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Test del Tetraidrocannabinolo (THC)

Noto anche come: Test dei cannabinoidi o della cannabis; Test del Tetraidrocannabinolo (THC)
Ultima Revisione: 12.06.2025



Revisore:

Dr.ssa Silvia Mengozzi, Laboratorio di Farmaco-Tossicologia e Allergologia-Autoimmunità AUSL Romagna


Perché?

  • Per verificare o confermare l’uso e o l’abuso di cannabis e suoi derivati
  • Per escludere l’uso di sostanze stupefacenti nell’ambito dei controlli effettuati sul lavoro per le mansioni ritenute rischiose, ai sensi del D. Lgs. 81/2008
  • Per gli accertamenti nell’ambito del codice della strada, quali guida dopo uso di stupefacenti
  • Per il monitoraggio dell’aderenza alla terapia

Quando?

  • All’accettazione nei reparti di emergenza, per la verifica di assunzione di sostanze stupefacenti
  • Quando richiesto dal medico del lavoro competente, nell’ambito della sicurezza del lavoro
  • Come parte dei protocolli di riabilitazione di tossicodipendenti
  • A scopo legale, in seguito ad incidenti stradali o accertamenti dello stato alla guida

Il campione

A seconda della finalità, l’analisi può essere
eseguita su diverse matrici biologiche. Più comunemente vengono prelevati dei campioni
di urina, ma possono essere utilizzati anche sangue, saliva, sudore e capelli (per la verifica dell’uso cronico). Per la verifica dell’esposizione in utero del feto, si può condurre l’analisi sul meconio del neonato.

La preparazione

Prima dell’esecuzione del test è necessario riferire tutte le informazioni riguardo qualsiasi farmaco assunto, specialmente i farmaci a base di cannabis. Si consiglia di riportare al personale sanitario anche terapie a base di cannabinoidi interrotte da meno di 30 giorni e di seguire tutte le informazioni fornite.

La cannabis contiene alcuni principi attivi, chiamati cannabinoidi, dotati di attività psicotropa, tra cui il principale è il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC). Il suo metabolita attivo è il 11-nor-carbossi-D9-tetraidrocannabinolo, detto THC-COOH. Questo metabolita permane nell’organismo più a lungo rispetto al THC e viene rilevato, insieme ad altri metaboliti nelle matrici biologiche come le urine.
Altri cannabinoidi, compreso il cannabidiolo (CBD), sono meno frequentemente inclusi nel test per i cannabinoidi.

Il fumo o l’ingestione di prodotti a base di cannabis provocano l’aumento delle pulsazioni cardiache, la dilatazione delle pupille e la secchezza di bocca e gola. È responsabile di effetti a breve e lungo termine, inclusa la perdita della memoria a breve termine, l’alterazione del senso del tempo, la diminuzione della concentrazione, l’alterazione del tempo di reazione, la diminuzione della coordinazione, l’aumento del rischio di psicosi e ciclici episodi di nausea, mal di stomaco e vomito. L’uso di cannabis diminuisce la capacità di guidare e aumenta il rischio di incidenti, soprattutto nel caso in cui venga assunto con l’alcol. Di recente sono stati rilevati prodotti contenenti alte concentrazioni di THC con conseguente aumento del rischio di danni.

La cannabis è la sostanza illecita utilizzata più frequentemente, anche se il suo uso è attualmente consentito a scopo terapeutico dietro prescrizione medica.

L’uso medico della cannabis in Italia è stato introdotto a partire dal 2006, anno in cui è stata approvata la vendita di preparazioni magistrali (preparazioni effettuate dal farmacista sulla base di precise prescrizioni destinate a pazienti specifici) utilizzando Dronabinol (forma sintetica del THC) o le sostanze attive vegetali estratte dalla cannabis. Dal 2016, è stata avviata la produzione nazionale di cannabis per uso medico che però deve essere effettuata esclusivamente presso lo “Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (SCFM)” al quale tutte le farmacie devono fare riferimento per l’acquisto finalizzato alla preparazione delle preparazioni magistrali.

Presso lo SCFM vengono coltivate due varianti di cannabis per uso medico chiamate FM1 (disponibile dal 2018) e FM2 (disponibile dal 2016), che si distinguono per la concentrazione media dei principi attivi. La prescrizione di cannabis è concessa per il trattamento del dolore cronico, di quello associato a sclerosi multipla e lesioni midollari, nel trattamento di nausea e vomito secondari a chemioterapia, radioterapia o terapia antiretrovirale in pazienti HIV-positivi, come stimolante per pazienti oncologici o affetti da AIDS e disordini dell’alimentazione, nella riduzione dei movimenti involontari nella sindrome di Tourette.

