Noto anche come
Colture cellulari di HSV; Herpes Simplex; HSV DNA; PCR HSV; Herpes Genitale; Herpes Labiale; Virus dell’Herpes Simplex (HSV); HSV-1; HSV-2; HSV-1 o HSV-2 IgM o IgG
Nome ufficiale
Virus dell’Herpes Simplex (HSV) di tipo 1 e di tipo 2
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
15.01.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per lo screening e la diagnosi di infezioni del virus dell’Herpes Simplex (HSV).

 

Quando Fare il Test?

In presenza di sintomi di infezione da HSV, come la presenza di vesciche in area genitale, o sintomi di meningite virale; in presenza di fattori di rischio.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione prelevato tramite una raschiatura o tramite un tampone applicato nella sede della vescica o della piaga presente nell’area infetta o un campione di sangue venoso prelevato dal braccio; per i casi di encefalite o meningite, un campione di liquido cefalorachidiano.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L'Esame

I test per il virus dell’Herpes Simplex viene utilizzato per identificare un’infezione acuta o pregressa, tramite la ricerca di anticorpi diretti contro questo virus. L’HSV, del quale esistono il tipo 1 (HSV-1) e il tipo 2 (HSV-2), rappresenta una delle più comuni infezioni virali. Entrambi i tipi sono contagiosi e causano in maniera periodica piccole bolle di febbre (vesciche) che tendono a rompersi e causare delle lesioni. Il virus HSV-1 è  generalmente responsabile dell’herpes labiale, generando delle vesciche intorno alla bocca, mentre il virus HSV-2 causa delle lesioni in sede genitale; tuttavia entrambi i virus possono infettare sia le sede orale che genitale.

Il virus HSV può essere trasmesso da persona a persona tramite il contatto con le zone della pelle nelle quali sono visibili piaghe aperte o in via di guarigione ma talvolta anche se queste non sono visibili. Il virus HSV-2 fa parte delle malattie sessualmente trasmissibili ma anche il virus HSV-1 può essere presente in sede genitale. Secondo i dati epidemiologici riportati dalle società scientifiche statunitensi, circa il 50% degli adulti negli stati uniti sarebbe infettato dal HSV-1 mentre il 17% da HSV-2. Il 90% delle persone portatrici del virus HSV-2 ma con sintomi lievi, non sarebbe a conoscenza dell’infezione.

In seguito al primo contatto con il virus, la persona infetta sviluppa delle evidenti vesciche dolorose in corrispondenza della sede dell’infezione che compaiono generalmente entro due settimane dal contagio. La lesione tende a guarire entro 2-4 settimane. Le vesciche possono comparire in sede ano-genitale ma anche in corrispondenza dei glutei e delle cosce, e talvolta sono associate a sintomi para-influenzali come febbre e linfonodi ingrossati. Tuttavia, non tutte le persone sviluppano delle vesciche e talvolta i sintomi possono essere così lievi da venire scambiati per altro, come la puntura di un insetto o un’eruzione cutanea.
Una volta che una persona ha contratto l’infezione da HSV, anche in seguito alla risoluzione dei sintomi, il virus permane in uno stato latente per poi riattivarsi in seguito a condizioni di stress o malessere.

Nei pazienti immunocompromessi, come coloro che sono affetti da HIV/AIDS, o che sono stati sottoposti a trapianto d’organo, il virus HSV può riattivarsi più frequentemente e in maniera più grave. Non esistono cure per l’HSV, ma i farmaci antivirali possono contribuire alla diminuzione delle riattivazione, della durata dei sintomi e della trasmissione del virus.

Raramente, durante il parto una donna può trasmette il virus HSV al neonato con la conseguente comparsa di herpes neonatale. I sintomi di herpes neonatale compaiono durante il primo mese di vita del bambino e, se non trattati, possono causare problemi a lungo termine alla salute del bambino. Una donna in gravidanza alla quale sia stata diagnosticata un’infezione da HSV deve pertanto essere costantemente monitorata prima del parto, in modo da rilevare un’eventuale riattivazione dell’infezione che potrebbe comportare la programmazione di un parto cesareo volto alla prevenzione della trasmissione dell’infezione al bambino durante il parto.

Il virus dell’herpes simplex può infine anche raggiungere l’encefalo causando encefalite. Questa patologia può essere mortale o causare gravi danni neurologici permanenti.

