Noto anche come
Screening delle emoglobinopatie
Frazioni emoglobiniche
Varianti emoglobiniche
Hb CE
Hb HPLC
Assetto emoglobinico
Nome ufficiale
Assetto emoglobinico
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 24.08.2020.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per la ricerca e/o la diagnosi delle varianti emoglobiniche, definite emoglobinopatie.

Quando Fare il Test?

In seguito al riscontro di risultati anomali dell’emocromo e dello striscio di sangue che suggeriscono la presenza di varianti emoglobiniche (forme anomale dell'emoglobina); in presenza di sintomi di anemia emolitica quali debolezza e astenia, o nel caso in cui si sospetti la presenza di emoglobinopatie; in soggetti con anamnesi familiare positiva per le emoglobinopatie; come parte dei protocolli di screening neonatale.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un prelievo di sangue venoso o, talvolta, capillare, mediante la puntura di un dito o del tallone (neonati).

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

Un’emoglobinopatia è un disordine ematico ereditario caratterizzato dalla presenza di forme anomale dell’emoglobina (varianti emoglobiniche) o dalla riduzione della produzione della stessa (talassemia). Lo screening delle emoglobinopatie comprende un gruppo di esami volti a rilevare la presenza di varianti emoglobiniche o di problemi nella produzione dell’emoglobina.

L’emoglobina (Hb) è una proteina globulare contenente ferro presente all’interno dei globuli rossi (RBC) e responsabile del legame dell’ossigeno in sede polmonare e del suo trasporto in tutti i tessuti dell’organismo.

L’emoglobina è formata da quattro subunità (globine o catene globiniche), ciascuna delle quali presenta al suo interno una struttura chiamata gruppo eme, contenente ferro e responsabile del legame dell’ossigeno. Esistono quattro tipi diversi di catene globiniche, designate come: α (alfa), β (beta), γ (gamma), δ (delta). Il tipo di catene globiniche presenti determina la struttura e soprattutto la funzionalità dell’Hb.

Normalmente sono presenti tre tipi di Hb:

  • Emoglobina A (HbA): rappresenta il 95-98% dell’Hb dell’adulto ed è costituita da due catene alfa e due catene beta (α2β2)
  • Emoglobina A2 (HbA2): rappresenta il 2-3% dell’Hb dell’adulto ed è costituita da due catene alfa e due catene delta (α2δ2)
  • Emoglobina F (HbF): nota con il nome di emoglobina fetale, rappresenta l’1-2% dell’Hb dell’adulto ed è costituita da due catene alfa e due catene gamma (α2γ2). Si tratta dell’Hb prodotta durante la vita fetale che, dopo la nascita, viene progressivamente sostituita dall’HbA fino a raggiungere i livelli analoghi a quelli presenti negli individui adulti, intorno a 1-2 anni

La presenza di mutazioni nei geni codificanti per le catene globiniche può determinare la produzione di emoglobine anomale e quindi la presenza di emoglobinopatie. Queste mutazioni possono comportare la produzione di catene globiniche strutturalmente alterate o anche la perdita della produzione di uno o più tipi di catene globiniche. Circa il 7% della popolazione mondiale è portatore in eterozigosi di una variante genetica in una delle catene dell'emoglobina; il tasso di mutazione può variare notevolmente in base all'etnia. Le mutazioni possono influenzare la struttura dell’emoglobina, la sua funzionalità, la sua velocità di produzione o anche la sua stabilità. Inoltre, la presenza di alcune varianti emoglobiniche all’interno dei globuli rossi può alterarne, oltre alla funzione, anche le dimensioni e la forma.

I globuli rossi contenenti varianti emoglobiniche spesso sono caratterizzati dalla diminuita efficienza nel trasporto dell’ossigeno ed anche da una maggiore fragilità e quindi ridotta emivita, con il conseguente sviluppo di anemia emolitica.

Attualmente sono state descritte più di 1.000 emoglobinopatie e si continuano ad individuare nuove forme; tra le varianti emoglobiniche più comuni si annoverano:

  • Emoglobina S (HbS), responsabile dell’anemia falciforme, chiamata così per la tendenza dei globuli rossi ad assumere la caratteristica forma a falce e caratterizzata da una ridotta emivita degli stessi 
  • Emoglobina C (HbC), responsabile, seppur in misura minore rispetto all’HbS, dell'anemia emolitica
  • Emoglobina E (HbE), in genere asintomatica o responsabile di sintomatologia lieve

La talassemia invece è causata dalla diminuita produzione o carenza di una delle catene globiniche. Questo può comportare l’alterazione del bilanciamento tra catene alfa e beta, causando la produzione di emoglobine anomale (alfa talassemia) o l’aumento di frazioni emoglobiniche normalmente meno rappresentate, quali l’HbA2 o l’HbF (beta talassemia).

