Noto anche come
Riarrangiamento genico del recettore delle cellule-T
Nome ufficiale
Riarrangiamento genico del recettore delle cellule-T
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
21.06.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Come sostegno alla diagnosi di linfoma a cellule-T; talvolta per rilevare la presenza di cellule tumorali residue.

Quando Fare il Test?

Nel caso in cui il clinico sospetti che il paziente sia affetto da linfoma a cellule-T; per valutare l’efficacia della terapia e/o l’eventuale ricaduta di un linfoma.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di midollo osseo, un campione bioptico (ad esempio un linfonodo) o un campione di fluidi corporei prelevati dal clinico; talvolta un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

Questo test rileva le caratteristiche variazioni (riarrangiamenti) presenti in specifici geni delle cellule-T. La rilevazione e analisi di questi riarrangiamenti è utile per la diagnosi di linfoma a cellule-T.

Le cellule-T sono un tipo di linfociti (globuli bianchi) impegnati nella protezione dell’organismo. I riarrangiamenti in specifiche zone del DNA codificanti per i geni del recettore esposto sulla superficie dei linfociti (TCR), sono normali e fanno parte del normale sviluppo della cellula. Questi riarrangiamenti permettono la formazione di un ampio repertorio di diverse cellule-T in grado così di identificare molti agenti estranei e quindi di proteggere l’organismo da molti tipi di infezioni. Il modo definitivo nel quale ciascuno di questi geni è riarrangiato viene detto profilo di riarrangiamento genico. In una popolazione normale di linfociti T, i profili di riarrangiamento genico sono molteplici e tutti diversi.

Nel linfoma, le cellule-T presenti nel tessuto affetto (sangue, linfonodi o pelle) sono tutte identiche, così come il loro profilo di riarrangiamento genico. Il linfoma si espande quando le cellule-T anomale cominciano a produrre un numero incontrollato di copie identiche dette cloni. Le cellule clonali crescono in maniera incontrollata, spiazzando le cellule normali.

Il test  del riarrangiamento genico del TCR valuta i riarrangiamenti genici presenti nelle cellule-T del paziente per verificare la presenza di profili diversi (normali) o identici. Questa informazione, insieme ai segni clinici, i sintomi e i risultati di altri test di laboratorio, può aiutare a rendere più chiara la diagnosi o a valutare la persistenza o la ricaduta di un linfoma.

Secondo l’American Cancer Society, la maggior parte dei linfomi non-Hodgkin sono quelli a cellule B (circa l’85%) mentre solo nel 15% dei casi si tratta di linfomi a cellule-T. Esistono molti diversi tipi di linfomi a cellule-T ma ciascuno di questi è raro.

Durante una risposta immunitaria, è importante che le cellule-T siano in grado di discriminare tra le cellule appartenenti all’organismo di appartenenza (cosiddette “self”) e le cellule estranee o infettate (“non self”); questo al fine di identificare le cellule potenzialmente dannose e distruggerle o attivare la cascata segnalatoria in grado di attivare i linfociti B (un altro tipo di globuli bianchi) alla produzione di anticorpi.

I recettori TCR sono proteine esposte sulla superficie delle cellule-T che permettono loro di identificare e distinguere le cellule self e non-self e altre sostanze in grado di indurre una risposta immunitaria (antigeni). Esistono due tipi di recettori TCR, ciascuno contenente due diverse subunità. I geni del TCR controllano lo sviluppo di queste subunità recettoriali. I riarrangiamenti in questi geni fanno parte del normale sviluppo del recettore. Lo scopo dei riarrangiamenti è quello di produrre un’ampia varietà di recettori all’interno della popolazione dei cellule-T in grado di riconoscere il maggior numero di antigeni che la persona può incontrare nel corso della vita. Questo significa che, di norma, i recettori TCR sono molto diversi tra loro (policlonali).

Nel linfoma a cellule-T, un linfocita T anomalo comincia a crescere e a duplicare se stesso producendo un gran numero di cloni perfettamente identici. Queste cellule identiche (monoclonali), non sono in grado di funzionare in maniera adeguata e non sono in grado di crescere e morire in maniera finemente regolata così come le cellule normali. Una popolazione di cellule-T monoclonali cresce e si accumula, cominciando a spiazzare le cellule normali e a diffondere attraverso il sistema linfatico e il circolo sanguigno in altri linfonodi e tessuti, incluso il midollo osseo.

