Noto anche come
Test per la Borreliosi
Test degli anticorpi anti-Borrelia
Ricerca di Borrelia DNA mediante amplificazione genica (PCR)
Test western blot per ricerca anticorpi anti Borrelia
Anticorpi di Lyme IgM/IgG con Western Blot
Algoritmo sierologico a due livelli
Nome ufficiale
Test per malattia di Lyme
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 03.07.2021.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per determinare la presenza di un’infezione riconducibile al batterio che causa la Borreliosi o malattia di Lyme.

Quando Fare il Test?

Quando sono presenti sintomi o segni (ad esempio lesioni cutanee sospette) della malattia di Lyme, specialmente a carico di soggetti che vivono in (o che hanno recentemente visitato) aree boschive o rurali in cui è comune la presenza di zecche e che sospettano di essere stati punti.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue prelevato da una vena del braccio. Se sono presenti segni o sintomi che suggeriscono il coinvolgimento del sistema nervoso centrale (meningiteencefalite, ecc), l’operatore sanitario raccoglie, in ambito ospedaliero, un campione di liquido cerebrospinale (CSF) usando una procedura chiamata puntura lombare o rachicentesi.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

La malattia di Lyme (ML) prende il nome dall’omonima cittadina del Connecticut in cui furono descritti i primi casi nel 1975. Si tratta di un’infezione causata da batteri spiraliformi appartenenti alla famiglia Spirochetacee, genere Borrelia burgdorferi complex sensu lato, che comprende più di 20 specie tra cui la recente B. mayonii, identificata in Nord America e in Europa nel 2016. La ML è diffusa in molte zone del Nord America, in Europa e in Asia. Se non adeguatamente trattata, l'infezione può diffondersi nell’arco di alcuni mesi con diversi quadri clinici, in particolare patologie neurologiche, cutanee, articolari e cardiache. 

In Nord America e in Europa le manifestazioni cliniche sono fondamentalmente simili ma differiscono per alcuni aspetti, a causa della diversa distribuzione delle genospecie di Borrelia nelle 2 aree geografiche: in Europa infatti sono presenti B. afzelii (manifestazioni cutanee), B. garinii (neuroborreliosi), B. burgdorferi sensu stricto (neuroborreliosi e artrite) e occasionalmente B. spielmanii, mentre in Nord America le uniche specie patogene sono la B. burgdorferi sensu stricto e la B. mayonii.

Casi gravi di meningoencefalite indotta da B. miyamotoi sono stati descritti in pazienti immunocompromessi.

L’infezione viene trasmessa all’uomo dalla puntura di zecche del genere Ixodes (ricinus e persulcatus in Europa e Asia, scapularis e pacificus in USA, nella loro forma immatura (ninfa), che è grande solo 5 millimetri e quindi spesso non viene vista. Le zecche devono rimanere adese alla cute per almeno 36 ore per trasmettere l’infezione all’uomo, che è un ospite occasionale. Probabilmente l’infezione viene trasmessa anche dalle zecche del cane Amblyomma e Dermacentor. Le zecche adulte hanno scarso ruolo nella trasmissione dell’infezione. I principali serbatoi dell’infezione sono rappresentati da mammiferi selvatici di media o piccola taglia (roditori, caprioli, volpi, lepri, ricci, scoiattoli, ghiri). In Europa, oltre ai mammiferi citati, anche i cinghiali e diverse specie di uccelli (passeri, merli, fagiani, uccelli acquatici) rappresentano un serbatoio in aumento per le forme immature di zecche. Gli habitat ottimali sono rappresentati da boschi di latifoglie o misti, ma le zecche di I. ricinus e persulcatus si possono trovare anche nelle brughiere, nei prati erbosi e nei parchi urbani.  

La diffusione e la trasmissione del vettore, e di conseguenza l’incidenza della malattia, dipendono da vari fattori, come i cambiamenti climatici, l’attività dell’uomo sull’habitat, la densità degli animali selvatici sul territorio. In particolare, il riscaldamento globale aumenta l’estensione di habitat adatti alla sopravvivenza e proliferazione delle zecche, che sono arrivate anche in Canada, in cui da alcuni anni è comparsa la malattia. L’aumento del numero di casi di ML dal 1991 al 2014 è stato considerato un indicatore di cambiamento climatico in USA: infatti in alcuni Stati si è passati da circa 4 casi per 100.000 abitanti notificati al CDC a 30-50 casi per 100.000 abitanti (Connecticut, Pennsylvania, New Hampshire, Maine, Vermont, Delaware, Rhode Island). In Europa l'habitat di I. ricinus si è notevolmente ampliato negli ultimi decenni e la zecca si è diffusa in aree più settentrionali e a quote più elevate. Le zecche possono trasmettere altri agenti infettivi, fra cui Rickettsiae, Flavivirus (encefalite trasmessa da zecche), EhrlichiaAnaplasmaBabesia, Bartonella.

