Noto anche come
Test della pertosse
Nome ufficiale
Coltura di Bordetella pertussis; Bordetella pertussis Real Time PCR; Anticorpi anti Bordetella pertussis (IgA, IgG, IgM)
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 05.10.2020.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per diagnosticare (o escludere) un’infezione da Bordetella pertussis, responsabile della pertosse, conosciuta anche come tosse canina o convulsa o tosse dei 100 giorni, e di altre forme non tipiche.

Quando Fare il Test?
  • Nel caso siano presenti tosse (con parossismi) persistente, vomito immediatamente dopo l’accesso di tosse e/o ‘grido’ inspiratorio (suono emesso per riprendere fiato dopo gli accessi di tosse) o altri sintomi riconducibili alla pertosse
  • Quando, in seguito allo stretto contatto con persone infette (famiglia, scuola, residenze, ecc), compaiono mal di gola, tosse, febbricola, tosse insistente
  • Nel caso di tosse spasmodica insistente, soprattutto notturna, in giovani e in adulti 
Che Tipo di Campione Viene Richiesto?
Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna

L’Esame

La pertosse è un’infezione delle vie respiratorie causata dal batterio Bordetella pertussis, la cui patogenicità è mediata soprattutto da tossine. Questo batterio è altamente contagioso e può essere trasmesso da una persona all’altra tramite goccioline rilasciate con tosse e starnuti. Il test della pertosse viene effettuato per diagnosticare un’infezione causata da B. pertussis. Raramente B. parapertussis, B. holmesii e B. bronchiseptica possono causare forme simili alla pertosse, ma più lievi.

Il tempo che intercorre fra l'esposizione al batterio e la manifestazione dei segni e sintomi (periodo di incubazione) è di circa 8-10 giorni (massimo 21 giorni). In genere B. pertussis causa un’infezione prolungata, suddivisibile in tre fasi:

  • La prima fase della malattia, chiamata fase catarrale, dura in genere due settimane ed è caratterizzata da sintomi simili ad un comune raffreddore, quali lacrimazione, febbricola e tosse prevalentemente notturna. I neonati possono sviluppare apnea (assenza temporanea di respirazione) insieme a cianosi (colorazione bluastra della pelle e delle mucose) ed essere più inclini al soffocamento. In questa fase i soggetti risultano estremamente infettanti e l’inizio della terapia è efficace nel ridurre la contagiosità
  • La seconda fase viene chiamata fase parossistica e può durare da 1-2 settimane fino a un paio di mesi, con tosse ad accessi, intensa e incontrollabile, con sensazione di soffocamento. La tosse è spesso seguita dal 'grido' inspiratorio e vomito subito dopo l’accesso. Il vomito è molto frequente nei bambini al di sotto di 1 anno di età, in cui la malattia non si presenta generalmente con attacchi di tosse ma con crisi di apnea, in cui il bambino smette di respirare ed è necessario il ricovero in ospedale
  • Infine, nella fase di convalescenza, la frequenza dei colpi di tosse comincia a diminuire nel giro di alcune settimane e le condizioni generali migliorano

Il CDC ha reso operativa dal 1/1/2020 la seguente definizione di caso di pertosse, secondo quanto stabilito dal Council of State and Territorial Epidemiologists (CSTE). Tale definizione corrisponde a quella europea dell’ECDC:

In assenza di una diagnosi più probabile, viene posta diagnosi di pertosse quando è presente una tosse che dura da più di due settimane, associata ad uno o più dei seguenti sintomi:

  • Accessi di tosse
  • “Grido” inspiratorio
  • Vomito post-pertussico
  • Apnea (con o senza cianosi)

La pertosse può talvolta sfociare in complicanze, più frequenti in soggetti asmatici o affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), che richiedono un ricovero, soprattutto per i bambini; queste includono insufficienza respiratoria, apnea, polmonite, meno frequentemente convulsioni, malattie o danni cerebrali.

La prognosi è particolarmente severa al di sotto del 1° anno di vita (in particolare al di sotto dei 6 mesi), con un tasso di mortalità dello 0,2% nei Paesi sviluppati e fino al 4% nei Paesi in via di sviluppo.

