Noto anche come
Riarrangiamento genico delle immunoglobuline; Test genetico molecolare di clonalità dei geni delle immunoglobuline; BCGR
Nome ufficiale
Riarrangiamento genico dei linfociti B
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
14.01.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Come supporto nel diagnosticare il linfoma a cellule B; per determinare la presenza di residui di cellule tumorali.

Quando Fare il Test?

Quando il medico pensa che il paziente abbia un linfoma a cellule B; talvolta per valutare l’efficacia della terapia o per determinare la presenza di recidiva.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di midollo osseo, di tessuto (biopsia) o di un fluido biologico prelevato dal medico; talvolta un campione di sangue prelevato da una vena del braccio.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

Questo esame determina la presenza di mutazioni caratteristiche (riarrangiamenti) di specifici geni nelle cellule B. Questa informazione può essere utile nella diagnosi di linfoma a cellule B.

La cellula B è un tipo di linfocita (un genere di globulo bianco, GB) che produce anticorpi in risposta a un’infezione o ad altre “aggressioni esterne”. I riarrangiamenti in certe zone del DNA chiamati geni delle immunoglobuline sono parte del loro normale sviluppo. Questi riarrangiamenti sono associati allo sviluppo di un grande repertorio di diverse cellule B, che permettono la difesa contro diversi tipi di infezione. L’ordine finale con cui i geni sono riarrangiati è chiamato profilo di riarrangiamento genico. All’interno di qualsiasi popolazione normale (campione) di cellule B, le cellule e i loro profili di riarrangiamento genico sono molto diversi tra loro.

Nel linfoma, le cellule B nel tessuto affetto (come il sangue, il midollo osseo o i linfonodi) sono identiche tra loro e i profili di riarrangiamento genico anche. I linfomi compaiono quando un clone di cellule B anomalo inizia a produrre numerose copie identiche di sé stesso (cloni). Il clone di cellule cresce e si divide in modo incontrollato, togliendo spazio alle cellule normali.

Il test di riarrangiamento genico delle immunoglobuline delle cellule B, valuta le cellule B nel campione biologico del paziente per determinare se la maggioranza dei profili di riarrangiamento delle cellule B sono diversi o identici. Questa informazione, insieme ai segni e sintomi clinici e ai risultati di altri esami non di laboratorio, possono aiutare a chiarire la diagnosi del paziente, o per valutare la persistenza o la recidiva di linfoma.

Circa l’85% dei linfomi non-Hodgkin sono linfomi a cellule B nel mondo occidentale, come riportato dall’associazione americana American Cancer Society (ACS).

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Viene effettuata dal medico una biopsia di midollo osseo o di altri tessuti. I campioni di fluidi biologici sono ottenuti inserendo un ago all’interno di una cavità del corpo e aspirando il fluido con una siringa. Talvolta un campione di sangue viene prelevato da una vena del braccio.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test di riarrangiamento genico delle immunoglobuline delle cellule B è usato come supporto alla diagnosi di linfoma non-Hodgkin delle cellule B e per valutare residui o recidive di malattia dopo il trattamento. I linfomi compaiono quando si producono cellule B tutte identiche tra loro (cloni). Le cellule clonate crescono e si dividono in modo incontrollato, togliendo spazio alle cellule normali. Ci sono differenti tipi di linfoma a cellule B e ognuno ha differenti caratteristiche, prognosi e probabilità di risposta alla terapia. Diversi sistemi di classificazione sono stati usati per descrivere queste patologie. Il più recente è quello dell’organizzazione mondiale della sanità (per maggiori informazioni, visitare la sezione Linfoma).