Per numero di casi, la malattia di Lyme è seconda solo alla malaria fra le patologie che richiedono un vettore artropode per la sua diffusione ed è la più comune malattia umana trasmessa da zecche negli Stati Uniti e in Europa. In USA la ML è una malattia soggetta a notifica fin dal 1991. Nel periodo 2009-2018 sono stati segnalati al CDC come confermati o sospetti circa 30.000 casi all’anno; nel 2018 sono stati segnalati circa 33.600 casi, di cui 23.500 confermati e 10.100 sospetti. Considerando che il numero di persone malate in USA potesse essere largamente sottostimato, a causa delle suddette modifiche climatiche, nel periodo 2005-2010 sono stati stimati (attraverso diverse fonti) circa 330.000 casi all’anno, dieci volte di più dei casi segnalati. Recentemente in USA sono state effettuate nuove stime (Emerging Infectious Disease 2021), che indicano per gli anni 2010-2018 circa 476.000 casi all’anno. Inoltre, una scarsa sensibilità dei test di laboratorio disponibili è la principale causa di sottostima dei pazienti infetti. Negli USA le infezioni asintomatiche si verificano in circa il 10% degli individui infetti, mentre in Europa questo numero risulta essere di molto superiore.

In Europa i dati di incidenza dell’infezione sono molto più scarsi dal momento che la borreliosi è stata inclusa dalla Commissione Europea nella lista di malattie sottoposte a sorveglianza epidemiologica solo dal 2018, utilizzando una definizione di caso confermato, proposta da vari Gruppi di Studio europei dalla fine del 1990 e sollecitata nel 2010, condivisa fra ECDC ed esperti di stati membri. Dati del 2015 indicavano una stima di 85.000 casi all’anno (rispetto a 35.000 casi nel 2010) e una revisione della letteratura del 2017 ha stimato una incidenza media di ML in Europa occidentale di 22 casi per 100 000 persone all’anno (con punte di 84 per 100.000 in Francia nel 2016, di 61 per 100.000 in Finlandia nel 2014). Diverse segnalazioni hanno riportato che l’incidenza di ML è più alta nei Paesi del centro, est e nord Europa: Slovenia, Austria, Polonia, Austria, Svezia, Olanda, Germania e Francia.

In Italia, dal 1983, anno in cui è stato segnalato il primo caso a Genova, le Regioni maggiormente interessate sono quelle del Nord (Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige) mentre nelle Regioni centro-meridionali e nelle isole le segnalazioni sono sporadiche. Secondo i dati raccolti dal Ministero della Sanità, nel periodo 1992-1998 si sarebbero verificati, in Italia, circa 1.000 casi di ML. La reale incidenza è però sconosciuta a causa di dati molto discordanti fra le varie regioni e perché in Italia la ML rientra nella classe 5 dell’elenco delle malattie infettive e diffusive a segnalazione obbligatoria previste dal Decreto Ministeriale 15 dicembre 1990, con la sola comunicazione annuale da parte della regione dei casi totali accertati al Ministero della Salute. In Italia la ML rientra inoltre nella lista delle malattie rare, con esenzione completa dal ticket per gli accertamenti necessari.

Un vaccino ricombinante è stato sviluppato per uso umano e approvato dalla FDA in USA nel 1998, ma ritirato nel 2002 dalla Ditta produttrice. Al momento attuale continuano gli studi per metterlo a punto. Diversi vaccini sono disponibili per i cani, anche se la protezione non è assoluta sul territorio europeo, a causa della presenza di diversi genotipi di Borrelia. Per questi animali tuttavia sono disponibili collari antiparassitari, efficaci anche contro l’infestazione da zecche, da utilizzare dalla primavera alla fine dell’estate. É comunque sempre opportuno, dopo avere frequentato zone rurali o boschive, ispezionare accuratamente il proprio cane ed eventualmente rimuovere le zecche il prima possibile.

Le manifestazioni cliniche della malattia di Lyme sono multiformi e possono simulare diverse affezioni cutanee e neurologiche. Possono idealmente essere classificate in tre stadi, che si susseguono temporalmente, anche se alcune di queste fasi possono essere assenti o possono presentarsi in modo atipico.

