Noto anche come
C. difficile
C. difficile Tossina A e B
Test della Glutammato Deidrogenasi
GDH
C. Difficile (esame colturale, NAAT o test antigenico)
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 29.04.2019.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per rilevare la presenza di un infezione del batterio Clostridium difficile e/o della tossina prodotta.

Quando Fare il Test?

In presenza di diarrea lieve, moderata o grave persistente, associata a dolore addominale, perdita di appetito o febbre, specialmente in seguito a terapia antibiotica.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di feci liquide o destrutturate raccolte in un contenitore sterile, non contaminate con acqua o urina, fresche o mantenute refrigerate fino all'arrivo in laboratorio.

​​​​​​​Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

Il Clostridium difficile (C. difficile) è un tipo di batterio associato alla comparsa di diarrea in seguito all’assunzione di antibiotici. I test per la ricerca di C. difficile e per la tossina di C. difficile rilevano rispettivamente la presenza del batterio, della tossina e/o dei geni responsabili della produzione della tossina.

C. difficile è stato recentemente riclassificato e rinominato Clostridioides difficile, nonostante questo nome non sia di uso corrente.

Il batterio C. difficile è presente nella normale flora batterica intestinale del 65% dei bambini sani e nel 3% degli adulti sani. Talvolta, l’utilizzo prolungato di antibiotici ad ampio spettro per la cura di altre infezioni, determina uno sbilanciamento della flora batterica intestinale. La flora batterica normale, suscettibile agli antibiotici, viene distrutta ed eliminata dal canale digerente, mentre i ceppi di C. difficile resistenti agli antibiotici rimangono e cominciano ad accrescersi o vengono acquisiti nuovi ceppi.

C. difficile produce in genere due tossine: la tossina A e la tossina B. La diminuzione della normale flora batterica intestinale e la contestuale crescita di C. difficile, determina un aumento della produzione della tossina che può danneggiare la parete della parte bassa del canale digerente (colon, intestino) e portare ad una grave infiammazione del colon e a diarrea prolungata. I tessuti morti, la fibrina e i numerosi leucociti presenti possono determinare la formazione di una parete sulla superficie dell’intestino infiammato (pseudomembrana), una patologia nota come colite pseudomembranosa.

L’infezione da C. difficile è la causa più comune di diarrea nelle persone ricoverate. La tossina viene rilevata in più del 20-30% dei campioni di feci appartenenti a persone con la diarrea associata all’uso di antibiotici e in più del 95% di coloro ai quali è stata diagnosticata la colite pseudomembranosa. Nonostante questo microrganismo sia più frequentemente presente nella flora batterica intestinale dei bambini piccoli, questi raramente sviluppano i sintomi associati.

Il rischio di sviluppare i sintomi aumenta con l’età, nei soggetti con il sistema immunitario compromesso, in coloro che sono affetti da colite acuta o cronica, nelle persone alle quali è già stata diagnosticata in passato un’infezione da C. difficile o in persone che si sono sottoposte recentemente ad interventi chirurgici gastrointestinali o a chemioterapia. La diarrea associata a C.difficile di solito si sviluppa nelle persone che hanno seguito una terapia antibiotica per diversi giorni e può svilupparsi anche alcune settimane dopo il termine del trattamento.

La gravità della patologia associata alla presenza di C. difficile può variare in maniera significativa: da lieve (una semplice diarrea) a grave come colite, megacolon tossico, perforazione dell’intestino, fino a sepsi e morte. I segni e sintomi possono includere defecazione frequente, dolore e crampi addominali, nausea, febbre, disidratazione, senso di fatica e leucocitosi (elevato numero di globuli bianchi). Il trattamento di solito prevede l’interruzione dell’assunzione dell’antibiotico originale e la somministrazione di una specifica terapia antibiotica orale con antibiotici per i quali il batterio è sensibile. La maggior parte delle persone migliora non appena il tratto gastrointestinale viene ripopolato dalla normale flora batterica intestinale ma circa il 12-24% di dei pazienti può andare incontro ad un altro episodio entro due mesi.

