Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 02.02.2021.

Lo screening oncologico si rivolge ad una popolazione asintomatica proponendo test che consentono di indentificare lesioni pretumorali, con conseguente riduzione dell’incidenza del tumore, e tumori in una fase precoce, con riduzione della mortalità. La diagnosi precoce del tumore tramite individuazione di lesioni di piccole dimensioni consente anche interventi più conservativi dell’organo oggetto del programma di screening. Questi test hanno un doppio valore: prevenire la sofferenza e, in alcuni casi, la morte del paziente, e non sovraccaricare il Sistema Sanitario Nazionale di spese per cure potenzialmente evitabili. Per maggiori informazioni a riguardo, consultare il proprio medico.

Programmi di screening
  • Tumore della Cervice Uterina

    L'adesione ai programmi di screening è essenziale per ridurre la mortalità e l'incidenza del tumore alla cervice uterina (la parte bassa dell'utero). La quasi totalità dei carcinomi della cervice sono causati da un'infezione persistente da papillomavirus (HPV), responsabile della maggior parte delle infezioni sessualmente trasmesse. La trasmissione del papillomavirus può avvenire anche tramite rapporti sessuali non completi. Il carcinoma della cervice si sviluppa lentamente e possono passare anche molti anni prima che un'infezione da HPV evolva in cancro.

    Esistono numerosi tipi di HPV (ceppi), ma solo alcuni, definiti ad "alto rischio" (HR), sono responsabili dello sviluppo delle lesioni precancerose e successivamente del cancro. Tra questi, i tipi HPV 16 e 18 sono responsabili di circa il 70% delle forme tumorali, mentre la restante percentuale è causata dai tipi 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 56, 58 e 59. Il virus è molto diffuso, soprattutto tra i giovani sessualmente attivi. Tuttavia, è stato osservato che nonostante le infezioni da HPV siano molto frequenti nelle donne di età inferiore ai 30-35 anni, nella maggioranza dei casi si risolvono spontaneamente senza conseguenze per la salute della donna.

    L'ampia diffusione del virus rende l'infezione difficilmente prevenibile. Oltre allo sviluppo di vaccini diretti contro i tipi HPV più frequentemente associati allo sviluppo del tumore (HPV 16 e 18), l'implementazione dei programmi di screening ha permesso di prevenire efficacemente l'insorgenza dei tumori alla cervice uterina. Lo screening si prefigge di identificare il tumore ad uno stadio precoce, quando risulta più facilmente trattabile. L'obiettivo primario consiste nell'identificare eventuali lesioni pre-cancerose, al fine di monitorarle o rimuoverle prima che possano progredire verso il cancro.

    In passato, il Pap Test era l'unico test utilizzato nell'ambito dei protocolli di screening per il tumore del collo dell'utero e veniva offerto, ogni 3 anni, a tutte le donne di età compresa tra i 25 ed i 64 anni. L'introduzione e validazione di un nuovo test molecolare per la ricerca del materiale genetico (DNA) dei tipi di HPV (test HPV DNA) ad "alto rischio", ha recentemente modificato le indicazioni dei programmi di screening nazionali. Il Piano Nazionale Prevenzione 2014-2018 ha infatti introdotto il test HPV DNA come test primario per lo screening. Questo test consente di individuare la presenza di HPV ad alto rischio prima ancora che le lesioni precancerose siano rilevabili tramite il Pap Test.

    Di seguito, sono riportate le nuove raccomandazioni:

    • Alle donne di età compresa tra i 25 ed i 30-35 anni (variazioni su base regionale), viene offerto il Pap Test che, in caso di esito negativo, deve essere ripetuto ogni 3 anni
    • Alle donne di età compresa tra i 30-35 ed i 64 anni, viene offerto il test HPV DNA che, in caso di esito negativo, deve essere ripetuto ogni 5 anni

    Nel caso in cui il test HPV DNA risulti positivo viene allestito e letto il Pap Test, solitamente in modalità reflex, ovvero utilizzando lo stesso campione prelevato per il test molecolare.