Metodi

I test per l’HSV rilevano il virus, il materiale genetico del virus (DNA) o gli anticorpi diretti contro il virus. Durante un’infezione primaria acuta o durante una riattivazione, il virus HSV può essere rilevato tramite:

  • Esame colturale di HSV – un campione di liquido presente in una vescica viene prelevato tramite un tampone e inoculato in cellule utilizzate per la crescita del virus. Una volta rilevato, il virus viene caratterizzato come HSV-1 o HSV-2 in modo da formulare una prognosi. Questo test è sensibile e specifico ma richiede due o più giorni. La presenza di un numero insufficiente di virus nel campione può generare un risultato falsamente negativo; questo può capitare se il campione viene prelevato dopo 48 ore dalla comparsa dei sintomi.
  • Test molecolare HSV PCR – questo metodo rileva il materiale genetico dell’HSV in campioni prelevati dalla vescica, in campioni di sangue o di altri fluidi, come il liquido cefalorachidiano. Questo test viene generalmente effettuato nel caso di esito negativo all’esame colturale ma con sospetto clinico persistente di un’infezione da HSV, o se il paziente è stato trattato con farmaci antivirali prima dell’esecuzione del test. Tramite questa metodica è possibile non solo rilevare il virus ma anche identificarne il tipo. È un test maggiormente sensibile rispetto all’esame colturale pertanto è utile nel caso in cui il virus sia presente in basso numero (come nell’encefalite virale) o nel caso in cui il campione provenga da una lesione vecchia di qualche giorno. Questo metodo è il migliore per rilevare una meningite, encefalite o cheratite (infiammazione della cornea) virale da HSV.
  • Test sierologico – gli anticorpi anti-HSV sono proteine specifiche rilasciate nell’organismo in seguito all’esposizione al virus HSV. La produzione di IgM anti-HSV comincia pochi giorni dopo l’infezione primaria di HSV; tali anticorpi sono rilevabili all’interno del circolo sanguigno per alcune settimane. La produzione di IgG anti-HSV comincia dopo quella delle IgM. La concentrazione ematica delle IgG aumenta per alcune settimane per poi diminuire e stabilizzarsi. Dopo l’infezione primaria di HSV, continuano perciò ad essere prodotte piccole quantità di IgG anti-HSV. Il test sierologico per HSV rileva la presenza di anticorpi IgG e IgM in grado di riconoscere entrambi i tipi di HSV (HSV-1 e HSV-2).
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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Tramite un prelievo effettuato con una raschiatura o tramite un tampone applicati nella sede della vescica o della piaga presenti nell’area infetta. Per i casi sospetti di encefalite o meningite, viene prelevato un campione di liquido cefalorachidiano tramite rachicentesi. Per il test sierologico viene prelevato un campione di sangue venoso dal braccio.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    La ricerca di HSV è utilizzata per rilevare la presenza del virus HSV in pazienti con vesciche o ferite genitali, encefalite ed in neonati nei quali si sospetti herpes neonatale, una condizione rara ma seria, dovuta alla trasmissione del virus dalla madre al nascituro durante il parto.
    I metodi di elezione per la ricerca del virus sono rappresentati dalla coltura virale e dalla ricerca del DNA virale (PCR).

    Anche se meno sensibile, la ricerca  degli anticorpi può contribuire a diagnosticare un'infezione acuta di HSV, se viene effettuata su campioni seriali, raccolti durante la  fase acuta di malattia e alcune settimane dopo (fase convalescente).

    L’aumento della quantità di IgG anti-HSV nel campione relativo alla fase convalescente, è indicativo per un’infezione acuta in atto. Il test sierologico può anche essere utilizzato  per monitorare gruppi di persone che abbiano precedentemente contratto l’infezione, come soggetti sessualmente attivi, i potenziali riceventi di un trapianto di organo e quelli con HIV/AIDS.

  • Quando viene prescritto?

    I test colturale o molecolare (ricerca di HSV- DNA)  possono essere richiesti in un soggetto con lesioni bollose o vescicolose nella zona genitale.

    Il test molecolare può essere richiesto in un paziente con sintomi di encefalite, di cui si sospetti l’origine virale.

    La ricerca di HSV è altresì indicata nello screening iniziale di una gravidanza e deve essere ripetuto regolarmente durante l’intera gestazione quando una donna risulti avere un’infezione acuta o pregressa da HSV. Madre e  neonato devono essere  esaminati per HSV quando un bambino, alla nascita, mostra i segni tipici dell'infezione erpetica, quali meningite o lesioni cutanee.

