Noto anche come
Anti-Xa cromogenico
Inibizione Xa
Livelli di eparina
Nome ufficiale
Attività anti-Xa
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
15.01.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per il monitoraggio della terapia con eparina non frazionata (ENF), fondaparinux e, talvolta, eparina a basso peso molecolare (EPBM).

Quando Fare il Test?

In corso di terapia eparinica (ENF, fondaparinux o EPBM) e nel caso in cui il clinico voglia misurare la quantità di eparina presente nel circolo sanguigno del paziente.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L'Esame

L’eparina è un farmaco anticoagulante e quindi in grado di inibire la coagulazione sanguigna. Viene utilizzata nelle persone con disordini da ipercoagulazione e/o ad alto rischio di sviluppare trombi (coaguli patologici). Questo test misura indirettamente la quantità di eparina presente nel circolo ematico tramite la misura dell’inibizione dell’attività del fattore Xa, uno dei fattori della coagulazione. Per questo motivo il test viene chiamato test dell’attività anti-Xa.

Il monitoraggio della terapia eparinica tramite questo test è un utile supporto alla valutazione dell’efficacia terapeutica del farmaco, poiché permette di verificare che l’attività anticoagulante sia sufficiente ad evitare la formazione di trombi ma non tale da determinare eventi emorragici. Il test prevede l’utilizzo di un substrato cromogenico, il quale, nel corso della reazione, va incontro a reazioni colorimetriche, ossia che determinano delle variazioni di colore. Per questo motivo spesso ci si riferisce al test anche con il nome test cromogenico anti-Xa.

La coagulazione del sangue è una risposta fisiologica normale che si attiva in seguito a danno endoteliale e quindi a perdita di sangue. È un processo altamente complesso che coinvolge inizialmente le piastrine; queste sono in grado di attivarsi nella sede del danno e di promuovere poi l’attivazione di una cascata coagulativa, caratterizzata dall’attivazione sequenziale di fattori della coagulazione in grado di formare e mantenere il coagulo per un tempo sufficiente alla riparazione del danno tissutale ma non tale da rappresentare un ostacolo alla normale circolazione sanguigna.

Esistono molte circostanze e patologie associate ad un’eccessiva tendenza alla coagulazione che portano alla formazione inappropriata di coaguli (trombi) al livello venoso ed arterioso. Alcuni esempi sono gli interventi chirurgici, la trombosi venosa profonda (DVT) o i disordini da ipercoagulazione. Questi trombi possono ostruire i vasi e bloccare la normale circolazione sanguigna con conseguente comparsa di danno tissutale, di entità variabile anche sulla base della sede di formazione del trombo. La presenza di un trombo al livello dei vasi che irrorano il polmone può comportare embolia polmonare. Nelle donne in  gravidanza i trombi possono formarsi talvolta nella placenta, determinando il blocco dell’irrorazione al feto con conseguente morte fetale ed aborto.
La terapia eparnica si prefigge di prevenire e trattare i disordini da ipercoagulazione.

L’eparina interferisce con il processo coagulativo legando una proteina chiamata antitrombina ed andando ad inibire due fattori della coagulazione in particolare, il fattore Xa e IIa (trombina).
Le molecole di eparina possono variare in dimensioni ed attività. Esistono essenzialmente tre tipi di eparina utilizzabili in terapia anticoagulante:

  • Eparina standard, comunemente chiamata eparina non frazionata (ENF o UFH). Viene normalmente somministrata per via endovenosa. L’ENF agisce sia sul fattore Xa che sulla trombina con modalità differenti da persona a persona. Pertanto richiede uno stretto monitoraggio. Le complicanze possono includere la formazione di trombi (indicativa di quantità insufficienti di eparina) o la presenza di eventi emorragici (indicativi di quantità eccessive di eparina). Talvolta si può sviluppare piastrinopenia eparino-indotta (HIT) e piastrinopenia eparino-indotta con trombosi (HITT)
  • Eparina a basso peso molecolare (EBPM o LMWH). Si tratta di una ristretta gamma di molecole di eparina più piccole somministrate tipicamente tramite iniezione sottocutanea. L’EBPM agisce sul fattore Xa con modalità piuttosto prevedibili; pertanto questo tipo di terapia non richiede monitoraggio.
  • Il Fondaparinux è costituito da una piccola parte di ENF, una sequenza di 5 unità saccaridiche di eparina, in grado di inibire il solo fattore Xa e non la trombina. Come l’EBPM, il fondaparinux viene somministrato per via sottocutanea e non necessita di monitoraggio.
     

