Nome ufficiale
Gentamicina; Tobramicina; Amikacina
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
15.01.2018.

Per il nome commerciale consultare la Banca Dati AIFA (https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it)

In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per misurare la concentrazione di gentamicina, tobramicina e amikacina nel sangue per assicurare che il dosaggio sia corretto, evitando il rischio di reazioni avverse.

Quando Fare il Test?

Ad intervalli regolari durante la terapia.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Campione di sangue periferico (solitamente prelievo da vena del braccio).

Il Test Richiede una Preparazione?

No. Il test deve essere richiesto in momenti precisi durante la terapia, seguire le indicazioni del medico curante.

L'Esame

Gli aminoglicosidici sono un gruppo di antibiotici utilizzati nella cura di infezioni batteriche gravi.
La misura della concentrazione nel sangue è utilizzata per somministrare il corretto dosaggio, terapeuticamente efficace ma evitando reazioni avverse.
Gentamicina, Tobramicina e Amicacina sono gli aminoglicosidici più prescritti e sono utilizzati sia nelle infezioni da batteri Gram positivi che in quelle da Gram negativi (per maggiori informazioni a riguardo vedere Colorazione di Gram).
E’ importante misurare questi farmaci nel sangue, perché la loro efficacia è strettamente correlata alla dose. Le reazioni avverse possono riguardare l’orecchio, con sordità e perdita dell’equilibrio (danni spesso permanenti), e il fegato (nefrotossicità, di solito reversibile).
Queste complicazioni possono verificarsi in qualsiasi momento della terapia, ma sono direttamente proporzionali al dosaggio del farmaco e alla durata della terapia.

Gli aminoglicosidici non sono ben assorbiti dall’apparato digerente, per questo vengono somministrati con iniezione endovenosa o intramuscolare. Sono somministrati a intervalli regolari di 8-12 ore o con dose più massiccia ogni 24-48 ore (somministrazione “ad intervalli prolungati” o “pulsatile”). La quantità di farmaco somministrata ogni volta dipende da vari fattori, quali la funzione renale, l’eventuale assunzione di altri farmaci, l’età, il peso corporeo.
Nel caso della somministrazione ad intervalli regolari, il monitoraggio è diretto a misurare la massima concentrazione nel sangue il momento immediatamente successvo all’assunzione (livello di picco) e la concentrazione minima al momento precedente l’iniezione (livello di valle). La dose del farmaco verrà poi aggiustata o lasciata invariata sulla base del risultato del test. Per esempio nel paziente con funzionalità renale compromessa, poichè il farmaco rimane più tempo in circolo, la dose somministrata dovrà essere ridotta o l’intervallo allungato. D’altra parte, se viene somministrata una dose troppo bassa per garantire una concentrazione sufficiente nel sangue è improbabile che il farmaco faccia effetto.

Durante la terapia ad intervalli prolungati il test può essere effettuato 8-12 ore dopo la somministrazione.
Gli aminoglicosidicici sono talvolta usati da soli ma spesso in combinazione con altri antibiotici.
Il monitoraggio degli antibiotici nel sangue è importante in presenza di altri medicamenti poichè  questi possono influenzare la capacità dell’organismo di metabolizzare ed eliminare il farmaco.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Tramite un prelievo di sangue venoso dal braccio.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    Non è necessaria alcuna preparazione, ma la temporizzazione del prelievo per l’esame è importante. Nel caso di somministrazione ad intervalli regolari il prelievo per la definizione del valore di “di valle” viene eseguito subito prima dell’assunzione della successiva dose di aminoglicosidicico. Il prelievo per la definizione del valore di picco viene eseguito circa 30’ dopo la somministrazione di una dose endovena e 60 minuti dopo l’intramuscolare. Per la terapia a intervallo prolungato il momento suggerito per il test varia da 8 a 12 ore dopo la somministrazione e l’ora dell’assunzione dell’ultima dose e quella del prelievo devono essere registrate e confrontate. E’ opportuno, per stabilire il momento dei prelievi, seguire le indicazioni del medico curante. E’ utile anche comunicare al  Laboratorio quando è stata somministrata l’ultima dose.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test viene usato nel monitoraggio della terapia con antibiotici aminoglicosidici, come Amicacina, Gentamicina e Tobramicina, usati nella cura di infezioni batteriche gravi. L’esame serve per garantire che il livello del farmaco nel sangue sia sufficientemente alto per trattare l’infezione ma non così alto da aumentare il rischio di effetti collaterali.
    Il test è solitamente programmato nel tempo in modo da riflettere i picchi di massima e di minima concentrazione nel sangue. Questi livelli sono usati per valutare l’adeguatezza del dosaggio e dell’eliminazione del farmaco
    In alcuni casi è utile somministrare il farmaco in un’unica soluzione ogni 24-48 ore.  La verifica dell’adeguatezza della dose usata viene effettuata mediante un la misura della concentrazione del farmaco nel sangue 8-12 ore dopo la somministrazione del farmaco
    Questo test è utile al clinico per calcolare la percentuale di assorbimento e la clearance del farmaco, per calibrare la dose e il tempo di assunzione, evitando il più possibile le reazioni avverse pur mantendo l’efficacia terapeutica. Per maggiori informazioni consultare Monitoraggio terapeutico dei farmaci.

  • Quando viene prescritto?