L’adozione della vaccinazione e della terapia antibiotica hanno modificato l’epidemiologia della malattia e la letalità. Nel mondo, dati OMS del 2008 indicano che ogni anno l’infezione da Bordetella pertussis è responsabile di circa 16 milioni di casi di malattia e di 195.000 casi di morte infantile, con il 95% dei casi rilevato nei paesi in via di sviluppo. La pertosse è anche motivo di preoccupazione nei paesi sviluppati (USA, Australia, Europa), dove la malattia, nonostante un’alta copertura vaccinale, è in aumento negli ultimi anni.

Nel 2017 sono stati riportati dall’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) 42.242 casi di pertosse in Europa. I bambini di età inferiore ad 1 anno erano il gruppo di età più rappresentato. L’ECDC segnala che la presentazione clinica della pertosse negli adolescenti e negli adulti può essere atipica o lieve, pertanto potrebbe non essere riconosciuta e rappresentare un rischio per i bambini più piccoli, che non hanno completato il ciclo vaccinale. 

In Italia il numero di casi di pertosse è notevolmente diminuito a partire dagli anni 2000, grazie al progressivo aumento delle coperture vaccinali dovuto all’introduzione del vaccino acellulare nel 1996, con una sensibile caduta del carico di malattia nel periodo 2010-2013. L’ incidenza è diminuita da 86.3 per 100,000 nel 1927 a 1 per 100.000 dopo il 2008. Dal 2014 però, anno in cui si è realizzato un calo delle coperture vaccinali, il numero di bambini con età minore di 1 anno ricoverati per pertosse sono aumentati. In Italia l’incidenza della malattia è bassa rispetto a molti paesi europei. Nel 2017 in Italia sono stati segnalati 964 casi. Nel 2019, la copertura vaccinale è risalita: a 24 mesi per i bambini nati nel 2017 è stata del 95,1%.

In USA, a seguito della vaccinazione, i casi riportati si sono gradualmente ridotti costantemente fino al 1976. A partire dal 1980 invece i casi sono aumentati, fino al 2012 (ultimo anno epidemico) in cui sono stati riportati 48.277 casi. Negli anni successivi i casi riportati sono progressivamente calati, fino al 2017 in cui si sono avuti 18.975 casi. Tutti i valori annuali erano comunque molto più alti di quelli osservati negli anni Novanta e inizio anni Duemila.

Una situazione analoga si è osservata in tutto il mondo, a causa di una serie di fattori, che possono aver contribuito all’incremento: immunità vaccinale poco duratura (4-12 anni); vaccini acellulari (introdotti negli anni Novanta) più sicuri ma meno immunogeni rispetto ai vaccini cellulari; migliorata capacità diagnostica e quindi maggior notifica; modifiche molecolari del batterio stesso con comparsa di mutanti resistenti; maggior numero di casi causati da B. parapertussis; ecc.

Il decadimento dell’immunità che si verifica negli adolescenti e negli adulti ha determinato l’aumento dell’incidenza della malattia in queste fasce d’età e, di conseguenza, nei neonati non vaccinati.

Molti adulti, anche se vaccinati, possono sviluppare un'infezione più blanda, con solo tosse persistente, senza la caratteristica tosse parossistica. È probabile che la malattia nei soggetti vaccinati dipenda dalla presenza di nuovi ceppi mutati. Dati riportati in letteratura suggeriscono un'evoluzione di B. pertussis tramite piccole mutazioni e grandi riarrangiamenti genomici, che contribuiscono a conferire al patogeno un forte vantaggio selettivo sia negli ospiti non vaccinati che in quelli vaccinati.

Il test diagnostico della pertosse

La pertosse richiede test di laboratorio per la diagnosi di infezione, perché i sintomi della fase catarrale sono spesso indistinguibili rispetto a quelli di un comune raffreddore o di qualsiasi altra patologia respiratoria, come bronchite, influenza e, nei bambini, infezione da virus respiratorio sinciziale (RSV). Esistono test con diverse caratteristiche, la cui prescrizione è subordinata al periodo di tempo trascorso dalla comparsa dei sintomi:

