salute del cuore giovane
Ultima Modifica: 10.02.2020.

Una recentissima ricerca descrive in dettaglio l’associazione tra i livelli di colesterolo non-HDL in persone giovani (fino a 30 anni) e il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari in età avanzata.

I livelli di colesterolo non-HDL sono spesso calcolati e riportati nei referti di laboratorio come parte dei profili lipidici. Il colesterolo non-HDL comprende tutte le lipoproteine (proteine di trasporto dei lipidi) associate ad un maggior rischio di sviluppare malattie cardiache, compreso il colesterolo LDL (legato alle lipoproteine a bassa densità), detto anche colesterolo "cattivo". Le altre lipoproteine non-HDL sono le VLDL (lipoproteine a bassissima densità) e le IDL (lipoproteine a densità intermedia). Con il tempo, questi lipidi presenti in eccesso nel sangue possono accumularsi nelle pareti delle arterie (aterosclerosi) e formare placche che ostruiscono i vasi sanguigni. Quando le placche sulla superficie delle arterie si rompono si verifica una trombosi arteriosa (ad esempio un coagulo di sangue che ostruisce l'arteria), che può causare infarti e ictus.

L'aterosclerosi può iniziare già durante l'infanzia, con conseguente aumento del rischio di malattie cardiovascolari in età avanzata. Tuttavia, i modelli attuali che analizzano il rischio di sviluppare queste patologie sono generalmente applicati solo alle persone di età compresa tra i 40 e i 75 anni, e possono stimare il rischio solo nei 10 anni successivi. Questo, secondo gli autori della ricerca, può sottostimare i rischi nelle altre fasce d’età, in particolare in quella giovanile.

Ad oggi, lo studio pubblicato il 6 dicembre 2019 nella versione online di The Lancet, è tra le analisi più complete sul rapporto tra rischio di sviluppare malattie cardiovascolari in età avanzata e livello di colesterolo non-HDL. I risultati ottenuti da un gruppo internazionale di ricercatori potrebbero aiutare i giovani tra i 20 e i 30 anni ad essere consapevoli dei rischi e a prendere in considerazione misure per ridurli.

Nello studio in oggetto, i ricercatori hanno esaminato 43 anni di dati appartenenti a circa 400.000 persone di età compresa tra i 30 e gli 85 anni provenienti da 38 studi prospettici (a lungo termine) eseguiti in Europa, Stati Uniti e Australia. Nello studio sono stati inclusi soggetti che inizialmente non mostravano alcuna evidenza di malattie cardiovascolari , ma che erano caratterizzati da una possibile predisposizione al loro sviluppo. Circa un terzo di loro aveva meno di 45 anni quando ha partecipato agli studi. La presenza di partecipanti in giovane età  ha permesso ai ricercatori di creare un modello di predizione del rischio in grado di stimare il rischio di infarto e ictus in età avanzata, oltre che di prevedere come la riduzione del colesterolo non-HDL potrebbe diminuire il rischio nelle persone entro i 75 anni di età.

Utilizzando il nuovo modello, i ricercatori sono stati in grado di confrontare il rischio di sviluppare futuri problemi cardiaci correlati al colesterolo non-HDL tra le diverse fasce d’età, e di determinare che le persone più a rischio sono quelle con meno di 45 anni. Infatti, è stato osservato che i giovani hanno più tempo per accumulare lipidi dannosi per la salute e di conseguenza sviluppare malattie cardiache, rispetto alle persone più anziane che sono più vicine al termine della vita.

Ad esempio, le donne di età inferiore ai 45 anni con livelli di colesterolo non-HDL compresi tra 143-186 mg/dL (3,7-4,8 mmol/L) e che presentano almeno altri due fattori di rischio cardiovascolare (ad esempio l’essere sovrappeso, avere la pressione alta, fumare) avevano una probabilità del 16% di sviluppare un evento cardiovascolare entro i 75 anni. Al contrario, per le donne di 60 anni o più con le stesse caratteristiche il rischio era stimato al 12%. Per gli uomini con le stesse caratteristiche e con meno di 45 anni il rischio stimato era del 29%, ma del 21% per quelli con più di 60 anni.

Secondo i ricercatori, il nuovo modello apporta dei miglioramenti a quello attuale poiché stima il rischio futuro in rapporto al colesterolo non-HDL in una forma più comprensibile per i pazienti. L’obiettivo è che il modello diventi uno strumento fruibile da medici e pazienti per discutere delle misure da applicare per prevenire o ridurre i primi sintomi di malattie cardiache.

La ricerca suggerisce che apportare cambiamenti nello stile di vita (come mangiare più sano e fare esercizio fisico) per abbassare il colesterolo in età giovanile potrebbe ridurre sostanzialmente il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari in età avanzata.

I giovani con livelli di colesterolo non-HDL molto elevati [216 mg/dL (5,6 mmol/L) o più] e con altri fattori di rischio, possono ridurre drasticamente la possibilità di problemi cardiaci abbassando i livelli di colesterolo del 50%. Gli uomini sotto i 45 anni potrebbero ridurre il rischio di cardiopatie da circa il 29% al 6%, mentre le donne nella stessa fascia d’età da circa il 16% al 4%.

Tuttavia, i ricercatori fanno notare che nessuno studio ha approfondito nello specifico se iniziare il trattamento farmacologico (ad esempio con le statine) per abbassare il colesterolo non-HDL prima dei 45 anni, sia associato ad un minor accumulo di colesterolo nelle arterie in età avanzata. Altri dubbi riguardano quanto effettivamente livelli moderatamente aumentati di colesterolo influenzino il rischio di malattie cardiovascolari nel corso della vita, e quali livelli di colesterolo non-HDL giustifichino un trattamento, in particolare nei giovani. Gli autori dichiarano che sono necessarie ulteriori ricerche per rispondere a queste domande.

In un editoriale che accompagna il lavoro, Jennifer G. Robinson, MD, epidemiologa dell'Università dell'Iowa, fa rilevare che nessun studio ha attualmente esaminato gli effetti dell'assunzione decennale di farmaci per abbassare il colesterolo, pertanto i rischi di un trattamento a lunghissimo termine non sono ancora chiari e necessitano di ulteriori ricerche.


Traduzione e adattamento a cura di: Francesca Biancalani, LabTestsOnline Italia