  1. Fase precoce localizzata; la prima e più frequente manifestazione della Borreliosi, che si osserva nel 70-80% dei casi, è la lesione cutanea denominata eritema migrante (EM), in passato chiamata eritema cronico migrante, che si manifesta entro pochi giorni (range 7-28) intorno al morso della zecca. La lesione inizia come una macchia con evidenti bordi rossastri privi di rilievo che si espande ad anello nel corso dei giorni successivi, con o senza schiarimento centrale, fino ad un diametro di almeno 5 centimetri. La lesione non produce dolore o prurito, ma può essere calda al tatto. Le zone più frequentemente interessate sono l'ascella, la parte posteriore del ginocchio, il collo, il cuoio capelluto e le orecchie. L’EM può essere accompagnato da astenia, febbre, linfadenopatia, mal di testa, rigidità nucale, dolori articolari e muscolari. Molto spesso l’individuo non ricorda di essere stato punto. L’EM si può risolvere anche senza trattamento antibiotico. Una lesione eritematosa anulare che insorge dopo alcune ore dalla puntura è una reazione di ipersensibilità e non deve essere considerata EM. La diagnosi di EM è basata sui sintomi clinici e il paziente deve essere immediatamente trattato, senza attendere i risultati dei test sierologici, che in questa fase possono risultare ancora negativi. Raramente, quando la sede del morso di zecca è a livello del lobo dell’orecchio, dell’areola mammaria o dello scroto, alcuni pazienti possono manifestare come segno precoce di infezione. Il linfocitoma borreliale si caratterizza per la comparsa di un nodulo rosso bluastro. Questa lesione può persistere per alcuni mesi se non trattata e può essere scambiata per linfoma cutaneo a causa dell’intenso infiltrato linfocitario associato. Il linfocitoma borreliale si osserva in Europa ma non in USA, in quanto è generalmente causato da Borrelia afzelii.
  2. Fase precoce disseminata; dopo giorni-settimane dal morso della zecca, la Borrelia può diffondere a diversi organi attraverso il sistema linfatico o ematico. In particolare nel 10-15% dei soggetti non trattati si possono osservare sintomi neurologici noti come Neuroborreliosi precoce: meningite linfocitaria (con linfocitosi liquorale e aumento delle proteine), meningoradicolite (sindrome di Bannwarth in Europa) con dolore radicolare intenso (non controllabile con antidolorifici) e paresi; paralisi dei nervi cranici (più frequentemente del nervo facciale, soprattutto se il morso si trova nella zona vicino all’orecchio), altre radicolopatie o alterazioni demielinizzanti rilevabili all’imaging cerebrale. Raramente, in Europa, soprattutto nei bambini, si osserva dopo circa 15 giorni un eritema simile a quello della Rosolia (eritema roseolico), talvolta coesistente con EM. Altre rare complicanze possono essere rappresentate da interessamento cardiaco (cardite di Lyme) con il manifestarsi di aritmie, blocco atrioventricolare e pericardite.  
  3. Fase tardiva; dopo diversi mesi (circa 6) dal morso di zecca, in soggetti non trattati o trattati in modo inadeguato, possono comparire episodi intermittenti (della durata di 2-3 anni), seguiti dallo sviluppo di una forma cronica, che può essere rappresentata da:
  • Artrite di Lyme, che si osserva nel 60% dei soggetti, interessa generalmente le ginocchia, i polsi e l’articolazione temporo-mandibolare, con gonfiore, dolore e calcificazione dei tessuti molli periarticolari, difficile da distinguere da artrite dovuta ad altre cause;
  • Sintomi neurologici cronici con neuropatie periferiche, difficoltà di concentrazione e di memoria, sensazione di malessere generale; neuroborreliosi tardiva che si presenta come un'encefalomielite e può essere confusa con la sclerosi multipla;
  • Interessamento oculare con comparsa di congiuntivite, episclerite, iridociclite, uveite o cheratite (fotofobia, bruciore, prurito, riduzione della vista, ecc);
  • Una particolare manifestazione cutanea, denominata Acrodermatite cronica atrofica (ACA), osservata in Europa, perché causata da Borrelia afzelii in soggetti di 50-60 anni. La manifestazione è caratterizzata dalla comparsa di placche rosso-cianotiche, localizzate a livello delle superfici estensorie degli arti, in prossimità delle articolazioni delle mani e dei piedi con atrofia della cute, del sottocute e del tessuto muscolare sottostante.

La Borrelia è in grado di attraversare la barriera placentare e può causare raramente aborto o una forma congenita manifesta. È importante segnalare che il 95% dei casi materni trattati con antibiotici non hanno trasmesso l’infezione.

La diagnosi di malattia di Lyme è difficile e dovrebbe basarsi principalmente sulle manifestazioni cliniche (che sono polimorfe e coinvolgono vari organi) e sulla pregressa esposizione a zecche. Nella maggior parte dei casi il supporto dei test di laboratorio è essenziale a causa della natura non specifica di molti sintomi.

Gli esami di laboratorio si dividono in due grandi categorie: i test diretti, che si basano sulla ricerca colturale del batterio e del suo materiale genetico, e i metodi indiretti, che cercano invece una risposta immunitaria specifica (anticorpi IgG e IgM) del paziente contro la Borrelia.

Esame colturale

La Borrelia può essere coltivata su terreni specifici (ed eventualmente osservata al microscopio con colorazione argentica di Steiner) da vari campioni clinici: biopsie cutanee dell’eritema migrante e dell'acrodermatite cronica atrofica, liquido cerebrospinale, sangue intero, biopsia di linfocitoma borreliosico.

Nonostante sia stato per anni considerato il ‘gold standard’, l’esame colturale oggi non è utilizzato nella pratica clinica, in quanto è tecnicamente indaginoso, richiede tempi lunghi (circa 7 giorni) ed è meno sensibile dell’amplificazione genica. È invece ancora utilizzato a scopo di ricerca.