L’uso di qualsiasi farmaco o sostanza contenente THC può essere rilevato tramite il test dei cannabinoidi. Nel caso in cui i derivati della cannabis vengano assunti a scopo medico, il test viene di solito richiesto dal clinico e i risultati vengono interpretati in un contesto clinico noto. Per un’efficace interpretazione dei risultati, è necessario che il clinico venga informato di qualunque altro farmaco o integratore assunto dal paziente.

  • Alimenti e cosmetici prodotti esclusivamente nel rispetto delle discipline dei rispettivi
    settori
  • Semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, oli o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico;
  • Materiale organico destinato ai lavori di bioingegneria o prodotti utili per la bioedilizia;
  • Materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati;
  • Coltivazioni dedicate alle attività didattiche e dimostrative nonché di ricerca da parte di istituti pubblici o privati;
  • Coltivazioni destinate al florovivaismo

Non è invece menzionato l’uso ricreativo. Inoltre, secondo il parere reso dal Consiglio Superiore di Sanità in data 10 Aprile 2018, la vendita di prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, seppur etichettate come “cannabis light”, non dovrebbe essere permessa limitandosi alla produzione e vendita dei soli prodotti indicati nella legge 242/2016.

Il test per la rilevazione dei principi attivi della cannabis su campione di urina può essere eseguito ambulatorialmente o presso un laboratorio clinico di riferimento. A seconda delle finalità, le analisi possono essere condotte con:
– Metodi di screening ( o di primo livello), forniscono soltanto risultati qualitativi, riportati come positivi o negativi, ma non forniscono informazioni circa la concentrazione rilevata nel campione. Questi metodi non hanno valore medico- legale e devono sempre essere confermazione mediante analisi di conferma.
– Metodi di conferma (o di secondo livello), sono metodi accurati sviluppati e validati preferibilmente in cromatografia accoppiata a spettrometria di massa. Permettono l’individuazione della specifica molecola attiva o dei suoi metaboliti e forniscono risultati quantificativi. I metodi di conferma possono avere valore medico-legale. In caso di accertamenti medico-legali, possono essere applicati valori soglia (cut-off) per la discriminazione dei campioni positivi da quelli negativi. E’ raccomandabile fare riferimento ai valori soglia consigliati dal Gruppo Tossicologi Forensi Italiani (GTFI) indicati nelle linee guida. Per quanto riguarda le analisi nell’ambito della medicina del lavoro, il provvedimento Inoltre spesso vengono eseguiti ulteriori test per verificare l’adulterazione chimica o fisica del campione. Nel caso in cui si conferma l’adulterazione del campione, il risultato del test verrà considerato come invalido e lo stesso dovrà essere ripetuto. La diluizione è considerata un metodo fisico di adulterazione del campione. L’urina diluita potrebbe risultare diluita a causa della sussistenza di condizioni patologiche o cliniche presenti, ma anche in seguito all’ingestione di grandi quantità di liquidi. Inoltre, il campione può essere diluito per aggiunta diretta di acqua o soluzioni acquose al campione. Non è sempre possibile determinare la natura della diluizione. Poiché questa pratica compromette la
veridicità del risultato analitico, nel caso in cui venga accertata la diluzione del campione, il risultato viene dichiarato invalido e l’analisi ripetuta su un nuovo campione.

Come viene raccolto il campione per l’esame?

Prima di raccogliere il campione di urina è importante lavarsi accuratamente le mani e pulire bene l’area genitale, al fine di evitare eventuali contaminazioni. Appena inizia la minzione il primo getto va eliminato, quindi si deve raccogliere la restante urina nel contenitore sterile fino al livello indicato.

