Noto anche come
Gentamicina
Tobramicina
Amikacina
Streptomicina
Plazomicina
Netilmicina
Isepamicina
Dibekacina
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 25.06.2020.

Per il nome commerciale consultare la Banca Dati AIFA (https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it)

In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per monitorare le concentrazioni degli anticorpi aminoglicosidici nel sangue, quali gentamicina, tobramicina e amikacina, al fine di verificare che il dosaggio somministrato sia corretto e per evitare il rischio di sviluppare reazioni avverse.

Quando Fare il Test?

Ad intervalli regolari durante la terapia con anticorpi aminoglicosidici.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna in particolare. Tuttavia, è necessario prestare attenzione alla tempistica del prelievo.

  • Nel caso della somministrazione ad intervalli regolari, il prelievo per la definizione del valore “di valle” viene eseguito subito prima dell’assunzione della successiva dose di aminoglicosidico. Il prelievo per la definizione del valore “di picco” viene eseguito circa 30-45 minuti dopo l'iniezione endovenosa o 60 minuti dopo l'iniezione intra-muscolo
  • Per la terapia ad intervalli prolungati, le tempistiche raccomandate per il prelievo  possono variare, tuttavia occorre registrare e confrontare le tempistiche relative all'assunzione dell'ultima dose e al prelievo del campione di sangue 

Occorre fornire indicazioni riguardo il momento in cui è stata assunta l’ultima dose del farmaco. 

L'Esame

Gli aminoglicosidici sono un gruppo di antibiotici utilizzati per il trattamento di infezioni batteriche gravi. I livelli di aminoglicosidici nel sangue devono essere monitorati per verificare che il dosaggio somministrato sia corretto e terapeuticamente efficace, evitando la comparsa di reazioni avverse.

Gentamicina, Tobramicina e Amikacina sono gli aminoglicosidici più comunemente prescritti e sono utilizzati per trattare sia le infezioni causate da batteri Gram positivi che Gram negativi (per maggiori informazioni a riguardo, consultare l'articolo Colorazione di Gram).

E’ importante misurare i livelli di tali farmaci nel sangue poiché la loro efficacia è strettamente correlata alla dose somministrata. Gli aminoglicosidici sono associati alla comparsa di reazioni avverse anche gravi, quali lesioni a livello dell’orecchio, con sordità e perdita dell’equilibrio (ototossicità, solitamente permanente), e dei reni (nefrotossicità, solitamente reversibile).
Queste complicanze possono verificarsi in qualsiasi momento della terapia, ma il rischio risulta direttamente proporzionale al dosaggio del farmaco ed alla durata della terapia. Il rischio di sviluppare effetti collaterali è diminuito con l'assunzione di alcuni aminoglicosidici di recente produzione.

Solitamente, l’apparato digerente non è in grado di assorbire efficientemente gli aminoglicosidici, pertanto, la somministrazione è prevalentemente endovenosa o intramuscolare. Tali farmaci possono essere somministrati:

  • Con dosi ad intervalli regolari (ogni 8-12 ore)
  • Con dosi più elevate ogni 24-48 ore (somministrazione “ad intervalli prolungati” o “pulsatile”)

La quantità di farmaco somministrata per dose dipende da vari fattori, quali la funzionalità renale, l’eventuale assunzione di altri farmaci, l’età ed il peso corporeo. In seguito alla somministrazione, i livelli di farmaco nel sangue raggiungono la concentrazione massima (picco), prima di diminuire a concentrazioni inferiori.

Talvolta si utilizza la somministrazione ad intervalli regolari, nel corso della quale la dose successiva viene somministrata in previsione della diminuzione della concentrazione. L'obiettivo è quello di somministrare una quantità sufficiente di farmaco per mantenere livelli terapeutici in grado di uccidere i batteri causa d'infezione. La dose e l'intervallo di dosaggio sono ottimizzati per garantire al paziente tempo sufficiente per eliminare la maggior parte del farmaco della dose precedente prima della somministrazione della dose successiva, riducendo al minimo il rischio di complicanze e contribuendo a garantire il mantenimento di livelli adeguati di farmaco nel sangue.