    Nel monitoraggio di qualsiasi terapia sono molti i fattori di cui si deve tenere conto, fra questi: l’età del paziente, la funzionalità renale, il generale stato di salute/ malattia, segni di tossicità durante la terpia stessa..
    Nel caso di somministrazione ad intervalli regolari, il monitoraggio può essere indicato quando il paziente assume il farmaco per più di 7 giorni. Il test viene di norma richiesto dopo la somministrazione di 2-4 dosi di aminoglicosidicico e quando ci si aspetta che il farmaco abbia raggiunto un livello relativamente stabile nel sangue. (steady state). La misura deve essere poi ripetuta ogni 2 o 3 giorni e nel caso di modifiche della quantità o dei tempi di somministrazione oppure in un cambiamento della funzionalità renale.
    Nei soggetti che ricevono il farmaco nella modalità ad “intervallo prolungato”, il monitoraggio può essere indicato quando la durata del trattamento supera i 3 giorni. Con questo tipo di schema di trattamento non viene raggiunto il livello di stabilità (steady state). Di norma viene prelevato un campione estemporaneo 8-12 ore dopo la somministrazione. Nel paziente critico l’esame deve essere effettuato subito dopo la somministrazione.
    Test che valutano la funzionalità renale, come la creatinina, vengono prescritti ad  intervalli regolari durante la terapia. Nei pazienti critici, a rischio di nefrotossicità o ototossicità, o nei pazienti che seguono più terapie è necessario eseguire più spesso la misura della creatinina, rispetto agli altri pazienti.
    Il monitoraggio degli aminoglicosidici deve essere eseguito con maggior frequenza nei soggetti con funzione renale compromessa (insufficienza renale) ed in quelli che sono ad aumentato rischio di effetti collaterali, così come quelli che assumono altri farmaci di cui è nota la oto- o nefrotossicità.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Quando il farmaco viene somministrato generalmente esso raggiunge un picco massimo di concentrazione nel sangue, per poi decrescere nel tempo; talvolta questi farmaci vengono prescritti prevedendo intervalli di somministrazione nei quali la dose successiva preceda la caduta della concentrazione del farmaco. L’obiettivo è avere una quantità di farmaco sufficiente in ogni dose in modo da mantenere una concentrazione terapeutica in grado di uccidere i batteri che provocano l’infezione. La quantità di farmaco e l’intervallo della sua somministrazione dovrebbero dare il tempo all’organismo di eliminare la maggior parte del farmaco della precedente assunzione prima di quella successiva. Questo per minimizzare il rischio di complicazioni e di sovrapporre le dosi in modo da mantenere sempre il livello terapeutico nel sangue.

    Nella somministrazione ad intervalli regolari, un valore di “valle” inferiore a quello bersaglio significa che il soggetto sta eliminando il farmaco ad un ritmo adeguato. Un livello del picco all’interno dell’intervallo terapeutico significa che c’è farmaco a sufficienza per ottenere il risultato. Il livello “bersaglio” dipende in genere dal tipo di infezione e dall’organo colpito. Una concentrazione di  picco inferiore al massimo livello indica che la persona trattata è a minor rischio di sviluppare effetti indesiderati anche se può sviluppare complicazioni.

    Se invece le concentrazioni di “valle” e di “picco” sono al di sopra di tale livello, vi è un forte rischio di tossicità e il clinico deve cambiare la dose  o lo schema terapeutico,

    Nel regime a intervallo prolungato il test può aiutare il clinico a decidere quando risomministrare il farmaco; generalmente, se il livello è al limite basso dell’intervallo terapeutico  il medico può decidere di somministrarlo ogni 24 ore e se il livello è al limite superiore (il farmaco è stato eliminato più lentamente) si può aspettare 48 ore prima della pdose successiva.

    Se la terapia non da il risultato atteso, il clinico può decidere di protrarla per un periodo più lungo oppure di cambiare terapia.

  • C’è altro da sapere?

    La somministrazione endovenosa è lenta, richiede circa 30 minuti.
    Gli aminoglicosidici sono utilizzati anche per uso topico, gocce per gli occhi e per le orecchie, spray; in questi casi non è necessario il monitoraggio.
    Il primo aminoglicoside, la streptomicina, è stato introdotto negli anni ’40 ed usato con successo per curare la tubercolosi. Il suo uso è diminuito con l’introduzione di altri aminoglicosidici.
    Gli aminoglicosidici sono eliminati dall’organismo attraverso i reni e quindi le dosi sono basate sulla funzionalità renale. Test che riflettono la funzionalità renale come creatinina o creatinina clearance vengono spesso richiesti prima dell’inizio della terapia e, periodicamente, nel corso della stessa.
    Il rischio di tossicità è aumentato nei pazienti che assumono altri farmaci che influenzano l’udito ed i reni come certi diuretici, in particolare furosemide,  e nei pazienti in terapia con antinfiammatori non- steroidei (FANS) come Ibuprofene e Naproxene e altri antibiotici, come la Vancomicina.

    A causa delle potenziali complicazioni, una terapia prolungata non è consigliata in:

    • Pazienti anziani (maggiori di 70 anni)
    • Pazienti gravide o puerpere
    • Pazienti affetti da insufficienza renale
    • Pazienti con problemi epatici
    • Pazienti con bruciature estese
    • Pazienti affetti da Fibrosi Cistica
    • Pazienti con precedenti di perdita dell’udito o dell’equilibrio.
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Domande Frequenti
Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

Article reviewed May 2015 by Jennifer M. Colby, PhD, DABCC.

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