Amplificazione genica mediante PCR

Un altro metodo diretto per la rilevazione di B. burgdorferi senso latu è la ricerca del materiale genetico del batterio con metodo PCR (polymerase chain reaction) da vari campioni: (biopsie cutanee di lesioni sospette per eritema migrante o acrodermatite atrofica, liquido cerebrospinale in caso di sospetta neuroborreliosi, liquido sinoviale in pazienti con artrite). La ricerca del DNA di Borrelia può essere effettuata anche sulla zecca rimossa dalla cute, dopo aver identificato il genere, da parte degli Istituti Zooprofilattici regionali. La zecca va rimossa il prima possibile per ridurre le probabilità di trasmissione di microrganismi eventualmente presenti all’interno dell’artropode. Molti geni sono stati utilizzati come possibile target nelle metodiche di PCR, ma nella pratica clinica sono usati i geni cromosomiali flaB, p66, 16S rRNA oppure il gene per OspA. Alcuni dati della letteratura mostrano che il rilievo di una PCR negativa non esclude la malattia, a causa della breve presenza e scarsa concentrazione delle Borrelie nel sangue ed in altri fluidi biologici, eccetto biopsia cutanea di EM e di ACA e liquido sinoviale di articolazioni affette da artrite di Lyme. La specificità dei test di PCR utilizzati invece si può ritenere del 98-100%. In Europa sono stati approvati molti kit diagnostici con marchio CE-IVD (European Community marked – in vitro Diagnostic Medical Devices). In USA, la Food and Drug Administration non ha approvato nessun kit di amplificazione genica.

È importante notare che la PCR può essere dirimente nei casi con sintomi persistenti e sierologia dubbia. Sono in corso studi per migliorare il trattamento preliminare dei campioni da sottoporre a PCR, per aumentare la concentrazione di Borrelie.

Ricerca di anticorpi IgG e IgM mediante metodi immunometrici

Le Borrelie possiedono diverse proteine di superficie (OSP A-F) che, oltre ad essere importanti fattori di virulenza ed a permettere l’attacco alle cellule, inducono la produzione di anticorpi specifici di tipo IgG e IgM. Sono disponibili diversi sistemi automatizzati per la ricerca di tali anticorpi anti-Borrelia burgdorferi complex, che utilizzano tecniche differenti: Enzyme-linked immunosorbent assay (EIA), saggi in Chemiluminescenza (CLIA), saggi in fluorescenza (IFA, ELFA). I primi test, nati negli anni ’80, utilizzavano Borrelie coltivate e distrutte mediante sonicazione, mentre i test più recenti, dagli anni 2000, utilizzano antigeni ricombinanti o sintetici di Borrelia burgdorferi complex, in particolare VlsE e C6 (oltre a OspC, p100, p18, p41) oppure una miscela di entrambi, ed hanno una migliore sensibilità e specificità. In Europa esiste una scarsa standardizzazione ed armonizzazione tra i risultati di laboratori diversi.

La risposta immunitaria si caratterizza per la comparsa di:

  • Anticorpi di classe IgM (immunoglobuline M) che solitamente sono rilevati nel sangue circa 1-2 settimane dall’infezione. I livelli di IgM raggiungono il massimo a 3-6 settimane, poi iniziano a diminuire.

  • Anticorpi di classe IgG (immunoglobuline G) che cominciano a comparire dopo 4-6 settimane dall’infezione e raggiungono il picco dopo circa 4-6 mesi, insieme alla sintomatologia della fase disseminata, e possono rimanere alti per anni.

Sono in corso di sperimentazione test rapidi per la ricerca di anticorpi, del tipo di quelli utilizzati per la diagnostica sierologica di infezione da SARS-CoV-2, mediante immunocromatografia e microfluidica.

Ricerca di anticorpi IgG e IgM Western Blot/Immunoblot

Si tratta di un test di conferma che permette di determinare contemporaneamente la presenza nel siero e nel liquido cerebrospinale in caso di sospetta neuroborreliosi di anticorpi diretti contro i diversi antigeni di Borrelia burgdorferi complex. Tali antigeni vengono disposti su un supporto, in strisce trasversali (dette bande). In USA vengono utilizzate Borrelia sensu stricto coltivate, mentre in Europa vengono utilizzati antigeni ricombinanti di Borrelia garinii e afzelii, inclusi VlsE e OspC e lettura automatizzata. I criteri per la valutazione del risultato sono diversi in USA rispetto all’Europa, a seguito delle diverse caratteristiche delle Borrelie che circolano. In Europa la reazione viene considerata positiva per IgM quando risultano visibili 1 o più bande su 5 e per IgG quando sono visibili 2 o più bande su 10. I principali limiti di questo test sono la soggettività dell‘interpretazione (particolarmente per le IgM), i costi elevati e i lunghi tempi di refertazione.

In generale l’utilità dei test sierologici dipende dalle probabilità cliniche ed epidemiologiche che esistono prima di effettuare il test e dai conseguenti valori predittivi nella situazione specifica in cui il paziente si trova (viaggi/soggiorni in zone ad alta diffusione di zecche, manifestazioni cliniche tipiche, attività a rischio, stagione dell’anno, presenza o assenza di protezione utilizzata, ecc).

La sensibilità dei test sierologici per Borrelia dipende inoltre dal tempo trascorso dall’acquisizione dell’infezione, essendo inferiore quando i test sono applicati nelle primissime fasi della malattia. Sono state riportate (ECDC 2016) sensibilità medie del 50% per eritema migrante (manifestazione precoce), del 77% per neuroborreliosi e del 95% per acrodermatite cronica atrofica (manifestazioni tardive). In totale la sensibilità media riportata è dell’80% circa: quindi nel 20% dei casi un test sierologico potrebbe essere negativo anche in presenza di malattia. I test sierologici sono altamente specifici quando eseguiti ed interpretati secondo le Linee Guida correnti (LG IDSA 2020). Il test però può risultare falsamente positivo in presenza di infezioni causate da batteri simili a Borrelia (come accade in caso di varie malattie trasmesse da altri tipi di zecche o della sifilide) o di altre patologie quali disturbi autoimmuni.