Gli intervalli di riferimento dipendono da molteplici fattori, quali l’età e il sesso del paziente, la popolazione di riferimento e il metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. Il risultato numerico di un test può pertanto avere significati diversi in laboratori differenti.

Per queste ragioni, nel presente sito web non vengono riportati gli intervalli di riferimento. Per la valutazione dei risultati dei test, Lab Tests Online raccomanda di riferirsi ai valori di riferimento forniti dal laboratorio nel quale questi sono stati eseguiti. Gli intervalli di riferimento di ciascun test sono riportati sul referto di laboratorio, accanto al nome ed al risultato dello stesso. Per alcuni esempi clicca qui.

Per maggiori informazioni si rimanda agli articoli: Gli Intervalli di Riferimento ed il loro Significato e Comprendere il Referto di Laboratorio.

Se il sottoporsi alle analisi mediche provoca stati d'ansia o di disagio, si consiglia di leggere uno o più di questi articoli:

Come fare fronte alla paura, al disagio ed all'ansia da test, Suggerimenti sui test ematici, Suggerimenti per aiutare i bambini ad affrontare un test medico, Suggerimenti per aiutare l'anziano ad affrontare un test medico.

Un altro articolo, Il prelievo ematico: Breve viaggio nel laboratorio, chiarisce le modalità di prelievo del campione ematico.

Accordion Title
Come e Perché
  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    I test per la ricerca del batterio C. difficile, della tossina da esso prodotta e dei geni associati alla tossina, vengono utilizzati per la diagnosi di diarrea o altre manifestazioni patologiche che potrebbero essere correlate con la presenza di questo microrganismo. Le cause infettive o non infettive responsabili di diarrea acuta o cronica sono molteplici, e questo test consente di chiarirle.

    Esistono numerosi test volti alla rilevazione del ceppo batterico responsabile dell’infezione e della sua tossina.

    L’analisi dei dati ottenuti dall’Istituto Superiore di Sanità durante l’esecuzione del Progetto “Sorveglianza delle Infezioni da Clostridium difficile. Aspetti epidemiologici e microbiologici”, finanziato dal Centro per la Prevenzione e Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute e condotto tra il 2012 e il 2013, ha fornito una proposta di protocollo diagnostico che prevede:

    • Valutazione dell’idoneità del campione (feci diarroiche consegnate fresche o conservate refrigerate per non più di 48 ore dalla raccolta) appartenenti a pazienti che presentino un quadro clinico compatibile con CDI (infezione da Clostridium difficile)
    • Test di screening del campione di feci utilizzando il test per l’antigene di C. difficile noto con il nome di glutammato deidrogenasi (GDH) o antigene comune. Questo test rileva la presenza di un antigene prodotto in grande quantità da C. difficile, sia nel caso di ceppi producenti tossine che non producenti tossine. È un test considerato altamente sensibile ma non molto specifico per i ceppi di C. difficile producente le tossine. Questo test indica quindi la presenza del batterio ma non la sua capacità di produrre le tossine.
    • In caso di risultato positivo al test GDH, valutazione della presenza della tossina tramite:
      • Test immunoenzimatico (EIA) per la ricerca delle tossine A, B o A+B.  Questo metodo è molto comune nei laboratori e richiede circa 1-4 ore. Nonostante sia un test rapido può non essere sufficientemente sensibile per rilevare tutte le infezioni, con una mancata rilevazione in circa il 30% dei casi.
      • Test molecolare (nucleic acid amplification tests, NAAT). Questo è un metodo rapido e sensibile per confermare la presenza di tossine di C. difficile. Tuttavia essendo piuttosto costoso potrebbe non essere disponibile in tutti i laboratori. Il numero di risultati falsamente positivi viene limitato dall'esecuzione del test solo in soggetti sintomatici e positivi al test di screening.
    • Nel caso i test per la ricerca delle tossine forniscano esito negativo ma permanga il sospetto clinico, può essere eseguita una coltura tossinogenica volta a confermare o escludere la CDI. Questa prevede la crescita del batterio in uno specifico terreno di coltura e quindi l’identificazione della tossina. È il metodo considerato gold standard ma la sua esecuzione richiede 2-3 giorni.
       

