Noto anche come
HAV-Ab IgM
Anti-HAV
HAV-Ab totali
HAV-Ab IgG
Nome ufficiale
Anticorpi anti-virus dell’epatite A
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 03.11.2021.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Come supporto alla diagnosi di epatite acuta; come parte del pannello delle epatiti virali, per identificare il tipo di virus responsabile dell’infezione; per verificare se il paziente ha sviluppato la protezione immunitaria a causa di un’infezione pregressa o di una vaccinazione.

Quando Fare il Test?

In presenza di sintomi di infezione epatica acuta, come ittero, o in seguito a sospetta esposizione al virus dell’epatite A (HAV).

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Solitamente viene richiesto un campione di sangue venoso prelevato dal braccio per ricercare la presenza di anticorpi prodotti in risposta all'infezione da epatite A. Tuttavia, talvolta può essere eseguito il test di amplificazione dell'acido nucleico (NAAT) per ricercare la presenza del materiale genetico di HAV in un campione di feci, nei liquidi biologici o nel tessuto epatico.

​​​​​​​Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

L’epatite A è un’infezione del fegato molto contagiosa causata dal virus A dell’epatite (HAV). É una delle cause di epatite, una patologia caratterizzata da infiammazione ed ingrossamento del fegato. Questo esame ricerca la presenza nel sangue di anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta all’infezione da HAV, come indice di infezione recente o pregressa.

L'HAV è uno dei cinque “virus dell’epatite”, tra cui si annoverano i virus B, C, D ed E, noti per causare la patologia. Il virus HAV causa un’infezione acuta che solitamente perdura per 1 o 2 mesi, ma non causa infezione cronica, come altri virus dell’epatite. Raramente, l'epatite A può risultare grave e causare danni al fegato o insufficienza epatica.

Solitamente il contagio da HAV avviene attraverso le feci o mediante l’ingestione di cibo o acqua contaminati dalle feci di una persona infetta (via oro-fecale). I fattori di rischio per il contagio con HAV comprendono il contatto stretto con persone affette, i viaggi verso zone del mondo in cui il virus è molto diffuso (di solito per le scarse condizioni igienico-sanitarie), la coabitazione o lo stretto contatto con bambini presenti negli asili, l'assunzione di cibo contaminato, l'abitudine ad avere rapporti sessuali non protetti (in maniera particolare tra uomini omosessuali) e l'uso di droghe per via endovenosa.

Sebbene le cause di epatite siano molteplici, i sintomi sono gli stessi. In caso di epatite, il fegato è danneggiato e non funziona correttamente, non riuscendo a metabolizzare ed eliminare dall'organismo le tossine o i prodotti di scarto come la bilirubina. Con il progredire della patologia, la bilirubina e gli enzimi epatici possono aumentare nel sangue. Per questo motivo, test come la bilirubina e il pannello epatico possono fornire informazioni al clinico circa le condizioni del fegato, senza tuttavia identificare la causa scatenante dell'epatite. La ricerca degli anticorpi diretti contro i virus dell’epatite può invece contribuire a determinarne la causa.

Esistono due differenti classi di immunoglobuline anti-epatite A che possono essere testate: le IgM e le IgG. In seguito all'esposizione al virus HAV, l’organismo produce prima gli anticorpi IgM, che compaiono entro 2-3 settimane dal contagio (e sono determinabili prima dello sviluppo dei sintomi) e persistono in circolo per 3-6 mesi. Le IgG vengono prodotte dopo 1-2 settimane dalla comparsa delle IgM e persistono per tutta la vita.

In Italia sono disponibili due diversi vaccini contro l’epatite A, raccomandati in soggetti a rischio quali soggetti pediatrici, donne in gravidanza, coloro che effettuano viaggi in paesi nei quali l'epatite A è endemica, che lavorano in ambienti a contatto con il virus o con persone infette o che sono affette da patologie croniche che potrebbero esacerbare i sintomi e la gravità della malattia.

