Noto anche come
Test di sensibilità agli antibiotici
Antibiogramma
Test di sensibilità agli antimicotici
Test di sensibilità agli antifungini
Nome ufficiale
Test di sensibilità per funghi e batteri
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 10.01.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per determinare la sensibilità dei microrganismi patogeni (batteri o funghi) isolati tramite l’esame colturale ad un particolare antibiotico (per i batteri) o antimicotico (per i funghi).

 

Quando Fare il Test?

In seguito ad un risultato positivo all’esame colturale batterico o micotico; in presenza di un’infezione batterica o micotica confermata dalla positività per l’esame colturale a partire da un campione isolato dalla sede della sospetta infezione; in presenza di infezioni persistenti.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione dei batteri o funghi isolati dal sito di infezione e cresciuti in coltura.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L'Esame

Il termine “sensibilità” si riferisce all’incapacità di funghi e/o batteri di crescere in presenza di un particolare farmaco o una serie di farmaci. I test di sensibilità vengono eseguiti perlopiù sui batteri (antibiogramma) ma possono essere effettuati anche sui funghi patogeni isolati in coltura. Questi test vengono utilizzati per conoscere la potenziale efficacia terapeutica nell’utilizzo di particolari farmaci antimicrobici o per determinare se il ceppo batterico isolato in coltura ha sviluppato una particolare resistenza agli antibiotici. Il risultato del test quindi può essere un valido ausilio alla scelta terapeutica.
Sebbene anche i virus siano microrganismi, i test relativi alla resistenza ai farmaci antivirali vengono effettuati in maniera differente; pertanto questo articolo riguarda solo i test di sensibilità per funghi e batteri.

I batteri e i funghi sono potenzialmente in grado di sviluppare una resistenza ai farmaci antibatterici o antimicotici in qualsiasi momento. Questo significa che i farmaci antimicrobici utilizzati per inibire la loro crescita, potrebbero perdere la loro efficacia. Il test di sensibilità viene effettuato allo scopo di valutare la presenza di una possibile resistenza dei microrganismi patogeni isolati dalla sede dell’infezione (per maggiori dettagli si rimanda alle pagine: emocoltura, urinocoltura, AFB coltura).

Durante l’esame colturale i patogeni, se presenti, vengono isolati (ossia separati dagli altri microrganismi presenti) ed identificati tramite test biochimici, enzimatici o molecolari. Una volta identificato, il patogeno può essere sottoposto al test di sensibilità. Questo test non viene eseguito per tutti i patogeni, ma solo per quelli che risultano essere non responsivi ai trattamenti standard. Un esempio è la faringotonsillite causata da Streptococcus pyogenes, trattata usualmente con penicillina.

Il test di sensibilità può essere effettuato su qualunque tipo di batteri o funghi, clinicamente rilevanti, per i quali non sia nota la sensibilità ai farmaci. Ciascun agente patogeno deve essere testato in maniera indipendente dagli altri al fine di definirne l’eventuale resistenza ai farmaci. A questo scopo, l’agente patogeno in esame può essere posto in coltura (in un terreno di crescita liquido o su piastra) insieme al farmaco antimicrobico da testare, così di valutare la capacità di quest’ultimo di inibire la crescita microbica.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Tramite isolamento di un campione dei batteri o funghi prelevati dal sito di infezione e cresciuti in coltura.

     

  • Esiste una preparazione al  test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, nessuna.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    I test di sensibilità vengono utilizzati per verificare la resistenza o la sensibilità ad un particolare farmaco antimicrobico (antibiotico o antimicotico) di batteri o funghi patogeni isolati da un sito di infezione. I risultati di questi test sono utili nell’indirizzare le scelte terapeutiche del clinico al fine di trattare con successo un’infezione.

    Come i batteri, anche i virus sono in grado di sviluppare forme di resistenza ai farmaci utilizzati per trattarli ma, nel caso dei virus, il tipo di test è completamente diverso. Pertanto questo articolo si limiterà solo alla presentazione dei test di sensibilità per funghi e batteri.

    Alcuni tipi di funghi o batteri sono noti per essere sensibili a particolari tipi di farmaci antimicrobici, pertanto l’esecuzione routinaria di questo test non è necessaria. Per esempio, è noto che la maggior parte degli streptococchi, inclusi quelli responsabile della faringotonsillite streptococcica, possono essere trattati con successo con la penicillina. In questi casi pertanto l’esecuzione del test di sensibilità non si rende necessario. Tuttavia può capitare che il farmaco d’elezione per il trattamento di particolari infezioni non sia efficace. In questi casi pertanto è necessario effettuare un test di sensibilità al fine di determinare quale farmaco sia in grado di inibire la crescita di questi microrganismi patogeni resistenti.