    Altri test per la rilevazione delle tossine sono:

    • Test di citotossicità cellulare - Questo test analizza gli effetti citotossici delle tossine eventualmente presenti su una coltura di cellule umane. Questo è il metodo più sensibile per la rilevazione delle tossine ma la formulazione del referto richiede 24-48 ore.
    • Pannello gastrointestinale (GI) - si tratta di un test in grado di rilevare simultaneamente molti patogeni (virus, batteri o parassiti) presenti in un campione di feci. E' un utile sostegno alla diagnosi delle infezioni del canale digerente. Tuttavia, poiché esistono molti patogeni responsabili delle infezioni gastrointestinali, tra i quali C. difficile, per la formulazione della diagnosi il pannello GI deve essere utilizzato in associazione ad altri esami, come la coprocoltura o la ricerca di uova e parassiti.
  • Quando viene prescritto?

    I test per C. difficile possono essere richiesti nel caso in cui un paziente ricoverato da più di tre giorni manifesti frequenti episodi di diarrea, dolore addominale, febbre e/o nausea durante o dopo un trattamento antibiotico o dopo un intervento gastrointestinale. Il test può essere richiesto anche per persone non presenti in ospedale che abbiano sviluppato gli stessi sintomi entro 6-8 settimane dall’assunzione di terapia antibiotica, alcuni giorni dopo la chemioterapia o nel caso in cui il clinico sospetti che un paziente affetto da un disordine gastrointestinale cronico stia peggiorando la propria sintomatologia a causa di un’infezione di C. difficile. Infine, i test per C. difficile  possono essere richiesti come supporto alla diagnosi della causa di una diarrea per la quale siano già stati esclusi altri agenti eziologici comuni.

    Nel caso in cui un paziente trattato abbia una ricaduta dei sintomi di diarrea o colite associata al trattamento antibiotico, i test per C. difficile possono essere utilizzati per confermare di nuovo la presenza della tossina.

    Nei pazienti asintomatici il test non dovrebbe essere richiesto, né per il monitoraggio del trattamento: l’efficacia del trattamento può essere rilevata grazie alla diminuzione e quindi assenza dei sintomi correlati. Non è raccomandato ripetere un test per C. difficile dopo un risultato positivo, poiché la ripetizione del test non fornisce alcuna ulteriore utile informazione clinica. I test molecolari possono fornire risultati positivi anche dopo alcune settimane dalla guarigione completa.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Se i test per la ricerca di C. difficile e della tossina di C. difficile sono positivi, allora è verosimile che la diarrea e i sintomi correlati siano dovuti alla presenza del batterio producente la tossina.

    Un risultato positivo per la presenza di C. difficile o per l’antigene di C. difficile (GDH) ma negativo per la tossina, significa che il batterio è presente ma che non è in grado di produrre o non produce livelli rilevabili della tossina.

    Un risultato negativo sia per la ricerca del batterio che della tossina, indica che la diarrea e gli altri sintomi correlati sono dovuti ad un’altra causa diversa dalla presenza di C. difficile producente la tossina. Poiché la tossina si degrada se mantenuta a temperatura ambiente per qualche ora, un risultato negativo potrebbe anche indicare un trasporto, stoccaggio e processamento non adeguato del campione. Se esiste il dubbio che un campione di feci non sia stato raccolto e processato in maniera appropriata, è consigliabile ripetere l’esame su un secondo campione di feci.

  • C’è altro da sapere?

    Nel caso in cui sia diagnosticata un’infezione da C. difficile producente la tossina, il trattamento consiste nell’interruzione dell’assunzione dell’antibiotico e nella prescrizione di un appropriato trattamento antibiotico orale, come con metronidazolo o vancomicina, in grado di eliminare C. difficile.