  • Esame colturale: una piccola quantità di campione del paziente viene ‘seminato’ su una piastra di agar selettiva e incubata in atmosfera aerobia e camera umida a 35 - 37° C, senza arricchimento di anidride carbonica. I batteri eventualmente presenti nel campione cresceranno sulla piastra, confermando la presenza di infezione. Possono essere richiesti fino a 10 giorni per la crescita: la probabilità di crescita dei batteri diminuisce se il paziente è stato trattato con antibiotici prima della raccolta del campione. L’identificazione viene condotta sulla base di colorazione di Gram, identificazione biochimica o MALDI-TOF (Matrix-Assisted Laser Desorption/Ionization), agglutinazione su vetrino con sieri anti B. pertussis oppure tramite metodi molecolari. Il test colturale risulta particolarmente utile se eseguito entro le due settimane successive all'insorgenza dei sintomi
  • Test molecolare: PCR (reazione a catena della polimerasi) o Real time PCR (qPCR) che rileva la presenza del materiale genetico (DNA) dei batteri in meno di due ore. Questo test può essere applicato dal momento dell'insorgenza dei sintomi fino a circa 3-4 settimane dopo. Si tratta di un metodo più sensibile rispetto al metodo colturale e può essere singolo: ricerca solo la B. pertussis, oppure doppio: ricerca sia la B. pertussis che la B. parapertussis, oppure multiplo e quindi rientra nel pannello dei patogeni respiratori, responsabili di polmoniti gravi. I target genici per la diagnosi differenziale di B. pertussis rispetto ad altre specie del genere Bordetella in real time PCR sono molteplici. La positività per il target IS481, confermato dalla positività per il target ptxA-Pr, è diagnostica per la presenza di B. pertussis
  • Test sierologici per la ricerca di anticorpi anti B. pertussis (IgA, IgG, IgM): questi test rilevano la presenza di anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta all'infezione da B. pertussis. Il test non è considerato adatto per l'identificazione dell'infezione in atto, in quanto la risposta immunitaria è tardiva. Risulta particolarmente utile se eseguito nelle 3-4 settimane successive all'insorgenza dei sintomi, nei casi clinicamente dubbi ed in corso di epidemie. In accordo con il CDC e il ECDC, i test sierologici possono essere eseguiti dalle 2 alle 8 settimane dopo l'insorgenza della tosse, e in alcuni casi, fino a 12 settimane dopo. Il test sierologico per IgG non deve essere usato per determinare lo stato vaccinale, né in soggetti recentemente vaccinati (bambini da 4 a 7 anni) perché non può distinguere fra risposta immune indotta dalla vaccinazione o da una recente infezione
Come viene raccolto il campione per il test?

La tecnica utilizzata nella raccolta del campione è importante per la tipologia del test eseguito.

Per l’esame colturale o molecolare viene richiesto un tampone naso-faringeo o un aspirato nasale. Per il test anticorpale viene invece richiesto un campione di sangue.

  • Il tampone nasofaringeo viene prelevato piegando la testa del paziente all’indietro e inserendo (per 7-9 cm) un tampone (simile ad un lungo cotton fioc con una piccola punta) nelle narici, fino a toccare la parete posteriore del rino-faringe, dove viene lasciato per alcuni secondi e quindi ruotato alcune volte prima di disinserirlo. Non è una procedura dolorosa ma può essere fastidiosa e indurre prurito, lacrimazione e colpi di tosse
  • Per l’esecuzione dell’aspirato nasale è possibile utilizzare una siringa, con la quale viene inserita della soluzione salina nel naso del paziente e applicata una leggera aspirazione per recuperare il fluido di lavaggio
  • Per il test anticorpale viene prelevato un campione di sangue venoso dal braccio

Gli intervalli di riferimento dipendono da molteplici fattori, quali l’età e il sesso del paziente, la popolazione di riferimento e il metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. Il risultato numerico di un test può pertanto avere significati diversi in laboratori differenti.

Per queste ragioni, nel presente sito web non vengono riportati gli intervalli di riferimento. Per la valutazione dei risultati dei test, Lab Tests Online raccomanda di riferirsi ai valori di riferimento forniti dal laboratorio nel quale questi sono stati eseguiti. Gli intervalli di riferimento di ciascun test sono riportati sul referto di laboratorio, accanto al nome ed al risultato dello stesso. Per alcuni esempi clicca qui.

Per maggiori informazioni si rimanda agli articoli: Gli Intervalli di Riferimento ed il loro Significato e Comprendere il Referto di Laboratorio.