    In caso di Pap Test negativo, la paziente vene invitata a ripetere il test HPV DNA dopo 1 anno: se il test HPV-DNA dopo un anno è negativo, la paziente rientra nell'intervallo di screening; se positivo, deve sottoporsi ad una colposcopia.

    Se, al contrario, il Pap Test risulta positivo, la paziente viene invitata a sottoporsi a colposcopia, un esame ginecologico che consente al ginecologo di guardare la cervice attraverso il colposcopio (che illumina e ingrandisce l'immagine) e di rilevare eventuali anomalie che, se necessario, vengono asportate tramite biopsia ed esaminate per gli approfondimenti diagnostici. Per maggiori informazioni a riguardo, consultare l'articolo Carcinoma della Cervice.

    Il Pap Test non viene offerto prima dei 25 anni poiché l’incidenza del tumore in questa fascia d’età è molto bassa. L'esame citologico viene offerto ogni 3 anni, considerato un intervallo di screening sufficientemente breve da rendere poco probabile lo sviluppo di un tumore, ma non così tanto da individuare lesioni che regredirebbero spontaneamente e che quindi potrebbero indurre ad effettuare trattamenti non necessari.

    Il test HPV DNA non viene offerto prima dei 30-35 anni, poiché nelle donne più giovani le infezioni a risoluzione spontanea sono frequenti. Pertanto, lo screening con HPV DNA in questa popolazione porterebbe ad identificare e trattare lesioni con alta probabilità di regressione spontanea, generando interventi non necessari e costosi, oltre ad ansia e disagio nelle pazienti.
    In assenza di infezione da parte di tipi HPV classificati ad "alto rischio", la probabilità di sviluppare il tumore della cervice è molto bassa. Inoltre, lo screening basato sul test HPV conferisce una protezione maggiore del 60-70% relativamente allo sviluppo di cervicocarcinoma rispetto allo screening basato sul Pap Test, consentendo di aumentare l'intervallo di screening da 3 anni (come richiesto per il Pap Test) a 5 anni.

    Le persone vaccinate devono comunque sottoporsi allo screening programmato per il cancro della cervice. Infatti, i tre vaccini disponibili in Italia (Cervarix, Gardasil e Gardasil 9) sono in grado di prevenire le infezioni provocate rispettivamente da 2 tipi di HPV oncogeni (HPV 16 e 18), 4 tipi (HPV 6, 11, 16 e 18) e 9 tipi (HPV 6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52 e 58), ma non dalle infezioni provocate da tutti i possibili tipi responsabili dell'insorgenza tumorale.

    Sia il Test HPV DNA che il Pap Test vengono eseguiti su un campione di cellule della cervice uterina, prelevati ambulatorialmente tramite l'inserimento in vagina di un divaricatore (speculum) ed il leggero campionamento delle cellule della cervice uterina tramite una spatola ed un apposito spazzolino o un apposito dispositivo unico a forma di spazzola. La procedura può provocare un lieve fastidio e potrebbe comportare un leggero sanguinamento subito dopo il prelievo. Per l'esecuzione del test, viene richiesto alla paziente di astenersi dai rapporti sessuali e di non usare ovuli, creme o altri prodotti vaginali nelle 48 ore precedenti al test. Inoltre, l’esame non deve essere eseguito durante il periodo mestruale (devono essere trascorsi almeno 5 giorni dalla fine del ciclo) o in caso di perdite ematiche, ma può essere eseguito in gravidanza. Ai fini della corretta esecuzione del test, in sede di prelievo possono essere richieste alcune informazioni anamnestiche, come la data dell'ultima mestruazione, l'eventuale uso di contraccettivi, visite ginecologiche o ecografie transvaginali recenti, l'assunzione di farmaci, ecc...

    Il test di screening viene di solito eseguito presso gli studi ginecologici, nelle ASL, nei consultori, negli ospedali e nelle cliniche.


