Noto anche come
Tempo di protrombina
INR
Nome ufficiale
Tempo di protrombina e International Normalized Ratio
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
24.05.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per verificare la bontà del funzionamento del farmaco fluidificante del sangue (anticoagulante) warfarin (COUMADIN®) nel prevenire la formazione di coaguli; come supporto nel determinare e diagnosticare disordini dell’emostasi.

Quando Fare il Test?

Quando il paziente è in terapia con warfarin o quando il medico lo sospetta affetto da disordini dell’emostasi.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue prelevato da una vena del braccio. Talvolta sangue ottenuto da una puntura del dito.

Il Test Richiede una Preparazione?

No. Se il paziente è in terapia anticoagulante, il campione deve essere prelevato prima del momento della giornata in cui egli assume il farmaco.

L’Esame

Il tempo di protrombina (PT) misura quanto tempo impiega a formarsi il coagulo in un campione di sangue. Nell’organismo, la coagulazione implica una serie di reazioni chimiche sequenziali; questo processo prende il nome di cascata della coagulazione e in essa i fattori della coagulazione sono attivati uno dopo l’altro fino alla formazione del coagulo. Ogni fattore deve essere presente in quantità adeguate e deve  funzionare in modo appropriato, perchè avvenga una coagulazione normale. Se i fattori sono scarsi (in quantità e funzionalità) si possono verificare sanguinamenti, se sono troppo abbondanti si può assistere ad eccessiva di coagulabilità.

In un campione di sangue, ci sono due vie che possono iniziare il processo della coagulazione, chiamate via estrinseca e via intrinseca. Entrambe confluiscono in una via comune (schematicamente a formare una sorta di “Y”) per completare il processo coagulativo. In uno dei passaggi finali della cascata della coagulazione, la protrombina (anche chiamata fattore II) è convertita in trombina, ma questo fattore e questo passaggio non sono gli unici punti investigati dal test del PT.

Il PT valuta se i fattori della via estrinseca e comune della cascata della coagulazione funzionino bene insieme. I fattori sono: fattore I (fibrinogeno), II (protrombina), V, VII e X. Il test del PT valuta la capacità totale di produrre il coagulo in un intervallo di tempo ragionevole e, se uno o più fattori sono carenti o disfunzionali, il PT risulta allungato.

Il PT è solitamente misurato in secondi ed è comparato ad un intervallo di riferimento che riflette i valori riscontrati negli individui sani. Poiché i reagenti usati per effettuare il test variano da laboratorio a laboratorio e talvolta anche all’interno della stessa struttura col passare del tempo, anche l’intervallo di riferimento può fluttuare. Per standardizzare i risultati nel mondo, un comitato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sviluppato e raccomandato l’uso dell’Internationalized Normalized Ratio (INR) con il test del PT per le persone in terapia con l’anticoagulante warfarin (COUMADIN®).

L’INR è un calcolo che aggiusta il risultato del test in base ai reagenti utilizzati e permette ai risultati ottenuti dai diversi laboratori di essere comparati. La maggior parte dei laboratori riportano sia i valori del PT che quelli dell’INR ogni volta che il PT viene eseguito. L’INR però è applicabile solo per coloro che sono in terapia con warfarin (farmaco fluidificante del sangue).

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Tramite un prelievo di sangue venoso dal braccio. Talvolta sangue ottenuto da una puntura del dito.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No. Se il paziente è in terapia anticoagulante, il campione deve essere prelevato prima del momento della giornata in cui egli prende il farmaco.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il tempo di protrombina (PT) è prescritto come supporto nel capire le cause di un sanguinamento inspiegabile, spesso insieme al tempo di tromboplastina parziale (PTT). Il test del PT valuta la via estrinseca e la via comune della cascata della coagulazione, mentre il test del PTT valuta la via intrinseca e la via comune. Usando i due esami insieme si ottiene un panorama completo su tutti i fattori della coagulazione.

    Occasionalmente il test può essere usato per screenare le persone per identificare problemi dell’emostasi non riscontrati precedentemente, prima di un intervento chirurgico.

    Il PT e l’INR sono usati per monitorare l’efficacia dell’anticoagulante warfarin (COUMADIN®). Questo farmaco influenza la funzionalità della cascata coagulativa e aiuta ad inibire la formazione di trombi. Viene prescritto per lunghi periodi alle persone che hanno avuto esperienza di formazione di coaguli inappropriata.

    L’uso del warfarin è indicato nel trattamento di: fibrillazione atriale, presenza di valvole cardiache artificiali, trombosi venosa profonda ed embolia polmonare (in cui l’embolo ha origine nelle vene). Il warfarin è inoltre utilizzato nella terapia della sindrome da anticorpi antifosfolipidi, e occasionalmente degli infarti. Lo scopo della terapia con warfarin è di mantenere l’equilibrio tra il prevenire la formazione dei coaguli e l’evitare un eccessivo sanguinamento. Questo equilibrio richiede un attento monitoraggio, tipicamente con il rapporto PT/INR.

  • Quando viene prescritto?

    Quando un individuo è in terapia col farmaco anticoagulante warfarin, il medico prescrive periodicamente il test PT/INR per assicurarsi che il farmaco sia efficace e che PT/INR sia allungato in modo appropriato. Non esiste una frequenza stabilita per effettuare il test. Il medico può prescriverlo anche spesso per assicurarsi che il farmaco produca l’effetto desiderato, ovvero l’aumento del tempo di coagulazione dell’individuo ad un livello terapeutico evitando sanguinamenti eccessivi o ecchimosi.

