Vitamina D
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Ultima Modifica: 19.12.2020.

La U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF) si è astenuta dall'aggiornare le raccomandazioni a favore o a discapito dell'impiego dello screening per la carenza di vitamina D nella popolazione generale.

Infatti, le attuali evidenze sono insufficienti per valutare l'utilità dello screening per la carenza di vitamina D negli adulti asintomatici. Le ultime raccomandazioni disponibili, pubblicate nel 2014 dal gruppo di esperti, non si applicano ad individui esposti al rischio di sviluppare una carenza di vitamina D e/o a soggetti con patologie che influenzano il metabolismo e l’assorbimento della vitamina D, e che pertanto ne richiedono l’integrazione. 

Le categorie considerate ad alto rischio di sviluppare una carenza includono anziani, soggetti obesi o non sufficientemente esposti alla luce solare, di etnia afroamericana o che fanno assunzione cronica di determinati farmaci (ad esempio, fenitoina, prednisone, statine).

La vitamina D è una vitamina liposolubile essenziale per la crescita e la salute delle ossa e dei denti. Viene sintetizzata dalla cute in seguito ad esposizione alla luce solare e può essere assunta tramite dieta o integratori vitaminici.

L'analisi dei dati raccolti nella popolazione europea nel 2016 ha rivelato che circa il 40% degli europei è carente di vitamina D ed il 13% è gravemente carente. La carenza di vitamina D è associata ad osteoporosi ed aumentata incidenza del rischio di cadute e fratture ossee.

Attualmente, non c'è un ampio consenso in merito alla coorte di pazienti a cui dovrebbe essere eseguito il dosaggio della vitamina D. Il metodo più accurato per stimare il livello di vitamina D nell'organismo è il dosaggio sierico della vitamina nella sua forma biologicamente inattiva, la 25(OH) Vitamina D. I livelli sierici ottimali di 25(OH)D sono compresi tra 20 e 40 ng/mL, mentre valori inferiori a 20 ng/mL sono indicativi di carenza. Tuttavia, secondo l'USPSTF, misurare con precisione la 25(OH)D risulta difficoltoso ed i risultati possono variare sia a seconda della metodologia analitica utilizzata, ma anche tra laboratori che utilizzano lo stesso metodo d'indagine. Inoltre, le attuali evidenze sono insufficienti per avvalorare il vantaggio nell'utilizzo di programmi di screening e nella somministrazione routinaria di vitamina D a livello della popolazione generale. Il fabbisogno di vitamina D è soggettivo, pertanto, in accordo con le dichiarazioni dell'USPSTF, non esiste un valore di vitamina D che possa essere considerato univocamente basso per la popolazione.

Le ultime raccomandazione riportano il rischio, relativo all'impiego dello screening nella popolazione generale, di misclassificare i soggetti affetti da carenza di vitamina D, a causa dell'incertezza dell'intervallo di riferimento che definisce lo stato carenziale e della variabilità dei test disponibili. Un'errata classificazione dei pazienti potrebbe causare la somministrazione di trattamenti non necessari o la mancata integrazione di vitamina D quando necessario. 

Michael Silverstein, M.D., M.P.H., membro della Task Force USPSTF, ha dichiarato che occorre approfondire la ricerca scientifica per stabilire in modo univoco i valori di vitamina D considerati ottimali e quelli indicativi di carenza. Solo in seguito alla definizione di valori condivisi, sarà possibile valutare il rapporto rischi/benefici associato all'utilizzo di programmi di screening per la prevenzione di fratture, neoplasie o problemi cardiaci.

Attualmente, nessuna organizzazione sanitaria raccomanda l'utilizzo dello screening a livello della popolazione generale per la carenza di vitamina D. In particolare, l'American Society for Clinical Pathology (ASCP) non raccomanda l'utilizzo di questo tipo di screening, mentre l'Endocrine Society raccomanda lo screening nella popolazione a rischio. ASCP e Choosing Wisely suggeriscono ai pazienti caratterizzati da bassi livelli di vitamina D di discutere con il proprio medico in merito ai rischi correlati alla loro condizione. 

Il dosaggio della vitamina D dovrebbe essere eseguito solo in presenza di specifiche condizioni di rischio, quali presenza di osteoporosi e patologie con influenzano il metabolismo e l’assorbimento della vitamina D, come pancreatite, malattie infiammatorie intestinali, celiachia, malattie epatiche o renali, o che interferiscono con l'assorbimento dei lipidi, come la fibrosi cistica.

ASCP e Choosing Wisely raccomandano ai pazienti che devono sottoporsi ad esami periodici della vitamina D di eseguire il test nello stesso laboratorio e con lo stesso metodo d'indagine, affinché i risultati possano essere confrontati ed interpretati correttamente.

Fonti

U.S. Preventive Services Task Force Bulletin. Task Force Issues Draft Recommendation Statement on Screening for Vitamin D Deficiency in Adults. Available online at https://www.uspreventiveservicestaskforce.org/uspstf/sites/default/files/file/supporting_documents/vitamin-d-deficiency-screening-draft-rec-bulletin.pdf. Issued September 22, 2020. Accessed November 23, 2020.

Draft Recommendation Statement. Vitamin D Deficiency in Adults: Screening. U.S. Preventive Services Task Force. Available online at https://www.uspreventiveservicestaskforce.org/uspstf/draft-recommendation/vitamin-d-deficiency-screening-2021 . Issued September 22, 2020. Accessed November 23, 2020.

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