    Pagine Correlate

    In questo sito

    Test:

    Papillomavirus (HPV)

    Pap Test

    Patologie/Condizioni Cliniche:

    Carcinoma della Cervice

    Altrove sul web

    Screening per il cancro del collo dell'utero - Ministero della Salute

    Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018

    Le 100 domande sull’HPV - GISCI

    Vaccinazione contro il Papillomavirus umano - Ministero della Salute

    Papillomavirus umano (infezione da) - Ministero della Salute

    I numeri del cancro in Italia 2017

    American Cancer Society: Cervical Cancer

    WHO | Human papillomavirus (HPV)

    Human papillomavirus - Disease facts ECDC


    Fonti

    Indicazioni per il prelievo citologico nello screening per il carcinoma cervicale - Documento GISCI

    Raccomandazioni sul test hr-hpv come test di screening primario - Documento GISCI

    Le 100 domande sull’HPV - GISCI

     

  • Tumore alla mammella

    Il tumore alla mammella rappresenta la prima causa di morte per cancro nelle donne nel mondo occidentale. L’incidenza del tumore tende ad aumentare con l’età, con il 95% dei casi che riguardano donne sopra i 40 anni. In accordo con le stime effettuate tra il 2004 e il 2008 dall’American Cancer Society (ACS), le donne di età compresa tra i 20 e i 24 anni hanno la più bassa incidenza di tumore al seno. Poiché il tumore al seno non dà sintomi allo stadio precoce, quando cioè sarebbe trattabile, lo screening è fondamentale per determinarne l’eventuale presenza precocemente. Il test di screening per la diagnosi precoce è la mammografia (sensibilità intorno al 77-80%), che consiste in una radiografia delle mammelle ed identifica anche noduli di piccole dimensioni non palpabili all’esame clinico. L’obiettivo di un programma di screening mammografico è di ridurre la mortalità per cancro della mammella nella popolazione invitata.

    La comunità scientifica riconosce universalmente l’utilità della mammografia come test di screening, ma non vi è consenso sulla frequenza con la quale questa dovrebbe essere eseguita. Sebbene lo screening fornisca dei benefici in termini di diagnosi precoce, può anche fornire risultati falsamente positivi, con conseguente esecuzione di procedure ed esami non necessari oltre ad approfondimenti invasivi, come la biopsia. Il riscontro di un’alterazione alla mammografia non consente di effettuare diagnosi di cancro al seno. Per questo motivo, in caso di sospetto, vengono eseguiti ulteriori accertamenti che consistono in esami mammografici di approfondimento, una tomo sintesi, una seconda mammografia, un’ecografia ed un esame clinico, seguiti, se necessario, da prelievi con ago per esame istologico per la caratterizzazione della lesione. La tomo sintesi è un esame di recente introduzione che consente la visualizzazione della mammella in più dimensioni.

    Raccomandazioni

    Lo screening per la diagnosi precoce del tumore alla mammella tramite mammografia è rivolto alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni. In alcune regioni d’Italia esistono dei protocolli di screening sperimentali che hanno esteso lo screening alle donne di età compresa tra i 45 e i 74 anni, con cadenza annuale per le donne di età inferiore ai 50 anni.

    Di seguito, sono elencate le raccomandazioni per le varie fasce d’età:

    • Al di sotto dei 40 anni, la mammografia non è indicata come esame per la diagnosi precoce dei tumori al seno a causa dell’alta densità della ghiandola mammaria, poco trasparente ai raggi X; tra i 40 e i 44 anni la scelta si basa su una valutazione del rapporto rischi/benefici che dovrebbe essere valutato per ogni singolo caso con lo specialista
    • Tra i 45 e i 49 anni, attualmente, lo screening viene eseguito con cadenza biennale, come suggeriscono le ultime linee guida europee per questa fascia d’età. Infatti, in questa fascia d’età è più frequente avere una maggior densità dei seni, caratteristica che limita la possibilità di individuare alterazioni sospette con la mammografia
    • Nelle donne di età compresa tra i 50 e 69 anni, l’esame mammografico dovrebbe essere eseguito ogni due anni
    • Oltre i 74 anni, continuare o meno a sottoporsi alla mammografia dipende dallo stato di salute della donna e si basa su una valutazione delle comorbidità della paziente