    La  ricerca degli anticorpi diretti contro HSV ha indicazioni più limitate ed è indicata soprattutto quando è necessario verificare se un paziente è stato precedentemente esposto al virus. Nel sospetto di infezione  in atto, la determinazione dei livelli anticorpali in un campione raccolto durante la fase acuta e nella successiva convelescenza può confermare il sospetto diagnostico.

    Il clinico infine può richiede i test dell’HSV in persone affette da altre malattie sessualmente trasmissibili e quindi potenzialmente a rischio di aver contratto anche l’infezione da HSV. I fattori di rischio per il contagio del virus HSV includono l’abitudine a rapporti occasionali e partner sessuali multipli, la diagnosi di herpes nel partner sessuale abituale, l’infezione da HIV in particolare negli uomini con relazioni omosessuali.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Una coltura positiva o la presenza di HSV- DNA nel materiale ottenuto dal raschiamento di una  lesione vescicolosa indica un'infezione attiva da  HSV-1 o HSV-2.  Un risultato negativo indica che il virus non è stato isolato o identificato ma non esclude definitivamente l’infezione. Infatti, il campione potrebbe contenere il virus non in fase di replicazione attiva o potrebbe essere stato trasportato e conservato in  condizioni non ottimali, determinando l’inattivazione del virus  con conseguente risultato falso negativo.

    La presenza degli anticorpi anti- HSV-1 o  HSV-2 di tipo IgM indica un'infezione attiva o recente mentre gli anticorpi di tipo IgG suggeriscono una esposizione/infezione pregressa. Un aumento significativo del livello di IgG specifiche in due campioni raccolti durante (fase acuta) e dopo (fase convalescente) una sospetta virosi acuta, suggeriscono la presenza di un’infezione da HSV in atto. Un risultato negativo alla ricerca degli anticorpi specifici rende improbabile che il paziente sia stato esposto a HSV, anche se non si può escludere la possibilità che ci si  trovi in presenza di un “periodo finestra”, successivo ad un’infezione ma precedente all’inizio della  produzione di anticorpi specifici.

  • C’è altro da sapere?

    Le forme più gravi di infezione da HSV sono quelle che insorgono in neonati infettati durante il parto o nei soggetti immunocompromessi. In questi le lesioni tendono ad essere più estese e più persistenti che negli individui immunocompetenti.

    L'infezione con HSV può rendere i pazienti maggiormente suscettibili ad un’infezione da HIV. Allo stesso tempo può rendere i soggetti affetti da HIV maggiormente infettivi, incrementando la carica virale dell’HIV. L'infezione da HSV-2 è spesso presente come infezione opportunistica nei soggetti infetti da HIV, tanto che  fino al  90% di essi risulta co-infettato da HSV-2.

    L’infezione genitale da HSV, congiuntamente a quella del virus del papilloma (HPV), è stata associata con un elevato rischio di sviluppare il cancro della cervice uterina.

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Domande Frequenti
  • È possibile prevenire l’infezione da HSV?

    L'herpes orale (lesioni della bocca, lesioni cutanee in area non-genitale) non può essere evitata.

    L'esposizione al virus è continua durante la vita di tutti i giorni. Al contrario, l'herpes genitale può essere prevenuto con l'uso dei preservativi o evitando il contatto sessuale con soggetti che abbiano un'infezione attiva. 

  • Esistono altri tipi di herpes virus oltre a HSV-1 e HSV-2?

    Si. Esistono più di 25 virus appartenenti alla famiglia degli herpesvirus (Herpesviridae) dei quali almeno 8 in grado di infettare l’uomo. Questi includono l’HSV di tipo 1 e di tipo 2, il virus della Varicella Zoster (VZV, HHV-3), associato con la varicella e l’herpes zoster, il virus di Epstein Barr (EBV, HHV-4), che può causare la mononucleosi infettiva, il Cytomegalovirus (CMV, HHV-5), l’Herpesvirus umano 6 (HHV-6) e l’Herpesvirus umano 7 (HHV-7), entrambi in grado di causare la Roseola nei bambini (detta VI malattia), e l’herpesvirus umano 8 (HHV-8) recentemente scoperto essere implicato in un tumore chiamato Sarcoma di Kaposi, che si sviluppa spesso in pazienti affetti da AIDS.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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