Noto anche come
Virus della febbre Dengue
Anticorpi anti-Dengue
Nome ufficiale
Anticorpi anti-Dengue (IgG, IgM); Dengue PCR
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
15.01.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per diagnosticare la febbre Dengue, in particolare in seguito a viaggi in zone tropicali o subtropicali.

Quando Fare il Test?

Nel caso compaia febbre alta entro due settimane da un viaggio in aree nelle quali la febbre dengue è endemica o in presenza di un’epidemia.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L'Esame

La febbre dengue è un’infezione di origine virale trasmessa all’uomo tramite la puntura di zanzare presenti in regioni tropicali e subtropicali, e che ne sono i principali vettori. In risposta all’infezione l’organismo produce degli anticorpi anti-virus dengue.

Il test per la febbre dengue deve essere effettuato nel caso in cui una persona, che abbia effettuato un viaggio nelle regioni endemiche per questa malattia, sviluppi febbre alta entro due settimane dal viaggio. Secondo i dati forniti dalla CDC, ossia il centro per il controllo e la prevenzione delle malattie americano, il virus dengue è endemico in più di 100 paesi tra i quali parte dell’Africa, dell’America, nelle zone caraibiche, nel mediterraneo orientale, nel sud-est asiatico e nel Pacifico occidentale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la dengue viene contratta ogni anno da circa 50-100 milioni di persone (1207 casi in Europa nel 2012) con un progressivo incremento del numero di casi e della diffusione del virus.

Secondo il report di sorveglianza dell’ECDC (European Centre for Disease prevention and Control) del 2012, tutti i casi di cui fossero disponibili le informazioni (1041) sono stati casi di “importazione” ossia di infezione contratta nei paesi nei quali la febbre dengue è endemica. Il 78.8% di questi provenivano dalle zone asiatiche e il 10% dal sud-america.

La maggior parte delle persone sono asintomatiche o presentano solo dei lievi malesseri in seguito all’esposizione ad uno dei quattro sierotipi del virus. Coloro che sviluppano i sintomi invece, hanno di solito una prognosi molto buona con risoluzione nel giro di poche settimane. I sintomi iniziali più comuni sono sintomi parainfluenzali e febbre alta (40°C) che compaiono repentinamente dopo 4-7 giorni dalla puntura della zanzara vettore del virus. Questi giorni vengono chiamati “periodo di incubazione” che può variare tra i 3 e i 14 giorni. Altri segni e sintomi possono includere mal di testa forte, in particolare nella regione oculare, dolore muscolare e articolare, eruzioni cutanee, nausea, vomito e ghiandole gonfie.

Spesso le persone che sviluppano la febbre guariscono nel giro di pochi giorni con nessun effetto, mentre in altri casi, la malattia può progredire ad una forma grave chiamata comunemente febbre emorragica dengueIn questi casi, dopo 3-7 giorni dall’inizio dei primi sintomi, si manifestano i primi sintomi della progressione con sangue dal naso, ematemesi (vomito con sangue), presenza di sangue nelle feci, difficoltà respiratorie e pelle umida e fredda in particolare alle estremità. Nella seconda fase invece, il virus attacca il sistema vascolare causando versamento pleurico (passaggio di fluidi dal sangue allo spazio che circonda i polmoni) o ascite (fluidi nella cavità addominale). Di solito non ci sono forti motivazioni che possono portare ad una risoluzione spontanea della febbre dengue o ad una sua progressione verso la febbre emorragica.

La perdita di sangue e fluidi durante la seconda fase di malattia, se non trattata, può talvolta sfociare in una rara condizione potenzialmente fatale, nota come sindrome da shock da dengue. Per evitare i rischio di queste complicanze, i pazienti affetti da febbre dengue vengono ricoverati, di solito per 1-2 settimane, e monitorati per la pressione sanguigna e per il rischio di disidratazione causato dalla perdita di sangue e fluidi. Durante l’ultima settimana di ricovero il paziente può sviluppare eruzioni cutanee che permangono per circa una settimana o più.

La complessa risposta immunitaria al virus richiede una diagnosi effettuata tramite una combinazione di test. Questi includono:

  • Test molecolare (PCR) per la ricerca del materiale genetico virale– rileva la presenza del virus e può diagnosticare la febbre dengue dopo 5 giorni dalla comparsa dei sintomi.
  • Test sierologici per IgG e IgM ricercano gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario in seguito all’esposizione al virus; questi test sono più efficaci se effettuati almeno dopo 7-10 giorni dall’esposizione.
  • Emocromo, per la valutazione del basso numero di piastrine tipico delle fase tardive della malattia e per rilevare la diminuzione dei livelli di emoglobina, ematocrito e quantità di globuli rossi (anemia) che può essere associata alla forma più grave di febbre dengue.
  • Pannello metabolico di base – per valutare la funzionalità renale e ricercare le evidenze di uno stato di disidratazione tipico delle forme più gravi della malattia.
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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test della febbre dengue viene utilizzato per determinare se un paziente con specifici sintomi e con una possibile recente esposizione all’agente infettivo, possa essere effettivamente stato infettato dal virus dengue. Questo tipo di infezione è di difficile diagnosi senza l’ausilio dei test di laboratorio poiché i sintomi potrebbero inizialmente far sospettare la presenza di altre malattie, come la malaria. I tipi di test disponibili sono:

    • Test sierologici: questi test sono usati prevalentemente per rilevare un’infezione in corso o recente. Vengono ricercati due tipi diversi di anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta all’infezione: IgM o IgG. La diagnosi richiede una combinazione di test poiché il sistema immunitario produce vari livelli di anticorpi nelle varie fasi della malattia. Le IgM sono gli anticorpi prodotti per primi; pertanto il test è più efficace se effettuato dopo 7-10 giorni dopo l’esposizione. Per qualche settimana i livelli di queste immunoglobuline aumenta progressivamente e quindi decrescono. Dopo pochi mesi le IgM non sono più rilevabili. Le IgG vengono invece prodotte più lentamente in risposta all’infezione. Di solito i livelli aumentano in seguito ad un’infezione acuta, si stabilizzano e quindi permangono per lunghi periodi. I pazienti esposti al virus prima dell’infezione in atto mantengono i livelli di IgG elevati e questo può influenzare l’interpretazione dei risultati.
    • Test molecolari (polymerase chain reaction, PCR): questo tipo di test rileva il materiale genetico virale nel sangue dopo 5 giorni circa dalla comparsa dei sintomi (febbre).
  • Quando viene prescritto?