    Nel percorso diagnostico e di monitoraggio del linfoma a cellule B, sono coinvolti diversi tipi di esami:

    • Emocromo e conta differenziale dei leucociti, per valutare il numero, il tipo e la maturità dei globuli bianchi presenti nel sangue. I risultati possono rivelare un aumentato numero di linfociti e/o la presenza di linfociti anomali
    • Valutazione di patologia su striscio di sangue, midollo osseo, linfonodi e/o biopsie di altri tessuti. Questi campioni biologici sono esaminati al microscopio da un laboratorista esperto.
    • Se indicato, viene eseguita l’immunofenotipizzazione su sangue, midollo osseo o altri tessuti (ad esempio su linfonodi ingrossati, su masse tumorali) usando metodi come la citometria a flusso o l’immunoistochimica. Questo esame determina la presenza o l’assenza di alcuni marcatori sulle superfici delle membrane cellulari o dentro le cellule. Questi marcatori comunemente utilizzati fanno parte di un gruppo di molecole chiamato cluster di differenziazione (CD), e sono elencati e numerati. La composizione degli antigeni (presenza o assenza) può fornire chiarire se le cellule B sono cloni (monoclonali) e possono inoltre essere d’aiuto nella classificazione dei linfomi a cellule B.
       

    La proliferazione delle cellule B può essere benigna o maligna. Se, dopo aver fatto le analisi iniziali, il medico non riesce a capire se il paziente abbia una popolazione linfocitaria benigna o maligna, può essere effettuato il test di riarrangiamento genico delle immunoglobuline delle cellule B.

    Il test può essere effettuato talvolta per valutare l’efficacia della terapia del linfoma, che consiste nel determinare la presenza di residui o recidive di patologia, la presenza costante o anomala di cellule B monoclonali.

  • Quando viene prescritto?

    Gli esami vengono effettuati quando una persona mostra segni e sintomi che suggeriscano il linfoma, quali:

    • Uno o più linfonodi ingrossati ma non doloranti. A seconda del sito del linfonodo affetto. I sintomi possono coinvolgere ad esempio aree del petto, delle ascelle, del collo, dell’addome o dell’inguine.  
    • Affaticamento
    • Febbre
    • Sudorazione notturna
    • Inspiegata perdita di peso
    • Sintomi neurologici che suggeriscano coinvolgimento del sistema nervoso centrale
       

    I risultati dell’emocromo e della conta differenziale dei leucociti possono essere la prima indicazione che una persona abbia un tumore delle cellule del sangue anche se i sintomi di un linfoma precoce sono assenti, leggeri o non specifici.

    Questo test può essere eseguito inoltre quando gli altri esami di laboratorio indicano che il linfoma sia presente e/o quando gli altri esami sono inconcludenti. Alcuni esempi includono:

    • Un aumentato numero di linfociti, specialmente linfociti dall’aspetto anomalo, come determinato dall’emocromo con formula e dall’esame dello striscio di sangue
    • Segni di linfoma in biopsie di tessuto, fluidi biologici o midollo osseo.
    • Quando con l’immunofenotipizzazione (ad esempio citometria a flusso, immunoistochimica), raggruppamenti di antigeni che sono inconcludenti per la diagnosi di linfoma a cellule b, o quando il medico vuole confermare la diagnosi di linfoma basata sull’istopatologia e sull’immunofenotipizzazione. 
       

    Il test può inoltre essere prescritto quando una persona è in trattamento per un linfoma in modo da valutare l’efficacia del trattamento e determinare residui o recidive di malattia. 

  • Cosa significa il risultato del test?

    I risultati dei test sono in genere interpretati dal medico specialista in ematologia. I risultati devono essere interpretati insieme ad altri reperti clinici, ai risultati di altri test, incluse le informazioni derivanti dall’immunofenotipizzazione, dalla conoscenza della penetranza e dei limiti dei differenti metodi utilizzati..

    In generale, se viene determinato un significativo clone di cellule e gli altri test associati mostrano risultati in accordo, allora è probabile che l’individuo testato abbia un linfoma

    Esempi di linfoma che sono stati determinati dal test di riarrangiamento genico includono:

    • Leucemia linfatica cronica a cellule B /linfoma a piccoli linfociti
    • Linfoma di Burkitt
    • Linfoma diffuso a grandi cellule B
    • Linfoma follicolare
    • Leucemia a cellule capellute
    • Linfoma linfoplasmacitico / macroglobulinemia di Waldenstrom
    • Linfoma mantellare
    • Linfoma marginale a cellule B
  • C’è altro da sapere?