    Per la diagnosi di colite causata da C. difficile è possibile effettuare un’endoscopia. Lo specialista (un gastroenterologo) può così esaminare il colon e, tramite una biopsia, valutare la presenza delle caratteristiche lesioni pseudomembranose.

Accordion Title
Domande Frequenti
Fonti
Fonti utilizzate nella revisione corrente

Aberra, F. and Curry, J. (2017 April 6, Updated). Clostridium Difficile Colitis. Medscape Gastroenterology. Available online at https://emedicine.medscape.com/article/186458-overview. Accessed on 9/08/18.

(2018 February 18). Clinical Practice Guidelines for Clostridium difficile Infection in Adults and Children: 2017 Update by the Infectious Diseases Society of America (IDSA) and Society for Healthcare Epidemiology of America (SHEA). Infectious Diseases Society of America. Available online at https://academic.oup.com/cid/article/66/7/e1/4855916. Accessed on 9/08/18.

Fisher, M. and Schlaberg, R. (2018 July, Updated). Clostridium difficile. ARUP Consult. Available online at https://arupconsult.com/content/clostridium-difficile. Accessed on 9/08/18.

(© 1995– 2018). Clostridioides (Clostridium) difficile Toxin, Molecular Detection, PCR, Feces. Mayo Clinic Mayo Medical Laboratories. Available online at https://www.mayomedicallaboratories.com/test-catalog/Clinical+and+Interpretive/35149. Accessed on 9/08/18.

Surawicz, C. (2016 July, Updated). C. Difficile Infection. American College of Gastroenterology. Available online at http://patients.gi.org/topics/c-difficile-infection/. Accessed on 9/08/18.

Lal, S. (2016 May 11, Updated). Stool C difficile toxin. MedlinePlus Medical Encyclopedia. Available online at https://medlineplus.gov/ency/article/003590.htm. Accessed on 9/08/18.

Barreto, T. and Lin, K. (2018). Clostridium Difficile Infection: Prevention and Treatment. Am Fam Physician. 2018;97(3):196-199. Available online at https://www.medscape.com/viewarticle/892466. Accessed on 9/08/18.

Surawicz, C. et. al. (2013 February 26). ACG Clinical Guideline: Diagnosis, Treatment, and Prevention of Clostridium difficile Infections. Am J Gastroenterol 2013; 108:478–498. Accessed on 9/09/18.

Fonti utilizzate nelle precedenti revisioni

Thomas, Clayton L., Editor (1997). Taber's Cyclopedic Medical Dictionary. F.A. Davis Company, Philadelphia, PA [18th Edition].

Pagana, Kathleen D. & Pagana, Timothy J. (2001). Mosby's Diagnostic and Laboratory Test Reference 5th Edition: Mosby, Inc., Saint Louis, MO.

Hamm, L (2000 June 01) Clostridium difficile. Medscape Today [On-line article from Pediatric Pharmacotherapy]. Available online at http://www.medscape.com/viewarticle/410904.

Yousuf, K., et. al.(2002 August 16). Clostridium Difficile-Associated Diarrhea and Chronic Renal Insufficiency. Medscape Today [On-line article from South Med J 95(7):681-683, 2002]. Available online at http://www.medscape.com/viewarticle/439429.

Kovacs, D., et. al. (2000). Recurrent Clostridium difficile-Associated Diarrhea and Colitis Treated With Saccharomyces cerevisiae (Baker's Yeast) in Combination With Antibiotic Therapy: A Case Report. Medscape Today [On-line article from J Am Board Fam Pract 13(2):138-140, 2000]. Available online at http://www.medscape.com/viewarticle/405773.

Carroll, D. (2004 February 23). Moxifloxacin-Induced Clostridium difficile-Associated Diarrhea. Medscape Today [On-line article from Pharmacotherapy 23(11):1517-1519, 2003]. Available online at http://www.medscape.com/viewarticle/464637.

Connor, B. and Landzberg, B. (2003 June 17). Travel Medicine, Persistent Traveler's Diarrhea. Medscape Today [Online article from Infect Med 20(5):242-244, 247, 2003]. Available online at http://www.medscape.com/viewarticle/455532.

