Dengue
Noto anche come: Virus della febbre Dengue, Anticorpi anti-Dengue
Nome ufficiale: Anticorpi anti-Dengue (IgG, IgM); Dengue PCR
Ultima Revisione: 06.10.2025
Ultima Modifica: 06.10.2025

Revisore: Dr.ssa Ilaria Baccani – Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università degli studi di Firenze; SOD Microbiologia e Virologia, AOU-Careggi, Firenze
In sintesi
Perché?
Per diagnosticare la febbre Dengue, in particolare in seguito a viaggi in zone tropicali o subtropicali.
Quando?
Nel caso compaia febbre e sintomatologia aspecifica alta entro due settimane da un viaggio in aree nelle quali la febbre dengue è endemica o in presenza di un’epidemia.
Il campione
Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.
La preparazione
No, nessuna.
L’Esame
La febbre dengue è un’infezione di origine virale trasmessa all’uomo tramite la puntura di zanzare presenti in regioni tropicali e subtropicali appartenenti al genere Aedes, che ne sono i principali vettori.
Sono stati identificati quattro diversi sierotipi virali (DENV1-4) che causano le
medesime manifestazioni cliniche ma le cui caratteristiche possono talvolta influenzare la gravità
della malattia.
In risposta all’infezione l’organismo produce degli anticorpi specifici per il sierotipo virale che permangono tutta la vita..
Il test per la febbre dengue deve essere effettuato nel caso in cui una persona, che abbia effettuato un viaggio nelle regioni endemiche per questa malattia, sviluppi entro due settimane dal rientro sintomi quali: febbre , anche alta, mal di testa acuti, dolori attorno e dietro agli occhi, forti dolori muscolari e alle articolazioni, nausea, vomito e irritazioni della pelle.
La dengue è particolarmente presente durante e dopo la stagione delle piogge nelle zone tropicali
e subtropicali di Africa, Sudest asiatico e Cina, India, Medioriente, America latina e centrale,
Australia e diverse zone del Pacifico.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la dengue è endemica in 110 paesi e viene contratta ogni anno da circa 50-100 milioni di persone con un’incidenza globale quasi raddoppiata negli ultimi tre decenni e si prevede che continuerà a crescere soprattutto in Asia, Africa sub-sahariana e America Latina. In Europa sono stati riportati soltanto casi di importazione da parte di viaggiatori provenienti da aree endemiche.
Le manifestazioni cliniche sono altamente variabili e vanno da forme asintomatiche o paucisintomatiche, come forme febbrili lievi (dengue fever), fino ad evolvere in forme più severe.
Coloro che sviluppano i sintomi invece, hanno di solito una prognosi molto buona con risoluzione nel giro di poche settimane. I sintomi iniziali più comuni sono sintomi parainfluenzali e febbre alta (40°C) che compaiono repentinamente dopo 4-7 giorni dalla puntura della zanzara vettore del virus. Questi giorni vengono chiamati “periodo di incubazione” che può variare tra i 3 e i 14 giorni.
Altri segni e sintomi possono includere mal di testa forte, in particolare nella regione oculare, dolore muscolare e articolare, eruzioni cutanee, nausea, vomito e ghiandole gonfie.
La diagnosi di laboratorio si basa sulla ricerca diretta del patogeno o di sue componenti, oppure sulla
rilevazione della risposta anticorpale specifica.
A questi, si aggiungono test routinari per il monitoraggio di eventuali complicanze. Il campione clinico principale per la diagnosi diretta dell’infezione da dengue è il sangue (intero, siero e plasma). Altri campioni, come urine (per le fasi più avanzate dei sintomi) e saliva (utile nella fase acuta), possono supportare la rilevazione del virus o del suo acido nucleico. In particolare, gli esami eseguibili sono:
- Test molecolare (PCR) per la ricerca del genoma virale– rileva la presenza del virus e si effettua su plasma, sangue intero, siero, urine e altri fluidi biologici.