    Il linfoma non-Hodgkin è uno dei tumori più comuni nel mondo occidentale. Le stime per l’Italia indicano un totale di 5.649 nuovi casi diagnosticati ogni anno fra i maschi e di 4.632 fra le donne. con una mortalità del 5.3% tra i maschi e del 3.5% tra le femmine (AIRT- Italian network of cancer register).
    La raccolta dei campioni ed i test potrebbero dover essere ripetuti se il campione iniziale non contiene abbastanza DNA.

    La determinazione del riarrangiamento genico delle immunoglobuline clonali non è sinonimo della presenza di linfoma a cellule B. Un individuo può avere una popolazione clonale di cellule B e non avere il cancro.

    Alcune patologie come le malattie autoimmunitarie, l’immunosoppressione e la deficienza del sistema immunitario sono talvolta associate a una piccola popolazione clonale di cellule B. Questo significa che uno o più gruppi cellule B clonali possono essere presenti nella popolazione linfocitaria di un individuo senza che siano considerate indice di linfoma.

    Se un individuo è negativo per il test di riarrangiamento genico delle immunoglobuline delle cellule B, può comunque avere un  linfoma. Un test può inoltre essere negativo se il metodo non è sensibile abbastanza da determinare il riarrangiamento, o se i linfociti clonali delle persone testate hanno delle mutazioni non determinate dal test.

    Dal momento che questo test può fornire risultati falsi positivi e falsi negativi, i risultati devono essere interpretati nel contesto di altre evidenze cliniche e patologiche.

    Poiché le plasmacellule sono alla fine cellule B differenziate, il test di riarrangiamento genico delle immunoglobuline può inoltre essere osservato nei neoplasmi delle plasmacellule, come il mieloma multiplo e il plasmacitoma.

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Domande Frequenti
  • Tutti i pazienti affetti da linfoma a cellule B dovrebbero fare il test di riarrangiamento genico?

    No. Il test è necessario solo se le procedure diagnostiche non sono sufficienti per fare una diagnosi accurata.

  • Il risultato di questi test può determinare il decorso della patologia?

    No. Un test positivo è solo di supporto nel confermare la diagnosi di linfoma a cellule B e non è relativo ad un sottotipo specifico di linfoma a cellule B. Il decorso clinico e la risposta alla terapia sono generalmente determinati dal sottotipo di linfoma da cui è affetto l’individuo, e da certi tipi di anomalie genetiche.

  • Quanto sono frequenti i riarrangiamenti genici delle cellule B?

    geni delle immunoglobuline delle cellule B sono in continuo riarrangiamento per produrre immunoglobuline uniche. Questi riarrangiamenti sono normali. I geni delle immunoglobuline consistono in numerosi e discontinui segmenti codificanti. Dal momento in cui le cellule B si sviluppano e maturano, una porzione di DNA che contiene una sequenza completa dei geni, si rompe in più pezzi. Dopo il riarrangiamento, solo alcune parti vengono mantenute e si ricongiungono insieme in una specifica serie di passaggi. Per visualizzare questo processo, si può immaginare di avere alcuni fogli di giornale composti da una serie di istruzioni, alcuni paragrafi e centinaia di parole. E’ possibile dunque immaginare di scegliere una serie di parole da diverse posizioni nelle pagine in numero sufficiente da comporre una frase. Dunque è possibile liberare le parole dal testo e comporre una frase. Si inizia da una pagina e si finisce con una frase, ma entrambe hanno senso alla lettura e, in questo caso, entrambe rappresentano “geni funzionali”. Non è difficile da immaginare che molte frasi possano essere costruite dalla stessa raccolta di istruzioni. In un modo simile, nelle cellule B questo processo può essere utilizzato per produrre un vasto numero di riarrangiamenti genici unici.

Fonti

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