  • Nel dosaggio ad intervalli regolari, il monitoraggio ha l'obiettivo di misurare la concentrazione massima nel sangue nel momento immediatamente successivo all’assunzione (livello di picco) e la concentrazione minima nel momento precedente la somministrazione della dose successiva (livello di valle). La dose successiva del farmaco verrà poi aggiustata o lasciata invariata sulla base delle concentrazioni rilevate. Per esempio, in pazienti con funzionalità renale compromessa, il farmaco rimarrà in circolo per più tempo, pertanto la dose somministrata dovrà essere ridotta o l’intervallo prolungato. D’altra parte, la somministrazione di dosi troppo basse non garantisce la presenza di concentrazioni sufficienti nel sangue ne' l'effettiva efficacia del farmaco 
  • Nella terapia ad intervalli prolungati, il test può essere effettuato in modo simile a quello ad intervalli regolari, utilizzando un campione "picco" ed uno prelevato 6-12 ore dopo, oppure eseguendo il test su un singolo campione prelevato 6-14 ore dopo la prima dose di antibiotico

Talvolta, gli aminoglicosidici vengono utilizzati da soli, ma più spesso in combinazione con altri antibiotici. Il monitoraggio delle concentrazioni degli antibiotici nel sangue è importante in caso di assunzione contemporanea di altri farmaci, poiché questi possono influenzare la capacità dell’organismo di metabolizzare ed eliminare il farmaco.

Gli intervalli di riferimento dipendono da molteplici fattori, quali l’età e il sesso del paziente, la popolazione di riferimento e il metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. Il risultato numerico di un test può pertanto avere significati diversi in laboratori differenti.

Per queste ragioni, nel presente sito web non vengono riportati gli intervalli di riferimento. Per la valutazione dei risultati dei test, Lab Tests Online raccomanda di riferirsi ai valori di riferimento forniti dal laboratorio nel quale questi sono stati eseguiti. Gli intervalli di riferimento di ciascun test sono riportati sul referto di laboratorio, accanto al nome ed al risultato dello stesso. Per alcuni esempi clicca qui.

Per maggiori informazioni si rimanda agli articoli: Gli Intervalli di Riferimento ed il loro Significato e Comprendere il Referto di Laboratorio.

Se il sottoporsi alle analisi mediche provoca stati d'ansia o di disagio, si consiglia di leggere uno o più di questi articoli:

Come fare fronte alla paura, al disagio ed all'ansia da test, Suggerimenti sui test ematici, Suggerimenti per aiutare i bambini ad affrontare un test medico, Suggerimenti per aiutare l'anziano ad affrontare un test medico.

Un altro articolo, Il prelievo ematico: Breve viaggio nel laboratorio, chiarisce le modalità di prelievo del campione ematico.

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Come e Perché
  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test viene utilizzato nel monitoraggio della terapia con antibiotici aminoglicosidici. L’obiettivo dell'esame è di garantire che il livello del farmaco nel sangue sia sufficientemente elevato per trattare l’infezione, ma non così alto da aumentare il rischio di sviluppare effetti collaterali.

    In alcuni casi, il farmaco viene somministrato in un’unica soluzione ogni 24-48 ore (somministrazione “ad intervalli prolungati” o “pulsatile”). La verifica dell’adeguatezza della dose somministrata viene effettuata mediante la misura della concentrazione del farmaco nel sangue 6-14 ore dopo la somministrazione dello stesso. Questo test è utile al clinico per calcolare la percentuale di assorbimento e la clearance del farmaco, per calibrare la dose e il tempo di assunzione, evitando il più possibile le reazioni avverse pur mantenendo l’efficacia terapeutica. Per maggiori informazioni a riguardo, consultare l'articolo Monitoraggio terapeutico dei farmaci.

  • Quando viene prescritto?

    Il monitoraggio delle concentrazioni ematiche di gentamicina, tobramicina e amikacina può essere richiesto in corso di varie condizioni cliniche. L'eventualità di sottoporsi al test deve essere valutata contestualmente a vari fattori, quali età del paziente, funzionalità renale, stato di salute generale, presenza di malattie concomitanti, segni di tossicità durante la terapia stessa. Altri fattori da considerare possono essere la durata del trattamento ed il tipo di protocollo utilizzato per il dosaggio.

    Il monitoraggio può essere indicato quando il paziente assume il farmaco per più di 3 giorni.