Gli esami sierologici possono essere ripetuti 3-6 settimane più tardi se il sospetto di ML rimane elevato, in quanto il test di primo livello può risultare negativo per la non ancora sopravvenuta siero-conversione; inoltre, una terapia antibiotica effettuata nella fase precoce può impedire completamente lo sviluppo della risposta anticorpale. Nelle forme croniche, gli anticorpi specifici possono permanere per molti anni e vengono quindi utilizzati nella diagnostica di artrite e neuroborreliosi tardiva.

Infatti, i pazienti con infezione in stadio avanzato sono raramente sieronegativi. Tuttavia, il verificarsi di test falsi positivi in pazienti con altre infezioni o condizioni può portare a diagnosi errate e trattamento inappropriato. La sierologia rimane comunque il test di laboratorio più utilizzato nella pratica routinaria, effettuata secondo l’algoritmo a due livelli, come indicato al punto successivo “Come e Perché”.

Gli intervalli di riferimento dipendono da molteplici fattori, quali l’età e il sesso del paziente, la popolazione di riferimento e il metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. Il risultato numerico di un test può pertanto avere significati diversi in laboratori differenti.

Per queste ragioni, nel presente sito web non vengono riportati gli intervalli di riferimento. Per la valutazione dei risultati dei test, Lab Tests Online raccomanda di riferirsi ai valori di riferimento forniti dal laboratorio nel quale questi sono stati eseguiti. Gli intervalli di riferimento di ciascun test sono riportati sul referto di laboratorio, accanto al nome ed al risultato dello stesso. Per alcuni esempi clicca qui.

Per maggiori informazioni si rimanda agli articoli: Gli Intervalli di Riferimento ed il loro Significato e Comprendere il Referto di Laboratorio.

Se il sottoporsi alle analisi mediche provoca stati d'ansia o di disagio, si consiglia di leggere uno o più di questi articoli:

Come fare fronte alla paura, al disagio ed all'ansia da test, Suggerimenti sui test ematici, Suggerimenti per aiutare i bambini ad affrontare un test medico, Suggerimenti per aiutare l'anziano ad affrontare un test medico.

Un altro articolo, Il prelievo ematico: Breve viaggio nel laboratorio, chiarisce le modalità di prelievo del campione ematico.

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Come e Perché
  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    I test per la malattia di Lyme sono eseguiti per determinare se i segni e i sintomi presenti sono dovuti ad un’infezione causata da Borrelia burgdorferi. Tali sintomi possono comparire anche dopo anni dalla puntura di zecca, se non è stata eseguita la terapia antibiotica. Si tenga inoltre conto che la zecca in fase di ninfa è piccolissima ed è possibile non notare la puntura. In alcuni pazienti i sintomi possono essere del tutto aspecifici, simili a quelli dell’influenza.

    Una recente revisione (2019) di 16 Linee Guida Europee e Americane per la diagnosi della Borreliosi di Lyme ha rilevato concordanza fra tutte le Linee Guida sull’uso di due metodi diversi (algoritmo a due livelli) per confermare la diagnosi di Malattia di Lyme in tutte le fasi, tranne che nell’eritema migrante precoce: 1 test immunometrico (EIA/CLIA) e 1 test western blot (strategia originariamente proposta dai CDC statunitensi negli anni ‘90).

    Nell’algoritmo standard a due stadi, utilizzato in USA fino al 2019, il test di primo livello per rilevare gli anticorpi IgM e/o IgG anti-Borrelia può essere di tipo immunoenzimatico o immunofluorescente/chemiluminescente. Se il risultato è negativo non sono necessari ulteriori test; se il risultato è positivo o indeterminato (dubbio) si procede con il test di secondo livello (Western Blot): Il risultato finale viene considerato positivo solo se il primo e il secondo test sono entrambi positivi o uno dei due è indeterminato.

    La sensibilità di questo algoritmo a due livelli è però bassa (30%-40%) durante la fase precoce di infezione, quando la risposta immunitaria si sta ancora formando (periodo finestra), mentre è alta nella fase disseminate della malattia (70%-100%). La specificità è alta (>95%) durante tutti gli stati della malattia. In USA nel 2019 la FDA (Food and Drug Administration) ha approvato test immunometrici (EIA) più evoluti e sensibili e il CDC ha proposto (MMWR N° 68/2019) un algoritmo a 2 test immunometrici, usati in modo contemporaneo o sequenziale, cosiddetto algoritmo a 2 livelli modificato, come alternativa equivalente all’algoritmo standard precedente, con vantaggi in termini di standardizzazione, tempi di refertazione, costi, sensibilità e specificità. Tale strategia ha una maggiore sensibilità nella fase precoce (60% circa) e una specificità del 99.5%. In USA questa strategia è stata applicata per i casi osservati in Nord America, mentre per i soggetti che hanno viaggiato in Europa viene ancora utilizzato l’algoritmo standard, con western blot con i ceppi europei.

