Noto anche come
Aspirina
ASA
Acido acetilsalicilico
Subsalicilato di bismuto
Metil salicilato
Sodio salicilato
Magnesio salicilato
Salsalato
Per il nome commerciale consultare la Banca Dati AIFA (https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it)
Nome ufficiale
Salicilati nel sangue e nelle urine
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
13.01.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per rilevare un’overdose da salicilati, per la valutazione e il monitoraggio della sua risoluzione; talvolta per individuare un’overdose in pazienti che assumono regolarmente salicilati.

Quando Fare il Test?

In presenza di sintomi come nausea, iperventilazione, ronzio nelle orecchie (acufene) o stato confusionale che potrebbero derivare dall’assunzione di quantità eccessive di acido acetil-salicilico o altri farmaci salicilati; nel caso in cui si sospetti l’ingestione di grandi quantità di salicilati da parte di un bambino o di una persona non cosciente; spesso come parte degli approfondimenti effettuati nell’ambito dei test di screening tossicologici in emergenza; ad intervalli regolari per il monitoraggio di un’overdose; talvolta ad intervalli regolari nel caso di pazienti che assumono regolarmente salicilati sotto prescrizione medica per la presenza di artrite reumatoide o patologie autoimmuni.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio o un campione di urine raccolto in un contenitore sterile.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, ma il clinico può richiedere informazioni riguardo il momento e il dosaggio dell’ultima assunzione di salicilati. Nel caso di pazienti che assumono regolarmente i salicilati, il prelievo viene eseguito di norma nel momento precedente l’assunzione della dose successiva di farmaco.

L’Esame

I salicilati sono un gruppo di farmaci, inclusa l’aspirina, acquistabili con o senza la necessità di prescrizione medica. Spesso sono utilizzati per ridurre il dolore o l’infiammazione, per ridurre la febbre e per prevenire l’eccessiva coagulazione. Il test dei salicilati misura la concentrazione di queste sostanze nel sangue e rileva o monitora un’overdose (avvelenamento da salicilati). Talvolta nelle urine può essere eseguito un test di screening (Test di Trinder) come indicatore della presenza di salicilati nel sangue.

L’aspirina è il salicilato più comunemente utilizzato ma ne esistono anche altri, come il metil-salicilato presente spesso sotto forma di olio di Wintergreen in creme per il trattamento dei dolori muscolari. Le creme al metil-salicilato e l’aspirina ad uso topico vengono assorbite dall’organismo tramite la pelle. I salicilati assunti per via orale vengono convertiti, dopo l’ingestione, in acido salicilico il quale viene poi assorbito al livello dello stomaco e dell’intestino tenue, e trasferito nel circolo ematico. Queste sostanze vengono poi metabolizzate dal fegato ed eliminate con le urine entro poche ore.

Dopo l’assunzione di una singola dose, la concentrazione di salicilati nel sangue aumenta nel giro di due ore, anche se il raggiungimento del picco può essere ritardato tramite l’assunzione di preparazioni dotate di rivestimento enterico o a rilascio prolungato. La diminuzione della capacità dell’organismo di rimuovere i salicilati o l’assunzione di quantità eccessive può comportare la comparsa di segni e sintomi associati con la tossicità da salicilati (tossicità acuta nel caso di ingestione di grandi quantità in breve tempo o tossicità cronica nel caso di assunzione prolungata). La capacità dell’organismo di rimuovere efficientemente i salicilati è influenzata dal pH ematico e urinario e dalla funzionalità epatica e renale.

I salicilati acquistabili senza prescrizione medica spesso sono utilizzati in caso di necessità o in maniera regolare per ridurre il dolore, la febbre e l’infiammazione. Basse dosi di aspirina possono essere assunte con regolarità per ridurre il rischio di trombosi (coagulazione del sangue inappropriata), attacco cardiaco o ictus nelle persone ad alto rischio. L’aspirina può inoltre essere assunta per ridurre il rischio di complicazioni in corso di infarto cardiaco o subito dopo. Infine l’aspirina può essere utilizzata in pazienti affetti da disordini mieloproliferativi (come la policitemia vera e la trombocitemia essenziale) e raramente, per diminuire i sintomi correlati all’artite reumatoide, all’osteoartrite così come ai disordini autoimmuni e al lupus.

Se usata con attenzione e seguendo le indicazioni relative al dosaggio appropriato, le dosi terapeutiche di salicilati risultano essere efficaci e sicure per la maggior parte degli adulti. Quantità eccessive d salicilati tuttavia possono essere tossiche, influenzando il respiro e l’equilibrio acido-base dell’organismo. In casi gravi possono determinare convulsioni, coma e addirittura morte.