    Le donne con un aumentato rischio eredo-familiare possono essere inserite in un percorso dedicato e può essere raccomandata l’esecuzione degli esami di screening più frequentemente e più precocemente. I fattori di rischio associati allo sviluppo del tumore alla mammella includono:

    • Anamnesi familiare positiva per il carcinoma mammario (madre, zia, sorella)
    • Obesità
    • Scarso esercizio fisico
    • Assunzione di alcolici (il rischio aumenta proporzionalmente alle quantità consumate)
    • Presenza di carcinoma mammario all’altro seno
    • Non avere figli, avere un primo figlio dopo i 30 anni e/o non aver allattato al seno
    • Trattamento prolungato con estrogeni (ad es., alcuni tipi di contraccettivi, terapia ormonale sostitutiva dopo la menopausa)

    L’American Cancer Society raccomanda che le donne ad alto rischio si sottopongano a risonanza magnetica (MRI), oltre alla mammografia, annualmente a partire dai 30 anni d’età.

    Pagine Correlate

    In questo sito

    Test:

    Profili di espressione genica nel carcinoma della mammella

    Patologie/Condizioni Cliniche:

    Tumore alla mammella

    Altrove sul web

    American Cancer Society: What are the risk factors for breast cancer?

    National Cancer Institute: Breast Cancer Screening 

    Ministero della Salute - Tumore della mammella

     


    Fonti

    Ministero della Salute - Tumore della mammella http://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?lingua=italiano&id=4489&area=Salute+donna&menu=patologie

    American Cancer Society. Breast Cancer Facts & Figures 2011-2012. PDF available for download at http://www.cancer.org/acs/groups/content/@epidemiologysurveilance/documents/document/acspc-030975.pdf through http://www.cancer.org. Accessed July 2012. 

    American Cancer Society Guidelines for the Early Detection of Cancer. Available online at http://www.cancer.org/Healthy/FindCancerEarly/CancerScreeningGuidelines/american-cancer-society-guidelines-for-the-early-detection-of-cancer through http://www.cancer.org. Accessed July 2012.

  • Tumore del colon retto

    Il tumore del colon retto rappresenta la terza neoplasia negli uomini e la seconda nelle donne nel mondo occidentale. Questo tipo di tumore, però, è sia prevenibile che trattabile mediante lo screening. Alcuni studi hanno dimostrato che uno screening regolare possa prevenire circa un terzo delle morti per tumore del colon- retto e che la sopravvivenza a cinque anni sia del 90% in caso di diagnosi precoce.

    L’asportazione di lesioni pre-neoplastiche (polipi) individuate tramite l’esecuzione del test di screening è in grado di prevenire l’insorgenza del tumore del colon-retto. Poiché tali lesioni si riscontrano più facilmente a partire dai 50 anni, gli esperti raccomandano lo screening universale delle persone a medio rischio in questa fascia d’età. Tuttavia, i pazienti caratterizzati da uno o più fattori di rischio, descritti in seguito, dovrebbero discutere insieme al medico circa l’esecuzione degli esami di screening più frequentemente e più precocemente.

    Fattori di rischio

    Le cause specifiche del tumore colon-rettale sono attualmente sconosciute, ma il rischio aumentato sembra essere associato con fattori genetici e con fattori connessi alla dieta e allo stile di vita. I fattori di rischio includono:

    • Familiarità; presenza di familiari affetti da cancro al colon o polipi
    • Dieta; il consumo di cibi grassi, in maniera particolare se non associata al consumo di frutta, verdura o cibi ricchi di fibre
    • Stile di vita; il fumo di sigaretta, il consumo di quantità eccessive di alcol e la mancanza di esercizio fisico
    • Colite Ulcerosa, una malattia infiammatoria intestinale
    • Diabete di tipo 2
    • Particolari etnie; gli afroamericani e gli ebrei Ashkenazi sono esposti a maggior rischio di sviluppare il cancro al colon rispetto ad altre etnie
    • Anamnesi clinica positiva per cancro al colon pregresso o presenza di polipi adenomatosi
    • Presenza di una malattia ereditaria rara chiamata poliposi adenomatosa familiare, responsabile della formazione precoce di polipi benigni che, in assenza di rimozione del colon, vanno incontro a trasformazione cancerosa
    • Presenza della Sindrome di Lynch (o cancro colorettale ereditario non poliposico; Hereditary Non-Polyposis Colon Cancer - HNPCC)

    I soggetti con fattori di rischio dovrebbero sottoporsi a screening con maggiore frequenza. I pazienti inseriti in protocolli di sorveglianza prima dei 50 anni dovrebbero seguire le indicazioni del medico in merito agli intervalli raccomandati.