Se il sottoporsi alle analisi mediche provoca stati d'ansia o di disagio, si consiglia di leggere uno o più di questi articoli:

Come fare fronte alla paura, al disagio ed all'ansia da test, Suggerimenti sui test ematici, Suggerimenti per aiutare i bambini ad affrontare un test medico, Suggerimenti per aiutare l'anziano ad affrontare un test medico.

Un altro articolo, Il prelievo ematico: Breve viaggio nel laboratorio, chiarisce le modalità di prelievo del campione ematico.

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Come e Perché
  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test della pertosse viene utilizzato per la diagnosi di infezioni causate da Bordetella pertussis. Diagnosi e trattamento precoci consentono di limitare, oltre che la diffusione dell’infezione, anche la gravità dei sintomi.

  • Quando viene prescritto?

    Una conferma di laboratorio è importante perché la sintomatologia può essere sfumata e altri patogeni possono causare sintomi simili alla pertosse. Si tratta di una malattia a notifica obbligatoria, soggetta a sorveglianza sanitaria: tutti i pazienti con tosse, positivi per B. pertussis alla coltura o alla PCR, devono essere notificati come casi confermati, anche se la tosse dura da meno di 14 giorni.

    Il test della pertosse diretto (coltura e/o PCR) viene richiesto in pazienti con segni e sintomi riconducibili alla pertosse. La presenza di pertosse si sospetta nei seguenti casi:

    • Il paziente manifesta il classico 'grido' inspiratorio (suono emesso per riprendere fiato dopo gli accessi di tosse), vomito immediatamente dopo l’accesso o altri sintomi che fanno sospettare la pertosse
    • Il paziente presenta i sintomi del raffreddore ed è stato a contatto con persone affette da pertosse (famiglia, scuola, centri diurni di cura, residenze, ecc)
    • Nell'area circostante si sta verificando un'epidemia di pertosse ed è utile identificare i soggetti che eliminano la Bordetella con le secrezioni respiratorie
    • Nel caso di tosse spasmodica insistente, soprattutto notturna, in giovani e in adulti 
    • Nella diagnostica delle polmoniti gravi (PCR per B. pertussis o all’interno del pannello dei patogeni respiratori)
  • Cosa significa il risultato del test?

    PCR:

    • Una PCR positiva indica la presenza del materiale genetico (DNA) di B. pertussis all'interno del campione analizzato, suggerendo la presenza di infezione. Tuttavia, questo test può raramente generare risultati falsamente positivi in presenza di altri batteri appartenenti alla specie Bordetella
    • Il test presenta una sensibilità nettamente superiore al test colturale. Un risultato negativo indica invece la probabile assenza di infezione, anche se non può escluderla. Infatti, il campione potrebbe contenere una quantità di batteri insufficiente per essere rilevata dalla metodica
    • A causa di falsi positivi, devono essere testati con questo metodo solo pazienti sintomatici

    Questo test permette una diagnosi precoce e rapida e quindi l’inizio di una terapia specifica che è efficace nel ridurre l’infettività e quindi la diffusione dell’infezione ad altre persone suscettibili. Il CDC indica che, quando il sospetto di pertosse è forte, il test deve essere effettuato il prima possibile sul tampone nasofaringeo effettuato ai contatti: la terapia deve essere iniziata senza attendere la conferma di laboratorio. Nel caso di gravide e bambini (compresi i familiari), anche in caso di sospetto debole, la terapia non dovrebbe essere ritardata, ma è possibile attendere l’esito del test PCR.

    Esame colturale:

    • Una coltura positiva è diagnostica per infezione da B. pertussis 
    • Infatti, l’esame ha un’alta specificità (non dà falsi positivi), ma una bassa sensibilità
    • Un risultato negativo non può escludere la presenza di infezione. Il risultato dell’esame colturale è infatti strettamente dipendente dall’appropriata raccolta del campione, dalle modalità di trasporto e conservazione, dal momento della raccolta (mai dopo più di due settimane dall’esordio dei sintomi) e da un’eventuale terapia antibiotica somministrata prima dell’esecuzione del test

    Sia i risultati dell’esame colturale che di quello molecolare sono influenzati negativamente dalla progressione della malattia.

    Il DFA test (basato su anticorpi fluorescenti specifici) è un metodo non più raccomandato per la rilevazione della pertosse poiché è meno sensibile e specifico rispetto all’esame colturale o molecolare.