Talvolta i problemi con l’assunzione dei salicilati possono derivare dalla combinazione inconsapevole di più prodotti che li contengono. Molti farmaci da banco includono salicilati e l’assunzione di diversi di questi farmaci può portare inconsapevolmente ad un effetto cumulativo. La grande diffusione e disponibilità di salicilati può far erroneamente pensare che si tratti di farmaci innocui; spesso invece l’assunzione di un dosaggio superiore a quello raccomandato o con frequenza troppo alta può comportare un’overdose. Nelle persone più anziane le conseguenze possono essere complicate dalla presenza di patologie concomitanti e dallo stato generale di salute che può determinare una diminuita capacità di eliminazione dei salicilati dall’organismo.

L’assunzione di aspirina non è raccomandata nel bambini e negli adolescenti per il rischio di sviluppare la sindrome di Reye, una patologia caratterizzata da danneggiamento acuto dell’encefalo e disfunzione epatica che possono portare anche alla morte. Poiché a questa categoria di persone non viene di solito prescritta l’assunzione di aspirina, l’avvelenamento da salicilati può derivare da ingestione accidentale o intenzionale. Le creme ad uso topico contenenti metil-salicilati destano particolare preoccupazione per l’alto dosaggio di farmaco contenuto al loro interno.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Viene prelevato dal braccio un campione di sangue venoso o viene raccolto un campione di urine in un contenitore sterile o, nel caso di pazienti non coscienti, tramite l’utilizzo di un catetere urinario.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, ma il clinico può richiedere informazioni riguardo il momento e il dosaggio dell’ultima assunzione di salicilati. Per la corretta interpretazione dei risultati, i campioni di sangue vengono di solito prelevati dopo almeno 4 ore dall’assunzione del farmaco. Nel caso di pazienti che assumono regolarmente i salicilati, il prelievo viene eseguito di norma nel momento precedente l’assunzione della dose successiva di farmaco.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Questo test viene utilizzato per rilevare concentrazioni eccessive di salicilati nel sangue. Può essere utilizzato come sostegno alla diagnosi di overdose (avvelenamento da salicilati) o per monitorare le persone che assumono salicilati sotto prescrizione medica. Il test di screening dei salicilati viene effettuato misurando la quantità di salicilati nelle urine.

    Il test può essere prescritto nel caso in cui una persona presenti segni e sintomi di un avvelenamento da salicilati,  così come nel caso in cui il clinico, non certo della sostanza assunta da un paziente in emergenza, voglia verificare l’eventuale assunzione di dosi eccessive di salicilati nell’ambito di un test di screening per le droghe di abuso. La richiesta del test dipende dai segni e sintomi presenti.

    In una situazione di emergenza, il test dei salicilati può essere pertanto richiesto insieme ad altri test come:

    • Emogasanalisi ed elettroliti per valutare l’ossigenazione e il bilanciamento acido-base
    • Urea e creatinina per la valutazione della funzionalità renale
    • Analisi delle urine per la valutazione del pH
    • Glucosio per rilevare l’eventuale presenza di ipoglicemia
    • Pannello epatico per valutare la funzionalità epatica
    • Test coagulativi (PTaPTT e conta piastrinica)
       

    Nel caso in cui vengano rilevate nel sangue concentrazioni tossiche di salicilati, devono essere prescritti una serie di test (oltre a test addizionali) ad intervalli di tempo regolari, al fine di verificare il successivo aumento delle concentrazioni ematiche o l’eventuale raggiungimento del picco massimo seguito da una progressiva diminuzione. Queste informazioni vengono utilizzate nel monitoraggio della terapia e per la valutazione dello stato complessivo di salute del paziente.

    Nel caso di pazienti che assumono in maniera cronica i salicilati per il trattamento di artrite reumatoide, osteoratrite, lupus, febbre reumatica o malattia di Kawasaki, il test può essere utile per la valutazione di un’eventuale sovradosaggio del farmaco. Questo è particolarmente utile in quei pazienti che, per qualche motivo, abbiano variato il proprio stato di salute o protocollo terapeutico, assumendo per esempio altri farmaci.

    In genere il monitoraggio non è necessario per le persone che assumono l’aspirina a basse dosi e con un basso rischio di trombosi, attacco cardiaco o ictus.

  • Quando viene prescritto?

    Il test del salicilato può essere richiesto nel caso in cui esista il sospetto che una persona abbia assunto grandi quantità di salicilati o altri farmaci contenenti queste sostanze. In genere il test viene effettuato su un campione di sangue prelevato dopo almeno 4 ore dall’assunzione, se nota. I test effettuati prima di questo momento forniscono risultati di difficile interpretazione.