Le emoglobinopatie sono definite come alterazioni qualitative dell'emoglobina (alterata capacità funzionale), mentre le talassemie consistono in alterazioni quantitative.

Esistono molteplici varianti emoglobiniche. Alcune silenti (ossia senza segni e sintomi evidenti) ed altre in grado di influenzare la funzionalità e/o la stabilità della molecola emoglobinica. I test di primo livello per la ricerca delle emoglobinopatie in genere utilizzano metodiche volte alla determinazione del tipo e della quantità di emoglobine presenti nel sangue del paziente in esame (assetto emoglobinico). I risultati di questi test, insieme a quelli di altri test eseguiti in routine, quali emocromo e striscio di sangue, contribuiscono a stabilire la diagnosi.

Gli intervalli di riferimento dipendono da molteplici fattori, quali l’età e il sesso del paziente, la popolazione di riferimento e il metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. Il risultato numerico di un test può pertanto avere significati diversi in laboratori differenti.

Per queste ragioni, nel presente sito web non vengono riportati gli intervalli di riferimento. Per la valutazione dei risultati dei test, Lab Tests Online raccomanda di riferirsi ai valori di riferimento forniti dal laboratorio nel quale questi sono stati eseguiti. Gli intervalli di riferimento di ciascun test sono riportati sul referto di laboratorio, accanto al nome ed al risultato dello stesso. Per alcuni esempi clicca qui.

Per maggiori informazioni si rimanda agli articoli: Gli Intervalli di Riferimento ed il loro Significato e Comprendere il Referto di Laboratorio.

Se il sottoporsi alle analisi mediche provoca stati d'ansia o di disagio, si consiglia di leggere uno o più di questi articoli:

Come fare fronte alla paura, al disagio ed all'ansia da test, Suggerimenti sui test ematici, Suggerimenti per aiutare i bambini ad affrontare un test medico, Suggerimenti per aiutare l'anziano ad affrontare un test medico.

Un altro articolo, Il prelievo ematico: Breve viaggio nel laboratorio, chiarisce le modalità di prelievo del campione ematico.

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Come e Perché
  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    L’assetto emoglobinico si prefigge di rilevare eventuali varianti emoglobiniche e/o la quantità relativa dei diversi tipi di Hb. Il test può essere usato per:

    • Screening
      • Nell’ambito dei protocolli di screening neonatale
      • In alcune categorie di persone particolarmente a rischio di generare prole con emoglobinopatie, per origini etniche o familiarità, può essere eseguito anche uno screening prenatale insieme ad una consulenza genetica per la valutazione dell’eventuale stato di portatori dei genitori
      • Per identificare la presenza di varianti in soggetti asintomatici ma con figli affetti
    • Diagnosi
      • Per rilevare e/o identificare un’emoglobinopatia (varianti emoglobiniche o talassemie) in persone con anemia inspiegabile o con valori alterati dell’emocromo
         

    I metodi raccomandati per la valutazione dell’assetto emoglobinico sono essenzialmente due:

    • Cromatografia liquida ad alta risoluzione (High Performance Liquid Chromatography, HPLC)
    • Elettroforesi capillare (CE)
       

    Altri esami utilizzati meno comunemente includono:

    • Test di riduzione col ditionito (test di solubilità delle cellule falciformi); utilizzato specificatamente per esaminare l'HbS, principale causa dell'anemia falciforme
    • Elettroforesi su gel acido
    • Isoelettrofocalizzazione (IEF); elettroforesi delle catene globiniche
    • Elettroforesi zonale capillare (EZC)
    • Spettrometria di massa (MS)

     

    Questi metodi sono in grado di discriminare i diversi tipi di Hb presenti sulla base delle loro caratteristiche chimico-fisiche.

