Noto anche come
Anticorpi eritrocitari irregolari
Anticorpi anti-eritrocitari
RBC Ab ID
Identificazione di alloanticorpi eritrocitari
Nome ufficiale
Identificazione di anticorpi eritrocitari irregolari
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
22.05.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per identificare gli anticorpi rilevati tramite il test di Coombs diretto o il test di Coombs indiretto; per l’identificazione delle cause di una reazione trasfusionale, di anemia emolitica neonatale o di anemia emolitica.

Quando Fare il Test?

Nel caso in cui il test di Coombs diretto o indiretto siano positivi; nel caso in cui si sospetti la presenza di una reazione trasfusionale o di anemia emolitica neonatale.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.

 

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

Gli anticorpi eritrocitari sono proteine prodotte dal sistema immunitario in grado di riconoscere eritrociti “estranei”. Questo test identifica gli anticorpi eritrocitari presenti nel sangue di una persona risultata positiva ai test di screening anticorpali (test di Coombs diretto e indiretto).

Ciascuna persona eredita una particolare combinazione di antigeni eritrocitari, ossia strutture presenti sulla superficie dei globuli rossi, inclusi quelli associati con la definizione del gruppo sanguigno AB0. Ogni persona produce fisiologicamente anticorpi diretti contro gli antigeni “estranei”, ossia non presenti nel proprio organismo, e quindi anche contro gli antigeni A o B. Pertanto, le persone con gruppo sanguigno A producono anticorpi diretti contro l’antigene B e viceversa.

Un altro importante antigene presente sulla superficie eritrocitaria è l’antigene Rh, chiamato antigene D. Le persone possono (Rh positivo) o non possono (Rh negativo) avere questo antigene esposto sulla superficie dei propri eritrociti. Gli anticorpi diretti contro l’antigene D però, diversamente da quelli in grado di riconoscere gli antigeni A o B, non vengono prodotti naturalmente ma solo nelle persone con gruppo sanguigno Rh-negativo in seguito al contatto con eritrociti Rh-positivi dovuto, ad esempio, a trasfusione o a contatto materno fetale (madre Rh-negativa con feto Rh-positivo).

Per effettuare una trasfusione, il sangue del donatore e del ricevente devono essere compatibili sia per il gruppo sanguigno AB0 che per l’antigene Rh. L’incompatibilità potrebbe determinare infatti la distruzione (emolisi) dei globuli rossi trasfusi operata dal ricevente, con gravi conseguenze. Il gruppo sanguigno AB0 e il fattore Rh vengono caratterizzati normalmente tramite i test per la tipizzazione del gruppo sanguigno; il sangue destinato alla trasfusione viene associato al ricevente sulla base della compatibilità AB0 e Rh.

Oltre al gruppo sanguigno AB0 e al fattore Rh, esistono però moltissimi altri antigeni esposti sulla superficie eritrocitaria, come Kell, Kidd, Duffy e altri antigeni Rh. Gli anticorpi diretti contro questi antigeni non vengono normalmente prodotti nell’organismo se non in seguito ad esposizione a sangue o emocomponenti estranei durante una trasfusione o la gravidanza e il parto. Questi anticorpi sono potenzialmente, ma non necessariamente, in grado di sviluppare reazioni avverse. Pertanto l’identificazione di questi anticorpi all’interno del circolo ematico di un paziente può essere importante per evitare reazioni avverse.

I test responsabili dell’identificazione degli anticorpi diretti contro antigeni eritrocitari diversi da quelli del gruppo AB0, vengono effettuati nel caso in cui una persona risulti positiva ai test di screening (test di Coombs diretto e test di coombs indiretto). Questi test possono essere parte di protocolli di screening richiesti:

  • Come parte degli esami effettuati durante la gravidanza
  • Nel caso in cui sia necessaria una trasfusione
  • In seguito a una sospetta reazione trasfusionale
  • In presenza di malattia emolitica neonatale
  • In presenza di sospetto di anemia emolitica autoimmune (nella quale l’organismo sviluppa anticorpi diretti contro gli antigeni presenti sui propri eritrociti)
     

Le complicanze dovute alla presenza di anticorpi diretti contro antigeni eritrocitari “estranei” non si sviluppano in seguito alla prima esposizione ma solo se questa viene ripetuta, come dopo una seconda trafusione o una seconda gravidanza. In questo caso gli anticorpi anti-eritrocitari prodotti durante la prima esposizione, sono in grado di riconoscere e distruggere gli eritrociti “estranei”. In base alle caratteristiche degli antigeni e degli anticorpi riconosciuti e alla quantità di globuli rossi interessati, le complicanze possono essere da lievi a moderate fino a potenzialmente letali.