Le indicazioni dei prelievi riguardanti le altre possibili matrici dipendono dal tipo di
campione richiesto:
– Il campione di sangue viene prelevato da personale medico addestrato, da una
vena del braccio tramite l’utilizzo di un ago e raccolto in apposite provette
– Il campione di matrice cheratinica viene prelevato preferibilmente tagliando una
piccola ciocca di capelli il più vicino possibile al cuoio capelluto, sulla zona occipitale dello scalpo. In caso di calvizie, il campione può essere ottenuto da altre aree del corpo
– Il campione di saliva viene ottenuto direttamente dal paziente tramite l’utilizzo di
tamponi di raccolta inseriti per qualche minuto nello spazio compreso tra la gengiva e la parete interna del cavo orale
– Il campione di sudore viene raccolto tramite un apposito cerotto adesivo che deve essere mantenuto a contatto con la cute per 5-7 giorni
In seguito alla raccolta del campione di urina, il contenitore deve essere attentamente sigillato e consegnato in laboratorio il prima possibile. Il personale del laboratorio provvederà a registrare la temperatura di conservazione del campione e ad evitare qualsiasi manipolazione prima dell’esecuzione del test, apponendo i sigilli antieffrazione.

È necessaria una particolare preparazione al test per garantire la qualità del campione?

Prima dell’analisi è necessario riferire al personale sanitario tutte le informazioni relative all’assunzione di qualsiasi sostanza, farmaco o integratore che possano interferire con il
risultato dell’analisi, producendo falsi positivi.

Nel caso in cui sia necessario raccogliere un campione di urina, la raccolta dovrà essere
effettuata sotto la supervisione del clinico o di un operatore sanitario, al fine di evitare eventuali manomissioni del campione. Perché le analisi abbiano valore medico-legale è necessaria l’attivazione della catena di custodia.

Nel caso in cui sia richiesto un campione di saliva, è opportuno evitare di mangiare o di masticare chewing-gum prima del test.

Quali informazioni è possibile ottenere?

Il test della cannabis consente di rilevare la presenza di THC o dei suoi metaboliti, perlopiù
nella saliva e nell’urina, dovuta al consumo terapeutico e/o ricreazionale di prodotti a base di cannabis. Molti metodi rilevano la presenza anche di metaboliti del THC (THC-COOH) come biomarcatori di assunzione di cannabis e di suoi prodotti. Tali molecole permangono all’interno dell’organismo per periodi di tempo maggiori rispetto al composto chimico attivo.

Medicina forense, legale, del lavoro
I test eseguiti a scopo legale, forense o per la medicina del lavoro differiscono da quelli effettuati a scopo clinico per le modalità di raccolta e gestione del campione. In questo caso il campione viene controllato attentamente e deve essere gestito nell’ambito della “catena di custodia”: questa prevede che dopo la raccolta, il campione venga monitorato durante la manipolazione, l’analisi e la conservazione allo scopo di verificare la corretta esecuzione di tutte le fasi e la corretta identificazione dello stesso.

Esempi di test eseguiti secondo queste modalità includono:
– Esami eseguiti in persone accusate di aver compiuto atti illeciti
– Monitoraggio dei campioni biologici di genitori di minori allontanati dal contesto familiare dall’autorità giudiziaria
– Test tossicologici forensi eseguiti su tessuti e fluidi corporei prelevati per indagini nell’ambito di un crimine per verificare se l’uso della marijuana possa aver contribuito allo stesso (ad esempio un incidente causato dalla guida sotto l’uso di stupefacenti)
– Lo screening tossicologico eseguito su alcuni atleti per i controlli anti-doping
 
I test della marijuana possono essere richiesti anche dalla Medicina del Lavoro per rilevare l’uso e/o l’abuso di tali sostanze in lavoratori ai quali sono affidate mansioni considerate a rischio (ad esempio autisti per il trasporto merci o persone). Per maggiori dettagli si rimanda all’articolo “Il mondo delle analisi forensi”.

Quando viene prescritto?

L’analisi dei cannabinoidi può essere prescritta a scopo clinico, medico-legale, per accertamenti nell’ambito del codice della strada o nell’ambito della sicurezza sul lavoro.
– Scopo clinico:
Il test dei cannabinoidi è di solito incluso nel pannello di esami eseguiti nel corso dello screening tossicologico, eseguito allo scopo di verificare l’eventuale uso o abuso di queste sostanze per la scelta dei trattamenti più appropriati Il clinico può richiedere l’analisi per varie ragioni:
– In persone trattate e/o ricoverate per tossicodipendenza
– Per il monitoraggio terapeutico della sostanza nel caso di pazienti in terapia con
cannabis medica
– In presenza di segni e sintomi riconducibili all’assunzione di droga ed intossicazione, come perdita dello stato di coscienza, nausea, delirio, panico, paranoia, aumento della temperatura corporea, dolore toracico, insufficienza respiratoria, convulsioni e/o cefalea
– Per la verifica dell’uso illecito di sostanze in soggetti coinvolti in incidenti stradali
– Confermare il sospetto di abuso di droghe
– Per l’idoneità al trapianto d’organo
– Persone in trattamento per il cancro
– Donne in gravidanza o puerpere a rischio di abuso di droga e/o in presenza di un neonato con segni di intossicazione
 
Per maggiori dettagli si rimanda alla pagina “Screening tossicologico in emergenza”.

