Noto anche come
Parvovirus; Parvo B19
Anti-B19
Test PCR parvovirus B19
Nome ufficiale
Parvovirus B19
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 01.12.2017.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per determinare in persone ad alto rischio di complicanze dovute ad infezioni virali, la presenza di un’infezione attiva o recente di Parvovirus B19; nel caso in cui esista un rischio elevato di trasmissione materno fetale dell’infezione da madre infetta o esposta al virus.

Quando Fare il Test?

Nel caso in cui una donna in gravidanza sia stata esposta o abbia un’infezione da parvovirus B19 in atto; nel caso in cui un paziente, in modo particolare se immunocompromesso, presenti anemia grave e persistente.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio per la ricerca di anticorpi anti-parvovirus B19; per la ricerca diretta del virus il campione può essere un campione di sangue o raramente di midollo osseo; talvolta può essere prelevato un campione di sangue cordonale o di liquido amniotico al fine di valutare l’infezione del feto.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

Il Parvovirus B19 è un virus in grado di causare uno stato di malessere tipico dell’età pediatrica, noto con il nome di quinta malattia o eritema infettivo. Il virus può essere facilmente trasmesso tramite le gocce di saliva e quindi tramite lo stretto contatto con persone portatrici. La trasmissione può anche avvenire per via materno fetale da madre infetta o tramite l’esposizione a sangue o emoderivati infetti.

L’infezione da Parvovirus B19 è molto comune e colpisce perlopiù in età pediatrica. L’infezione in genere è caratterizzata da un periodo di incubazione di alcuni giorni o addirittura 2-3 settimane, quindi è attiva per pochi giorni per poi risolversi.

Per la maggior parte delle persone l’infezione da parvovirus è indistinguibile da altre forme lievi di malessere che possono durare per un breve periodo. Molte delle persone infette sono asintomatiche o sviluppano sintomi para-influenzali come senso di fatica, febbre, cefalea, mal di stomaco. La maggior parte delle persone non sviluppa una sintomatologia significativa e, dopo la risoluzione dell’infezione, viene acquisita l’immunità per tale malattia che non può quindi più essere contratta.

Il parvovirus B19 è classificato tra le malattie esantematiche per la sua capacità di sviluppare delle caratteristiche eruzioni cutanee sulle guance o sul tronco e sugli arti di colore rosso brillante. Le eruzioni cutanee possono comparire e sparire ciclicamente per alcune settimane, intensificandosi in seguito all’esposizione alla luce del sole o a periodi di stress. La comparsa delle eruzioni cutanee coincide però con la perdita di infettività. Il nome quinta malattia deriva dal fatto che l’infezione da parvovirus B19 è la quinta delle sei malattie esantematiche più frequenti in età pediatrica.

Meno comunemente, alcuni adulti se infettati da parvovirus B19, possono sviluppare una malattia nota con il nome di “sindrome guanti e calzini” caratterizzata da gonfiore doloroso alle articolazioni e arrossamento delle mani e dei piedi che termina bruscamente al livello dei polsi e delle caviglie. Questa patologia spesso si risolve nel giro di qualche settimana. Sia negli adulti che nei bambini possono anche comparire sintomi di artrite che però si risolvono sempre nel giro di qualche settimana. Tuttavia, in alcuni casi particolarmente gravi, può svilupparsi un’artrite cronica fino allo sviluppo di artrite reumatoide.

In tre categorie di pazienti, il parvovirus B19 è in grado di causare maggiori problemi di salute:

· Le persone con anemia sideropenica o con qualsiasi altra patologia in grado di diminuire la durata della vita dei globuli rossi, come l’anemia falciforme o la talassemia, possono sviluppare gravi episodi di anemia durante un’infezione da parvovirus B19. Il parvovirus B19 attacca i precursori dei globuli rossi presenti nel midollo osseo determinando l’interruzione della produzione dei nuovi globuli rossi e quindi aggravando le condizioni di quei pazienti affetti da disordini dell’emopoiesi preesistenti.

  • Le donne in gravidanza infettate da parvovirus B19 possono trasmettere l’infezione al feto. Nella maggior parte dei casi non vi sono gravi conseguenze ma una piccola percentuale di feti può andare incontro a grave anemia o infiammazione e infezioni del muscolo cardiaco (miocardite). Questi eventi possono determinare aborto, scompenso cardiaco congestizio, idrope fetale (associato con l’accumulo di fluidi) e talvolta nascita del feto morto. Il secondo trimestre di gravidanza è a maggior rischio per lo sviluppo di complicanze fetali.
  • Le persone immunocompromesse in seguito ad infezione di parvovirus B19 possono sviluppare un’anemia cronica di difficile risoluzione. In questa categoria rientrano le persone affette da HIV/AIDS, i pazienti sottoposti a trapianto d’organo e coloro ai quali sono stati somministrati trattamenti chemioterapici.