La combinazione antigene/anticorpo in grado di distruggere i globuli rossi viene detta “clinicamente significativa”. La reazione può essere immediata (ad esempio durante la trasfusione) o può svilupparsi dopo alcuni giorni dalla trasfusione. La distruzione degli eritrociti, detta emolisi, può avvenire all’interno dei vasi sanguigni o nel fegato e nella milza. L’emolisi può determinare la comparsa di sintomi come febbre, brividi, nausea, dolore al fianco, ipotensione, ematuria (sangue nelle urine) e itterizia.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Tramite un prelievo di sangue venoso dal braccio.

  • Esiste una preparazione al  test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    L’identificazione degli anticorpi eritrocitari viene effettuata come esame di approfondimento in seguito al riscontro positivo ai test di Coombs diretto o indiretto. I test per l’identificazione degli anticorpi eritrocitari irregolari caratterizzano gli specifici anticorpi rilevati durante i test di screening; sono quindi un utile supporto all’identificazione delle cause di reazioni trasfusionali, malattia emolitica neonatale o anemia emolitica.

    Il test di Coombs diretto o il test di Coombs indiretto, vengono effettuati:

    • Nelle donne in gravidanza, per verificare la presenza di anticorpi diretti contro antigeni eritrocitari
    • Per la conferma della diagnosi e per la verifica della causa di anemia emolitica neonatale
    • Prima di una trasfusione sanguigna, come parte dei test di tipizzazione, screening e accoppiamento donatore-ricevente
    • Come esame di approfondimento in presenza di una sospetta reazione trasfusionale
    • Come supporto alla diagnosi di anemia emolitica, per verificare se questa possa essere causata dalla presenza di anticorpi anti-eritrocitari
       

    L’identificazione degli anticorpi eritrocitari permette di verificare la presenza di una reazione antigene-anticorpo clinicamente significativa. Alcuni anticorpi sono noti per causare reazioni avverse da moderate a molto gravi mentre altri possono causare reazioni lievi, prive di sintomi o complicanze nella persona trasfusa o nel bambino.

  • Quando viene prescritto?

    Questo test può essere richiesto in seguito a riscontro positivo del test di Coombs diretto o del test di Coombs indiretto. Inoltre può essere richiesto nel caso in cui vi sia il sospetto di una reazione trasfusionale o nel caso in cui una madre partorisca un bambino affetto da anemia emolitica neonatale.

  • Che cosa significa il risultato del test?

    Il risultato dell’identificazione degli anticorpi eritrocitari irregolari prende il nome dagli specifici anticorpi presenti nel circolo ematico della persona sottoposta al test.
    Nel caso in cui gli anticorpi identificati vengano considerati clinicamente significativi, il risultato del test deve essere tenuto in particolare considerazione in corso di trasfusione o gravidanza.

    • L’identificazione di anticorpi clinicamente significativi in gravidanza, determina la necessità di un attento monitoraggio del feto. Il fatto che tali anticorpi sviluppino o meno delle complicanze nel feto dipende dal tipo di anticorpi presenti ma anche dagli antigeni ereditati dal bambino. Alcuni anticorpi sono in grado di attraversare la placenta e quindi di causare anemia emolitica nel bambino.
    • Per le trasfusioni sanguigne, la presenza di uno o più anticorpi diretti verso antigeni eritrocitari, determinerà la necessità di utilizzare donatori privi dei corrispondenti antigeni. Nel caso in cui un paziente necessiti di trasfusioni multiple, l’esposizione frequente a diversi antigeni potrà comportare lo sviluppo di molti anticorpi diversi rendendo sempre più difficile la ricerca di donatori compatibili.
       

    Nel caso in cui vengano rilevati anticorpi considerati non significativi clinicamente, allora è verosimile che questi non siano responsabili della reazione trasfusionale o della malattia emolitica neonatale eventualmente presenti. Nel caso delle trasfusioni sanguigne non è pertanto importante verificare la compatibilità di anticorpi considerati non significativi clinicamente.