- Test sierologici che ricercano gli anticorpi (IgG e IgM) prodotti dal sistema immunitario in seguito all’esposizione al virus; questi test sono più efficaci se effettuati almeno dopo 4-5 giorni dall’esordio dei sintomi.
- Emocromo, per la valutazione del basso numero di piastrine tipico della fase tardiva della malattia e per rilevare la diminuzione dei livelli di emoglobina, ematocrito e quantità di globuli rossi (anemia) che può essere associata alla forma più grave di febbre dengue.
- Pannello metabolico di base – per valutare la funzionalità renale e ricercare le evidenze di uno stato di disidratazione tipico delle forme più gravi della malattia.
Come e Perchè
Quali informazioni è possibile ottenere
Il test della febbre dengue viene utilizzato per determinare se un paziente con specifici sintomi e con una possibile recente esposizione all’agente infettivo, possa essere effettivamente stato infettato dal virus dengue. Questo tipo di infezione è di difficile diagnosi senza l’ausilio dei test di laboratorio poiché i sintomi iniziali sono altamente aspecifici e potrebbero inizialmente far sospettare la presenza di altre malattie. I tipi di test disponibili sono:
Test sierologici: questi test sono usati prevalentemente per rilevare un’infezione in corso o recente. Vengono ricercati due tipi diversi di anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta all’infezione: IgM o IgG. La diagnosi richiede una combinazione di test poiché il sistema immunitario produce vari livelli di anticorpi nelle varie fasi della malattia. Le IgM sono gli anticorpi prodotti per primi; possono essere rilevate a partire da 4-5 giorni dall’inizio dei sintomi.
Per qualche settimana i livelli di queste immunoglobuline aumentano progressivamente e successivamente decrescono (permangono fino a 3-4 mesi). Le IgG vengono invece prodotte più lentamente in risposta all’infezione. Di solito i livelli aumentano in seguito ad un’infezione acuta, si stabilizzano e quindi permangono per lunghi periodi. I pazienti esposti al virus prima dell’infezione in atto mantengono i livelli di IgG elevati e questo può influenzare l’interpretazione dei risultati.
Nelle infezioni primarie i livelli di IgM raggiungono il picco dopo circa 15 giorni dall’inizio dei
sintomi mentre le IgG sono rilevabili a basso livello a partire dalla fine della prima settimana di
malattia. Pertanto, l’evidenza di sieroconversione si ha quando si osserva un aumento del
livello delle IgG con due prelievi effettuati a distanza di almeno 15 giorni uno dall’altro. Nel
caso di soggetti precedentemente infettati invece (infezione secondaria), si osserva un
aumento nel livello delle IgG già dopo 3 giorni dall’inizio della malattia a causa della memoria
immunologica
Test molecolari (polymerase chain reaction, PCR): questo tipo di test rileva il materiale genetico virale nel sangue dopo 5 giorni circa dalla comparsa dei sintomi (febbre),presenta alta sensibilità e specificità, permette di distinguere i quattro sierotipi di dengue (DENV1-4) e può fornire informazioni quantitative sulla viremia.
Test antigenici: sono test utili per la diagnosi precoce, soprattutto in ambienti ospedalieri a
risorse limitate. Questi test permettono l’identificazione di un antigene virale che può essere
identificato dal sangue del paziente.
Quando viene prescritto
Il test può essere richiesto qualora un paziente presenti segni e sintomi associati con la febbre dengue in seguito a viaggi in zone tropicali o subtropicali nelle quali è presente il virus. Alcuni di questi segni e sintomi includono:
- Febbre alta improvvisa (40°C)
- Mal di testa forte e dolore retrobulbare
- Dolore alle ossa, muscoli e articolazioni
- Vomito persistente
- Naso e gengive sanguinanti
- Ecchimosi
- Leucopenia (numero basso di leucociti nel sangue)
Il test viene di solito richiesto entro una o due settimane dalla comparsa dei sintomi per rilevare un’infezione acuta. Nel caso in cui venga effettuato un test sierologico, l’esame viene comunque ripetuto dopo circa due settimane dalla comparsa dei sintomi per verificare l’aumento del livello di anticorpi.