    La maggior parte delle varianti emoglobiniche più comuni o delle talassemie possono essere identificate utilizzando una combinazione di questi test. La rilevazione della quantità relativa della variante emoglobinica presente è un valido ausilio diagnostico. Per la diagnosi delle emoglobinopatie l’esecuzione di un singolo test non è sufficiente. Questa richiede la valutazione complessiva di una serie di esami, eseguiti secondo processi ben definiti. Di seguito sono riportati altri esami utili per la determinazione della diagnosi di emoglobinopatia:

  • Quando viene prescritto?

    Il test per la ricerca delle emoglobinopatie viene richiesto come parte dei programmi di screening neonatale (attualmente attivo solo in alcune regioni in Italia). Inoltre, può essere utilizzato come screening prenatale in soggetti ad alto rischio o nei genitori di bambini affetti da emoglobinopatia per definirne lo stato di portatori.

    Generalmente, il riscontro di risultati anomali all’emocromo e/o all’analisi morfologica eseguita tramite lo striscio di sangue indirizza il clinico verso la richiesta della valutazione dell’assetto emoglobinico.

    L'esame può essere richiesto nel caso in cui si sospetti un’emoglobinopatia in presenza di segni e sintomi caratteristici. Spesso le varianti emoglobiniche comportano anemia emolitica, con la conseguente comparsa di segni e sintomi quali:

    • Astenia, debolezza
    • Mancanza di energie
    • Ittero
    • Pallore
       

    Alcune forme gravi (come l’anemia falciforme) possono comportare la comparsa di segni e sintomi più gravi, come episodi di dolore acuto, dispnea, splenomegalia e ritardo della crescita nei bambini.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Nella valutazione delle emoglobinopatie deve essere prestata molta attenzione all’interpretazione dei risultati. Il referto dovrebbe riportare indicazioni riguardo la diagnosi (se possibile) o il sospetto diagnostico, al fine di poter indirizzare verso ulteriori approfondimenti.

    I risultati in genere riportano il tipo di Hb presenti (quando identificabile) e la loro quantità relativa. Per gli adulti, le percentuali di riferimento delle Hb normali sono:

    • Emoglobina A1 (HbA1): 95-98%
    • Emoglobina A2 (HbA2): 2-3%
    • Emoglobina F (HbF): <2%
       

    Questo esame è un ausilio alla ricerca delle varianti emoglobiniche o di una classe di patologie note con il nome di talassemie, caratterizzate dalla diminuita produzione o carenza di una delle catene globiniche. Questa può comportare l’alterazione del bilanciamento tra catene alfa e beta, causando la produzione di emoglobine anomale (alfa talassemia) o l’aumento di frazioni emoglobiniche normalmente meno rappresentate, come l’HbA2 o l’HbF (beta talassemia).

    Alcune delle varianti emoglobiniche più comunemente rilevabili includono:

    • Emoglobina S (HbS): responsabile dell’anemia falciforme. Si tratta di una patologia a frequenza molto variabile, ma comunque maggiormente presente nelle aree nelle quali la malaria è o è stata endemica, a causa di un vantaggio evolutivo dei portatori nei confronti della malaria. Le persone affette da anemia falciforme presentano entrambe le copie del gene responsabile della produzione di HbS, e pertanto presentano elevate quantità di HbS. Le persone con “tratto” falciforme (eterozigoti) presentano circa il 40% di HbS e il 60% di HbA normale. La presenza di HbS determina, in presenza di basse concentrazioni di ossigeno (come può accadere durante un esercizio fisico o in caso di infezioni polmonari), la variazione della forma dei globuli rossi che assumono la caratteristica forma a falce. Gli eritrociti falciformi possono bloccare i piccoli vasi, causando episodi dolorosi, scompensi circolatori e diminuzione dell’apporto di ossigeno ai tessuti con diminuzione della sopravvivenza cellulare. Alte quantità di HbA e HbF possono aumentare la concentrazione di ossigeno nei globuli rossi, così da prevenire la falcizzazione degli stessi
    • Emoglobina C (HbC): lo stato di portatore di HbC (eterozigoti) è presente in circa il 2-3% delle persone di origine africana. Lo stato di omozigosi comunque è un evento raro ed è responsabile di effetti relativamente lievi. In genere determina una lieve anemia emolitica ed un moderato ingrossamento della milza
    • Emoglobina E (HbE): è una delle varianti beta-globiniche più comuni nel mondo, con una maggiore prevalenza nelle persone originarie del sudest asiatico. I soggetti omozigoti per HbE in genere hanno una lieve anemia emolitica, macrocitosi ed un moderato ingrossamento della milza. La mutazione HbE in eterozigosi non è sintomatica, a meno che non si tratti di un’eterozigosi composta con un’altra mutazione presente sull’altro gene globinico (ad esempio la talassemia)
       

