Noto anche come
C. Difficile
C. difficile Tossina A e B
Nome ufficiale
Clostridium difficile
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
15.01.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per rilevare la presenza di un infezione del batterio Clostridium difficile e/o della tossina prodotta.

Quando Fare il Test?

Nel caso in cui un paziente presenti lieve, moderata o grave diarrea persistente per alcuni giorni, associata a dolore addominale, perdita di appetito, febbre in seguito a terapia antibiotica.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di feci liquide o destrutturate, non contaminate con acqua o urine, fresche o mantenute refrigerate.

​​​​​​​Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

Il Clostridium difficile (C. difficile) è un tipo di batterio associato alla comparsa di diarrea in seguito all’assunzione di antibiotici. I test per la ricerca di C. difficile e per la tossina di C. difficile rilevano rispettivamente la presenza del batterio e della tossina.
Il batterio C. difficile è presente nella normale flora batterica intestinale del 65% dei bambini sani e nel 3% degli adulti sani. Talvolta, l’utilizzo prolungato di antibiotici ad ampio spettro per la cura di altre infezioni, determina uno sbilanciamento della flora batterica intestinale. La flora batterica normale, suscettibile agli antibiotici, viene distrutta ed eliminata dal canale digerente, mentre i ceppi di C. difficile resistenti agli antibiotici rimangono e cominciano ad accrescersi o vengono acquisiti nuovi ceppi.

Il C. difficile produce in genere due tossine: la tossina A e la tossina B. La diminuzione della normale flora batterica intestinale e la contestuale crescita di C. difficile, determina un aumento della produzione della tossina che può danneggiare la parete della parte bassa del canale digerente e portare ad una grave infiammazione del colon e a diarrea prolungata. I tessuti morti, la fibrina e i numerosi leucociti presenti possono determinare la formazione di una parete sulla superficie dell’intestino infiammato (pseudomembrana), una patologia nota come colite pseudomembranosa.

L’infezione da C. difficile è la causa più comune di diarrea nelle persone ospedalizzate. La tossina viene rilevata in più del 20-30% dei campioni di feci appartenenti a persone con la diarrea associata all’uso di antibiotici e in più del 95% di coloro ai quali è stata diagnosticata la colite pseudomembranosa. Nonostante questo microrganismo sia più frequentemente presente nella flora batterica intestinale dei bambini piccoli, questi raramente sviluppano i sintomi associati.

Il rischio di sviluppare i sintomi aumenta con l’età, nei soggetti con il sistema immunitario compromesso, in coloro che sono affetti da colite acuta o cronica, nelle persone nelle quali è già stata diagnosticata in passato un’infezione da C. difficile o in persone che si sono sottoposte recentemente ad interventi chirurgici gastrointestinali o a chemioterapia. La diarrea associata a C.difficile di solito si sviluppa nelle persone che hanno seguito una terapia antibiotica per diversi giorni e può svilupparsi anche alcune settimane dopo il termine del trattamento.

La gravità della patologia associata alla presenza di C. difficile può variare in maniera significativa: da lieve (una semplice diarrea) a grave come colite, megacolon tossico, perforazione dell’intestino, fino a sepsi e morte. I segni e sintomi possono includere defecazione frequente, dolore e crampi addominali, nausea, febbre, disidratazione, senso di fatica e leucocitosi (elevato numero di globuli bianchi). Il trattamento di solito prevede l’interruzione dell’assunzione dell’antibiotico originale e la somministrazione di una specifica terapia antibiotica orale con antibiotici per i quali il batterio è sensibile. La maggior parte delle persone migliora non appena il tratto gastrointestinale viene ripopolato dalla normale flora batterica intestinale ma circa il 12-24% di dei pazienti può andare incontro ad un altro episodio entro due mesi.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Il campione di feci liquide o destrutturate viene raccolto in un contenitore sterile. Le feci non devono essere contaminate con acqua o urina. Una volta raccolte, devono essere consegnate immediatamente al laboratorio o mantenute refrigerate e consegnate il prima possibile.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    I test per la ricerca del batterio C. difficile e la tossina da esso prodotta, vengono utilizzati per la diagnosi di diarrea o altre manifestazioni patologiche che potrebbero essere correlate con la presenza di questo microrganismo. Le patologie derivanti da questo tipo di infezione batterica includono la colite pseudomembranosa, nella quale i tessuti morti, le proteine fibrose e i numerosi globuli bianchi, formano una parete sulla superficie dell’intestino infiammato,  il megacolon tossico e la perforazione dell’intestino. Il test può essere richiesto anche nel caso di patologia ricorrente.

    Esistono numerosi test volti alla rilevazione del ceppo batterico responsabile dell’infezione e della sua tossina. Alcuni test sono molto sensibili ma richiedono alcuni giorni per poter fornire una risposta, mentre altri sono più rapidi (alcune ore) ma non altrettanto sensibili e specifici. Attualmente non esistono documenti di consenso internazionali con un protocollo operativo condiviso anche se, in linea di principio, le società di gastroenterologia e gli organi di sorveglianza sanitaria, sono concordi sulla necessità di adottare in sequenza metodi di screening più sensibili e rapidi seguiti da metodi diagnostici più specifici (two step work-up), al fine di trattare tempestivamente il soggetto e limitare la diffusione dell’infezione (aspetto particolarmente importante per le infezioni che avvengono in ambito ospedaliero).