    Il PT può essere prescritto quando una persona che non prende farmaci anticoagulanti orali mostra segni e sintomi di disordini dell’emostasi, che possono essere: sangue al naso, gengive sanguinanti, ecchimosi, mestruazioni abbondanti, sangue nelle feci e/o nelle urine e sintomi tipici dell’artrite (danneggiamento dovuto al sanguinamento nelle articolazioni), perdita della vista e anemia cronica.

    Il PT, insieme al PTT, viene prescritto routinariamente quando una persona sta per sottoporsi ad una procedura invasiva, come un intervento chirurgico, per assicurarsi delle normali capacità coagulative del paziente.

  • Cosa significa il risultato del test?

    La maggior parte dei laboratori riportano il risultato del PT aggiustato per l’INR per le persone in terapia con warfarin. Queste persone dovrebbero avere un INR compreso tra 2.0 e 3.0 per una “fluidificazione del sangue” di base. Per i pazienti ad elevato rischio di trombosi, l’INR deve essere più alto- circa tra 2.5 e 3.5.

    Il medico usa l’INR per aggiustare il dosaggio del farmaco in modo da portare il PT nell’intervallo desiderato, corretto per il paziente e per la sua patologia.
    Il risultato del test dipende dal metodo utilizzato, è misurato in secondi e comparato con l’intervallo di riferimento stabilito e mantenuto dal laboratorio in cui è effettuato il test. Questo intervallo di riferimento rappresenta la distribuzione dei valori nella popolazione sana che vive nella zona in cui è effettuato il test e può variare rispetto al luogo e al tempo. Perciò le persone che non sono in terapia con warfarin possono comparare il proprio PT con l’intervallo di riferimento fornito con il risultato del test.

    Un PT allungato significa che il sangue impiega più tempo del normale a formare un coagulo. Questo fenomeno può essere dovuto a diverse condizioni e patologie, quali: patologie epatiche, deficit di vitamina k o carenza di un fattore della coagulazione. Il risultato del PT è spesso interpretato insieme a quello del PTT per determinare quale condizione o patologia sia presente.

    Interpretazione del PT e del PTT in pazienti con disordini dell’emostasi (sanguinamento e trombosi)

    Risultati del PT

    Risultati del PTT

    Esempi di patologie che potrebbero essere presenti

    Allungato

    Normale

    Patologie epatiche, carenze di vitamina K, diminuzione o difetto del fattore VII. Coagulazione intravascolare disseminata cronica, terapia con farmaco anticoagulante (warfarin)

     

    Normale

    Allungato

    Diminuzione o carenza dei fattori VIII, IX o  XI, malattia di von Willebrand (tipo grave),  o presenza di lupus anticoagulant

     

    Allungato

    Allungato

    Decremento o carenza dei fattori I (fibrinogeno), II (protrombina), V o X, patologie epatiche gravi, coagulazione intravascolare disseminata (CID) acuta

     

    Normale

    Normale o moderatamente allungato

    Può indicare emostasi normale; d’altra parte però il PT e il PTT possono essere normali in alcune condizioni come con una blanda carenza di un fattore o una forma lieve di malattia di von Willebrand. Test aggiuntivi possono essere richiesti per diagnosticare queste condizioni.

  • C’è altro da sapere?

    Alcune sostanze, come gli alcolici, possono influenzare il risultato del PT/INR. Gli antibiotici, possono aumentare il valore del PT/INR. Altri farmaci, tra i quali barbiturici, contraccettivi orali, terapia ormonale sostitutiva e vitamina K (sia sotto forma di complesso multivitaminico, sia come componente nel cibo) possono diminuire il PT. Anche alcuni alimenti come il fegato di bovino e di maiale, le verdure a foglia larga, il tè verde, i broccoli, i ceci, i cavoli, le rape, i derivati della soia, i kiwi, contengono molta vitamina K e possono influenzare i risultati del PT. E’ necessario che il medico sia costantemente informato sulle variazioni di farmaci e di dieta del paziente, in modo tale da poter interpretare ed utilizzare correttamente i risultati del PT/INR.

    Alcuni laboratori riportano il PT come percentuale di un valore normale, anche se non è così comune come il risultato in secondi.

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Domande Frequenti
  • Si può eseguire l’esame a casa?

    Sì, se se si prende il farmaco per un lungo periodo di tempo. La Food and Drug Administration americana ha approvato diversi tipi di test per la misura del PT/INR a casa. Tuttavia, l’auto-determinazione deve essere eseguita nel contesto di un programma di controllo domiciliare, che implica l’educazione dei pazienti e la disponibilità di protocolli di gestione della terapia ben definiti.

  • Bisogna eseguire l’esame alla stessa ora del giorno?

    Non è generalmente necessario, ma è comunque consigliabile, misurare il PT/INR ad un preciso orario nel corso della giornata. E’ invece molto più importante assumere la terapia anticoagulante orale tutti i giorni alla stessa ora, per mantenere costante l’effetto del farmaco. Se il medico aumenta o diminuisce il dosaggio del farmaco, potrebbe essere necessario ricontrollare l’esame entro pochi giorni, in modo da poter valutare l’effetto della variazione della terapia sul PT/INR (non è un effetto immediato).

  • Perché il medico a volte non cambia la terapia al variare dei risultati del PT?

    Malattie, cambiamenti nella dieta e alcuni farmaci (come indicato sopra) possono modificare i risultati del PT. Alcuni cibi, come il fegato di bovino e di maiale, il tè verde, le verdure a foglia larga, i broccoli, i ceci, i cavoli, le rape, i derivati della soia, i kiwi, contengono molta vitamina K e possono modificare il risultato del PT. La tecnica di prelievo del campione e l’eventuale difficoltà nell’ottenerlo, possono ulteriormente influenzare il risultato dell’esame. Se il medico è interessato alla stabilità del valore di PT/INR del paziente, potrebbe essere necessario ricorrere a controlli più frequenti del PT/INR.

Fonti

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