    Alcune alterazioni meno comuni includono:

    • Emoglobina F (HbF): è la prima emoglobina prodotta durante la vita fetale. Normalmente la produzione di HbF diminuisce progressivamente alla nascita per poi stabilizzarsi su valori molto bassi intorno a 1-2 anni. Molte patologie possono essere associate all’aumento dell’HbF, come la talassemia o l’anemia falciforme
    • Emoglobina H (HbH): si forma in alcuni casi di alfa-talassemia. È composta da quattro catene beta globiniche (β4) e viene prodotta in caso di grave carenza delle catene alfa. Sebbene le catene beta siano normali, questa emoglobina composta di 4 catene beta non funziona correttamente
    • Emoglobina di Bart: si sviluppa nei feti affetti da alfa-talassemia. È composta da quattro catene globiniche gamma (γ4) e viene prodotta in caso di grave carenza delle catene alfa in maniera analoga a quanto avviene per l’HbH. L’Hb Bart scompare progressivamente dopo la nascita per la cessazione della produzione di catene gamma
       

    Altre varianti emoglobiniche identificabili includono:

    • Emoglobina D
    • Emoglobina G
    • Emoglobina J
    • Emoglobina M
    • Emoglobina Constant Spring
       

    Spesso, le forme meno comuni prendono il nome dal luogo di appartenenza della/e famiglia/e in cui la variante genetica è stata identificata per la prima volta (ad es. emoglobina Constant Spring).

    I vari esami contribuiscono ad identificare le diverse talassemie, individuando la presenza di emoglobine anomale (ad esempio, Hb H nella talassemia alfa) o l'aumento di frazioni emoglobiniche normalmente meno rappresentate, come l'Hb A2 o l'Hb F (beta talassemia).

    È possibile che la stessa persona erediti due differenti geni anomali, uno da ciascun genitore, con conseguente combinazione delle varianti emoglobiniche rilevate dai test. Questa condizione è nota come eterozigosi composta o doppia eterozigosi. Alcune combinazioni clinicamente significative (che determinano la comparsa di segni e sintomi evidenti) includono l’Hb SC (con sintomi simili all'anemia falciforme), Hb E/beta-talassemia e Hb S/beta-talassemia.

    Nella tabella sottostante sono riportati alcuni esempi di interpretazione dei risultati dell’assetto emoglobinico:

    Risultato

    Possibile interpretazione

    Geni

    Hb A lievemente diminuita 
    Quantità normale di Hb S (circa 40%)

    Tratto falciforme

    Una copia del gene HbS (eterozigote)

    Maggioranza di Hb S 
    Aumento di Hb F (> 10%)
    No Hb A

    Malattia falciforme

    Due copie del gene HbS (omozigote)

    Maggioranza di Hb C
    No Hb A

    Malattia HbC

    Due copie del gene HbC (omozigote)

    Maggioranza di Hb A 
    Hb H

    Malattia HbH

    (alfa-talassemia)

    Tre su 4 geni alfa-globinici mutati (deleti)

    Maggioranza di Hb F 
    Poca o assente Hb A

    Beta-talassemia major

    Entrambi i geni beta-globinici mutati

    Maggioranza di Hb A
    Lieve aumento di Hb A2 (4-8%)
    Possibile lieve aumento di Hb F

    Beta-talassemia minor

    Un gene beta mutato, con conseguente lieve diminuzione della catena globinica beta

     

  • C’è altro da sapere?

    Le trasfusioni di sangue possono interferire con la valutazione delle emoglobinopatie, poiché il metodo analitico non è in grado di distinguere tra l'emoglobina del donatore e della del paziente, interferendo potenzialmente con i risultati del test. Un paziente dovrebbe aspettare diversi mesi dopo una trasfusione prima di sottoporsi a questo esame. Tuttavia, nelle persone affette da anemia falciforme, i test possono essere eseguiti dopo una trasfusione per determinare se è stata somministrata abbastanza emoglobina normale da ridurre il rischio di danni causati dalle malformazioni dei globuli rossi.

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Domande Frequenti
Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

2020 review performed by Sydney Webb Strickland, PhD, DABCC, Director, LabCorp.

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