Secondo i dati statistici, l’incidenza dell'infezione varia ciclicamente, con un aumento ogni 10-15 anni. Il report dell'ECDC relativo al 2018 riporta 15.677 casi confermati di epatite A nell'Unione Europea, con una predominanza di casi tra la popolazione maschile (57,2% vs 42,8%). La fascia d'età più colpita continua ad essere quella compresa tra i 5 ed i 14 anni.

Gli intervalli di riferimento dipendono da molteplici fattori, quali l’età e il sesso del paziente, la popolazione di riferimento e il metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. Il risultato numerico di un test può pertanto avere significati diversi in laboratori differenti.

Per queste ragioni, nel presente sito web non vengono riportati gli intervalli di riferimento. Per la valutazione dei risultati dei test, Lab Tests Online raccomanda di riferirsi ai valori di riferimento forniti dal laboratorio nel quale questi sono stati eseguiti. Gli intervalli di riferimento di ciascun test sono riportati sul referto di laboratorio, accanto al nome ed al risultato dello stesso. Per alcuni esempi clicca qui.

Per maggiori informazioni si rimanda agli articoli: Gli Intervalli di Riferimento ed il loro Significato e Comprendere il Referto di Laboratorio.

Se il sottoporsi alle analisi mediche provoca stati d'ansia o di disagio, si consiglia di leggere uno o più di questi articoli:

Come fare fronte alla paura, al disagio ed all'ansia da test, Suggerimenti sui test ematici, Suggerimenti per aiutare i bambini ad affrontare un test medico, Suggerimenti per aiutare l'anziano ad affrontare un test medico.

Un altro articolo, Il prelievo ematico: Breve viaggio nel laboratorio, chiarisce le modalità di prelievo del campione ematico.

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Come e Perché
  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Questo esame viene utilizzato per diagnosticare l’infezione epatica dovuta al virus dell’epatite A (HAV). Le cause di epatite e dei sintomi associati possono essere molteplici; pertanto, questo esame è utile per determinare se i sintomi siano riconducibili al virus dell'epatite A.

    Ciascun test rileva le differenti classi di anticorpi anti-HAV:

    • Le IgM anti-HAV sono i primi anticorpi prodotti dall’organismo in seguito all'esposizione al virus. Questi anticorpi sono rilevabili dopo 2-3 settimane dal contagio fino a circa 6 mesi; pertanto, il test viene utilizzato per rilevare la presenza di infezioni recenti o in corso e per diagnosticare la patologia in persone con sintomi di epatite acuta. Può essere eseguito come parte del pannello delle epatiti virali acute
    • Le IgG anti-HAV si sviluppano più tardi nel corso della patologia. Gli anticorpi IgG permangono per alcuni anni nell'organismo, di solito per la vita, fornendo una protezione contro infezioni successive dello stesso virus. Il test delle IgG viene utilizzato per identificare infezioni pregresse da HAV e può talvolta essere eseguito per verificare se un individuo ha sviluppato una protezione immunitaria a causa di un’infezione pregressa, che potrebbe non rendere necessario un eventuale vaccino
    • La misura degli anticorpi totali rileva sia le IgM che le IgG e può essere eseguito per identificare infezioni correnti e pregresse. Questo esame può inoltre risultare positivo dopo il vaccino, perciò talvolta viene utilizzato per capire se il paziente si è immunizzata dopo la vaccinazione, anche se questo utilizzo non è raccomandato. L’associazione statunitense Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) sostiene che non tutti i test post-vaccinazione sono utili per l’alta percentuale di risposta al vaccino negli adulti e nei bambini. Inoltre, non tutti i metodi approvati per l’uso diagnostico routinario hanno una sensibilità tale da determinare le basse concentrazioni di anti-HAV presenti dopo il vaccino.
       

    Nelle epatiti acute, altri test tra cui bilirubinapannello epaticoALT e AST possono essere eseguiti insieme agli esami per le epatiti virali, come supporto nella diagnosi di patologia.

  • Quando viene prescritto?