Scopo legale
L’analisi può essere richiesta nel caso in cui l’autorità giudiziaria o i medici del lavoro abbiano la necessità di verificare l’eventuale uso/abuso di marijuana. Può essere richiesto durante i controlli eseguiti regolarmente sui lavoratori, all’ assunzione in un nuovo posto di lavoro o a scopo forense in persone implicate in crimini o incidenti.

Cosa significa il risultato del test?

Le analisi di screening fornisco solo risultati qualitativi e spesso non sono specifici per la singola sostanza. La positività all’analisi di screening deve essere considerata indicativa e pertanto deve sempre essere confermata con un’analisi di secondo livello. Il risultato quantitativo deve essere confrontato con i valori soglia (cut-off) raccomandati. Nel caso in cui la sostanza in esame non sia rilevabile o il risultato del test riporti valori inferiori al cut-off, si dovrà riportare sul referto o “non rilevabile”, o “assente” o “negativo”. Nel caso in cui il risultato sia uguale o superiore al valore soglia, sul referto potrà comparire o “rilevabile”, o “presente”, o “presunto positivo” o “positivo”.

Il test eseguito su campioni di urina non può essere usato per determinare la fonte del THC o dei suoi metaboliti, il tempo di esposizione, la quantità o lo stato di alterazione della persona.

Un risultato negativo non significa necessariamente che la persona sottoposta al test non faccia uso di marijuana. Il THC presente potrebbe essere presente a concentrazioni tali da non essere rilevato o essere già stato eliminato dall’organismo.

Il periodo di tempo durante il quale il THC risulta rilevabile dopo l’assunzione di marijuana viene definito “finestra di rilevamento” e dipende da fattori fisiologici e/o patologi individuali, dalla dose e la frequenza dell’uso. A seconda della matrice analizzata, il test può rilevare l’assunzione di cannabis avvenuta fino a 30 giorni prima l’esecuzione del test.
Gli utilizzatori cronici di marijuana possono risultare positivi al test anche per periodi maggiori di 30 giorni dall’ultima assunzione.

FINISTRE DI RILEVAMENTO DELL’USO DI MARIJUANA
Campione testato Finestra di rilevamento stimata
Sangue Fino a 7 giorni
Saliva Fino a 24 ore
Urina Fino a 3 giorni (fino a 6 settimane nei consumatori pesanti)
C’è altro da sapere?

Nonostante il basso contenuto di THC presente nella “cannabis light”, il suo consumo
potrebbe comunque determinare un risultato positivo alle analisi.

Oltre alla saliva e all’urina, quali altri tipi di campione potrebbero essere richiesti per il test della marijuana?

Alcuni laboratori offrono la possibilità di effettuare il test su campioni di sangue o matrice
cheratinica.
– Il campione di sangue viene prelevato tramite l’inserimento di un ago in una vena del braccio.
– La matrice cheratinica viene prelevato preferibilmente tagliando un piaccola ciocca di capelli il più vicino possibile al cuoio capelluto, sulla zona occipitale dello scalpo.
In caso di calvizie, il campione può essere ottenuto da altre aree del corpo
 
I neonati potrebbero essere sottoposti al test nel caso in cui la madre abbia dichiarato, o ne esista il ragionevole sospetto, di aver consumato cannabis o suoi prodotti durante l’ultimo trimestre di gravidanza. In questi casi il test potrebbe essere eseguito su un campione di meconio, la prima produzione intestinale espulsa dopo la nascita e in genere raccolta per le analisi dal personale sanitario. Altrimenti è possibile prelevare un campione di tessuto di cordone ombelicale subito dopo la nascita.

Il test è in grado di distinguere l’utilizzo di cannabis ricreazione da quello terapeutico?

No, il test non distingue tra il THC presente per l’uso clinico o ricreativo della cannabis.

La cannabis sintetica (K2 o Spice) è lo stesso THC rilevabile tramite questo test?