    I sintomi associati con l’assunzione di un’overdose acuta o cronica di salicilati sono:

    • Nausea e vomito
    • Iperventilazione; meno comune nei bambini
    • Ronzio nelle orecchie (acufene)
    • Sudorazione
    • Brividi
    • Stato confusionale
       

    Altri sintomi che possono comparire sono:

    • Cefalea
    • Agitazione
    • Convulsioni
    • Allucinazioni
    • Tachicardia
    • Letargia
    • Coma
    • Sordità
    • Ipertermia, in particolare nei bambini piccoli con gravi effetti tossici
    • Difficoltà respiratorie dovute all’accumulo di fluidi nei polmoni (edema polmonare)
    • Sanguinamento (raro)
       

    Il test può essere effettuato anche nel caso in cui vi sia il sospetto che il paziente abbia assunto consapevolmente dosi eccessive di salicilati, come tentativo di suicidio.
    Nel caso in cui venga rilevata una tossicità acuta da salicilati, il clinico può richiedere che il monitoraggio venga effettuato ogni 2-3 ore per verificare la risoluzione dell’overdose.

    Nel caso di pazienti che assumono cronicamente salicilati sotto prescrizione medica, il clinico può richiedere un monitoraggio ad intervalli regolari per verificare la presenza di un’eventuale tossicità che può insorgere anche in assenza dei segni e sintomi caratteristici. Talvolta i sintomi possono svilupparsi lentamente ed essere aspecifici, come lo stato confusionale, la nausea, la tachicardia o la febbre che possono essere associate a molteplici altre patologie. Il test può pertanto essere utile per valutare se tali sintomi possano essere associati ad un’eccessiva concentrazione ematica di salicilati.

    Nel caso in cui i salicilati vengano assunti senza prescrizione medica, l’identificazione della tossicità cronica da salicilati può essere difficile. Il test può essere richiesto dal clinico nel caso abbia un sospetto derivato dall’anamnesi del paziente.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Le concentrazioni terapeutiche dell’aspirina e degli altri salicilati dipendono dal motivo per il quale questi vengono assunti. Pertanto i risultati del test devono essere interpretati sulla base dell’anamnesi e dei segni e sintomi presenti. Bassi livelli di salicilati nel sangue sono sufficienti per la diminuzione del dolore e per la diminuzione del rischio di trombosi ma in particolari condizioni, come per ridurre l’infiammazione in patologie reumatiche e nell’artrite, potrebbero essere necessarie concentrazioni elevate, tali da indurre anche alcuni effetti collaterali.

    La gravità dei segni e sintomi e il dosaggio al quale questi compaiono, è una questione individuale. Talvolta a concentrazioni solitamente considerate terapeutiche per le patologie infiammatorie, possono comparire effetti collaterali, che solitamente appaiono oltre 10-30 mg/dL di salicilati nel circolo ematico. In linea generale però la gravità degli effetti collaterali e direttamente proporzionale alla concentrazione di salicilati presenti.

    La tabella sottostante riassume alcuni risultati possibili. Questi valori si riferiscono tipicamente alle concentrazioni rilevate in campiono prelevati dopo 4 ore dall’assunzione del farmaco.

    Concentrazione di Salicilati in  mg/dL

    Concentrazione di Salicilati in  μg/mL

    Interpretazione dei risultati

     2-10

     20-100

    Intervallo terapeutico per cura del dolore (analgesia)

     10-30

     100-300

    Concentrazioni anti-infiammatorie; potrebbero comparire alcuni sintomi di tossicità come cefalea, acufene o vertigini

    Maggiore di 30

    Maggiore di 300

    Tossico

    Nota: alcuni laboratori riportano il risultato in milligrammi per decilitro (mg/dL) mentre altri in microgrammi per millilitro (μg/mL). Questi valori si differenziano per un fattore 10.

    Durante il monitoraggio, l’aumento dei livelli di salicilati nel sangue (senza l’assunzione di ulteriore farmaco) indica che il picco massimo di concentrazione non è stato ancora raggiunto. La diminuzione indica invece che l’eccesso di farmaco è in corso di eliminazione dall’organismo e che l’overdose sta procedendo verso la risoluzione.

    La tossicità da salicilati è molto grave e spesso richiede il ricovero ospedaliero e un attento monitoraggio. Nei casi più gravi lo sbilanciamento dell’equilibrio acido-base può peggiorare progressivamente determinando alcalosi respiratoria, acidosi metabolica, ipoglicemia, disidratazione e, a seconda delle concentrazioni di farmaco assunte, progredire verso convulsioni, allucinazioni, delirio e coma.