    Per altri tipi di infezione invece, il test di sensibilità viene effettuato di routine per la capacità degli agenti patogeni responsabili, di sviluppare resistenze inaspettate. Alcuni esempi includono gli stafilococchi e Pseudomonas aeruginosa. Talvolta, dallo stesso sito di infezione possono essere isolati più agenti patogeni. In questi casi il test di sensibilità deve essere effettuato per valutare quale antimicrobico o combinazione di farmaci antimicrobici siano più efficaci nell’inibizione della crescita di tutti gli agenti patogeni presenti. Questo può accadere, per esempio, nelle infezioni delle ferite.

  • Quando viene prescritto?

    I test di sensibilità sono spesso richiesti contemporaneamente all’esame colturale di campioni provenienti da probabili sedi infette, come una ferita, le urine o il sangue. Tuttavia, in genere il test viene eseguito solo in seguito ad un esito positivo all’esame colturale per la presenza di uno o più agenti patogeni. Questo esame può essere richiesto anche nel caso di infezioni ricorrenti o non responsive al trattamento, al fine di valutare la presenza di eventuali resistenze ai farmaci e di determinare quale sia l’approccio terapeutico maggiormente efficace.

  • Che cosa significa il risultato del test?

    I risultati di questi test in genere definiscono il patogeno come:

    • Sensibile – è molto probabile che il farmaco testato sia in grado di inibire la crescita del microrganismo patogeno; pertanto sembra essere una buona opzione terapeutica.
    • Intermedio – il farmaco è efficace ad alte dosi o con uso frequente o solo in alcune sedi dell’organismo nei quali il farmaco è in grado di penetrare e raggiungere la sede dell’infezione alla giusta concentrazione.
    • Resistente – il farmaco non è efficace nell’inibire la crescita dell’organismo; non può essere una scelta terapeutica appropriata.
       

    Talvolta il risultato viene riportato come “Concentrazione Inibitoria Minima” o “Minima Concentrazione Inibente” (MIC), espressa in milligrammi per microlitro (mg/μl). Questa esprime la diluizione più alta (o concentrazione minima) dell’antimicrobico in grado di inibire la crescita dell’agente patogeno. Anche in questo caso però il laboratorio riporta l’interpretazione del risultato come sensibile, intermedio o resistente.

    Nel caso in cui nella coltura vengano identificati più agenti patogeni, il laboratorio riporta i risultati per ciascun agente patogeno.

    Il clinico potrà quindi scegliere il corretto approccio terapeutico scegliendo tra i farmaci refertati nella categoria “sensibile”. Nel caso in cui non vi siano farmaci in questa categoria, il clinico sceglierà tra quelli presenti nella categoria “intermedi”. Questo tipo di terapia però richiede una posologia più aggressiva caratterizzata da alti dosaggi e periodi prolungati e quindi anche da maggior rischio di sviluppare effetti collaterali.

    Un agente patogeno può infine risultare “resistente” a tutti i farmaci usualmente utilizzati per il trattamento. In questo caso il clinico prescrive una combinazione di farmaci tali da agire contemporaneamente nell’inibizione della crescita. Questo tipo di terapie sono costose e necessitano di una somministrazione per via endovenosa, talvolta per lunghi periodi di tempo. Alcune infezioni operate da microrganismi resistenti sono molto difficili da trattare.

  • C’è qualcos'altro da sapere?

    Il campione utilizzato per l’esame colturale e del test di sensibilità dovrebbe essere prelevato prima dell’inizio di qualsiasi trattamento terapeutico, sebbene questo tipo di test venga utilizzato anche nel monitoraggio della terapia.

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Domande Frequenti
  • Quanto tempo è necessario per la formulazione del referto?

    Il risultato dell’esame colturale richiede almeno 24-48 ore. Dopo l’esame colturale, viene prelevato un campione puro del microrganismo isolato che viene quindi utilizzato per l’esecuzione del test di sensibilità. Questo richiede ancora 24-48 ore. Esistono dei test commerciali in grado di fornire risultati rapidi in meno di 24 ore. Le colture per i miceti o per la tubercolosi possono richiedere tempi più lunghi, anche 6-8 settimane.

  • Il clinico può prescrivere un antibiotico anche senza l’esecuzione del test di sensibilità?