Cosa significa il risultato del test?
Test sierologico – il test sierologico viene refertato come positivo o negativo; può essere
anche refertato con indicazione del titolo anticorpale e dell’isotipo di anticorpo presente
(IgG o o IgM).
Un test positivo per anticorpi IgG e IgM anti-dengue in un campione di sangue prelevato
nelle fasi iniziali della malattia indica una recente infezione del virus dengue. Se le IgG
sono positive ma le IgM sono basse o negative, allora è verosimile che il paziente sia stato
infettato dal virus in passato. Se il titolo anticorpale IgG aumenta di almeno 4 volte tra il
campione iniziale e quello prelevato dopo 2 o 4 settimane, allora molto probabilmente si
tratta di un’infezione recente. In caso di mancato aumento nel titolo delle IgG, viene effettuato un test di neutralizzazione che va a valutare la capacità degli anticorpi rilevati di
inibire l’infezione. A causa della cross-reazione degli anticorpi anti-dengue con altri virus (es:
zika, febbre gialla), è raccomandato eseguire i test di neutralizzazione contro dengue in
parallelo con ceppi rappresentativi di altri flavivirus per accertare il virus responsabile
dell’infezione.
Un test negativo per la ricerca di IgG e IgM può significare che il paziente non è entrato in
contatto con il virus dengue e che i sintomi sono riconducibili ad altra causa. Altrimenti gli
anticorpi potrebbero essere in quantità inferiore al limite di rilevabilità della metodica. In
questo caso il paziente potrebbe avere effettivamente un’infezione in corso ma potrebbe
essere ad uno stadio troppo precoce per poter rilevare gli anticorpi nel circolo sanguigno.
La tabella seguente riassume i risultati che possono essere visti nei test sierologici:
| RISULTATO IGM | RISULTATO IGG | POSSIBILE INTERPRETAZIONE |
| Positivo | Negativo | Infezione in corso |
| Positivo | Positivo | Infezione in corso |
| Basso o negative o non testato | Incremento di 4 volte in 2-4 settimane | Infezione recente |
| Basso o negativo | Positivo | Infezione passata |
| Negativo | Negativo | Sintomi dovuti ad altra causa o test effettuato troppo precocemente |
Test molecolare – un test PCR permette di rilevare la presenza del virus e di discriminare
tra i 4 sierotipi virali (DENV1-4), oltre a fornire una stima della quantità di particelle virali
presenti nell’organismo. Il test può essere effettuato su diverse matrici biologiche, tra cui il
sangue rappresenta il materiale più idoneo. Nelle prime fasi di infezione può essere utile
ricercare il virus nella saliva del paziente, come materiale di supporto per la diagnosi e
facilmente reperibile.
Un risultato positivo per la PCR viene considerato decisivo per la formulazione della diagnosi. Un risultato negativo invece può significare l’assenza dell’infezione o la presenza di quantità di virus non rilevabili. Questo può capitare se il test viene effettuato dopo la finestra di 5 7 giorni dall’insorgenza dei sintomi, momento nel quale la carica virale nel sangue inizia a diminuire.
Nel caso in cui si sospetti un’infezione recente, è raccomandato di ripetere il test in una fase successiva.
Test antigenico – test che rileva la presenza dell’antigene virale nel sangue. Sono test che
trovano l’utilizzo ottimale soprattutto quando è necessaria una valutazione immediata, talvolta
nelle sedi extra-laboratorio. Sono test facili da eseguire e a basso costo, tuttavia presentano
una sensibilità limitata. In caso di negatività del test ma persistenza della sintomatologia si
consiglia di effettuare un test molecolare o sierologico per escludere eventuali falsi negativi.