    L’analisi dei dati ottenuti dall’Istituto Superiore di Sanità durante l’esecuzione del Progetto “Sorveglianza delle Infezioni da Clostridium difficile. Aspetti epidemiologici e microbiologici”, finanziato dal Centro per la Prevenzione e Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute e condotto tra il 2012 e il 2013, ha fornito una proposta di protocollo diagnostico che prevede:

    • Valutazione dell’idoneità del campione (feci diarroiche consegnate fresche o conservate refrigerate per non più di 48 ore dalla raccolta) appartenenti a pazienti che presentino un quadro clinico compatibile con CDI (infezione da Clostridium difficile)
    • Test di screening del campione di feci utilizzando il test per l’antigene di C. difficile noto con il nome di glutammato deidrogenasi (GDH) o antigene comune. Questo test rileva la presenza di un antigene prodotto in grande quantità da C. difficile, sia nel caso di ceppi producenti tossine che non producenti tossine. È un test considerato altamente sensibile ma non molto specifico per i ceppi di C. difficile producente le tossine. Questo test indica quindi la presenza del batterio ma non la sua capacità di produrre le tossine.
    • In caso di risultato positivo al test GDH, valutazione della presenza della tossina tramite:
      • Test immunoenzimatico (EIA) per la ricerca delle tossine A, B o A+B.  Questo metodo è molto comune nei laboratori e richiede circa 1-4 ore. Nonostante sia un test rapido può non essere sufficientemente sensibile per rilevare tutte le infezioni, con una mancata rilevazione in circa il 30% dei casi.
      • Test molecolare (PCR). Questo è un metodo rapido e sensibile per confermare la presenza di tossine di C. difficile. Tuttavia essendo piuttosto costoso potrebbe non essere disponibile in tutti i laboratori.
    • Nel caso i test per la ricerca delle tossine forniscano esito negativo ma permanga il sospetto clinico, può essere eseguita una coltura tossinogenica volta a confermare o escludere la CDI. Questa prevede la crescita del batterio in uno specifico terreno di coltura e quindi l’identificazione della tossina. È il metodo considerato gold standard ma la sua esecuzione richiede 2-3 giorni.
       

    Un altro test per la rilevazione delle tossine è il test di citotossicità cellulare. Questo test analizza gli effetti citotossici delle tossine eventualmente presenti su una coltura di cellule umane. Questo è il metodo più sensibile per la rilevazione delle tossine ma la formulazione del risultato richiede 24-48 ore.

  • Quando viene prescritto?

    I test per C. difficile possono essere richiesti nel caso in cui un paziente ospedalizzato da più di tre giorni abbia frequenti episodi di diarrea, dolore addominale, febbre e/o nausea durante o dopo un trattamento antibiotico o dopo un intervento gastrointestinale. Il test può essere richiesto anche per persone non presenti in ospedale che abbiano sviluppato gli stessi sintomi entro 6-8 settimane dall’assunzione di terapia antibiotica, alcuni giorni dopo la chemioterapia o nel caso in cui il clinico sospetti che un paziente affetto da un disordine gastrointestinale cronico stia peggiorando la propria sintomatologia a causa di un’infezione di C. difficile. Infine, i test per C. difficile  possono essere richiesti come supporto alla diagnosi della causa di una diarrea per la quale siano già state esclusi altri agenti eziologici comuni.

    Nel caso in cui un paziente abbia una ricaduta dei sintomi di diarrea o colite associata al trattamento antibiotico, i test per C. difficile possono essere utilizzati per confermare di nuovo la presenza della tossina.

    Nei pazienti sintomatici il test può non essere richiesto per il monitoraggio del trattamento; l’efficacia del trattamento infatti può essere rilevata grazie alla diminuzione e quindi assenza dei sintomi correlati. Non è raccomandato ripetere un test per C. difficile dopo un risultato positivo, poiché non fornisce alcuna ulteriore utile informazione clinica. I test molecolari possono fornire risultati positivi anche dopo alcune settimane dalla guarigione e completa eliminazione dei sintomi.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Se i test per la ricerca di C. difficile e della tossina di  C. difficile sono positivi, allora è verosimile che la diarrea e i sintomi correlati siano dovuti alla presenza del batterio producente la tossina.
    Un risultato positivo per la presenza di C. difficile o per l’antigene di C. difficile ma negativo per la tossina, significa che il batterio è presente ma che non è in grado di produrre o non produce livelli rilevabili della tossina.

    Un risultato negativo sia per la ricerca del batterio che della tossina, indica che la diarrea e gli altri sintomi correlati sono dovuti ad un’altra causa diversa dalla presenza di C. difficile producente la tossina. Poiché la tossina si degrada se mantenuta a temperatura ambiente per qualche ora, un risultato negativo potrebbe anche indicare un trasporto, stoccaggio e processamento non adeguato del campione. Se esiste il dubbio che un campione di feci non sia stato raccolto e processato in maniera appropriata, è consigliabile ripetere l’esame su un secondo campione di feci.

  • C’è altro da sapere?

    Nel caso in cui sia diagnosticata un’infezione da C. difficile producente la tossina, il trattamento consiste nell’interruzione dell’assunzione dell’antibiotico e la prescrizione di un appropriato trattamento antibiotico orale, come con metronidazolo o vancomicina, in grado di eliminare C. difficile.

    Per la diagnosi di colite causata da C. difficile è possibile effettuare un’endoscopia. Lo specialista (un gastroenterologo) può così esaminare il colon e, tramite una biopsia, valutare la presenza delle caratteristiche lesioni pseudomembranose.

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Domande Frequenti
Fonti

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