Il test del parvovirus B19 non viene utilizzato per lo screening della popolazione generale e, nella maggior parte dei casi, non è necessario data la scarsa durata e gravità dei sintomi. In genere viene utilizzato per determinare se qualcuno ha un infezione in atto o recente, solo nel caso di persone a rischio di complicanze. Talvolta può essere richiesto per valutare se qualcuno è stato esposto in passato all’infezione da parvovirus B19. Il test riguarda la misura degli anticorpi anti-B19 – immunoglobuline prodotte in risposta all’esposizione a parvovirus B19 – o la ricerca del materiale genetico virale (DNA) nel caso di infezione attiva.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Il campione richiesto dipende dal tipo di test che deve essere eseguito e dallo stato di salute del paziente. La ricerca di anticorpi anti-B19 richiede un campione di sangue venoso prelevato dal braccio. La ricerca del materiale genetico virale può essere effettuata su sangue o, più raramente, su un campione di midollo osseo prelevato tramite biopsia osteomidollare o agoaspirato.

    Nel caso di donne in gravidanza a rischio di passare l’infezione al feto, può essere prelevato un campione di sangue cordonale o di liquido amniotico. Il campione di sangue cordonale è ottenuto guidando l’ago per il prelievo all’interno della vena del cordone ombelicale tramite l’ausilio delle immagini ecografiche. Il campione di liquido amniotico viene prelevato tramite amniocentesi, inserendo un ago all’interno del sacco amniotico.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test del parvovirus B19 di solito non viene utilizzato per testare le persone con sintomi lievi o prive di complicanze. Viene di solito effettuato per rilevare un’infezione in atto o determinare lo stato immunitario di una persona con un alto rischio di complicanze dovute a questa infezione, come i pazienti affetti da anemia falciforme. Esistono diversi metodi per rilevare l’infezione da parvovirus B19:

    Test anticorpale

    In seguito all’infezione del parvovirus B19, vengono prodotti due anticorpi: IgM e IgG. Le IgM vengono prodotte per prime in risposta all’infezione da parvovirus B19. Nella maggior parte delle persone sono in quantità rilevabili entro una o due settimane dalla prima esposizione, raggiungendo un picco massimo per poi diminuire progressivamente. Le IgG vengono prodotte qualche settimana dopo e forniscono una protezione a lungo termine. I livelli di IgG aumentano durante l’infezione attiva per poi stabilizzarsi alla sua risoluzione. Dopo l’esposizione al parvovirus B19, i livelli di IgG anti-B19 rimangono rilevabili per tutto il corso della vita.

    La ricerca di anticorpi anti-B19 può essere effettuata per determinare lo stato immunitario in una donna in gravidanza a rischio per essere stata a contatto con persone infette o con sintomi di un’infezione attiva. Inoltre può essere richiesto in persone con anemia cronica o acuta o con dolore articolare persistente probabilmente dovuto all’infezione da parvovirus B19. Confrontando la presenza/assenza delle IgG e delle IgM nello stesso campione, il clinico può distinguere tra un’infezione attiva, recente o pregressa. Questo test di solito non viene effettuato nei bambini con evidenti sintomi di quinta malattia e, data l’alta diffusione del virus e l’entità lieve dei sintomi nella popolazione generale sana, non viene utilizzato come test di screening nella popolazione.

    Ricerca del materiale genetico virale

    La ricerca del materiale genetico virale (DNA) viene effettuata di solito in un campione di sangue o, più raramente, in un campione di midollo osseo, sangue cordonale o liquido amniotico. La ricerca del DNA virale viene perlopiù effettuata per la rilevazione di un’infezione attiva in persone immunocompromesse con anemia acuta o persistente. Queste persone spesso non sono in grado di produrre quantità sufficienti di anticorpi in grado di essere rilevati e di risolvere l’infezione. Il test viene inoltre utilizzato per rilevare la presenza del virus in bambini nati da madre infetta o esposta durante la gravidanza.

  • Quando viene prescritto?