  • C’è altro da sapere?

    È importante verificare se i farmaci assunti abitualmente, sia con che senza prescrizione medica, contengono salicilati. Non devono essere assunti contemporaneamente più farmaci contenenti salicilati.

    L’assunzione di grandi dosi di salicilati può comportare l’accumulo delle compresse nel tratto gastrointestinale. Questo può determinare un continuo assorbimento del farmaco da parte dell’organismo e quindi l’aumento dei livelli di salicilati nel sangue nonostante l’assenza di ulteriore inserimento di farmaco.

    L’aspirina non deve essere presa per lungo tempo senza le indicazioni del medico curante e non deve MAI essere somministrata a bambini o adolescenti a meno di precise indicazioni fornite dal clinico. L’aspirina non deve essere assunta insieme a bevande alcoliche che possono aumentare il rischio di sanguinamento dello stomaco. Nel caso in cui si sospetti un’overdose da aspirina, è necessario rivolgersi immediatamente al medico curante della persona interessata.

    I salicilati, inclusa l’aspirina, fanno parte di un gruppo di farmaci detti FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei).

    Talvolta l’avvelenamento da salicilati può comportare rabdomiolisi, ossia la rottura del tessuto muscolare.

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Domande Frequenti
  • Coloro che assumono aspirina con regolarità dovrebbero sottoporsi al test dei salicilati?

    L’assunzione occasionale del farmaco in maniera moderata sotto la supervisione del medico curante o comunque di una sola compressa al giorno, non dovrebbe richiedere monitoraggio. La maggior parte delle persone non necessitano di questo test a meno che non ingeriscano in maniera accidentale una grande quantità di salicilati e/o non sviluppino effetti collaterali.

  • L’assunzione di aspirina a dosaggi normali può comportare problemi?

    L’assunzione occasionale di aspirina alle dosi raccomandate in genere non comporta la comparsa di effetti collaterali. Talvolta le complicanze, come un eccessivo sanguinamento, possono comparire nelle persone che assumono in maniera cronica l’aspirina, come i pazienti affetti da artite reumatoide. L’assunzione regolare di aspirina dovrebbe essere effettuata sempre sotto la supervisione medica. L’assunzione di aspririna a basse dosi per la prevenzione dell’infarto cardiaco in genere è sicura ma richiede comunque la supervisione medica.

  • Coloro che assumono aspirina a basso dosaggio per prevenire attacchi cardiaci dovrebbero essere monitorati?

    No, in genere non è necessario visto il basso rischio di effetti tossici. Tuttavia, l’efficacia terapeutica del farmaco può essere valutata tramite la valutazione della funzionalità pastrinica. L’aspirina diminuisce il rischio di trombosi e attacco cardiaco tramite l’inibizione dell’attivazione e aggregazione piastrinica. Pertanto il monitoraggio dell’aspirina spesso si avvale dei test di funzionalità piastrinica.

  • Perché l’aspirina non deve essere somministrata ai bambini?

    È stata rilevata un’associazione  tra l’uso di aspirina per il trattamento di sintomi parainfluenzali come quelli causati dalla varicella e lo sviluppo della sindrome Reye, una malattia caratterizzata da danneggiamento acuto dell’encefalo e disfunzione epatica potenzialmente letali. Pertanto l’aspirina non dovrebbe mai essere somministrata ai bambini o agli adolescenti fino a 19 anni di età, a meno di una stretta indicazione medica.

  • Come viene trattata un’overdose da salicilati?

    L’avvelenamento da salicilati richiede l’immediato intervento del pronto soccorso. Non esistono antidoti per questi farmaci pertanto la terapia consiste nel cercare di aumentare l’eliminazione del farmaco dall’organismo e nel diminuirne l’assorbimento. Il tipo e l’estensione del trattamento dipende dalla gravità degli effetti tossici.

    Nel caso in cui vi sia il sospetto che il farmaco si trovi ancora nello stomaco, al paziente può essere somministrato carbone attivo (anche più dosi) in grado di assorbire i farmaci residui e impedire il loro assorbimento da parte dell’organismo. Al paziente può inoltre essere somministrato bicarbonato per correggere lo sbilanciamento acido-base e gli elettroliti. La soluzione contenente bicarbonato può essere somministrata per via endovenosa al fine di aumentare anche l’eliminazione del farmaco con le urine. Il trattamento dei sintomi può avvalersi anche di altri farmaci. Nei casi più gravi il farmaco può essere rimosso dal circolo ematico tramite dialisi.

Fonti

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2016 review performed by Kenneth Ihenetu, PhD, DABCC, FACB, Laboratory Director, Unitec Laboratories, Inc.

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