L’eparina non frazionata viene di solito utilizzata in condizioni acute per poi essere sostituita con l’uso di anticoagulanti orali o con EBPN per trattamenti a lungo termine. L’ENF viene di solito somministrata in sede ospedaliera nei pazienti ricoverati e monitorati tramite il test aPTT, anche se talvolta può essere utilizzato anche il test anti-Xa.
La somministrazione di ENF ad alte dosi durante un intervento chirurgico come un intervento di bypass cardiopolmonare, viene di solito monitorata con il test ACT (Tempo di Coagulazione Attivato).
Il fondaparinux e l’EBPM possono essere somministrati ai pazienti anche in ambito extraospedaliero. Né il fondaparnux che l’EBPM determinano l’eccessivo allungamento dell’aPTT se somministrate a dosaggi standard. Nel caso sia necessario un monitoraggio, può essere utilizzato il test anti-Xa.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test

    Tramite un prelievo di sangue venoso dal braccio.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test dell’attività anti-Xa viene utilizzato talvolta nel monitoraggio della terapia con eparina standard non frazionata (ENF), sebbene il test primario nel monitoraggio dell’eparina non frazionata sia l’aPTT. La misura dell’attività anti-Xa può essere utilizzata in pazienti con “resistenza all’eparina”, che quindi non rispondono nella maniera attesa all’ENF o con patologie sottostanti come la disfunzione epatica o che presentino fattori interferenti con il test aPTT, come i LAC (lupus anticoagulant).
    Di solito la terapia con fondaparinux e con eparina a basso peso molecolare (EBPM) non viene monitorata, anche se in certi casi il clinico può richiedere il test anti-Xa. Questi casi includono le donne in gravidanza, le persone obese (con un peso corporeo >100 Kg), i pazienti molto giovani o anziani e coloro che sono affetti da patologie renali. Sia l’EBPM che il fondaparinux vengono eliminati al livello renale, pertanto la presenza di qualsiasi patologia che interessi la funzionalità renale può diminuirne l’eliminazione e quindi aumentarne la concentrazione ematica in maniera tale da richiedere un monitoraggio per prevenire la comparsa di eventi emorragici.

  • Quando viene prescritto?

    Il test dell’attività anti-Xa non viene richiesto di routine ma può essere richiesto nel caso in cui il clinico voglia misurare la quantità di ENF, EBPM o fondaparinux nel sangue.
    Può essere richiesto periodicamente in corso di terapia con ENF, in modo particolare nelle persone che non rispondono secondo l’atteso alla terapia o nel caso in cui il risultato dell’aPTT non sia risolutivo.
    Nel caso in cui il test venga utilizzato nel monitoraggio della terapia con EBPM o fondaparinux, il test dell’attività anti-Xa viene richiesto, nella fase iniziale, al picco, ossia al momento della massima concentrazione ematica del farmaco che, di solito, è dopo 4 ore dalla somministrazione di EBPM e 3 ore per il fondaparinux. Il test può essere eseguito in maniera casuale o “a valle” (momento di minima concentrazione ematica, di solito subito prima dell’assunzione della dose di farmaco successiva), nel caso in cui il clinico sospetti che il farmaco non venga smaltito secondo i tempi standard.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Il risultato del test anti-Xa deve essere valutato in accordo con il tipo di eparina assunta (ENF, EBPM o fondaparinux), il momento del prelievo (a picco o a valle) e la patologie per la quale la persona viene trattata. I risultati possono variare tra laboratori diversi e pertanto non sono interscambiabili. Anche gli intervalli di riferimento pertanto sono variabili.

    In linea generale, in corso di terapia eparinica (ENF, EBPM o fondaparinux), la presenza di un risultato all’interno degli intervalli di riferimento indica la bontà del protocollo terapeutico, e quindi la mancanza di rischi trombotici, emorragici o di altre complicanze. In questi caso il dosaggio viene considerato adeguato.
    Se il test anti-Xa fornisce un risultato alto, allora il paziente potrebbe aver assunto quantità eccessive di farmaco o potrebbe non essere in grado di eliminare il farmaco alla velocità attesa con il conseguente rischio aumentato per eventi emorragici.
    La presenza di un risultato più basso dell’atteso invece indica la necessità di aumentare il dosaggio del farmaco al fine di prevenire la comparsa di episodi trombotici.

  • C’è altro da sapere?

    I metodi utilizzati nei diversi laboratori per la misura dell’attività anti-Xa possono variare e non fornire risultati interscambiabili. Il monitoraggio della terapia eparinica pertanto deve essere effettuato sempre presso lo stesso laboratorio.

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Domande Frequenti
  • Quanto dura la terapia eparinica?

    La terapia con eparina non frazionata viene di solito somministrata per brevi periodi. L’uso a lungo termine di una terapia anticoagulante prevede l’uso di altri farmaci come il warfarin. Durante la gravidanza però viene raccomandato l’uso dell’eparina ma in genere la necessità della terapia si interrompe al momento del parto. Dopo il parto, nel caso sia ancora necessaria la somministrazione di una terapia anticoagulante, allora il clinico può decidere se prescrivere l’eparina a basso peso molecolare o il warfarin.

  • È necessario informare gli operatori sanitari di essere sotto terapia eparinica?

    Si. Queste informazioni possono essere molto utili ai clinici.

  • Come vengono monitorati i nuovi farmaci anticoagulanti orali?

    I nuovi farmaci anticoagulanti orali includono gli inibitori diretti della trombina (es. dabigatran) e del fattore Xa (es. rivaroxaban e apixaban). Il monitoraggio di questi farmaci non è richiesto. Nel caso in cui il clinico lo ritenga necessario, può essere utilizzato il test dell’attività anti-Xa.

Fonti

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