    Il test per la presenza di anticorpi IgM anti-HAV viene richiesto in caso di sintomi acuti, inclusi:

    • Febbre
    • Affaticamento
    • Perdita di appetito
    • Nausea, vomito, dolore addominale 
    • Urine scure e/o feci chiare
    • Dolore alle articolazioni
    • Ingiallimento della pelle e degli occhi (ittero)

    In alcuni adulti e in molti bambini, l’epatite A può risultare asintomatica. I bambini con HAV spesso manifestano sintomi lievi, come febbre e diarrea, che possono essere confusi con quelli influenzali.

    Inoltre, il test dell'HAV può essere prescritto in soggetti sintomatici con esposizione nota al virus o esposti ad un rischio elevato di contrarre la patologia. Alcuni esempi di fattori che aumentano il rischio di contagio con HAV includono: 

    • Viaggi verso Asia, Sud America, America Centrale, Africa e Medio Oriente, dove il virus risulta altamente diffuso
    • Uso di droghe per via endovenosa
    • Coabitazione o stretto contatto con bambini presenti negli asili o anziani nelle residenze assistenziali
    • Assunzione di cibo contaminato
    • Abitudine ad avere rapporti sessuali non protetti (in maniera particolare tra uomini omosessuali) 
    • Mangiare crostacei, verdure ed altri alimenti crudi

    In pazienti che sviluppano sintomi di epatite A in assenza di esposizione nota al virus può essere raccomandato di eseguite il pannello delle epatiti virali che ricerca la presenza di epatite A, B e C nello stesso campione di sangue, al fine di identificare il tipo di virus responsabile dell’infezione.

  • Cosa significa il risultato del test?

    I risultati del test per l'epatite A possono includere i risultati del test degli anticorpi IgM anti-HAV, del test degli anticorpi IgG anti-HAV o la somma di entrambi gli anticorpi nel test degli anticorpi totali.

    Il riscontro di un risultato negativo alla ricerca delle IgM anti-HAV indica assenza di anticorpi IgM nel campione, consentendo di escludere la presenza di un'infezione in corso da epatite A. Il riscontro di un risultato negativo alla misura delle IgG anti-HAV indica che il paziente non è attualmente affetto da epatite A, ma non fornisce informazioni circa lo sviluppo di immunità in seguito alla vaccinazione o ad un’infezione pregressa.

    Se il test per l'epatite A rileva anticorpi IgM o IgG anti-HAV, l'interpretazione del test dipende dai risultati specifici. La seguente tabella riporta le possibili interpretazioni circa il riscontro di risultati positivi al test per la ricerca di IgM o IgG anti-HAV:

    Test anticorpale IgM anti-HAV

    IgG anti-HAV o Anticorpi totali (IgM e IgG)

    Possibile interpretazione

    Positivo

    Non eseguito

    Infezione da HAV recente o acuta

    Negativo

    Positivo

    Infezione non attiva ma precedente esposizione ad HAV; presenza dell'immunità all’HAV o vaccino recente

    Non eseguito

    Positivo

    Esposizione ad HAV; non esclude l’infezione acuta. Possibile presenza di immunità

    Non eseguito

    Negativo

    Infezione non attiva né pregressa; può essere raccomandato il vaccino in persone a rischio

    Il test degli anticorpi totali determina la presenza sia di IgM che di IgG, ma non distingue tra i due tipi.

    Se gli anticorpi totali o le IgG sono positivi ed il paziente non è stato vaccinato, significa che è stato esposto al virus in passato. Circa il 30% degli adulti sopra i 40 anni possiede gli anticorpi per l’epatite A.

  • C’è altro da sapere?

    vaccini per l’epatite A sono efficaci anche se somministrati fino a 15 giorni dopo l’esposizione al virus. I bambini, le persone immunocompromesse, gli affetti da patologie epatiche croniche e gli adulti sopra i 40 anni dovrebbero ricevere un’iniezione di immunoglobuline al posto del vaccino come protezione post-esposizione.

    Sebbene gli anticorpi IgM siano considerati diagnostici di infezione acuta da epatite A, è raccomandato l'uso del test solo in persone con segni clinici di epatite acuta, per diminuire il rischio di risultati falsi positivi.