    • Rischio intermedio: Include le persone sopra i 50 anni, senza altri fattori di rischio
    • Rischio aumentato: Storia familiare di tumore del colon-retto o poliposi adenomatosa, caratterizzata dalla presenza di numerosi polipi da cui frequentemente origina un tumore del colon-retto. La maggior parte di questi tumori insorge in persone senza una storia familiare di questa patologia, anche se circa il 20% dei pazienti ha un precedente caso in famiglia
      • Nel caso di riscontro di tumore colon-rettale familiare, i genitori e i fratelli dovrebbero sottoporsi a colonscopia al momento della diagnosi. Per quanto riguarda i figli, il controllo dovrebbe iniziare a 50 anni o ad un’età pari a 10 anni in meno rispetto all’età del genitore nel momento della diagnosi di cancro
      • Nel caso di pazienti con due parenti di primo grado (genitori, fratelli o figli) con tumore colon-rettale o poliposi adenomatosa diagnosticati a qualunque età, oppure con un parente di primo grado con diagnosi prima dei 60 anni, è indicata la colonscopia
    • Rischio alto: comprende i soggetti affetti da malattia infiammatoria intestinale, come la colite ulcerosa o il morbo di Crohn, sindrome genetica come la poliposi adenomatosa familiare (FAP) o tumore colon-rettale non poliposo ereditario (HNPCC), oppure con familiarità per l’HNPCC. In questi casi è indicata la colonscopia
       
    Test di screening e raccomandazioni

    Le più recenti linee guida internazionali raccomandano la partecipazione ai programmi di screening per il tumore colon-rettale a tutte le persone di età superiore ai 50 anni. In Italia, lo Screening Organizzato per il Cancro Colon-rettale, promosso dal Ministero della Salute e organizzato dalle Regioni/Provincie Autonome, prevede due diversi tipi di test di primo livello: la ricerca del sangue occulto nelle feci (RSOF), eseguita ogni 2 anni tra i 50 e i 69 anni, oppure la rettosigmoidoscopia (RSS), eseguita una sola volta all’età di 58-60 anni.

    Esami di primo livello:

    • La ricerca del sangue occulto nelle feci consiste nella raccolta (eseguita presso il domicilio) di un campione di feci e nella ricerca di tracce di sangue non visibili ad occhio nudo. Il test utilizzato nei programmi di screening italiani è altamente accettabile; tuttavia, ha una bassa sensibilità e deve essere ripetuto almeno ogni due anni affinché lo screening risulti efficace. Esistono due tipi di test per la RSOF:
      • Test al guaiaco (gFOBT, FOBT); eseguito su campioni fecali multipli raccolti in giorni differenti per rilevare più efficientemente un eventuale sanguinamento intermittente. Sfrutta l’attività perossidasica dell’emoglobina e richiede restrizioni dietetiche e di evitare l’assunzione di particolari farmaci nei giorni precedenti la raccolta del campione 
      • Test immunochimico fecale (FIT); attualmente utilizzato per la ricerca del sangue occulto nelle feci poiché sufficientemente sensibile da garantire la rappresentatività anche con la raccolta di un singolo campione. È specifico per l’emoglobina umana e non richiede alcuna restrizione dietetica
    • La rettosigmoidoscopia è un esame endoscopico che permette la visualizzazione diretta, tramite una sottile sonda flessibile dotata di telecamera, dell’ultima parte dell’intestino (il sigma e il retto), sede del 70% dei tumori al colon-retto. Questo esame viene eseguito solo in Regione Piemonte e si ritiene possa prevenire il 70% dei tumori distali in soggetti di 58-74 anni e il 50% nella fascia d’età 75-79 anni. Alcuni studi hanno dimostrato che, a parità di partecipazione allo screening, una sola RSS tra 55 e 60 anni consente di identificare una quota di carcinomi del colon retto e adenomi avanzati pari almeno al totale di quelli osservati dopo 2-3 (per il CRC) e 4-5 (per gli adenomi avanzati) round di screening con SOF immunochimico biennale. Tuttavia, la rettosigmoidoscopia richiede un’adeguata preparazione e risulta meno accettabile del SOF; inoltre, in meno di 1 caso su 1000 può verificarsi perforazione intestinale