    Nel 2020 in Canada la rete dei Laboratori di Sanità Pubblica ha accolto l’algoritmo a 2 livelli con 2 test EIA validati dal CDC e sono in corso ulteriori studi in regioni a bassa prevalenza di Borreliosi in Canada. In Europa la situazione è più complessa, a causa delle diverse genospecie, e meno standardizzata. Al momento, l’algoritmo modificato con 2 test EIA è stato sperimentato nel 2020 nei Paesi Bassi. Sono necessari ulteriori studi per validarne l’uso in Europa.

    Algoritmo standard a due livelli: 1° test EIA, 2° test Western blot (2016 Current Guidelines, Common Clinical Pitfalls, and Future Directions for Laboratory Diagnosis of Lyme Disease, United States)

    Algoritmo modificato a due livelli: 1° test EIA, 2° test EIA (CDC 2019, MMWR Vol. 68, N°32, 2019; Lyme Disease Diagnostics Working Group Canadian Communicable Diseases Report 2020 vol. 46)

    algoritmi

    In casi particolari il campione può essere sottoposto a PCR (reazione a catena della polimerasi). In Europa la PCR viene utilizzata per conferma, oltre alla sierologia a 2 livelli in caso di neuroborreliosi precoce e tardiva (su siero e liquor), eritema migrante, linfocitoma, acrodermatite cronica atrofica (su biopsia cutanea), artrite (su liquido sinoviale). La sensibilità diagnostica della PCR è più elevata nel liquido sinoviale rispetto al sangue e al liquido cerebrospinale. La maggior parte delle linee guida europee e la linea guida 2020 della Società Americana di Malattie Infettive (IDSA) raccomandano di ricercare la produzione di anticorpi nel liquor cerebrospinale, in rapporto agli anticorpi nel siero, come gold standard per la diagnosi di neuroborreliosi precoce. Le LG 2020 non raccomandano l’esecuzione della PCR o della coltura di routine del liquor o del siero in caso di neuroborreliosi.

    Nel caso di soggetti con lesioni caratteristiche per eritema migrante, la diagnosi viene posta esclusivamente su base clinica senza effettuare alcun test sierologico per iniziare la terapia il prima possibile.

  • Quando viene prescritto?

    ll test per la malattia di Lyme viene prescritto a pazienti che mostrano segni o sintomi che suggeriscono un’infezione da Borrelia e che vivono in (o che hanno visitato) una regione dove le zecche sono comuni, specialmente se di recente sono stati punti da una zecca.

    Alcuni segni e sintomi precoci della malattia di Lyme includono:

    • Caratteristica eruzione cutanea (eritema migrante) che si diffonde dal sito del morso di zecca
    • Febbre, sudorazione
    • Mal di testa
    • Affaticamento
    • Dolori muscolari e articolari
    • Linfonodi ingrossati

    Se non trattata, la malattia di Lyme può progredire e causare:

    • Dolori muscolari e articolari intermittenti
    • Debolezza ai muscoli facciali e paralisi del nervo facciale (paralisi di Bell)
    • Debolezza e dolore alle braccia e alle gambe
    • Artrite con dolori articolari e gonfiore intermittenti, soprattutto nelle articolazioni più grandi, come le ginocchia
    • Vertigini
    • Dolori radicolari lancinanti, paresi (meningoradicolite)
    • Perdita di memoria, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno
    • Infiammazione degli occhi (congiuntivite, uveite, cheratite, ecc)
    • Problemi cardiaci (aritmie, blocco atrioventricolare, pericarditi)
    • Acrodermatite cronica atrofica
  • Cosa significa il risultato del test?

    In un adulto senza sintomi sospetti che non è mai stato infettato da Borrelia non è rilevabile alcun anticorpo specifico. Test negativi in un paziente con sintomi sospetti che perdurano nel tempo e mai trattato escludono la diagnosi di malattia di Lyme con altissima probabilità e portano a ricercare altre cause.

    Se invece sia il test di primo livello che il test di conferma risultano positivi, significa che i segni e i sintomi osservati sono con ogni probabilità dovuti alla malattia di Lyme.

    Se il risultato è positivo per gli anticorpi IgM, ma negativo per le IgG, con il test di primo livello e il Western Blot è negativo, potrebbe significare che l’infezione è avvenuta molto recentemente oppure che il risultato è un falso positivo (cioè che appare positivo anche in assenza di malattia).

    Al contrario, se il risultato del primo test è positivo per gli anticorpi IgG ma negativo per IgM e il Western Blot è positivo per IgG, significa che probabilmente l’infezione è avvenuta, oppure che gli anticorpi rilevati sono stati prodotti in risposta ad un’altra patologia (cross-reazione).

    Gli esami sierologici possono essere ripetuti qualche settimana dopo, quando il test di primo livello risulta negativo, se il sospetto di malattia di Lyme rimane elevato. Si dovranno comunque escludere altre gravi patologie evolutive come: sclerosi multipla, artrite reumatoide, fibromialgia, malattie autoimmuni, malattie neurodegenerative.