    Esame sierologico:

    Per quanto riguarda i test sierologici, gli anticorpi IgG dovrebbero essere presenti in tutti i soggetti vaccinati o che hanno avuto un'infezione. Le IgA e IgM sono generalmente presenti invece solo nel breve periodo successivo all’infezione o alla vaccinazione (2-3 mesi) e possono essere assenti nei bambini affetti da pertosse sotto i 4 anni di età. Questi test non sono raccomandati nella rilevazione di infezioni recenti, mentre risultano utili se eseguiti nelle 3-4 settimane successive all'insorgenza dei sintomi, soprattutto nei casi con sintomatologia dubbia. Un aspetto fondamentale riguarda la classe di immunoglobuline (Ig) da analizzare. È ampiamente dimostrato che la misurazione delle immunoglobuline IgG è l’unica altamente sensibile e specifica in tutti i gruppi di età e dovrebbe essere effettuata negli adulti in corso di epidemie (per valutare se sono protetti) e per la diagnosi tardiva dei casi dubbi, che non siano stati indagati con metodi diretti.

    La misurazione degli anticorpi IgA è raccomandata solo in un secondo momento per confermare un eventuale risultato indeterminato delle IgG. La misurazione degli anticorpi IgM, invece, manca di sensibilità ed è, pertanto, inutile ai fini diagnostici. Viene utilizzato l’antigene purificato presente nel vaccino acellulare (tossina pertussica) e il metodo immunoenzimatico su micropiastra (ELISA) o chemiluminescente (CLIA). Il test per le IgG viene considerato positivo se presenta un valore espresso in unità internazionali superiore ad un valore limite.

    Altri metodi di indagine sierologica, come la micro-agglutinazione e l’immunofluorescenza indiretta, non sono raccomandati in quanto presentano una bassa sensibilità e/o specificità.

  • C’è altro da sapere?

    La scarsa richiesta di una conferma di laboratorio nella diagnosi di un caso sospetto di pertosse costituisce un aspetto critico per la valutazione del reale impatto della malattia insieme alla mancata diagnosi differenziale tra le varie specie di Bordetella. Il problema della sottonotifica dei casi, con conseguente sottostima, unito al non corretto utilizzo dei test diagnostici, assume una rilevanza particolare per i casi di pertosse nei neonati, sotto i 6 mesi di età. Tra i neonati, soprattutto durante la stagione invernale, la possibilità di coinfezioni con virus quali il virus respiratorio sinciziale (VRS) dovrebbe essere sempre presa in considerazione negli approcci diagnostici di routine.

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Domande Frequenti
  • Come viene trattata la pertosse?

    La pertosse viene curata tramite la somministrazione di una terapia antibiotica, generalmente eritromicina, azitromicina, claritromicina, che possono risolvere l’infezione e limitarne la diffusione. La terapia può essere impiegata come misura preventiva nei soggetti venuti a contatti con persone infette, al fine di ridurre la diffusione dell'infezione.

  • Quando viene somministrato il vaccino per la pertosse?

    Attualmente in Europa e USA si utilizza il vaccino acellulare, contenente la tossina pertossica detossificata, nella formulazione DTPa per bambini e dTpa formulazione per adulti, associato con il vaccino antidifterico e antitetanico (DTPa) oppure con il vaccino ‘esavalente’ DTPa/IPV/EpB/Hib (difterite – tetano –  pertosse - poliomielite - epatite b - emofilo tipo b). In Italia il vaccino della pertosse, introdotto nel 1961 e reso gratuito dal 2001, è diventato obbligatorio con la legge 119/2017 e viene somministrato per via intramuscolo al 3°-5°-11° mese, al 6° anno, richiamo in adolescenza (12-18 anni dTpa/IPV), richiamo ogni 10 anni nella fascia di età 19 anni-maggiore 65 anni (dTpa).

    I bambini che non abbiano completato tutti i richiami sono più esposti al rischio di contrarre la pertosse.