C’è altro da sapere?
I sintomi come eruzioni cutanee o i dolori articolari non possono essere considerati affidabili per la formulazione di una diagnosi di febbre dengue poiché compaiono solamente dopo la prima fase della malattia.
I test sierologici per la febbre dengue possono essere positivi anche in pazienti affetti da
altri arbovirus, come il virus West Nile. Per la formulazione della diagnosi il clinico deve
sempre tenere in considerazione non solo i risultati dei test ma anche la storia clinica del
paziente e i viaggi effettuati nel periodo precedente.
Non esistono test di laboratorio in grado di predire il decorso della malattia e quindi se
progredirà o meno verso una forma più grave.
Non esiste un trattamento antivirale contro la febbre da dengue, si somministrano soltanto
terapie di supporto per abbassare la febbre ed evitare la disidratazione.
Domande Frequenti
Esiste una prevenzione per la febbre dengue?
Sono disponibili due vaccini tetravalenti con virus attenuati:
DENGVAXIA (chimeric yellow fever dengue [CYD]), che copre tutti e quattro i sierotipi di
dengue (DENV1-4) ma è ad oggi autorizzato solo per persone precedentemente infettate da
DENV e con età compresa tra i 6 e i 45 anni. Questo vaccino non è commercializzato in Italia.
QDENGA è un vaccino tetravalente che copre tutti e quattro i sierotipi di dengue (DENV1-4) la
cui commercializzazione è stata autorizzata in Italia dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA)
a febbraio 2023. Il vaccino viene somministrato in due dosi a distanza di tre mesi; pertanto, la
vaccinazione prima di un viaggio in una zona endemica deve essere programmata con largo
anticipo.
La febbre dengue è trasmissibile da persona a persona ?
No, il virus non è trasmissibile da persona a persona tramite contatto o tramite le secrezioni respiratorie. Il virus si diffonde al momento in cui una zanzara punge una persona infetta e quindi una sana. In rari casi può essere trasmesso tramite trasfusioni di sangue, donazione d’organo o dalla madre al feto.
La febbre dengue può essere contratta più di una volta?
Si. Esistono diversi sierotipi del virus dengue (DENV1-4).. L’esposizione ad un sierotipo non protegge anche dagli altri. Inoltre, una seconda infezione operata dal virus dengue può portare a manifestazioni più gravi rispetto alla precedente.
Immagini Correlate


Pagine correlate
In questo sito
Altrove sul web
European Center for Disease Prevention andControl: Dengue Fever
https://www.ecdc.europa.eu/en/dengue Centers for Disease Control and Prevention:
Dengue Case Management
https://www.cdc.gov/dengue/media/pdfs/2024/05/20240521_342849-
Associazione microbiologi clinici italiani: ARBOVIROSI TRASMESSE DA ZANZARE
DEL GENERE AEDES: FOCUS SU DENGUE, ZIKA E CHIKUNGUNYA
https://www.amcli.it/wp-
content/uploads/2025/02/28_PD_ARBO_AEDES_DENV_ZIKV_CHIKV_DEF13FEB25_def.pd
f
CDC: Areas with Risk of Dengue
https://www.cdc.gov/dengue/areas-with-risk/index.html
Centers for Disease Control and Prevention:
CDC: How to reduce your risk while visiting areas with dengue
National Institute of Allergy and Infectious Diseases: Dengue Fever
World Health Organization: Dengue
Informazioni utili per I viaggiatori:
https://wwwnc.cdc.gov/travel/notices/level1/dengue-global
https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/qdenga
https://www.epicentro.iss.it/febbre-dengue/prevenzione-trattamento-vaccino
Fonti
Fonti utilizzate nella revisione corrente
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Travel medicine and infectious disease 14 1 2016: 11-12
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Fonti utilizzate nelle revisioni precedenti
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