    La seguente tabella riassume i risultati che possono essere ottenuti con il test anticorpale:

    Anticorpi IgM

    Anticorpi IgG

    Western Blot

    Interpretazione

    Positivo

    Positivo

    Positivo

    Verosimile presenza di malattia di Lyme

    Positivo

    Negativo

    Negativo

    IgM Falso positivo (cross-reattività anticorpale) o infezione precoce

    Negativo

    Positivo

    Positivo

    Fase tardiva o infezione pregressa

    Negativo

    Negativo

    Non effettuato se IgG e IgM negative

    Assenza dell’infezione

    Negativo

    Positivo

    Negativo

    Infezione pregressa o risultato IgG falso positivo (cross-reattività anticorpale)

    Un test PCR positivo indica la presenza del DNA e quindi si suppone l’infezione da Borrelia; un test negativo in presenza di sintomi sospetti può indicare che i livelli di DNA sono troppo bassi per essere rilevati.

  • C’è altro da sapere?

    Una volta contratta l’infezione, anche asintomatica, gli anticorpi IgG anti-Borrelia rimarranno nel sangue per il resto della vita dell’individuo.

    Borrelia appartiene ad una famiglia di batteri definita spirochete. Talvolta, eventuali altre malattie causate da spirochete, come la sifilide e la leptospirosi, possono dare risultati falsi positivi ai test sierologici, così come altre patologie quali l’infezione da HIV, la mononucleosi ed alcuni disordini autoimmuni.

    Se il paziente non mostra segni e sintomi tipici della malattia di Lyme né punture di zecche e non ha recentemente visitato regioni in cui la malattia di Lyme ha alta prevalenza, è opportuno procedere all’esclusione di altre cause prima di sospettare la presenza della malattia di Lyme.

    Tutti i pazienti con infezione sintomatica da B. burgdorferi devono essere trattati con antibiotici appropriati (doxiciclina per bocca come prima scelta o amoxicillina; cefalosporine e macrolidi per le infezioni disseminate). Il trattamento precoce può prevenire il rischio di sviluppare complicanze in fase avanzata, ma anche i pazienti con Borreliosi di Lyme in stadio avanzato possono trarre beneficio dagli antibiotici. Tuttavia, il recupero clinico può essere incompleto se si sono verificati gravi danni ai tessuti prima del trattamento.

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Domande Frequenti
  • Dove è possibile trovare maggiori informazioni riguardo il trattamento della malattia di Lyme?

    Per maggiori informazioni riguardo al trattamento, si può consultare l’articolo Linee guida per la diagnosi e il trattamento della malattia di Lyme della Fondazione GIMBE e la Linee Guida 95 dell’aprile 2018 del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), riportati nella sezione “Altrove sul web”.

  • Come evitare di contrarre la malattia?

    L’infezione può essere contratta per attività lavorative (agricoltura, guardie forestali, addetti alla manutenzione di parchi, ecc) o per attività di svago (raccolta funghi o bacche, trekking, ecc). Si ricorda che le zecche in forma di ninfa, che sono quelle che trasmettono l’infezione, sono diffuse in primavera ed estate. Le zecche adulte sono molto meno coinvolte nella trasmissione. È necessario, quando possibile, evitare il contatto con il suolo e la vegetazione. È consigliabile ridurre al minimo la superficie cutanea esposta e indossare scarpe chiuse e vestiti chiari per poter vedere eventuali zecche. È utile spruzzare su scarpe, abiti, tende da campeggio, sacchi a pelo e zaini, dei repellenti per gli insetti: Permetrina allo 0,5% o 20-30% di DEET (picaridina). Tali soluzioni sono innocue per l’uomo ma molto tossiche per le zecche. Una volta spruzzate sono efficaci per 2-3 settimane. È consigliabile controllare frequentemente pelle e vestiti e, se presenti, rimuovere prontamente le zecche; fare sempre una doccia dopo il campeggio o l’escursione ed esaminare attentamente le zone cutanee più nascoste (cuoio capelluto, ascelle, collo, schiena).

    Se si osserva una zecca rimuoverla il prima possibile, utilizzando pinzette a punta fine, afferrando la zecca più vicino possibile alla cute. Tirare lentamente con decisione verso l’alto, dal momento che l’apparato boccale lasciato nella cute può causare un’infezione locale. Per evitare nella zecca il riflesso del rigurgito (che aumenta il rischio di inoculazione di agenti patogeni) non bisogna applicare calore o sostanze prima dell’estrazione (olio, alcol o altro). È importante conservare la zecca in un contenitore ermetico e portarla presso l’Istituto Zooprofilattico, in cui personale specializzato è in grado di effettuare l’identificazione di genere e l’eventuale presenza di patogeni al suo interno.

    Dopo la rimozione della zecca, disinfettare o lavare con acqua e sapone la zona del morso, controllandola per diverse settimane per eventuali cambiamenti. Contattare il medico in caso di malessere informandolo di eventuali punture di zecca o se si è recentemente trascorso del tempo in spazi aperti. Le Linee Guida 2020 della Società Americana di Malattie Infettive (IDSA) ed altre Società americane raccomandano di sottoporre la zecca rimossa all’identificazione di specie, ma di non testarla per B. burgdorferi, in quanto la presenza o l’assenza della Borrelia non predice la probabilità di infezione. In Italia, al contrario, molti Istituti Zooprofilattici, oltre all’identificazione di specie, offrono il servizio di amplificazione genica per Borrelia sensu lato ed altri agenti trasmesse da zecche: Rickettsiae, FlavivirusEhrlichiaAnaplasmaBabesia, Bartonella.