    Il test può essere richiesto qualora un paziente presenti segni e sintomi associati con la febbre dengue in seguito a viaggi in zone tropicali o subtropicali nelle quali è presente il virus. Alcuni di questi segni e sintomi includono:

    • Febbre alta improvvisa (40°C)
    • Mal di testa forte e dolore retrobulbare
    • Dolore alle ossa, muscoli e articolazioni
    • Naso e gengive sanguinanti
    • Ecchimosi
    • Leucopenia (numero basso di leucociti nel sangue)
       

    Il test viene di solito richiesto entro una o due settimane dalla comparsa dei sintomi per rilevare un’infezione acuta. Nel caso in cui venga effettuato un test sierologico, l’esame viene comunque ripetuto dopo circa due settimane dalla comparsa dei sintomi per verificare l’aumento del livello di anticorpi.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Test sierologico – il test sierologico viene refertato come positivo o negativo; può essere anche refertato con indicazione del titoloanticorpale e dell’isotipo di anticorpo presente (IgG o IgM).

    Un test positivo per anticorpi IgG e IgM anti-dengue in un campione di sangue prelevato nelle fasi iniziali della malattia indica una recente infezione del virus dengue. Se le IgG sono positive ma le IgM sono basse o negative, allora è verosimile che il paziente sia stato infettato dal virus in passato. Se il titolo anticorpale IgG aumenta di almeno 4 volte tra il campione iniziale e quello prelevato dopo 2 o 4 settimane, allora molto probabilmente si tratta di un’infezione recente.

    Un test negativo per la ricerca di IgG e IgM può significare che il paziente non è entrato in contatto con il virus dengue e che i sintomi sono riconducibili ad altra causa. Altrimenti gli anticorpi potrebbero essere in quantità inferiore al limite di rilevabilità della metodica. In questo caso il paziente potrebbe avere effettivamente un’infezione in corso ma potrebbe essere ad uno stadio troppo precoce per poter rilevare gli anticorpi nel circolo sanguigno.

    La tabella seguente riassume i risultati che possono essere visti nei test sierologici:

    Risultato IgM

    Risultato IgG

    Possibile Interpretazione

    Positivo

    Negativo

    Infezione in corso

    Positivo

    Positivo

    Infezione in corso

    Basso o negative o non testato

    Incremento di 4 volte in 2-4 settimane

    Infezione recente

    Basso o negativo

    Positivo

    Infezione passata

    Negativo

    Negativo

    Sintomi dovuti ad altra causa o test effettuato troppo precocemente

    Test molecolare – un test PCR permette di rilevare la presenza del virus; questo non viene largamente usato ma permette di effettuare una diagnosi piuttosto attendibile. Un risultato positivo per la PCR viene considerato decisivo per la formulazione della diagnosi. Un risultato negativo invece può significare l’assenza dell’infezione o la presenza di quantità di virus non rilevabili. Questo può capitare se il test viene effettuato dopo la finestra di 5 giorni nella quale il virus è presente nel campione raccolto per il test. Nel caso in cui si sospetti un’infezione recente, è raccomandato di ripetere il test in una fase successiva.

  • C’è altro da sapere?

    I sintomi come eruzioni cutanee o i dolori articolari non possono essere considerati affidabili per la formulazione di una diagnosi di febbre dengue poiché compaiono solamente dopo la prima fase della malattia.

    I test sierologici per la febbre dengue possono essere positivi anche in pazienti affetti da altri arbovirus, come il virus West Nile. Per la formulazione della diagnosi il clinico deve sempre tenere in considerazione non solo i risultati dei test ma anche la storia clinica del paziente e i viaggi effettuati nel periodo precedente.

    Non esistono test di laboratorio in grado di predire il decorso della malattia e quindi se progredirà o meno verso una forma più grave.

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Domande Frequenti
  • Esiste una prevenzione per la febbre dengue?

    Allo stato attuale non esiste nessun vaccino che possa proteggere dalla febbre dengue. È necessario quindi limitare l’esposizione alla puntura di zanzara proteggendosi in maniera adeguata. Nel caso in cui vengano effettuati viaggi in paesi con clima tropicale, è consigliabile proteggersi con repellenti antizanzare contenenti DEET e pantaloni e magliette a maniche lunghe. Evitare di uscire all’alba e al tramonto quando le zanzare sono più attive.

  • La febbre dengue è trasmissibile da persona a persona?

    No, il virus non è trasmissibile da persona a persona tramite contatto o tramite le secrezioni respiratorie. Il virus si diffonde al momento in cui una zanzara punge una persona infetta e quindi una sana. In rari casi può essere trasmesso tramite trasfusioni di sangue, donazione d’organo o dalla madre al feto.

  • La febbre dengue può essere contratta più di una volta?

    Si. Esistono diversi sierotipi del virus dengue. L’esposizione ad un sierotipo non protegge anche dagli altri. Inoltre, una seconda infezione operata dal virus dengue può portare a manifestazioni più gravi rispetto alla precedente.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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