Tutte le cellule monoclonali prodotte hanno lo stesso profilo di riarrangiamento dei geni del TCR. I cloni neoplastici sono in genere cellule di grandi dimensioni predominanti nel tessuto affetto. La rilevazione di un profilo TCR dominante spesso identifica la presenza di cellule clonali neoplastiche. Pertanto questo può essere un sostegno diagnostico per la rilevazione del linfoma a cellule-T o per la valutazione dell’efficacia della terapia e delle eventuali ricadute.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Il prelievo di un campione di midollo osseo, di un linfonodo o di una biopsia tissutale viene effettuata dal clinico. I campioni di liquidi corporei vengono prelevati inserendo un ago all’interno della cavità corporea e aspirando il fluido con l’aiuto di una siringa. Talvolta viene prelevato un campione di sangue venoso dal braccio.
     

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test per la rilevazione dei riarrangiamenti del TCR viene utilizzato come sostegno alla diagnosi di linfoma a cellule-T e per la valutazione della malattia residua e dell’eventuale ricaduta successiva alla terapia.
    Il linfoma si sviluppa al momento in cui una cellula-T anomala comincia a crescere e riprodursi producendo un gran numero di cellule identiche (cloni). I cloni crescono e si dividono in maniera incontrollata, spiazzando le cellule normali. Esistono molti tipi diversi di linfoma a cellule-T, ciascuno con una diversa prognosi e caratteristiche peculiari, come la capacità di risposta alla terapia. Esistono diversi sistemi di classificazione che li descrivono, il più recente dei quali è quello fornito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (The 2016 revision of the World Health Organization classification of lymphoid neoplasms).

    Il test si avvale di più fasi e prevede l’esecuzione di esami aggiuntivi:

    • Emocromo e conta differenziale dei globuli bianchi: per valutare il numero, il tipo e la maturità dei leucociti presenti nel circolo ematico. Il risultato può rilevare un aumento del numero di linfociti e/o la presenza di linfociti anomali.
    • Valutazione anatomo-patologica dello striscio di sangue o di midollo osseo, dei linfonodi, della pelle e/o di altri tessuti bioptici. Il campione deve essere analizzato al microscopio da personale specializzato.
    • Se indicato, l’immunofenotipo eseguito sul campione di sangue, di midollo osseo o su altri tessuti  (come linfonodi) tramite metodiche di citometria o immunochimica. Questi test rilevano la presenza o l’assenza di marcatori specifici esposti sulla superficie delle cellule o posti al loro interno. Questi marcatori in genere vengono indicati con le lettere CD (Cluster of Differentiation) seguite da un numero. Il pattern antigenico (la presenza o l’assenza di specifici marcatori) può fornire informazioni utili riguardo la monoclonalità delle cellule-T e ad ulteriori classificazioni per l’identificazione del tipo di linfoma a cellule-T.
       

    La cellula-T proliferante può essere benigna o maligna. Nel caso in cui, dopo aver eseguito tutti i test sopracitati, non sia stato possibile fare ancora una diagnosi definitiva, può essere effettuato il test del riarrangiamento genico del TCR.
    Talvolta questo test viene effettuato per la valutazione dell’efficacia della terapia, per rilevare la malattia residua minima o la ricaduta della malattia evidenziate dalla presenza di cellule-T monoclonali anomale.

  • Quando viene prescritto?