    Anche gli animali come i cani, i gatti, i cavalli e le mucche possono essere infettati dalle zecche: è opportuno controllare spesso la testa, il collo, le orecchie e tra le zampe degli animali domestici, oltre ad utilizzare un repellente per le zecche prescritto dal veterinario.

  • Come riconoscere i sintomi in assenza di eruzione cutanea?

    L’eruzione cutanea è la manifestazione più frequente ed appare nel 70-80% dei soggetti infetti, anche in zone coperte dagli indumenti. Può presentarsi in forma tipica come lesione con bordi rossastri privi di rilievo che si espande ad anello, con o senza schiarimento centrale, fino ad un diametro di almeno 5 centimetri, senza dolore, prurito o calore, ma può essere anche in forma atipica con macchie o rossa. In questi casi, soprattutto se si ha il sospetto di essere stati morsi, è consigliabile rivolgersi ad un dermatologo. Dal momento della puntura, l’eruzione può apparire in un arco di tempo che va dai pochi giorni ad alcune settimane (in media 15 giorni), per poi scomparire velocemente. Se possibile, si consiglia di scattare una foto da mostrare al medico, poiché al momento della visita l’eruzione potrebbe non essere più visibile.

    Altri sintomi della malattia di Lyme sono di tipo simil-influenzale e includono fotofobia, affaticamento, sudorazione, febbre, mal di testa, dolori articolari e muscolari ed ingrossamento dei linfonodi. Anche in questo caso è opportuno rivolgersi ad un medico affinché valuti le caratteristiche di questi sintomi, per rendersi conto se possano essere imputabili ad altre cause.

  • È consigliabile eseguire il test per la malattia di Lyme in assenza di sintomi?

    Non è raccomandabile sottoporre al test soggetti che sono stati punti ma non mostrano sintomi (Linee Guida 2020 della Società Americana di Malattie Infettive (IDSA)). Le stesse LG raccomandano di effettuare una terapia antibiotica profilattica solo ad adulti e bambini entro 72 ore dalla rimozione della zecca identificata come ad alto rischio, cioè classificata come Ixodes, se la zona è nota come ad alta diffusione di zecche infette e la zecca è rimasta attaccata più di 36 ore. Nei casi di rischio basso o dubbio la terapia non è raccomandata, ma si effettua un’osservazione vigile e, in caso di comparsa dei sintomi, si provvederà a richiedere subito i test necessari e ad effettuare la terapia. Occorre specificare che non tutte le punture di zecche causano un'infezione e che non tutte le zecche sono infette da Borrelia. Comunque, anche nel caso lo siano, in genere occorrono tra le 24 e le 72 ore (dal momento della puntura) affinchè si realizzi la trasmissione della Borrelia all’uomo. Per questo motivo, se la zecca viene rimossa subito, il rischio di contrarre la malattia di Lyme è molto basso. 

  • Cos’è la Sindrome Post-Trattamento (PTLDS)?

    La maggior parte delle persone trattate con un ciclo di antibiotici di 2-4 settimane guarisce. In una piccola percentuale di persone trattate è stata riscontrata la sindrome della malattia di Lyme post-trattamento (PTLDS), che consiste in affaticamento, dolore articolare e muscolare persistente, problemi di memoria e di concentrazione, a volte per più di 6 mesi. La causa di tale sindrome non è nota. Alcuni esperti ritengono che la Borrelia possa scatenare una risposta di tipo “auto-immune” che causa questi sintomi, nonostante l’infezione sia guarita. Risposte di questo genere si realizzano anche dopo altre infezioni: ad esempio da Camylobacter (sindrome di Guillain-Barré), da Chlamydia (sindrome di Reiter), ecc. Altri esperti ipotizzano che i sintomi siano causati da una infezione persistente ma difficile da identificare. Generalmente comunque i pazienti migliorano con il passare del tempo. È importante però escludere altre cause. Le linee guida europee e l’Osservatorio Malattie Rare (OMaR) non contemplano questa forma, che non giustifica l’uso prolungato di antibiotici se il ciclo raccomandato è stato correttamente eseguito. Nei casi in cui la terapia sia stata effettuata con ritardo, utilizzando antibiotici diversi da quelli raccomandati, oppure associando farmaci steroidei si ritiene che l’infezione possa non essere stata debellata: in questo caso potrebbe essere utile che lo specialista valuti se ricorrere alla terapia antibiotica. In altri casi la persistenza dei sintomi potrebbe essere dovuta a reinfezione o coinfezione con altro microrganismo trasmesso da zecche. Sono in corso varie ricerche per comprendere meglio la causa di questa sindrome.

Fonti
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Approved

Revisori: Rita Caldarelli - biologo, specialista in Patologia Clinica / Paola Pauri - medico, specialista in Igiene e Medicina Preventiva e in Microbiologia / Federico Ridolfo – biologo, specialista in Biochimica Clinica