I cannabinoidi sintetici, commercializzati come K2 o Spice, sono diversi dal THC e dai principi attivi presenti nei prodotti a base di cannabis. Si tratta si sostanze chimiche di origine sintetica o semisintetica che possono essere molto più potenti e pericolose della cannabis. Questi sono presenti in molti tipi di prodotti, commercializzati come profumatori ambientali, fertilizzanti, incensi, oppure sono usati come adulteranti di infiorescenze di cannabis, anche a basso contenuto di THC. Queste sostanze chimiche si legano agli stessi recettori presenti nel sistema nervoso centrale ai quali si lega il THC ma con effetti diversi. Queste sostanze possono avere effetti non predicibili e potenzialmente letali, inclusa la comparsa di convulsioni, edema cerebrale, problemi cardiaci, psicosi fino alla morte. La rilevazione analitica di queste sostanze richiede analisi specifiche condotte da laboratori ospedalieri o privati attrezzati.

È possibile risultare positivi al test a causa del fumo passivo?

Si, sebbene sia un evento raro. Alcuni studi hanno dimostrato che il fumo passivo può far risultare positivi ai test della marijuana anche persone non fumatrici. Questo però dipende dalla concentrazione di THC presente nella marijuana. Solitamente, i livelli di metaboliti nell’organismo risultano insufficienti per la rilevazione da parte della maggior parte dei test. L’esposizione al THC può essere diminuita ventilando le zone in cui viene fumata.

È possibile risultare positivi al test a causa del fumo passivo? I test della marijuana possono fornire risultati falsamente positivi?

I test di screening per la ricerca del THC possono fornire risultati falsamente positivi; pertanto un risultato positivo deve essere sempre confermato tramite l’utilizzo di test più specifici. Per ridurre il rischio di inaccuratezza dei risultati occorre porre particolare attenzione durante la raccolta, il trasporto e l’analisi del campione. La corretta raccolta del campione di urina riduce il rischio di contaminazione da parte di microrganismi; inoltre, il trasporto dei campioni può essere accuratamente controllato attraverso la catena di custodia.

Per quanto tempo dopo l’ultima assunzione è possibile rilevare il THC?

Il tempo durante il quale il THC permane nell’organismo in concentrazioni rilevabili dipende
da molteplici fattori, tra i quali vi sono la dose di THC, la frequenza dell’uso, la presenza di
eventuali patologie, il proprio indice di massa corporea ed il metabolismo individuale.
Inoltre, questo tempo varia molto a seconda della matrice su cui si effettua l’analisi.

Quanto tempo è necessario per eseguire il test?

Il risultato del test viene reso disponibile in tempi che dipendono dal laboratorio che esegue il test. Solitamente, i risultati vengono forniti entro pochi giorni.

È necessario sottoporsi a follow-up?

Nel caso in cui una persona risulti positiva al test per la marijuana, può essere consigliato di sottoporsi ad una valutazione del “disturbo da uso di cannabis”. La valutazione consiste in un colloquio clinico per delineare un modello paziente-specifico dell’uso di cannabis e suoi prodotti.

Immagini Correlate

Documenti, Documenti SIBioC e Intersocietari
Pellegrini M et all . STANDARD OPERATING PROCEDURES FOR THE
DETERMINATION OF ABUSE SUBSTANCES IN BIOLOGICAL MATRICES .Documento
SIBioC Biochimica Clinica 2025 Mar 10 Vol. 49

Estratti Biochimica Clinica (Rivista Ufficiale di SIBioC – Medicina di Laboratorio)

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https://www.iss.it/cndd-linee-guida-droga/-/asset_publisher/ffMFSnAOgcdr/content/-linee-
guida-per-la-determinazione-delle-sostanze-dabuso-nella-matrice-pilifera Linee Guida per
la determinazione delle sostanze d’abuso nella matrice pilifera

https://www.iss.it/-/linee-guida-per-la-determinazione-delle-sostanze-dabuso-nella-saliva-
Linee Guida per la determinazione delle sostanze d’abuso nella saliva

https://www.iss.it/-/linee-guida-per-la-determinazione-delle-sostanze-dabuso-nelle-urine
Linee Guida per la determinazione delle sostanze d’abuso nelle urine

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campioni biologici prelevati da vivente. Revisione n. 5 del 29 maggio 2017 a cura della
Commissione Qualità dell’Associazione Scientifica ”Gruppo Tossicologi Forensi Italiani”
(GTFI)

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