Noto anche come
HAV-Ab IgM
Anti-HAV
HAV-Ab totali
HAV-Ab IgG
Nome ufficiale
Anticorpi anti-virus dell’epatite A
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 01.10.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Come sostegno alla diagnosi di epatite acuta; come parte del pannello delle epatiti virali, per identificare il tipo di virus responsabile dell’infezione; talvolta per sapere se è necessario un vaccino.

Quando Fare il Test?

In presenza di sintomi di infezione epatica acuta, come ittero, o in seguito alla sospetta esposizione al virus dell’epatite A (HAV).

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.

​​​​​​​Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

L’epatite A è un’infezione del fegato molto contagiosa causata dal virus A dell’epatite (HAV). E’ una delle cause di epatite, una patologia caratterizzata da infiammazione e ingrossamento del fegato. Questo esame ricerca la presenza nel sangue di anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta all’infezione da HAV.

Il virus HAV è uno dei cinque “virus dell’epatite” identificati molto tempo fa, tra cui si annoverano i virus B, C, D ed E, conosciuti come causa di patologia. Il virus HAV causa un’infezione acuta e grave che di solito perdura 1 o 2 mesi, ma non causa infezione cronica, come altri virus dell’epatite.

Di solito il contagio da HAV avviene attraverso le feci o mediante l’ingestione di cibo o acqua contaminati dalle feci di una persona infetta (via orofecale). I fattori di rischio per il contagio con HAV comprendono il contatto stretto con persone affette, i viaggi verso zone del mondo in cui il virus è molto diffuso (di solito per le scarse condizioni igienico-sanitarie), la coabitazione o lo stretto contatto con bambini presenti negli asili, l'assunzione di cibo contaminato, l'abitudine ad avere rapporti sessuali non protetti (in maniera particolare tra uomini omosessuali) e l'abitudine all'uso di droghe.

Sebbene le cause di epatite siano molteplici, i sintomi sono gli stessi. In caso di epatite, il fegato è danneggiato e non funziona correttamente; non riesce a metabolizzare ed eliminare dall'organismo le tossine o i prodotti di scarto come la bilirubina. Con il progredire della patologia, la bilirubina e gli enzimi epatici possono aumentare nel sangue. Per questo motivo, test come la bilirubina e il pannello epatico possono fornire informazioni al clinico circa le condizioni del fegato, senza tuttavia identificare la causa scatenante dell'epatite. La ricerca degli anticorpi diretti contro i virus dell’epatite, può invece aiutare a determinarne la causa.

Esistono due differenti classi di immunoglobuline anti-epatite A che possono essere testate; le IgM e le IgG. In seguito all'esposizione al virus HAV, l’organismo produce prima le IgM. Questi anticorpi si sviluppano entro 2-3 settimane dal contagio (e sono determinabili prima dello sviluppo dei sintomi) e persistono in circolo per 3-6 mesi. Le IgG vengono prodotte dopo 1-2 settimane dalla comparsa delle IgM e persistono per tutta la vita.

In Italia sono disponibili due diversi vaccini contro l’epatite A, raccomandati in soggetti a rischio come coloro che effettuano viaggi in paesi nei quali l'epatite A è endemica, che lavorano in ambienti a contatto con il virus o con persone infette, o che sono affette da patologie croniche che potrebbero esacerbare i sintomi e la gravità della malattia.

Secondo i dati statistici, l’incidenza dell'infezione varia ciclicamente, con un aumento ogni 10-15 anni. Il report dell'ECDC relativo al 2015, riporta 12527 casi confermati di epatite A nell'Unione Europea, con un picco minimo dal 2011. La fascia d'età più colpita continua ad essere quella compresa tra i 5 ed i 14 anni.

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Come e Perché
  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Questo esame è usato per diagnosticare l’infezione epatica dovuta al virus dell’epatite A (HAV). Le cause di epatite e dei sintomi associati possono essere molteplici; perciò questo esame è utile per determinare se i sintomi siano dovuti al virus dell'epatite A.

    Ciascun test rileva le differenti classi di anticorpi anti-HAV:

    • Le IgM anti-HAV sono i primi anticorpi prodotti dall’organismo in seguito all'esposizione al virus. Il test è usato per rilevare un’infezione recente o in corso e per diagnosticare la patologia in persone con sintomi di epatite acuta. Può essere eseguito come parte del pannello delle epatiti virali acute.
    • Le IgG anti-HAV si sviluppano più tardi nel corso della patologia. Gli anticorpi IgG permangono per alcuni anni nell'organismo, di solito per la vita, fornendo una protezione contro infezioni successive dello stesso virus. Il test delle IgG è usato per determinare infezioni pregresse da HAV e può talvolta essere usato per verificare se un individuo ha sviluppato una protezione immunitaria a causa di un’infezione pregressa che potrebbe non rendere necessario un eventuale vaccino.
    • La misura degli anticorpi totali, rileva sia le IgM che le IgG e può essere usato per identificare infezioni correnti e pregresse. Questo esame può inoltre essere positivo dopo il vaccino, perciò a volte viene usato per capire se la persona si è immunizzata dopo la vaccinazione, anche se questo utilizzo non è raccomandato. L’associazione statunitense Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) sostiene che non tutti i test post-vaccinazione siano utili per l’alta percentuale di risposta al vaccino negli adulti e nei bambini. Inoltre, non tutti i metodi approvati per l’uso diagnostico routinario hanno la sensibilità tale da determinare le basse concentrazioni di anti-HAV presenti dopo il vaccino.
       