Modalità del test
Prima del test

Solitamente non è richiesta alcuna preparazione prima di sottoporsi al test. Tuttavia, occorre informare il clinico circa l'assunzione di farmaci prescritti o da banco, anche se raramente è necessario interromperne l'assunzione prima di eseguire il test.

Durante il test

L'analisi di laboratorio viene eseguita su un campione di sangue prelevato da una vena del braccio. Durante il prelievo ematico, viene posizionato il laccio emostatico nella parte superiore del braccio, per favorire il reperimento della vena. Per prevenire eventuali infezioni, viene eseguita la disinfezione della zona del prelievo e successivamente inserito l'ago. Il prelievo può richiedere qualche minuto e causare un lieve fastidio legato alla puntura.

Nel caso in cui il test per HAV sia eseguito su neonati o bambini può essere utilizzata una goccia di sangue ottenuta pungendo la punta del dito tramite una lancetta (piccolo ago).

Dopo il test

Al termine della raccolta del campione, viene applicata una garza sterile sul sito della puntura ed esercitata una leggera pressione per prevenire eventuali emorragie e consentire una rapida guarigione. 

Non sono previste restrizioni circa le attività che possono essere svolte dopo la raccolta del campione.

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Domande Frequenti
  • É possibile aver contratto il virus senza saperlo?

    Il contagio avviene tramite contatto con le feci (via oro-fecale) da una persona infetta, di solito tramite cibo o acqua contaminati. Se la persona infetta da HAV non si lava le mani dopo aver usato il bagno, può trasmettere il virus maneggiando frutta o verdura fresche consumate da altre persone. Il passaggio può avvenire anche direttamente per contatto tra persone. É inoltre possibile contrarre il virus mangiando pesce crudo o poco cotto, allevato in acque contaminate. É possibile ammalarsi praticando sesso non protetto con una persona infetta ma asintomatica.

  • Per quanto tempo una persona affetta rimane contagiosa?

    Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è possibile contagiare altre persone da 1 a 3 settimane prima della comparsa dei sintomi (come l’ittero). Solitamente i sintomi si sviluppano entro 4 settimane dall’infezione, ma possono manifestarsi da 2 a 6 settimane dopo il contatto. É possibile rimanere contagiosi, anche se in misura minore, per alcune settimane dopo la comparsa dell’ittero.

  • Come viene trattata l’epatite A?

    Non esiste un trattamento specifico per l’epatite A. Le forme lievi di solito si risolvono spontaneamente e non provocano danni permanenti al fegato. Viene normalmente prescritta una terapia di supporto che consiste nell’apporto di molti liquidi, tramite assunzione di piccole quantità di cibo e bevande più volte al giorno. Esiste una forma rara e potenzialmente letale, l’epatite fulminante, che provoca insufficienza epatica tale da richiedere il ricovero ospedaliero. L’epatite A tende ad essere più aggressiva negli anziani e nei soggetti affetti da patologie croniche del fegato; le persone affette da epatite A acuta in queste condizioni devono essere monitorate in modo più stringente.

  • Esiste un modo di prevenire l’epatite A?

    Sì, è disponibile un vaccino. Il vaccino è raccomandato alle persone a rischio di esposizione al virus, come:

    • Chi viaggia verso paesi ad alta prevalenza di epatite A
    • Chi fa uso di droghe
    • Chi ha rapporti sessuali non protetti 
       

    Il vaccino è raccomandato anche per coloro che sono esposti ad alto rischio di complicanze, incluse le persone con patologie croniche del fegato e pazienti con lesioni epatiche riconducibili ad altre cause.

    Nel caso in cui sia nota un'esposizione al virus dell’epatite A, la patologia può essere prevenuta tramite il vaccino.

    L’epatite A può essere prevenuta con una corretta igiene, che prevede il lavaggio delle mani dopo l’uso del bagno, dopo aver cambiato un pannolino e prima di mangiare o di cucinare.

  • Chi ha già avuto l’infezione da epatite A, può incorrere in una re-infezione?

    No. Una volta contratta la patologia la prima volta e sviluppati gli anticorpi di classe IgG, il paziente è immunizzato per il resto della vita.

Fonti
Fonti utilizzate nella revisione corrente

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