sono presenti uno o più anticorpi anti-globuli rossi. Alcuni anticorpi risultano più dannosi rispetto ad altri. Prima di una trasfusione, un test di Coombs indiretto positivo indica la necessità di effettuare un test di identificazione degli anticorpi per capire di che natura siano gli anticorpi presenti. Una volta identificati gli anticorpi, occorre accertarsi che il sangue del donatore non contenga gli antigeni corrispondenti, così da evitare che i suoi globuli rossi siano attaccati e distrutti dagli anticorpi del ricevente dopo la trasfusione.

Il riscontro di un test di Coombs indiretto negativo in una madre Rh negativa prevede la somministrazione di immunoglobuline Rh entro 72 ore, per prevenire la formazione di anticorpi. Nel caso in cui il test di Coombs indiretto risulti positivo, occorre eseguire ulteriori esami per identificare gli anticorpi presenti. Nel caso in cui la madre produca già anticorpi contro l’antigene D, non è necessaria l’iniezione di RhIg; se presenta un altro tipo di anticorpi, l’iniezione previene la produzione di anticorpi diretti contro l’antigene D.

C’è altro da sapere?

Una volta prodotti, gli anticorpi diretti contro i globuli rossi non spariscono mai del tutto dal circolo ematico, ma rimangono presenti a concentrazioni anche molto basse. Nel caso in cui il paziente venga nuovamente esposto all’antigene, la produzione può ricominciare rapidamente e gli anticorpi possono attaccare i globuli rossi. Pertanto, occorre considerare gli anticorpi come sempre presenti, anche quando non sono rilevabili.

Ogni nuova trasfusione espone il ricevente ai globuli rossi del donatore. Nel caso in cui i globuli rossi trasfusi presentino antigeni estranei al ricevente, possono essere potenzialmente prodotti gli anticorpi. I pazienti che ricevono molte trasfusioni di sangue sono esposti ad una maggior probabilità di produrre anticorpi diretti contro diversi antigeni, rendendo sempre più difficoltoso trovare un nuovo donatore compatibile.

Che cosa succede prima di ricevere un’iniezione di RhIg (Immunoglobuline Rh)?

Prima di ricevere l’iniezione, la madre Rh negativa, sensibilizzata all’antigene a causa del sangue del primo figlio Rh positivo, aveva cominciato a produrre anticorpi diretti contro gli antigeni estranei. Nelle successive gravidanze, gli anticorpi che attraversano la placenta, passando dal sangue della madre alla circolazione del bambino, attaccano i globuli rossi del bambino causando l’anemia emolitica nel neonato (MEN). In passato, gli aborti e la mortalità perinatale si verificavano frequentemente, ed i bambini nati vivi dovevano essere trasfusi immediatamente. Ad oggi, le iniezioni di immunoglobuline prevengono ampiamente queste complicanze, tanto che solo una piccola percentuale di donne sviluppa anticorpi anti-Rh.

Una donna di gruppo 0 può avere un bambino affetto da anemia emolitica per incompatibilità del sistema AB0?

Sì, l’anemia emolitica del neonato si può sviluppare anche per incompatibilità AB0 tra madre e figlio, in particolare se la madre è di gruppo 0. In questo caso l’esecuzione del test di Coombs non è informativa perché i soggetti di gruppo 0 producono naturalmente anticorpi contro gli antigeni A e B, che non sono presenti sulla superficie dei suoi globuli rossi. Una madre di gruppo A presenta naturalmente anticorpi anti-antigene B; una madre di gruppo B ha gli anticorpi anti-antigene A e così via. Generalmente però si sviluppa una reazione avversa molto lieve, di solito trattabile.

Si possono sviluppare gli anticorpi donando il sangue?

No, la donazione di sangue non prevede di essere esposti al sangue altrui.

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