    • Nel caso della somministrazione ad intervalli regolari, il test viene di norma richiesto dopo la somministrazione di 2-4 dosi di aminoglicosidici e quando si prevede che il farmaco abbia raggiunto un livello relativamente stabile nel sangue (steady state). La misura deve essere poi ripetuta ogni 2 o 3 giorni o una volta a settimana e nel caso di alterazioni della quantità o dei tempi di somministrazione oppure di variazioni della funzionalità renale
    • Nei soggetti che ricevono il farmaco nella modalità ad “intervallo prolungato” non viene raggiunto il livello di stabilità (steady state). Solitamente viene prelevato un campione estemporaneo 6-14 ore dopo la somministrazione

    I test che valutano la funzionalità renale, come la creatinina, vengono prescritti ad intervalli regolari durante la terapia. Nei pazienti critici, a rischio di nefrotossicità od ototossicità, o nei pazienti che seguono più terapie, è necessario eseguire più spesso la misura della creatinina rispetto agli altri pazienti.
    Il monitoraggio degli aminoglicosidici deve essere eseguito con maggior frequenza nei soggetti con compromissionedella funzione renale (insufficienza renale) o che risultano maggiormente esposti al rischio di sviluppare effetti collaterali, così come soggetti che assumono altri farmaci di cui è nota l'ototossicità o nefrotossicità.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Nella somministrazione ad intervalli regolari:

    • Un valore di “valle” degli aminoglicosidici inferiore a quello bersaglio indica che il soggetto sta eliminando il farmaco ad un ritmo adeguato
    • Un livello di picco all’interno dell’intervallo terapeutico indica presenza di quantità di farmaco nel sangue sufficienti per essere efficaci. Generalmente, il livello “bersaglio” dipende dal tipo di infezione e dall’organo colpito
    • Una concentrazione di picco inferiore al livello massimo indica che il paziente trattato è esposto ad un rischio minore di sviluppare effetti indesiderati; tuttavia, è comunque possibile che sviluppi delle complicanze
    • Se invece le concentrazioni di “valle” e di “picco” sono al di sopra del livello massimo, vi è un forte rischio di tossicità, pertanto è opportuno apportare variazioni nel dosaggio o nello schema terapeutico

    Nel regime a intervallo prolungato il test contribuisce a determinare le tempistiche per somministrare la dose successiva di farmaco. Generalmente, se il livello è al limite inferiore dell’intervallo terapeutico può essere stabilito di somministrare il farmaco ogni 24 ore; se il livello è al limite superiore (ovvero il farmaco è stato eliminato più lentamente) si può aspettare 48 ore prima di somministrare la dose successiva.

    Se la terapia non risulta efficace, il clinico valuterà se protrarla per un periodo più lungo o se cambiare approccio terapeutico.

  • C’è altro da sapere?

    La somministrazione endovenosa è lenta, richiede circa 30 minuti.

    Gli aminoglicosidici utilizzati per trattate specifici tipi di infezioni sono disponibili anche come gocce per gli occhi e per le orecchie, oltre che come spray; in questi casi non è necessario il monitoraggio. Il primo aminoglicoside, la streptomicina, è stato introdotto negli anni ’40 ed utilizzato con successo per curare la tubercolosi. Il suo uso è diminuito con l’introduzione di altri aminoglicosidici.

    Gli aminoglicosidici sono eliminati dall’organismo attraverso i reni, pertanto le dosi variano in funzione della funzionalità renale. Test che riflettono la funzionalità renale, come la creatinina o l'eGFR (stima della velocità di filtrazione glomerulare), vengono spesso richiesti prima dell’inizio della terapia e, periodicamente, nel corso della stessa.
    Il rischio di tossicità è aumentato nei pazienti che assumono altri farmaci che influenzano l’udito ed i reni, come alcuni diuretici (in particolare la furosemide), e nei pazienti in terapia con farmaci antinfiammatori non-steroidei (FANS), quali Ibuprofene e Naproxene, ed altri antibiotici, come la vancomicina.

    A causa delle potenziali complicanze, una terapia prolungata non è consigliata in:

    • Pazienti anziani (con età superiore ai 70 anni)
    • Pazienti gravide o puerpere
    • Pazienti affetti da insufficienza renale o patologie renali preesistenti
    • Pazienti con patologie epatiche gravi
    • Pazienti con ustioni estese
    • Pazienti affetti da fibrosi cistica
    • Pazienti con precedenti di perdita dell’udito o dell’equilibrio
    • Pazienti affetti da miastenia grave
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Domande Frequenti
Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

2020 review performed by Wendy S. Shea, MT(ASCP), Atrium Health, Carolinas Medical and the Editorial Review Board.

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