    Le donne in gravidanza dovrebbero essere informate sull’importanza dell’esecuzione di un richiamo della propria vaccinazione, così da non trasmettere la pertosse ai neonati. La stessa raccomandazione dovrebbe essere rivolta ai nonni e a tutti i soggetti implicati nella cura dei bambini. Il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-19 ha introdotto diverse novità tra cui la vaccinazione dTpa in gravidanza nel 3° trimestre di gravidanza (ottimale se alla 28° settimana). Infatti, vaccinare la madre nelle ultime settimane di gravidanza consente il trasferimento transplacentare di anticorpi in grado di proteggere il neonato fino allo sviluppo di una protezione attiva attraverso la vaccinazione. In considerazione del fatto che gli anticorpi anti-pertosse si riducono progressivamente con il trascorrere del tempo, è raccomandato effettuare la vaccinazione dTpa ad ogni successiva gravidanza, garantendo in tal modo il passaggio di un alto livello di anticorpi ad ogni nascituro. Il vaccino dTpa si è dimostrato sicuro sia per la donna in gravidanza, sia per il feto. Non è indicato valutare lo stato immunologico per pertosse (né per tetano e difterite) mediante dosaggio anticorpale nella donna, poiché non è un dato che modifica la raccomandazione suddetta.

    È interessante citare anche la strategia “Cocoon” (“bozzolo”) che prevede, oltre alla vaccinazione della madre alla 28° settimana di gravidanza, anche la vaccinazione, nei primi mesi di vita del neonato, dei contatti umani stretti (membri della famiglia) che potrebbero rappresentare la fonte dell'infezione. Recenti evidenze indicano che il Coocon può avere un impatto sulla prevenzione della malattia, soprattutto se è possibile ottenere un'elevata copertura vaccinale in modo tempestivo.

    Inoltre, in Italia, il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019, sulla base di diversi studi che hanno dimostrato come gli operatori sanitari siano ad alto rischio di contrarre la pertosse e che la trasmissione all’interno delle strutture sanitarie può rappresentare un rischio importante, in particolare per i neonati, indica di effettuare un richiamo con il vaccino combinato difterite-tetano-pertosse (dTaP) per:

    • Gli operatori dei reparti coinvolti nell’assistenza al neonato
    • Gli operatori degli asili nido
    • Tutte le altre figure che accudiscono il neonato
  • Perché è importante informare il clinico in merito alla propria storia di viaggi?

    Coloro che effettuano viaggi internazionali devono prestare particolare attenzione nel caso in cui si rechino in paesi nei quali la vaccinazione per la pertosse non è ampiamente diffusa.

  • Oltre al tampone nasofaringeo, la diagnosi di pertosse può essere eseguita su un tampone faringeo?

    No. Il batterio responsabile della pertosse, durante la fase attiva dell’infezione, è presente nelle cellule della parte posteriore del faringe,  quindi non nella gola o nella parte anteriore del naso.

  • Il test della pertosse può essere eseguito ambulatorialmente?

    No, non esiste un test semplice e rapido per la diagnosi della pertosse. Il test deve essere eseguito in un laboratorio con strumenti e personale specializzato.

  • Perché il medico curante deve segnalare i casi di pertosse?

    In Italia la pertosse è inserita fra la malattie a segnalazione obbligatoria (Decreto Ministeriale 1990) ed è all’interno di un protocollo di sorveglianza sanitaria utile per la prevenzione delle epidemie, per la valutazione dell’efficacia dei protocolli di vaccinazione e per la scelta delle terapie antibiotiche. Pertanto, è importante che il medico curante segnali agli organi di sorveglianza sanitaria tutti i nuovi casi di pertosse.

  • Cosa comporta l’infezione da Bordetella parapertussis e B. holmesii?

    B. parapertussis e B. holmesii sono batteri molto simili a B. pertussis, responsabili di una sintomatologia molto simile ma generalmente più lieve. I test colturali e molecolari possono rilevare e distinguere B. pertussis da B. parapertussis, ma la maggior parte dei laboratori clinici utilizza un unico target di PCR, IS481, che è presente in più copie in B. pertussis e in quantità minori in B. holmesii e B. bronchiseptica, aumentando il rischio di falsi positivi. I test sierologici non sono in grado di rilevare gli anticorpi anti-B. parapertussis e B. holmesii e non esistono vaccini per prevenirne l'infezione.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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CDC https://www.cdc.gov/vaccines/adults/rec-vac/health-conditions/lung-disease.html Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2018

Fonti utilizzate nelle precedenti revisioni

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Aaron Mark Wendelboe 1, Annelies Van Rie. Diagnosis of pertussis: a historical review and recent developments. Expert Rev Mol Diagn 2006 Nov;6(6):857-64.

Approved

Revisore: Rita Caldarelli - biologo, specialista in Patologia Clinica