DNA
Ultima Modifica: 14.02.2019.

Nonostante il termine “biopsia liquida” sia piuttosto nuovo, la reale essenza del suo significato è già da molti anni entrata a far parte del mondo della Medicina di Laboratorio. Infatti l’esame emocromocitometrico (comunemente noto come "emocromo"), che consiste nella ricerca e nello studio delle cellule ematiche presenti nel circolo sanguigno, rappresenta una delle pietre miliari dell’ematologia e dell’oncoematologia (branca dell’ematologia che si occupa dello studio dei tumori delle cellule del sangue e degli organi che producono le sue cellule, ossia del così detto sistema emopoietico). Questo ha consentito e consente di effettuare una “fotografia” dello stato di salute delle cellule del sangue (ad esempio nelle anemie) e di rilevare eventuali alterazioni fondamentali anche nel campo dell’oncoematologia (ad esempio nelle leucemie).

In anni più recenti, la possibilità di studiare il materiale genetico (gli acidi nucleici, DNA e RNA) in termini quali-quantitativi, ha permesso di migliorare notevolmente le possibilità diagnostiche a livello del sangue in termini soprattutto di sensibilità analitica. Oggi giorno, lo studio di quantità minime di acidi nucleici consente di ottenere molteplici informazioni utili per la gestione dei pazienti affetti da leucemia o linfoma, cambiando, di fatto, l’approccio oncoematologico per molti aspetti e tanto da riconsiderare anche la classificazione delle malattie oncoematologiche su base del contenuto quali-quantitativo di DNA ed RNA.

Già nel 1997, prima ancora dell’introduzione dell’accattivante termine “biopsia liquida”, il mio gruppo è stato tra i primi a dimostrare la presenza di sequenze di RNA di origine tumorale nel circolo ematico di pazienti affetti da tumori solidi. Il termine “biopsia liquida” venne introdotto qualche anno dopo, per descrivere un esame eseguito su un campione di sangue alla ricerca di cellule, di elementi subcellulari o materiale genetico rilasciati in circolo in seguito alla necrosi (morte cellulare) delle cellule tumorali appartenenti a tumori solidi localizzati in vari organi e tessuti. Viste le enormi potenzialità di queste indagini, non meraviglia il fatto che gli esami eseguiti sul materiale genetico, prima di esclusiva competenza dei "laboratoristi clinici", siano stati subito integrati nel pannello di esami effettuati dagli anatomopatologi, in prima linea nella lotta ai tumori solidi. Sono convinto che, a prescindere da quale sia “l’etichetta professionale”, siano l'abilità e la conoscenza dell'operatore/medico a garantire che i vantaggi della cosiddetta biopsia liquida vengano utilizzati a pieno.

Gli alti livelli di sensibilità analitica richiesti per la ricerca di elementi di origine tumorale (e non solo) all’interno dei fluidi corporei (perlopiù sangue, ma anche saliva, latte materno e altri fluidi corporei), hanno indotto l’attivazione di molti studi clinici incentrati sull’uso di tecnologie sempre più raffinate (come next-generation sequencing (NGS) ed altre analisi “omiche” ad alta produttività).

Il cancro è essenzialmente una patologia su base genetica. Le cellule tumorali sono caratterizzate dalla presenza di mutazioni in grado di predisporre e/o guidare la loro crescita incontrollata. Per questo motivo la medicina di precisione (detta talvolta, a nostro avviso in maniera non corretta, medicina personalizzata, rivolta infatti alla alterazione primaria della malattia) si avvale di un approccio terapeutico mirato sulle alterazioni del DNA delle cellule tumorali, cercando di contrastarle e/o curarle. In questo quadro, le metodiche di sequenziamento del DNA o RNA di origine tumorale rappresentano uno strumento molto promettente non solo per approfondire i meccanismi alla base della patogenesi delle varie forme tumorali, ma anche per la diagnosi precoce e il monitoraggio della malattia, usando il materiale genetico tumorale come biomarcatore della massa e dell’estensione del tumore.

E’ stato ormai ampiamente dimostrato che la diagnosi precoce (prevenzione secondaria) di un tumore correla, nella maggior parte dei casi, con una prognosi migliore. Uno dei vantaggi della biopsia liquida, che io chiamerei molto più appropriatamente "profili molecolari di acidi nucleici circolanti" (nel sangue e altri liquidi biologici) è proprio quello di consentire la diagnosi precoce rilevando cellule e molecole di origine tumorale nel circolo ematico, prima ancora della manifestazione franca della patologia, oppure alla ripresa di recidive, o all'apparire di metastasi. Ovviamente, perché siano efficaci, le tecnologie utilizzate devono essere altamente sensibili dal punto di vista analitico. Il materiale genetico (DNA e RNA), grazie alla sua natura e alla possibilità di amplificarlo con tecniche sempre più sofisticate, è pertanto un candidato ideale a questo scopo.

Infine, diversamente dal prelievo bioptico tradizionale, questa indagine è caratterizzata da una scarsa invasività per il prelievo; si pensi per esempio ad un semplice prelievo di sangue venoso per la ricerca del DNA tumorale circolante presente nel circolo ematico al posto di biopsia tessutale. Questa sua caratteristica ne fa uno strumento molto utile nel monitoraggio della riduzione/progressione del tumore e nell’indirizzo delle scelte terapeutiche.


Prof. Francesco Salvatore M.D., Ph.D., Professore Emerito di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica dell’Università di Napoli; Fondatore e P.I. del CEINGE-Biotecnologie Avanzate di Napoli; Accademico dell'Accademia Italiana delle Scienze (detta dei XL), Roma

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