Fedorak, R. and Madsen, K. (2004 April 9). Probiotics and Prebiotics in Gastrointestinal Disorders. Medscape Today [On-line article from Curr Opin Gastroenterol 20(2):146-155, 2004]. Available online at http://www.medscape.com/viewarticle/470571.

Roth, A. and Basello, G. (2003 December 1). Approach to the Adult Patient with Fever of Unknown Origin. American Family Physician [On-line journal]. Available online at http://www.aafp.org/afp/20031201/2223.html.

Clostridium difficile Toxins and Culture. ARUP's Guide to Clinical Laboratory Testing [On-line information]. Available online at http://www.aruplab.com/guides/clt/tests/clt_a153.jsp#1059796.

McCusker, M., et. al. (2004 January 5). Fluoroquinolone Use and Clostridium difficile–associated Diarrhea. CDC, Emerging Infectious Diseases [On-line article]. Available online at http://www.cdc.gov/ncidod/EID/vol9no6/02-0385.htm.

Muir, A. (2002 May 5, Updated). Pseudomembranous colitis. MedlinePlus Health Information, Medical Encyclopedia [On-line information]. Available online at http://www.nlm.nih.gov/medlineplus/print/ency/article/000259.htm.

Stone, C. (2003 November 4). Stool C. difficile toxin. MedlinePlus Health Information, Medical Encyclopedia [On-line information]. Available online at http://www.nlm.nih.gov/medlineplus/ency/article/003590.htm.

The Merck Manual of Diagnosis and Therapy, Section 3. Gastrointestinal Disorders, Chapter 29. Antibiotic-Associated Colitis [On-line information]. Available online at http://www.merck.com/mrkshared/mmanual/section3/chapter29/29a.jsp.

Antibiotic-Associated Colitis. The Merck Manual of Diagnosis and Therapy, Section 9. Digestive Disorders, Chapter 127. Antibiotic-Associated Colitis, Topic: Antibiotic-Associated Colitis [On-line information]. Available online at http://www.merck.com/mrkshared/mmanual_home2/sec09/ch127/ch127a.jsp.

Microorganisms That Cause Gastroenteritis [Table]. The Merck Manual of Diagnosis and Therapy Section 9. Digestive Disorders, Chapter 122. Gastroenteritis [On-line information]. Available online at http://www.merck.com/mrkshared/mmanual_home2/tb/tb122_1.jsp.

Forbes BA, Sahm DF, Weissfeld AS, eds., Bailey and Scott's Diagnostic Microbiology, 12th edition, St. Louis, MO (2007).

Henry's Clinical Diagnosis and Management by Laboratory Methods. 21st ed. McPherson R, Pincus M, eds. Philadelphia, PA: Saunders Elsevier: 2007.

Lehrer JK (2007 August 7 Updated). Stool C. difficile toxin. MedlinePlus Health Information, Medical Encyclopedia (On-line information, accessed November 2007). Available online at http://www.nlm.nih.gov/medlineplus/ency/article/003590.htm.

(June 5, 2007) Centers for Disease Control and Prevention. Clostridium difficile Infections: Overview (online information, accessed November 2007). Available online at http://www.cdc.gov/ncidod/dhqp/id_Cdiff.html.

Sunenshine R, McDonald LC. Clostridium difficile-associated disease: New challenges from an established pathogen. Cleveland Clinic Journal of Medicine (2006) 73:187-197. (Accessed online November 2007). PDF available for download at http://www.cdc.gov/ncidod/dhqp/pdf/infDis/Cdiff_CCJM02_06.pdf.

Grossman K. About.com Health information: Toxic megacolon (online information, accessed December 2007). Available online at http://ibdcrohns.about.com/od/ulcerativecolitis/a/toxicmegacolon.htm.

Vorvick, L (Updated 2010 April 12). Stool C. difficile toxin. MedlinePlus Medical Encyclopedia [On-line information]. Available online at http://www.nlm.nih.gov/medlineplus/ency/article/003590.htm. Accessed May 2011.