    Di seguito sono riportati esempi di anticorpi eritrocirariirregolari e della loro significatività clinica:

    CLINICAMENTE SIGNIFICATIVI

    TALVOLTA CLINICAMENTE SIGNIFICATIVI

    SPESSO CLINICAMENTE NON SIGNIFICATIVI

    CLINICAMENTE  NON SIGNIFICATIVI

    Rh (D, C, E, c, e)

    MNS (U, Vw, Mur)

    Lutheran (Lua, Lub)

    Chido/Rodgers (Cha, Rga)

    Kell (K, k, Ku)

    Vel

    Lewis (Lea, Leb)

    JMH

    Duffy (Fya, Fyb, Fy3)

    Ge

    MNS (M, N)

    Bg

    Kidd (Jka, Jkb, Jk3)

    Hy

     

    Csa

    Diego (Dia, Dib, Wra)

    Yta

    P1

    Xga

    MNS (S, s)

     

     

     

    A1

     

     

     

  • C’è qualcos'altro da sapere?

    Alcuni anticorpi anti-eritrociti vengono prodotti naturalmente, senza la necessità di un’esposizione. Si tratta degli anticorpi diretti contro l’antigene A e/o B del sistema AB0.

    Talvolta gli anticorpi possono essere presenti in quantità talmente limitate da non determinare la presenza di un risultato positivo durante i test di screening effettuati prima della trasfusione, per la verifica della compatibilità. Una volta che una persona ha sviluppato degli anticorpi diretti contro specifici antigeni eritrocitari, dovrà sempre ricevere sangue negativo per la presenza di tali antigeni, anche nel caso in cui gli anticorpi non siano più rilevabili. Questo perché la reintroduzione di eritrociti caratterizzati dalla presenza di antigeni riconosciuti come estranei, potrebbe innescare nel ricevente una rapida produzione degli anticorpi in grado di riconoscerli e quindi sviluppare una reazione di rigetto alla trasfusione nei giorni successivi.

    Gli anticorpi eritrocitari non sono l’unica causa di rigetto trasfusionale. Il sistema immunitario del ricevente può reagire anche con strutture presenti sui leucociti o le piastrine o anche con farmaci assunti dal donatore. Raramente, nel caso in cui vengano trasfuse grandi quantità di plasma, gli anticorpi presenti nel plasma del donatore possono agire contro gli eritrociti del ricevente.

    Talvolta gli anticorpi eritrocitari possono non solo essere specifici per un certo antigene espresso sulla superficie degli eritrociti, ma riconoscere anche una vasta gamma di antigeni presenti su varie cellule, incluse quelle dell’organismo di appartenenza. È il caso di anticorpi associati a patologie autoimmuni, linfomileucemia linfatica cronica, alcune infezioni virali o micoplasmatiche e alcune terapie.

    Se il titolo anticorpale è basso o l’anticorpo presente è diretto contro una antigene raro, il test di screening  può fornire un risultato negativo. Pertanto,  è importante che il processo di verifica di compatibilità venga effettuato per ogni unità di globuli rossi trasfusa, anche in pazienti con crossmatch già verificato.

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Domande Frequenti
  •  Dovrebbero sottoporsi tutti allo screening per la ricerca di anticorpi eritrocitari irregolari?

    No, non è necessario a meno che la persona interessata non abbia necessità di una trasfusione o non si trovi in stato di gravidanza.  La presenza di anticorpi eritrocitari non ha effetti sulla salute della persona nella quale vengono rilevati. Il clinico può richiedere che il test venga effettuato nelle donne dopo una gravidanza, in modo particolare nel caso in cui abbia partorito dei bambini con complicazioni, per determinare il rischio di complicazioni in gravidanze future. Inoltre, i test di Coombs diretto e indiretto possono essere richiesti nel caso in cui sia presente emolisi o anemia con sospetto di patologie autoimmune.

  • Gli anticorpi anti-eritrociti possono essere eliminati?

    No. I livelli ematici degli anticorpi possono diminuire ma una nuova esposizione all’antigene determina l’attivazione delle cellule producenti tali anticorpi e quindi l’innalzamento dei loro livelli ematici. È pertanto importante avere la certezza di effettuare una trasfusione con sangue negativo per la presenza di anticorpi clinicamente significativi.

  • La presenza di anticorpi eritrocitari può essere criterio di esclusione per la donazione di sangue?

    La presenza di questi anticorpi non influenza la sicurezza nella donazione né della lavorazione del sangue dopo la donazione. Tuttavia, la presenza di grandi quantità di anticorpi all’interno del plasma dei donatori può essere un criterio di esclusione sufficiente.

Fonti

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