    Nel caso di positività all’esame del sangue occulto nelle feci o alla rettosigmoidoscopia, i programmi di screening prevedono l’esecuzione di una colonscopia come esame di approfondimento.

    Esame di secondo livello:

    La colonscopia permette di esaminare l’intero colon retto e, se presenti, di rimuovere eventuali polipi. Questo esame ha una maggiore sensibilità diagnostica rispetto alla RSS, a discapito di una ridotta accettabilità per il paziente. Può richiedere l’esecuzione in sedazione e comporta l’osservazione di numerose restrizioni dietetiche nei giorni precedenti l’esame, oltre ad un’adeguata preparazione intestinale. Nessun Paese utilizza screening di popolazione basati sulla colonscopia come test di primo livello, data la scarsa accettabilità dell’esame e la frequenza di complicazioni severe (1 caso di perforazione intestinale su 1000).

    Altre raccomandazioni:

    • Pazienti con rischio aumentato o alto di sviluppare tumore colon-rettale a causa di una storia personale positiva per poliposi, tumore colon-rettale o sindromi ereditarie come il tumore colon-rettale ereditario non poliposo (HNPCC), dovrebbero discutere con il medico circa l’aumento di frequenza e di approfondimento dello screening
    • La colonscopia è la procedura solitamente raccomandata per i soggetti con rischio aumentato o alto, poiché caratterizzata da maggiore accuratezza. Il tempo tra un esame di screening e l’altro è ridotto per i soggetti ad alto rischio a circa 1-2 anni (rispetto ai 5-10 anni)
    • L’incidenza del tumore colon- rettale è più alta negli uomini rispetto alle donne; tuttavia, è importante che entrambi i sessi si sottopongano regolarmente a screening a partire dai 50 anni d’età

    Raccomandazioni per gli individui oltre i 75 anni:
    Le attuali indicazioni italiane ed europee consigliano lo screening fino ai 70-74 anni, mentre non è raccomandato per persone tra i 76 e gli 85 anni che sono risultate negative ai test precedenti. La valutazione dovrebbe riguardare il singolo caso; potrebbe essere opportuno prolungare i controlli fino agli 85 anni, su indicazione del medico. Dopo gli 85 anni, lo screening non è mai raccomandato, poiché i costi risultano superiori ai potenziali benefici.

    Supporto decisionale
    Poiché alcune delle procedure sopraelencate risultano invasive e non prive di rischi, occorre consultare il medico in merito all’esecuzione di tali esami. È importante rispettare l’intervallo di tempo previsto per i vari programmi di screening.

     

    Pagine Correlate

    In questo sito

    Patologie/Condizioni Cliniche:

    Tumore del colon

    Altrove sul web

    Fecal Occult Blood Test and Fecal Immunochemical Test

    Centers for Disease Control and Prevention: Colorectal (Colon) Cancer

    National Cancer Institute: Colorectal Cancer Risk Assessment Tool 

    MyBiopsy.org: Colon, Adenomatous polyps 


    Fonti

    La familiarità nei tumori del colon

    https://www.cdi.it/approfondimento/la-familiarita-nei-tumori-del-colon/

    Screening per il tumore del colon-retto

    http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?area=Screening&id=24

    Raccomandazioni per la pianificazione e l’esecuzione degli screening di popolazione per la prevenzione del cancro della mammella, del cancro della cervice uterina e del cancro del colon retto

    http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_774_allegato.pdf