    Il test viene effettuato nel caso in cui un paziente presenti segni e sintomi indicativi per la presenza di un linfoma, come:

    • Uno o più linfonodi gonfi ma non doloranti – in base alla sede del linfonodo interessato, i sintomi possono includere l’area del petto, ascelle, collo, addome o inguine.
    • Lesioni della pelle
    • Fegato e/o milza ingrossati
    • Senso di fatica
    • Febbre
    • Sudorazione notturna
    • Inspiegabile perdita di peso
    • Sintomi neurologici che possono suggerire l’interessamento del sistema nervoso centrale
       

    L’alterazione dei parametri rilevabili all’emocromo o tramite la conta differenziale dei leucociti, può essere il primo segnale della presenza del linfoma in una persona asintomatica o con sintomi lievi e aspecifici.
    Il test può essere eseguito nel caso in cui altri test di laboratorio forniscano indicazioni riguardo la presenza del linfoma e/o anche quando questi non forniscano risultati conclusivi. Alcuni esempi includono:

    • Incremento del numero dei linfociti, in particolare in presenza di linfociti anomali rilevabili tramite l’emocromo o lo striscio di sangue periferico
    • Segni della presenza di un linfoma su un tessuto bioptico, un campione di fluidi corporei o di midollo osseo
    • Presenza di specifici assetti antigenici delle cellule-T rilevabili tramite l’immunofenotipo (citometria o immunochimica) che possono essere non definitivi per la diagnosi di linfoma o per i quali il clinico voglia una conferma
       

    Il test può inoltre essere richiesto per la valutazione dell’efficacia della terapia e/o per la rilevazione della malattia residua minima o dell’eventuale ricaduta in una persona trattata per un linfoma.

  • Cosa significa il risultato del test?

    L’interpretazione dei risultati del test richiede personale specializzato in malattie ematologiche. I risultati devono essere valutati in accordo con le informazioni cliniche e con i risultati di altri test come l’istopatologia, l’immunofenotipo tenendo conto della forza e dei limiti delle diverse metodiche e dei possibili risultati osservabili compatibili con un assetto normale.
    Questo test aiuta a confermare la presenza di una popolazione clonale e quindi è un sostegno alla formulazione della diagnosi definitiva di linfoma. In generale, se più test sono concordi nel rilevare una popolazione clonale di cellule-T è altamente probabile che il paziente sia affetto da linfoma a cellule-T o che vi sia una ricaduta.

    Esempi di linfoma rilevabili tramite questo test includono:

    • Leucemia/linfoma a cellule-T dell’adulto
    • Linfoma anaplastico a grandi cellule
    • Linfoma angioimmunoblastico a cellule-T
    • Linfoma a cellule-T associato ad enteropatia
    • Linfoma a cellule-T epatosplenico
    • Micosi fungoide
    • Linfoma periferico a cellule-T non specificato
    • Leucemia/linfoma linfoblastico a cellule-T
    • Sindrome di Sézary
    • Leucemia linfocitica granulare a grandi cellule-T
    • Leucemia prolinfocitica a cellule-T
  • C’è altro da sapere?

    Secondo i dati del registro italiano tumori, il linfoma non-Hodgkin è il linfoma più frequentemente diagnosticato e, nel periodo 1998-2002 in Italia, i linfomi non-Hodgkin hanno rappresentato il 2.9% di tutti i tumori diagnosticati tra gli uomini e il 3.2% tra le donne, con circa 5000 nuovi casi diagnosticati ogni anno.
    Il test può richiedere la ripetizione nel caso in cui nel campione non vi sia quantità sufficiente di DNA per l’esecuzione del test.

    La rilevazione della presenza di riarrangiamenti genici del TCR clonali non è necessariamente indice della presenza di un linfoma a cellule-T. Una persona può avere una popolazione clonale di cellule-T pur non avendo un tumore. Piccoli cloni di cellule-T sono spesso associati alla presenza di patologie automimmuni, alcune infezioni, immunosoppressione o attivazione del sistema immunitario. Ciò significa che in una persona non affetta da tumore possono essere presenti anche uno o più gruppi di cloni di cellule-T.
    La negatività al test del riarrangiamento del TCR non esclude la presenza di linfoma. Il metodo usato potrebbe non essere abbastanza sensibile per rilevare la presenza di riarrangiamenti clonali o i linfociti tumorali potrebbero presentare mutazioni non rilevabili dal test o ancora il linfoma potrebbe essere un linfoma a cellule-B.

    Vista la possibile presenza di risultati falsamente positivi o falsamente negativi, l’interpretazione del test richiede una visione completa del quadro clinico e dei risultati di altri test.

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Domande Frequenti
Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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