(Updated 2011 January 25). Information about the Current Strain of Clostridium difficile. Centers for Disease Control and Prevention [On-line information]. Available online at http://www.cdc.gov/HAI/organisms/cdiff/Cdiff-current-strain.html. Accessed May 2011.

(Reviewed 2010 November 25). Frequently Asked Questions about Clostridium difficile for Healthcare Providers. Centers for Disease Control and Prevention [On-line information]. Available online at http://www.cdc.gov/HAI/organisms/cdiff/Cdiff_faqs_HCP.html. Accessed May 2011.

Mayo Clinic Staff (2010 November 3). C. difficile. MayoClinic.com [On-line information]. Available online at http://www.mayoclinic.com/print/c-difficile/DS00736/METHOD=print&DSECTION=all. Accessed May 2011.

Fisher, M and She, R. (Updated 2010 November). Clostridium difficile. ARUP Consult [On-line information]. Available online at http://www.arupconsult.com/Topics/Clostridiumdifficile.html?client_ID=LTD. Accessed May 2011.

Pagana, K. D. & Pagana, T. J. (© 2011). Mosby's Diagnostic and Laboratory Test Reference 10th Edition: Mosby, Inc., Saint Louis, MO. Pp 270-271.

Stuart H. Cohen et al. Clinical Practice Guidelines for Clostridium difficile Infection in Adults: 2010 Update by the Society for Healthcare Epidemiology of America (SHEA) and the Infectious Diseases Society of America (IDSA). Infection Control and Hospital Epidemiology. Available online at http://www.journals.uchicago.edu/doi/full/10.1086/651706. Published online March 22, 2010. Accessed April 20, 2010.

Forbes, B. et. al. (© 2007). Bailey & Scott's Diagnostic Microbiology, 12th Edition: Mosby Elsevier Press, St. Louis, MO. Pp 463, 889.

(March 8, 2011) Aberra F, et al. Clostridium difficile Colitis. eMedicine article. Available online at http://emedicine.medscape.com/article/186458-diagnosis. Accessed May 2011.

Fisher, M. and Schlaberg, R. (Reviewed 2014 September). Clostridium difficile. ARUP Consult [On-line information]. Available online at http://www.arupconsult.com/Topics/Clostridiumdifficile.html?client_ID=LTD. Accessed October 2014.

Bartlett, J. (2013 August 26). 5 Important Developments in C difficile Management. Medscape Multispecialty [On-line information]. Available online at http://www.medscape.com/viewarticle/809238. Accessed October 2014.

Aberra, F. and Curry, J. (Updated 2014 March 17). Clostridium Difficile Colitis. Medscape Drugs & Diseases [On-line information]. Available online at http://emedicine.medscape.com/article/186458-overview. Accessed October 2014.

Lehrer, J. (Updated 2014 May 15). Pseudomembranous colitis. MedlinePlus Medical Encyclopedia [On-line information]. Available online at http://www.nlm.nih.gov/medlineplus/ency/article/000259.htm. Accessed October 2014.

Vorvick, L. (Updated 2012 April 30). Stool C. difficile toxin. MedlinePlus Medical Encyclopedia [On-line information]. Available online at http://www.nlm.nih.gov/medlineplus/ency/article/003590.htm. Accessed October 2014.

Dowshen, S. (Reviewed 2011 September). Stool Test: C. Difficile Toxin. KidsHealth from Nemours [On-line information]. Available online at http://kidshealth.org/parent/system/medical/test_difficile.html. Accessed October 2014.

Cohen, S. et. al (2010 May). SHEA‐IDSA Guideline: Clinical Practice Guidelines for Clostridium difficile Infection in Adults: 2010 Update by the Society for Healthcare Epidemiology of America (SHEA) and the Infectious Diseases Society of America (IDSA). Infection Control and Hospital Epidemiology, v 31 (5) pp. 431-455. [On-line information]. Available online at http://www.jstor.org/stable/10.1086/651706. Accessed October 2014.