    Si. In alcuni casi il clinico può prescrivere un antibiotico in attesa del risultato del test, mentre in altri casi senza che questo venga effettuato ma solo in base all’osservazione clinica, l’anamnesi del paziente e la propria esperienza. Sebbene sia impossibile predire quale sia il microrganismo responsabile di un’infezione, alcuni vengono rilevati più frequentemente di altri. Per esempio, la maggior parte delle infezioni del tratto urinario sono causate da Escherichia coli. In base a queste conoscenze pertanto, il clinico richiede raramente il test di sensibilità. Inoltre esistono alcune infezione pericolose per la vita del paziente e che quindi richiedono un intervento terapeutico immediato. In latri casi la coltura non può essere effettuata per la difficoltà nel prelievo del campione (come nel caso delle otiti) o per la difficoltà di isolare l’agente patogeno dagli altri microrganismi normalmente residenti (come nel caso della “polmonite acquisita in comunità”). In questi casi il clinico prescrive una terapia in grado di agire contro gli agenti patogeni più comunemente responsabili di quel tipo di infezione.

  • Come si sviluppa la resistenza dei microrganismi ai farmaci?

    La resistenza può essere innata o acquisita. La resistenza innata è dovuta ad alcune caratteristiche fisiche dei microrganismi. Poiché i microrganismi si moltiplicano molto velocemente, possono sviluppare molte generazioni in breve tempo. Le mutazioni genetiche possono generare resistenza ai farmaci antimicrobici. Se le mutazioni genetiche conferiscono un vantaggio nella sopravvivenza dei microrganismi nei quali si sono sviluppate, allora passeranno alle generazioni successive (resistenza acquisita).

    Una resistenza acquisita si sviluppa pertanto tramite un processo di selezione. Quando un paziente viene trattato con un farmaco antimicrobico, il microrganismo più sensibile è anche quello che viene eliminato per primo. Se il trattamento viene interrotto prima che tutti gli agenti patogeni siano stati eliminati, i rimanenti possono sviluppare una resistenza a quel particolare agente antimicrobico. In caso di riesposizione allo stesso farmaco, i microrganismi resistenti e la loro progenie saranno in grado di crescere e sopravvivere pur in presenza del farmaco.

    La resistenza può anche essere trasferita tramite la condivisione del materiale genetico in grado di conferire la resistenza ai farmaci tra un microrganismo resistente e uno sensibile. Questo accade spesso all’interno degli ospedali, dove molti pazienti vengono trattati con questi farmaci. Ad esempio, i ceppi batterici resistenti chiamati MRSA (Staphylococcus aureus meticillino resistente) rappresentano un grave problema all’interno degli ospedali.
    Quando, per qualsiasi motivo, il trattamento di un particolare batterio determina lo sviluppo di una resistenza, questa può essere facilmente trasmessa all’interno di una comunità. L’unico trattamento per un agente patogeno resistente ad uno o più farmaci consiste nel cercare di limitare la sua diffusione e di trovare altri agenti terapeutici in grado di inibirne la crescita. In genere i farmaci di seconda o terza scelta sono più costosi e soprattutto associati ad effetti collaterali peggiori. Attualmente i microrganismi resistenti si stanno sviluppando molto più rapidamente di quanto lo stia facendo la scoperta di nuovi agenti terapeutici; ciò sta destando grande preoccupazione al personale sanitario.

  • Esistono altri metodi per la verifica della resistenza ai farmaci?

    Il test di sensibilità ai farmaci antimicrobici può essere effettuato anche tramite un’analisi molecolare per la verifica della presenza di specifiche mutazioni in grado di conferire la resistenza. Ad esempio, il ceppo MRSA contiene il gene mecA in grado di conferire la resistenza alla meticillina, oxacillina, nafcillina e dicloxacillina. La rilevazione del gene mecA tramite metodica molecolare permette di avere una risposta rapida senza la necessità dell’esecuzione dell’esame colturale.

    I pazienti nei quali venga isolato un ceppo MRSA possono essere posti in isolamento rispetto agli altri pazienti al fine di prevenire il contagio.

    Un altro metodo per verificare la presenza di un tipo di resistenza è il test della beta-lattamasi. Questo test rileva la presenza della beta-lattamasi, un enzima in grado di rendere la penicillina inefficace e quindi identifica i batteri resistenti alla penicillina. Pertanto è un esame eseguito raramente e solo per un certo gruppo di batteri come, ad esempio, i batteri anaerobi e l’Haemophilus influenzae.

Fonti

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