    Il test del parvovirus B19 di solito non viene richiesto per i bambini con le caratteristiche eruzioni cutanee poiché queste sono sufficienti per il clinico per diagnosticare l’infezione. In generale, la maggior parte delle persone che hanno o che hanno avuto un’infezione da parvovirus B19 non necessitano del test, poiché la malattia dura dai 5 ai 7 giorni e con sintomatologia lieve.

    Il test anticorpale per la ricerca di IgM e IgG anti-B19 può essere richiesto nelle donne in gravidanza con sintomi parainfluenzali e/o che sono state a contatto con qualcuno con un’infezione da parvovirus B19 attiva per determinare se sia presente un’infezione attiva, passata o pregressa. In alcuni casi, il test del DNA può essere richiesto su campioni di origine fetale (liquido amniotico o sangue cordonale).

    Il test anticorpale e/o la ricerca del materiale genetico virale, possono essere richiesti nel caso in cui un paziente presenti anemia acuta o persistente o dolore articolare che il clinico sospetti essere dovuti a parvovirus B19. La ricerca del materiale genetico virale viene richiesta in genere per testare le persone immunocompromesse.

    La persistenza dei sintomi nonostante la negatività del test, può comportare la ripetizione dello stesso. Inoltre il test anticorpale può essere effettuato ad intervalli di tempo prestabiliti per valutare l’eventuale variazione nella concentrazione degli anticorpi.

  • Cosa significa il risultato del test?
    Test anticorpale

    La presenza delle IgM e delle IgG nello stesso campione indica la verosimile presenza di un’infezione attiva o recente. Questa interpretazione può essere confermata misurando i livelli di IgG dopo 2 o 3 settimane. La presenza di livelli elevati di IgG non è così indicativa come l’evidenza di una tendenza all’aumento degli stessi. L’aumento di 4 volte della concentrazione iniziale di IgG tra il primo e il secondo campione infatti è indicativo per la presenza di un’infezione attiva o recente.

    La presenza delle sole IgM è indicativa di un’infezione molto recente. La presenza delle sole IgG invece è indicativa di un’infezione pregressa ma dell’avvenuta immunizzazione.
    La negatività per entrambi gli anticorpi indica invece che la persona non è mai stata esposta al parvovirus B19 e che pertanto non è immune ad esso. Il riscontro negativo del test in una donna in gravidanza esposta al virus richiede uno stretto monitoraggio ad opera del medico curante.

    La negatività al test in pazienti sintomatici può indicare la presenza di un’altra patologia con sintomatologia simile a quella dovuta all’infezione da parvovirus B19 o la mancata risposta da parte del sistema immunitario del paziente, incapace di produrre quantità sufficienti di anticorpi. Questo può accadere in persone immunocompromesse per le quali deve quindi essere richiesta la ricerca del materiale genetico virale.

    Ricerca del materiale genetico virale

    La rilevazione del DNA virale indica la presenza di un’infezione attiva ad opera del parvovirus B19. Un risultato negativo però non è in grado di escludere l’infezione poiché potrebbe essere dovuto alla presenza di quantità insufficienti di virus nel campione.

    L’infezione fetale viene di solito rilevata tramite la ricerca del materiale genetico virale in campioni materni o provenienti dal feto.

    La ricerca del materiale genetico virale viene effettuata tramite il test PCR ed è un metodo ottimo per la rilevazione di infezioni croniche in pazienti immunocompromessi con quantità non rilevabili di anticorpi anti-B19.

  • C’è altro da sapere?

    Talvolta, insieme al test del parvovirus B19 può essere richiesta la conta reticolocitaria al fine di valutare la produzione degli eritrociti nel midollo osseo. Questo test misura la quantità di eritrociti immaturi, chiamati reticolociti, presenti nel circolo ematico. Poiché il parvovirus B19 inibisce la produzione eritrocitaria, durante un’infezione attiva viene rilevata una diminuzione della quantità di reticolociti circolanti.

    Queste infezioni sono di solito auto-limitanti nei soggetti sani. Talvolta può essere somministrata una terapia per la diminuzione dei sintomi e, se necessario, per l’anemia.

    Se una donna contrae l’infezione durante una gravidanza, deve essere costantemente monitorata per alcune settimane tramite l’esecuzione periodica di ecografie. Nella maggior parte dei casi il feto non subisce conseguenze. Talvolta possono svilupparsi idrope fetale o grave anemia che può talvolta essere risolta tramite una trasfusione di sangue al feto. L'infezione da parvovirus B19 non dovrebbe causare difetti alla nascita.

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Domande Frequenti
Fonti

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