    Nelle epatiti acute, altri test tra cui bilirubinapannello epaticoALT e AST possono essere eseguiti insieme agli esami per le epatiti virali, come supporto nella diagnosi di patologia.

  • Quando viene prescritto?

    Il test per la presenza di anticorpi IgM anti-HAV viene richiesto in caso di sintomi acuti, tra cui:

    • Febbre
    • Affaticamento
    • Perdita di appetito
    • Nausea, vomito, dolore addominale
    • Urine scure e/o feci chiare
    • Dolore alle articolazioni
    • Ittero
       

    In alcuni adulti e in molti bambini, l’epatite A può non causare sintomi. I bambini con HAV spesso hanno sintomi leggeri, come febbre e diarrea, che possono essere confusi con quelli influenzali.

    Un test dell’HAV può inoltre essere prescritto quando è probabile che la persona sia stata esposta al virus, a prescindere dalla comparsa dei sintomi.

  • Cosa significa il risultato del test?

    I risultati dei test  possono indicare quanto segue:

    HAV IgM

    HAV IgG o Anticorpi totali (IgM e IgG)

    Significato

    Positivo

    Non eseguito

    Infezione da HAV recente o acuta

    Negativo

    Positivo

    Infezione non attiva ma precedente esposizione ad HAV; presenza dell'immunità all’HAV o vaccino recente

    Non eseguito

    Positivo

    Esposizione ad HAV; non esclude l’infezione acuta

    Non eseguito

    Negativo

    Infezione non attiva né precedente; può essere raccomandato il vaccino in persone a rischio

    Il test degli anticorpi totali determina la presenza sia di IgM che di IgG ma non distingue tra i due tipi.

    Se gli anticorpi totali o le IgG sono positive e il paziente non è stato vaccinato, significa che è stato esposto al virus in passato. Circa il 30% degli adulti sopra i 40 anni ha gli anticorpi per l’epatite A.

  • C’è altro da sapere?

    vaccini per l’epatite A sono efficaci anche se somministrati fino a 15 giorni dopo l’esposizione al virus. I bambini, le persone immunocompromesse, gli affetti da patologie epatiche croniche e gli adulti sopra i 40 anni dovrebbero ricevere un’iniezione di immunoglobuline al posto del vaccino come protezione post-esposizione.

    Sebbene gli anticorpi IgM siano considerati diagnostici di infezione acuta da epatite A, è raccomandato l'uso del test solo in persone con i segni clinici da epatite acuta, per diminuire il rischio di risultati falsi positivi.

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Domande Frequenti
  • E’ possibile aver contratto il virus senza saperlo?

    Il contagio avviene tramite contatto con le feci (via oro-fecale) da una persona infetta, di solito tramite cibo o acqua contaminati. Se la persona infetta da HAV non si lava le mani dopo aver usato il bagno, può passare il virus maneggiando frutta o verdura fresche consumate da altre persone. Il passaggio può avvenire anche direttamente per contatto tra persone. E’ inoltre possibile contrarre il virus mangiando pesce crudo o cotto male, allevato in acque contaminate. E’ possibile ammalarsi facendo sesso non protetto con una persona infetta ma asintomatica.

  • Per quanto tempo una persona affetta rimane contagiosa?

    Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è possibile contagiare altre persone da 1 a 3 settimane prima della comparsa dei sintomi (come l’itterizia). I sintomi di solito si sviluppano entro 4 settimane dall’infezione ma possono manifestarsi da 2 a 6 settimane dopo il contatto. E’ possibile rimanere contagiosi, anche se in misura minore, per alcune settimane dopo la comparsa dell’ittero.

  • Come viene trattata l’epatite A?

    Non esiste un trattamento specifico per l’epatite A. Le forme lievi di solito si risolvono da sole e non provocano danni permanenti al fegato. Viene normalmente prescritta una terapia di supporto, che consiste nell’apporto di molti liquidi, tramite assunzione di piccole quantità di cibo e bevande più volte al giorno. Esiste una forma rara e potenzialmente letale, l’epatite fulminante, che provoca insufficienza epatica tale da richiedere il ricovero ospedaliero. L’epatite A tende ad essere più aggressiva negli anziani e negli affetti da patologie croniche del fegato; le persone affette da epatite A acuta in queste condizioni devono essere monitorate più attentamente.

  • C’è un modo di prevenire l’epatite A?

    Sì. E’ disponibile un vaccino. Il vaccino è raccomandato alle persone a rischio di esposizione al virus, come:

    • Chi viaggia verso paesi ad alta prevalenza di epatite A
    • Chi fa uso di droghe
    • Chi ha rapporti sessuali non protetti a rischio
       

    Il vaccino è raccomandato anche per coloro che sono ad alto rischio di complicanze, incluse le persone con patologie croniche del fegato e pazienti con il fegato danneggiato per altri motivi.

    Nel caso in cui sia nota un'esposizione al virus dell’epatite A, la patologia può essere prevenuta tramite il vaccino.

    L’epatite A può essere prevenuta con una corretta igiene, che prevede il lavaggio delle mani dopo l’uso del bagno, dopo aver cambiato un pannolino, e prima di mangiare o di cucinare.

  • Chi ha già avuto l’infezione da epatite A, può riprenderla?

    No. Una volta contratta la patologia la prima volta e sviluppati gli anticorpi di classe IgG, il paziente è immunizzato per il resto della vita.

Fonti
Fonti utilizzate nella revisione corrente

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